La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Portogruaro deve cambiare rotta su suolo e mobilità

15 agosto 2020
Pubblicato da Adriano Zanon

Siamo ormai a cinque settimane dalle elezioni e sono pressoché noti i candidati sindaco e le liste associate. Meno chiari e diffusi sono invece i programmi che perlopiù si riducono a una serie di buone intenzioni, di questioni aperte, oppure di semplici slogan, ma senza dati e analisi. Tutto ciò è coerente con una delle forme di pensiero più diffuse, quella che vuole il candidato sindaco assolutamente davanti a qualsiasi progetto o piano di amministrazione del Comune. Già, perché il sindaco sarebbe una garanzia, mentre i programmi si possono cambiare in ogni momento. Ebbene, io la penso esattamente al contrario, ma non sono l’unico a Portogruaro. Prendiamo una questione fondamentale come la mobilità, spesso ridotta a viabilità, e un candidato come Stefano Santandrea. Costui è senz’altro il più prolifico di idee e il più generoso di comunicazioni, per noi anche il più affidabile, perciò lo utilizziamo come unico riferimento possibile in chiave critica.

Una settimana fa Santandrea ha pubblicato sul suo blog, eppoi diffuso, il testo Viabilità: le occasioni mancate e i progetti da realizzare, dove si toccano con precisione quasi tutti questi temi. Stiamo parlando, dice Santandrea, di “un tema di rilevante importanza per la vivibilità e la crescita di Portogruaro”, perché “non c’è dubbio, infatti, che la competitività e la crescita sostenibile di un territorio siano legati alla sua dotazione infrastrutturale”. Qui notiamo subito i due legami vivibilità-crescita e competitività-crescita sostenibile. Siamo solo alle premesse, ma in questi due legami abbiamo già un orizzonte politico e strategico. Ma vediamo ancora.

Dopo la premessa, Santandrea scrive che si deve praticamente riprendere un programma già avviato e abbandonato nel 2015 dall’amministrazione Senatore: (a) sullo stato di Viale Pordenone, (b) sulle piste ciclabili (ridotte a nomignolo di “viabilità lenta”) e (c) sulla SFMR (la metropolitana di superficie) e che tutta “la questione dovrebbe essere costantemente al centro dell’agenda politica-amministrativa. Un’agenda che in futuro dovrà contenere proposte concrete anche su altri temi importanti” (e si riferisce alle questioni delle infrastrutture che riguardano Portogruaro come nodo viario e ferroviario). E Santandrea chiude che “bisognerà rimboccarsi le maniche per provare a dare risposte a tutte queste questioni”, cioè ne fa un oggetto importante ma non ipotizza o anticipa nessuna soluzione concreta. Perché?

Sia chiaro che le posizioni di Santandrea che qui abbiamo estratto sono comunque le più lucide tra quelle dei protagonisti di questa corsa elettorale. Ma hanno una premessa sbagliata: che si tratti di governare bene la ripresa del vecchio corso, del vecchio sviluppo, quello che vedrà l’aumento della viabilità frenata dai problemi infrastrutturali. Della crisi economica, sociale e politica a livello globale, non si accenna. Non c’è il cambiamento climatico e le sue conseguenze, non ci sono le migrazioni, non ci sono il populismo ed il sovranismo e naturalmente non c’è la pandemia, l’ultimo sintomo. Non c’è minimamente il dubbio che dobbiamo avere più fantasia nell’ipotizzare un futuro assai diverso e maggior coraggio nel rovesciare le tendenze in atto da troppo tempo. E la timidezza di Santandrea si coglie bene dall’appena accennato tema della ZTL (in termini di “accessibilità delle aree centrali e storiche cittadine”) e all’assenza di questioni legate come la difesa del suolo da ulteriore cemento e asfalto e il rapporto tra il centro storico e il suo vasto territorio dal punto di vista culturale e turistico, per esempio con le riviere, con reciproche soddisfazioni anche economiche.

Insomma, il tema della mobilità di Portogruaro non può essere ridotto alla buona funzionalità o efficienza delle strade e delle ferrovie di cui la città è un eccezionale nodo, ma questo fatto geografico e storico deve finalmente essere riconosciuto come l’opportunità per far vivere meglio i propri cittadini, quelli del suo territorio più prossimo e quei visitatori frequenti o occasionali, compresi i i turisti.

E’ dunque necessario mettere in cantiere un piano che non preveda il centro storico come un paio di strade come le altre nella rete viaria, ma il luogo dove la bellezza degli elementi e delle strutture storiche, dal fiume Lemene ai portici, dal parco della Pace (veramente unico) ai molti palazzi (privati), rafforzino la funzione scolastica, ora anche universitaria, la vocazione culturale (teatrale e musicale), la tradizione commerciale di negozi, mercati e fiere, la presenza dei servizi professionali, la vocazione conviviale dei bar e dei ristoranti. Un piano chiede degli obiettivi, delle tappe, un aggiornamento costante e quando serve anche una particolare revisione. E questo tipo di piano chiede anche il massimo consenso possibile.

Serve un progetto chiaro e declamato per una città esemplare di una nuova politica del consumo di suolo, del consumo di energia, dell’abbattimento delle emissioni da combustibili fossili. Un piano finalizzato alla sicurezza e al miglioramento del territorio e del livello della vita quotidiana. E in tema di mobilità si deve al più presto:

(1) attivare la ZTL nel centro storico;
(2) realizzare una rete di piste ciclabili perfettamente integrate nella città e nel collegamento con le frazioni e i comuni limitrofi;
(3) realizzare la piccola circonvallazione, un anello, appena fuori le torri e in senso unico (dove serve);
(4) recuperare alcune aree in centro storico, inutilizzate da decenni, in uffici e luoghi utilizzabili da associazioni culturali e altre aree appena fuori le mura per eventuali parcheggi;
(5) realizzare nuovi parchi naturali in grado di permettere lo sviluppo equilibrato e non cementificato del territorio urbano esteso;
(6) dotare di alberi le strade ormai sguarnite e recuperare quelle storiche (viali Matteotti e Trieste) e piantarne altri in ogni dove.

Naturalmente, il Comune dev’essere protagonista con tutte le istituzioni coinvolte per risolvere i problemi dei grandi nodi viari e ferroviari, a partire dalla SMFR, che seppur abbandonata come progetto dovrebbe avere un ruolo decisivo nella mobilità e quindi per la vivibilità anche del nostro territorio dei prossimi decenni. Come resta fondamentale per l’intero territorio una lungimirante ma anche immediata nuova politica per l’assetto idrogeologico, l’altra faccia della gestione del suolo.

Tutto questo non è utopia, è un atto di realismo politico e amministrativo. E’ invece assurdo continuare nella direzione in atto, che si manifesta da alcuni anni con pericolose cementificazioni, con decennali obsolescenze di strutture abitative ed economiche, con emarginazioni sociali, con danni materiali e morali alle comunità e con gravi rischi idrogeologici in gran parte del territorio. Si può cominciare anche tardi a invertire la rotta. Meglio tardi che mai. 

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La Città Futura. Dal 2015 al 2020

21 luglio 2020
Pubblicato da Adriano Zanon

Subito dopo la sconfitta del 2015 Terenzi ottenne la disponibilità di Lcf ad un lavoro comune in vista dell’opposizione in Consiglio comunale. Il team prese il nome di “Centro Sinistra – Avanti insieme”. Ma la cosa durò poco, un anno, forse un anno e mezzo. Ci fu un importante momento di lotta comune quando all’inizio del 2016 ci si oppose al progetto della maggioranza di destra che voleva un parcheggio nell’area verde di via Valle. Con l’iniziativa forte e decisiva di Lcf, ci fu una notevole partecipazione ad una manifestazione sul posto, con la raccolta di un migliaio di firme. Il sigillo di questa lotta fu un documento comune della vecchia coalizione del 13 gennaio 2017 per combattere il tentativo della maggioranza di finanziare la costruzione del contestato parcheggio con fondi impropri. Poi i rapporti si allentarono.

Le cause della separazione vanno cercate in diversi livelli e luoghi politici. C’era un primo dato, mai apertamente discusso. La disponibilità dimostrata da noi nella corsa per Terenzi sindaco, non era stata premiata, ma per noi le cause erano da cercare tutte all’interno del Pd e i danni erano subiti soprattutto dai suoi alleati, come noi. Ma questa fu una questione mai neppure affrontata all’interno dei rapporti.

Nel quadro nazionale già accennato c’è stata in realtà la deriva di tutta la sinistra nazionale, dal Pd alle piccole forze residue (Rc, Sel, poi Sinistra Italiana, Verdi), ai tentativi di nuove formazioni (Alba), alle alleanze occasionali (Altra Europa). Una crisi senza fine. In particolare nel Pd, dopo la sconfitta al referendum costituzionale del dicembre 2016 che vide la caduta di Renzi, si aprì una frantumazione quasi incredibile che non si vedeva dalle scissioni storiche del partito socialista di un secolo prima. Già a giugno 2015 Pippo Civati aveva fondato Possibile, mentre nel febbraio 2017 uscì Articolo Uno (Bersani, D’Alema, Speranza e altri) per far anche una coalizione alle elezioni nazionali del 2018 (Liberi e Uguali, insieme con Sinistra Italiana e Possibile) che non arrivò a fine 2018. Poi (finalmente) nel settembre 2019 uscì Renzi con Italia Viva. Infine Carlo Calenda a novembre 2019 ha fondato Azione.

Ma la crisi della sinistra e del Pd in particolare è stata simultanea all’avanzata prima del M5S (alla Camera 25,6% nel 2013 e 32,8% nel 2018) e poi della Lega di Salvini (passata dal 4,1% del 2013 al 17,4% del 2018, ma ben al 34,3% alle Europee di metà 2019). Così l’agenda politica nazionale è stata dettata dai populisti e sovranisti italiani, ultimi arrivati in termini di tempo ma in grado di governare, anche se insieme solo per poco più di un anno (governo Conte I, giugno 2018-settembre 2019).

Più lontano nel mondo, ma per noi non meno importante, durante la seconda parte del 2018 a livello internazionale è successo qualcosa d’inaspettato, anche se più che necessario. Nel dibattito sempre minimizzato sul riscaldamento globale e sul cambiamento climatico irrompe una ragazzina svedese adolescente, Greta Thunberg, che protesta solitaria fuori della scuola saltando le lezioni del venerdì. Poche settimane dopo nasce il movimento Friday for Future che innesca proteste e manifestazioni in tutto il mondo. I problemi ecologici e dell’ambiente arrivano finalmente al pubblico mondiale, ineliminabili dalle agende politiche. (Ma in Italia, dove ci sono molti rischi e risvolti critici, chi se ne fa carico?)

In questo quadro generale, al punto forse più alto del populismo e del sovranismo italiano, poteva Lcf dedicarsi a una battaglia consiliare in alleanza col Pd? In difesa di cosa? Di Portogruaro minacciata dai barbari o di una coalizione che non è mai stata dichiaratamente sia di sinistra che ecologista? Alla resa dei conti, l’ipotesi della collaborazione all’opposizione, ma con quattro consiglieri del Pd e nessun altro della coalizione elettorale, si è dimostrata ben presto impraticabile. Nel nuovo quadro politico delineato emergeva sempre più la distanza tra la realtà Pd e il progetto rossoverde. Potevamo o dovevamo lavorare con Terenzi che si barcamenava tra Renzi (il Pd nazionale) e Bertoncello (il Pd locale), tra una buona opposizione in Consiglio comunale e la propaganda sul voto al referendum renziano? Cosa si poteva fare con lui e cosa si poteva fare da fuori? Niente o poco più, senza elezioni in vista. Questa sarebbe stata l’impossibile conferma di una nostra subalternità ad una forza politica con cui condividevamo alcune grandi idee, forse il campo politico, ma non certamente grandi progetti. E questa conferma non c’è stata senza alcuna difficoltà al nostro interno. Così, a settembre 2018 quando noi di Lcf ci ritrovammo, convivialmente com’è sempre stato nostro costume, restammo semplicemente concordi che dalla nostra stasi poteva uscire qualsiasi cosa, anche niente.

Oggi è chiaro che il nostro errore fu commesso proprio nella primavera del 2015, quando decidemmo di presentarci ancora in coalizione. La stessa vittoria della Senatore al ballottaggio dimostrò tutta la presunzione sulla necessità di una coalizione compatta già al primo turno, qualcosa che implica perdita di visibilità alle singole liste e azzera lo spazio contrattuale all’eventuale ballottaggio. Una presunzione poi elevata al quadrato proprio nel ballottaggio da parte di Terenzi, che volle andare al voto senza alcun appello ad altre forze più o meno disponibili. E presunzione e scarso realismo a ben vedere sono stati il nostro grave limite politico, sintetizzabile in sostanza con quello che una volta si descriveva come il ruolo della “mosca cocchiera”. Per questo, si noti l’espressione usata nel citato documento del 9 aprile 2015 sulla possibilità di avere “un’amministrazione comunale in linea con i nostri progetti”.

Quest’anno, nel 2020, la Lista rossoverde La Città Futura non si presenta più come tale al rinnovo del Consiglio comunale. In una rapida verifica ci sono state opinioni diverse e non c’è stata più l’unità d’intenti. 

Ma questa è stata un’esperienza unica nella vita politica e civile della comunità di Portogruaro, grazie all’intelligenza e l’impegno di tutti coloro che in questi anni hanno partecipato alle discussioni e alle attività della lista, coloro che hanno avuto un ruolo in Consiglio e nella Giunta comunale, coloro che ci hanno appoggiato e votato nelle diverse elezioni comunali. 

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La Città Futura. Dal 2004 al 2015

20 luglio 2020
Pubblicato da Adriano Zanon

 

L’anteprima della La Città Futura (Lcf) – Lista Rossoverde fu la lista formata dalla Federazione dei Verdi e da Rifondazione Comunista (Rc) che nel 2004 prese 950 voti (7,0%), il 14,5% della coalizione per Antonio Bertoncello sindaco (6.530 voti). La lista elesse due consiglieri, Ermes Drigo e Ivo Simonella, che divenne assessore e fu sostituito da Maurizio Gobbato. La vita della piccola coalizione elettorale ovviamente non fu facile, nonostante il forte feeling tra Ermes ed Ivo, o forse a causa di questo.

Nel 2009 Rc ruppe infatti l’unione elettorale e si presentò da sola prendendo 275 voti (2,0%, con Andrea Buffon candidato sindaco a 293 voti). Mentre la lista Lcf, appena nata, si presentò alleata per Bertoncello sindaco e prese 767 voti (5,5% e 12,7% della coalizione che ebbe 6.056 voti). La somma virtuale delle due liste ex alleate fu di 1.042 voti (7,4% e 17,2% della coalizione) ed il rapporto Lcf/Rc= 2,8. Ma dopo il ballottaggio si presentò la situazione dell’anatra zoppa, ovvero Bertoncello eletto sindaco con la maggioranza in consiglio comunale del centrodestra (cdx).

Nel 2010 si dovette dunque rivotare. Lcf prese 570 voti (-197 voti e 4,2%, l’8,4% della coalizione). Anche Rc arretrò a 158 voti (-112 voti e 1,2%), mentre la coalizione salì a 6.818 voti. Lcf ottenne un solo consigliere, Ivo Simonella, che divenne assessore lasciando il posto alla capolista Patrizia Daneluzzo. Nell’ultimo anno amministrativo Ivo Simonella si dimise e fu nuovamente sostituito da Patrizia Daneluzzo – stavolta come assessore – a sua volta sostituita da Lucia Steccanella come consigliere.

Il quinquennio dal 2010 al 2015 fu un periodo amministrativo assai difficile, per diversi motivi. Per primo, perché Lcf con un solo consigliere sui dodici della maggioranza, quindi ininfluente, diminuì parecchio il potere contrattuale in coalizione. E le dimissioni di Ivo Simonella un anno prima di fine amministrazione non furono certo casuali.

Per secondo motivo va ricordata la situazione economica e politica nazionale, dove a seguito della crisi finanziaria internazionale del 2008-2009 ci fu la caduta del pil nazionale (-8,5% in due anni) e il conseguente balzo del rapporto tra debito pubblico e pil, passato dalla media del 100% degli anni 2002-2007 alla progressione fino al 132% del 2013, livello caratteristico prima della crisi attuale legata alla pandemia del Coronavirus Disease 2019 (Covid-19). Gli interventi dei governi Berlusconi IV, Monti, Letta e Renzi furono infatti molto duri per le amministrazioni locali con il blocco della capacità di spesa e le difficili scelte conseguenti.

Il terzo motivo, apparentemente con un impatto locale meno appariscente, fu il forte cambiamento della vita politica italiana. Dapprima con l’avvento del M5S che alle sue prime elezioni politiche del 2013 prese il 25,6% alla Camera, riducendo tra gli altri il Pd dal 33,2% del 2008 al 25,4% del 2013. Poco dopo ci fu il cambiamento nello stesso Pd, con l’arrivo di Matteo Renzi, prima alla segreteria del partito (dal dicembre 2013 al febbraio 2017) e poi alla Presidenza del Consiglio (dal febbraio 2014 al dicembre 2016). Le sue politiche di governo, con l’iniziale job act e la finale riforma costituzionale, furono un problema sia interno al Pd che nelle sue alleanze locali. Insomma, a sinistra non era facile parlare di unità, ma anche di semplici alleanze su progetti.

E alla fine del quinquennio Lcf marcò la sua diversità dal resto della maggioranza municipale proprio su aspetti strategici, come scrivemmo nel documento  del 14 novembre 2014:

Così, la seconda parte del mandato amministrativo è stata segnata da un lato dalla crisi economica e dall’altro da discussioni su progetti concreti per il territorio comunale fortemente condizionati dalla crisi medesima. In realtà, aldilà di riorganizzazioni degli assessorati non sempre chiare nelle finalità, non si è cambiato direzione, priorità e marcia nell’amministrazione. Anzi, le vicende politiche nazionali ed i riflessi in particolare sul Pd, l’unico vero partito nazionale presente in coalizione, che ha cambiato composizione ed equilibri interni, con conflitti perlopiù legati ad interessi personali, hanno esasperato progressivamente la prassi antica alla politica specifica di accontentare il singolo cittadino, piuttosto che guardare in modo nuovo allo stato della comunità. Emblematici di ciò i casi della ZTL e del PAT, due occasioni per progettare il futuro che sono state svilite e sulle quali ci siamo differenziati dal resto della maggioranza con chiarezza.

Ma nel 2015, nonostante questa netta presa di posizione, Lcf si ripresentò alle elezioni amministrative  ancora in coalizione col csx che aveva in Marco Terenzi il nuovo candidato sindaco, chiedendo soprattutto la lealtà e la chiarezza necessarie tra alleati. E anche pubblicamente, come Ivo Simonella con una breve nota sul nostro sito (17 marzo 2015), in cui scrisse tra l’altro: “Con Bertoncello si chiude un’epoca per il centrosinistra a Portogruaro. Ora servono forti segnali di rinnovamento”. E con una nota collegiale (9 aprile 2015): “Noi pensiamo che il Pd di Portogruaro non sia uguale al Pd nazionale e che sia possibile trovare con questo partito locale e le sue articolazioni elettorali un terreno d’accordo per un’amministrazione comunale in linea con i nostri progetti.”

Ma alle elezioni lealtà e chiarezza non bastarono, né a noi né alla coalizione. Il Pd portogruarese, anticipando successivi processi nazionali, si disgregò con la perdita di protagonisti che dalle elezioni furono anche premiati personalmente: Angelo Morsanutto come assessore, Giorgio Barro e Cristian Moro come consiglieri. E molti altri parteciparono all’esodo. E altri ancora lo fecero senza esternarlo. Il danno fu chiaro e decisivo per la coalizione di csx, l’esito delle elezioni e gli equilibri successivi.

Nel 2015 infatti Lcf prese 417 voti (-153 voti, -27% sul 2010 e 3,5% dei voto validi, il 10,1% della coalizione). L’intera coalizione prese solo 4.144 voti (contro i 6.818 del 2010, un disastro da -39%). Ma soprattutto, l’esito del ballottaggio vide la vittoria di Maria Teresa Senatore che univa l’armata Brancaleone delle destre e nuovi affiliati dell’ultimissima ora. Si arrivò così all’esclusione di Lcf dal consiglio comunale, che peraltro scendeva da 20 a 16 membri, di cui 10 alla maggioranza e solo 4 su 6 dell’opposizione all’area Pd, Terenzi compreso. E sembrò proprio confermata anche la fine politica di Antonio Bertoncello (peraltro candidato non eletto alla Regione), che fu ripetutamente assessore fin dal 1991 e poi sindaco dal 2004 al 2015, con la breve pausa del commissario per l’anatra zoppa. Il suo successore ora era all’opposizione. 

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La nostra città futura

1 gennaio 2016
Pubblicato da La Città Futura

Torniamo dopo quasi sei mesi di oscuramento e con il recupero parziale dell’archivio e della funzionalità di questo sito nato nel 2009.

Sono passati sei mesi per molti versi importanti per la comunità di Portogruaro. Dopo oltre vent’anni di amministrazioni di centrosinistra e dentro una crisi economica, sociale, morale, lunga più della seconda guerra mondiale, per la convergenza di molteplici fattori siamo usciti dalle elezioni di metà 2015 con una maggioranza che ha già ribadito con abbondanza i soliti schemi delle destre, da quelli storici a quelli più recenti. Per questo non ci meravigliano né la mancanza di una strategia dichiarata, ovvero l’improvvisazione, né il cinismo, ben dimostrati nella gestione estiva dei profughi o nella modifica della viabilità nel centro storico, nella linea verso la città metropolitana o nell’interruzione del servizio del giudice di pace. Anzi. Pensiamo piuttosto che questo sia stato solo l’inizio, pur tanto penoso.

Ma se – viste le premesse – siamo pronti al peggio, non per questo siamo solo pessimisti, realisti sì, ma non catastrofisti e neppure solo in difesa. La maggioranza locale, come le destre nazionali, anzi come tutte le organizzazioni politiche nazionali, sono dentro un processo di metamorfosi che non si sa a cosa approderà. In particolare, nelle destre portogruaresi, la mancanza di leadeadership e di idee rafforza la necessità di agganci esterni, da ciò la pesante subordinazione della Giunta Senatore alla linea Zaia. Ma i tempi della propaganda pura e di facciata sono finiti. Per avere reali consensi da buona parte della comunità e non solo da alcuni piccoli segmenti sociali ed economici, non basterà d’ora in avanti avere l’appoggio di gruppetti consiliari che cercheranno a loro volta di far leva sulla gestione del potere amministrativo. Nessuna forza politica portogruarese potrà infatti ignorare i nodi reali, strutturali, che andranno affrontati e tagliati con azioni forti e condivise, quindi con una dialettica pubblica, che è l’opposto di quanto intravvisto in questi ultimi mesi.

Su questioni come la crisi ambientale globale, quindi anche locale, l’inquinamento atmosferico della pianura padana, quindi anche locale, il rischio idraulico locale, del tutto attuale, la caduta di alcuni servizi come quello sanitario, quello dei trasporti pubblici, sulla necessità di integrazione e solidarietà tra le parti sociali in una prospettiva di costruzione della pace e non del mantenimento dello stato di guerra che perdura ormai da un secolo, sulla fondamentale necessità di ripensare le relazioni e i comportamenti individuali dell’attuale società dei consumi, su tali questioni noi rossoverdi abbiamo detto e abbiamo ancora qualcosa da dire.

Così, all’inizio di novembre abbiamo condotto un battaglia contro il parcheggio di via Valle deliberato dalla Giunta Senatore. Una violenza al poco verde rimasto dentro il sito urbano del nostro capoluogo. Abbiamo raccolto, insieme ad altri, oltre mille firme contro questo parcheggio e manterremo viva la nostra iniziativa.

Poi abbiamo lavorato per spiegare a tutti i cittadini portogruaresi ed oltre il ruolo e l’importanza del mantenimento ed anzi del rafforzamento del Giudice di Pace. Con la votazione a maggioranza del Consiglio comunale del 28 dicembre ora sappiamo che lo abbiamo temporaneamente perso, ma non la consideriamo di certo una battaglia finita qui.

Adesso sappiamo invece che riprenderemo tutto il nostro discorso anche con l’aiuto di questo sito o di uno nuovo e con altre forme che valuteremo insieme. Sì, insieme, perché abbiamo sempre più bisogno di allargare la partecipazione e l’iniziativa. Chi ci conosce almeno un po’ sa che siamo intransigenti sui principi di uguaglianza, laicità e solidarietà, ma che pensiamo la partecipazione come passione e gioia, per uno stile di vita attuale e necessario per costruire e vivere la città futura.

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La bicicletta rimane in pista

15 luglio 2015
Pubblicato da La Città Futura

Ad un mese dal ballottaggio e con la prima seduta del Consiglio Comunale siamo entrati in una nuova fase della vita politica portogruarese, una fase densa di novità ma secondo noi soprattutto di rischi. La vittoria di Maria Teresa Senatore, frutto della raccolta di consensi organizzati attorno ad interessi di vario tipo, ma senza un vero progetto per il futuro della città e della comunità, lascerà ben presto sorpresi e delusi molti cittadini che hanno dato il loro voto contro, piuttosto che per qualcosa.

Noi rossoverdi abbiamo analizzato il voto che contiene anche il nostro deludente risultato elettorale. Conosciamo bene i nostri limiti attuali, confermati anche dal voto dopo una campagna elettorale peraltro affrontata con mezzi risicati e senza strappi propagandistici. Ma sappiamo che anche stavolta abbiamo seminato molto di più di quanto abbiamo raccolto e che il contenuto dei nostri progetti non verrà cancellato tanto facilmente dall’agenda politica portogruarese.

Ora siamo senza alcun consigliere comunale, ruolo che non possiamo ovviamente delegare a chi è stato eletto in un’altra lista, seppur alleata nelle ultime elezioni, ma non staremo in riva al Lemene in attesa del cadavere del nemico. Abbiamo già avuto in questi mesi l’inserimento e l’avvicinamento di nuove forze, di giovani leve determinate a continuare e rinnovare la nostra battaglia. Con la calma e la determinazione necessarie ci daremo la forma e gli strumenti per essere più presenti ed attivi, aperti ed inclusivi, critici e liberi.

Noi rossoverdi non abbiamo niente da perdere e lavoriamo sempre nella comunità. Perciò sapremo rinnovare le nostre energie, sia fuori che in relazione a quanto accade nel Consiglio Comunale, pronti ad ogni momento di partecipazione civile e politica. E chiediamo di darci una mano a tutti quei cittadini che pensano di essere vicini ai nostri temi.

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Grazie ai nostri elettori!

2 giugno 2015
Pubblicato da La Città Futura

Alle elezioni municipali del 31 maggio la Lista Rosso Verde La Città Futura ha raccolto 417 voti, il 3,5%. E’ un dato in flessione sul 2010 (570 voti e 4,2%), ma del tutto comprensibile con la diminuzione dei votanti e la grande concorrenza di liste.

Il candidato sindaco della coalizione Marco Terenzi andrà al ballottaggio del 14 giugno ed in caso di vittoria noi abbiamo la possibilità di confermare la nostra presenza in Consiglio comunale.

Ringraziamo i nostri elettori per il voto e tutti i nostri sostenitori per l’aiuto dato alla lista. Siamo senza sede e senza particolari mezzi finanziari, ma sappiamo di non esser soli.

Seguiteci sul nostro sito e su Facebook. Abbiamo ancora tanto da fare, insieme.

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Rosso e verde, ancora

8 febbraio 2013
Pubblicato da Ermes Drigo

Abbiamo ricevuto, non firmata, anche se un nome era deducibile dall’indirizzo, la seguente mail:

Buon giorno… VI scopro solo oggi, trovo bella la filosofia e la politica che proponete, ma trovo assurdo che in un momento come questo ove il paese necessita di un cambiamento radicale vi proponiate come ROSSO VERDE! ROSSO? MA SIAMO ANCORA ALLE FALCE ED AI MARTELLI? Siamo e viviamo nel futuro come é possibile che vi identifichiate con modelli del passato che proprio nel nostro paese hanno fallito?? Non vi capisco!!! Comunque continuerò a leggere il VS sito anche se mi vergognerei solo li pronunciare la parola rossoverde. (5 febbraio 2013, 09.56)

La mail merita una risposta:

Senza rinnegare il passato, almeno per il sottoscritto, oggi il nostro logo non riporta né falce né martello e tutto ciò non è per caso. Il rosso esprime i diritti, il verde l’ambiente; la sfida da noi posta da sempre è quella di mettere assieme i diritti, per esempio il lavoro, l’istruzione, e la salvaguardia dell’ambiente. Possiamo avere i nostri diritti senza derubare alle generazioni future le risorse garantendo anzi ai posteri la qualità della vita? Questa è la grande scomessa della Città Futura. In tutto ciò non vedo oggetto di vergogna, anzi. Grazie comunque per leggerci.

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Un buon foglio di lavoro. Il primo anno di LCF

16 gennaio 2011
Pubblicato da Adriano Zanon

Con questo numero abbiamo pubblicato il nostro periodico per un anno intero ed è inutile dire che noi che lo facciamo ne siamo orgogliosi. Naturalmente ne conosciamo i limiti ed anche i più piccoli difetti, ma è un nostro figliuolo e quindi gli vogliamo un gran bene.
La Città Futura, per noi LCF, è un foglio A2 piegato due volte, prima in A3 e poi in A4. La prima pagina presenta il sommario e l’editoriale, perlopiù politico. La seconda un altro approfondimento politico, la terza ospita sempre un intervento esterno, la quarta le rubriche. Aprendo tutto il foglio siamo al paginone, cioè alle pagine 5-6-7-8, che è stato almeno finora monotematico. Sappiamo che certuni aprono i fogli col tagliacarte, niente di male, l’importante è leggere comodamente tutto.

In quanto alla grafica, con piccole eccezioni, abbiamo sempre mantenuto lo stesso progetto, con le colonne sempre fincate e gli articoli organizzati quasi sempre su un’unica pagina. Questo offre dei chiari vantaggi alla lettura, ma ci fa fare molte capriole in fase di redazione degli articoli ed impaginazione. Infatti alcuni argomenti meriterebbero una lunghezza che così viene sacrificata e quando si tolgono tutte le immagini c’è sempre il rischio di rendere troppo fitta la scrittura.

Il giornale naturalmente è scritto e impaginato da noi rossoverdi. Ormai siamo in grado di pensare e decidere il numero in un unico incontro mensile del gruppo che esprime un piccolo nucleo redazionale. L’unico costo esterno riguarda la stampa tipografica, sempre documentato, come lo sponsor. Sul nostro sito si riportano gli articoli più importanti in formato digitale, raggruppati in tag (o parole chiave), e tutti i numeri del periodico sono scaricabili in formato pdf.

Ma LCF è non solo un foglio di carta, è anche e soprattutto quello che si chiama sul pc un foglio di lavoro, un worksheet, uno strumento ormai al centro della vita politica portogruarese.

Come ha ricordato Patrizia Daneluzzo nell’editoriale, il periodico ha infatti scandito i tempi della nostra presenza politica in Comune e sul territorio, qualche volta registrando la situazione ma anche come protagonista. Non sono infatti mancati i momenti in cui il giornale è stato al centro di attenzioni particolari e di forti discussioni.

Come avvenne in piena campagna elettorale, con una articolo di Lucia Steccanella su LCF2 (febbraio), “Fossalato: dimenticare Basaglia?”, dedicato alle manovre in atto per impoverire la comunità psichiatrica di Fossalato. In verità non si mossero umori interni a psichiatria, ma sensibilizzò un po’ l’ambiente politico più influente sull’Asl 10 e il progetto venne rimandato ad autunno, quando venne ripreso con qualche maggiore attenzione e prudenza.

Come sul tema della privatizzazione dell’acqua, al quale avevamo dedicato il numero di maggio. Ivo Simonella scrisse l’editoriale “L’acqua non è una merce”. Poi il 22 giugno partecipammo ai lavori della Commissione consigliare indossando le magliette con la vignetta di Lorenzo Bussi con le gru del Pilacorte che dicevano: «Privatizzata» «Acqua in bocca». Era un chiaro riferimento alla gestione del tema: più chiaro di così! Ma si sa, la politica a Portogruaro è fatta di molti scontri silenziosi, di piccole, costanti battaglie, magari personali, ma mai esplicite, mai gridate. E naturalmente non piacque la nostra presa di posizione diretta, senza  infingimenti, su LCF6 (giugno). Se la prese allora il più interessato, Alessio Alessandrini, e ci fu uno scambio di note sul sito eppoi su LCF7-8 (luglio-agosto), quello distribuito alla Festa dell’Unità di Giussago. (Poi noi non continuammo la battaglia scritta, ché personale non era.)

Come sul tema della gestione dell’Asvo, in seguito ad un articolo firmato da Ivo e da me su LCF10 (ottobre), dove si indicava una nuova governance, che andava ben oltre la triste spartizione delle nomine. Anche qui si è arrivati a cogliere attacchi personalizzati, un problema che sembra proprio difficile da evitare dalle nostre parti.

Da queste piccole schermaglie, dai segnali deboli delle reazioni e dalle statistiche di frequenza sul sito, abbiamo capito che il nostro piccolo giornale in realtà è letto molto attentamente, innanzitutto dagli addetti ai lavori, da chi fa politica a Portogruaro. Ma non solo, se è vero che il numero più scaricato sul sito è stato quello di giugno, dedicato allo sport.

La necessità di fare informazione politica ci ha costretto ovviamente a battere anche ripetutamente alcuni argomenti. Adesso, con il nuovo anno, dobbiamo fare in modo che ci leggano di più altri segmenti del ‘mercato’ portogruarese, a partire dai giovani e da tutti quelli che sono più sensibili ai nostri temi, i diritti di tutti, dagli uomini alla natura. In questo dobbiamo avere anche la capacità e l’intelligenza di usare meglio il nostro sito che è tornato in quest’ultimo mese quasi al livello di frequentazione di marzo-aprile, all’epoca delle elezioni. E’ necessario che si trasformi da ripostiglio, da cassetto, a strumento attivo del dibattito nostro e della vita civile portogruarese.

Sappiamo che il 2011 sarà un anno duro, durissimo, ci siano o meno le elezioni politiche generali. Ma proprio perciò chiediamo ai nostri lettori di darci una mano a migliorare LCF e la nostra attività per Portogruaro.

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Ringraziamento

30 marzo 2010
Pubblicato da La Città Futura

Elezioni comunali
Bertoncello confermato sindaco al primo turno
Netto successo della coalizione

(Fausto Coppi come sempre taglia il traguardo senza alzare le mani dal manubrio)

I candidati della lista rossoverde ringraziano tutti gli elettori che ci hanno dato la loro fiducia e votato.
Ringraziamo inoltre tutti coloro che, pur non candidati, ci hanno sostenuto e incoraggiato in questa corsa elettorale.

Seguiteci su questo sito, stateci vicini, abbiamo bisogno di tutti voi e di tanti altri che riusciremo ad avvicinare a La Città Futura, il progetto rossoverde per Portogruaro.

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