La CittĂ  Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Addio Michele

3 febbraio 2021
Pubblicato da La CittĂ  Futura

Ieri, 2 febbraio, all’etĂ  di 75 anni, se ne è andato un nostro caro amico e compagno, Michele Tono.

Era nato il 6 giugno 1945 e si era candidato con noi alle amministrative del 2010 quando si presentò così: “Sono diversamente abile, mi occupo di volontariato presso una scuola di Portogruaro, dove abito. Credo e spero nella solidarietĂ  e nella tolleranza.”

Chi l’ha incontrato in una qualsiasi occasione ha semplicemente conosciuto una bella persona, con un sorriso sempre pronto e coinvolgente, anche negli ultimi tempi della sua vita, sempre piĂą difficile. Chi l’ha conosciuto un po’ meglio, come noi, non potrĂ  dimenticare la persona gentile, chiara nelle idee e nelle relazioni, concreta e generosa. E un spirito e una forza morale che ci aiuteranno sempre.

Ringraziamo Michele per esser stato qui e anche tra noi. Ringraziamo anche la sua famiglia, la moglie Raffaella e i figli Elena e Giacomo, che salutiamo con commozione.

Addio Michele.

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Portogruaro deve cambiare rotta su suolo e mobilitĂ 

15 agosto 2020
Pubblicato da Adriano Zanon

Siamo ormai a cinque settimane dalle elezioni e sono pressochĂ© noti i candidati sindaco e le liste associate. Meno chiari e diffusi sono invece i programmi che perlopiĂą si riducono a una serie di buone intenzioni, di questioni aperte, oppure di semplici slogan, ma senza dati e analisi. Tutto ciò è coerente con una delle forme di pensiero piĂą diffuse, quella che vuole il candidato sindaco assolutamente davanti a qualsiasi progetto o piano di amministrazione del Comune. GiĂ , perchĂ© il sindaco sarebbe una garanzia, mentre i programmi si possono cambiare in ogni momento. Ebbene, io la penso esattamente al contrario, ma non sono l’unico a Portogruaro. Prendiamo una questione fondamentale come la mobilitĂ , spesso ridotta a viabilitĂ , e un candidato come Stefano Santandrea. Costui è senz’altro il piĂą prolifico di idee e il piĂą generoso di comunicazioni, per noi anche il piĂą affidabile, perciò lo utilizziamo come unico riferimento possibile in chiave critica.

Una settimana fa Santandrea ha pubblicato sul suo blog, eppoi diffuso, il testo ViabilitĂ : le occasioni mancate e i progetti da realizzare, dove si toccano con precisione quasi tutti questi temi. Stiamo parlando, dice Santandrea, di “un tema di rilevante importanza per la vivibilitĂ  e la crescita di Portogruaro”, perchĂ© “non c’è dubbio, infatti, che la competitivitĂ  e la crescita sostenibile di un territorio siano legati alla sua dotazione infrastrutturale”. Qui notiamo subito i due legami vivibilitĂ -crescita e competitivitĂ -crescita sostenibile. Siamo solo alle premesse, ma in questi due legami abbiamo giĂ  un orizzonte politico e strategico. Ma vediamo ancora.

Dopo la premessa, Santandrea scrive che si deve praticamente riprendere un programma giĂ  avviato e abbandonato nel 2015 dall’amministrazione Senatore: (a) sullo stato di Viale Pordenone, (b) sulle piste ciclabili (ridotte a nomignolo di “viabilitĂ  lenta”) e (c) sulla SFMR (la metropolitana di superficie) e che tutta “la questione dovrebbe essere costantemente al centro dell’agenda politica-amministrativa. Un’agenda che in futuro dovrĂ  contenere proposte concrete anche su altri temi importanti” (e si riferisce alle questioni delle infrastrutture che riguardano Portogruaro come nodo viario e ferroviario). E Santandrea chiude che “bisognerĂ  rimboccarsi le maniche per provare a dare risposte a tutte queste questioni”, cioè ne fa un oggetto importante ma non ipotizza o anticipa nessuna soluzione concreta. PerchĂ©?

Sia chiaro che le posizioni di Santandrea che qui abbiamo estratto sono comunque le piĂą lucide tra quelle dei protagonisti di questa corsa elettorale. Ma hanno una premessa sbagliata: che si tratti di governare bene la ripresa del vecchio corso, del vecchio sviluppo, quello che vedrĂ  l’aumento della viabilitĂ  frenata dai problemi infrastrutturali. Della crisi economica, sociale e politica a livello globale, non si accenna. Non c’è il cambiamento climatico e le sue conseguenze, non ci sono le migrazioni, non ci sono il populismo ed il sovranismo e naturalmente non c’è la pandemia, l’ultimo sintomo. Non c’è minimamente il dubbio che dobbiamo avere piĂą fantasia nell’ipotizzare un futuro assai diverso e maggior coraggio nel rovesciare le tendenze in atto da troppo tempo. E la timidezza di Santandrea si coglie bene dall’appena accennato tema della ZTL (in termini di “accessibilitĂ  delle aree centrali e storiche cittadine”) e all’assenza di questioni legate come la difesa del suolo da ulteriore cemento e asfalto e il rapporto tra il centro storico e il suo vasto territorio dal punto di vista culturale e turistico, per esempio con le riviere, con reciproche soddisfazioni anche economiche.

Insomma, il tema della mobilitĂ  di Portogruaro non può essere ridotto alla buona funzionalitĂ  o efficienza delle strade e delle ferrovie di cui la cittĂ  è un eccezionale nodo, ma questo fatto geografico e storico deve finalmente essere riconosciuto come l’opportunitĂ  per far vivere meglio i propri cittadini, quelli del suo territorio piĂą prossimo e quei visitatori frequenti o occasionali, compresi i i turisti.

E’ dunque necessario mettere in cantiere un piano che non preveda il centro storico come un paio di strade come le altre nella rete viaria, ma il luogo dove la bellezza degli elementi e delle strutture storiche, dal fiume Lemene ai portici, dal parco della Pace (veramente unico) ai molti palazzi (privati), rafforzino la funzione scolastica, ora anche universitaria, la vocazione culturale (teatrale e musicale), la tradizione commerciale di negozi, mercati e fiere, la presenza dei servizi professionali, la vocazione conviviale dei bar e dei ristoranti. Un piano chiede degli obiettivi, delle tappe, un aggiornamento costante e quando serve anche una particolare revisione. E questo tipo di piano chiede anche il massimo consenso possibile.

Serve un progetto chiaro e declamato per una cittĂ  esemplare di una nuova politica del consumo di suolo, del consumo di energia, dell’abbattimento delle emissioni da combustibili fossili. Un piano finalizzato alla sicurezza e al miglioramento del territorio e del livello della vita quotidiana. E in tema di mobilitĂ  si deve al piĂą presto:

(1) attivare la ZTL nel centro storico;
(2) realizzare una rete di piste ciclabili perfettamente integrate nella cittĂ  e nel collegamento con le frazioni e i comuni limitrofi;
(3) realizzare la piccola circonvallazione, un anello, appena fuori le torri e in senso unico (dove serve);
(4) recuperare alcune aree in centro storico, inutilizzate da decenni, in uffici e luoghi utilizzabili da associazioni culturali e altre aree appena fuori le mura per eventuali parcheggi;
(5) realizzare nuovi parchi naturali in grado di permettere lo sviluppo equilibrato e non cementificato del territorio urbano esteso;
(6) dotare di alberi le strade ormai sguarnite e recuperare quelle storiche (viali Matteotti e Trieste) e piantarne altri in ogni dove.

Naturalmente, il Comune dev’essere protagonista con tutte le istituzioni coinvolte per risolvere i problemi dei grandi nodi viari e ferroviari, a partire dalla SMFR, che seppur abbandonata come progetto dovrebbe avere un ruolo decisivo nella mobilità e quindi per la vivibilità anche del nostro territorio dei prossimi decenni. Come resta fondamentale per l’intero territorio una lungimirante ma anche immediata nuova politica per l’assetto idrogeologico, l’altra faccia della gestione del suolo.

Tutto questo non è utopia, è un atto di realismo politico e amministrativo. E’ invece assurdo continuare nella direzione in atto, che si manifesta da alcuni anni con pericolose cementificazioni, con decennali obsolescenze di strutture abitative ed economiche, con emarginazioni sociali, con danni materiali e morali alle comunitĂ  e con gravi rischi idrogeologici in gran parte del territorio. Si può cominciare anche tardi a invertire la rotta. Meglio tardi che mai. 

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La CittĂ  Futura. Dal 2015 al 2020

21 luglio 2020
Pubblicato da Adriano Zanon

Subito dopo la sconfitta del 2015 Terenzi ottenne la disponibilitĂ  di Lcf ad un lavoro comune in vista dell’opposizione in Consiglio comunale. Il team prese il nome di “Centro Sinistra – Avanti insieme”. Ma la cosa durò poco, un anno, forse un anno e mezzo. Ci fu un importante momento di lotta comune quando all’inizio del 2016 ci si oppose al progetto della maggioranza di destra che voleva un parcheggio nell’area verde di via Valle. Con l’iniziativa forte e decisiva di Lcf, ci fu una notevole partecipazione ad una manifestazione sul posto, con la raccolta di un migliaio di firme. Il sigillo di questa lotta fu un documento comune della vecchia coalizione del 13 gennaio 2017 per combattere il tentativo della maggioranza di finanziare la costruzione del contestato parcheggio con fondi impropri. Poi i rapporti si allentarono.

Le cause della separazione vanno cercate in diversi livelli e luoghi politici. C’era un primo dato, mai apertamente discusso. La disponibilitĂ  dimostrata da noi nella corsa per Terenzi sindaco, non era stata premiata, ma per noi le cause erano da cercare tutte all’interno del Pd e i danni erano subiti soprattutto dai suoi alleati, come noi. Ma questa fu una questione mai neppure affrontata all’interno dei rapporti.

Nel quadro nazionale giĂ  accennato c’è stata in realtĂ  la deriva di tutta la sinistra nazionale, dal Pd alle piccole forze residue (Rc, Sel, poi Sinistra Italiana, Verdi), ai tentativi di nuove formazioni (Alba), alle alleanze occasionali (Altra Europa). Una crisi senza fine. In particolare nel Pd, dopo la sconfitta al referendum costituzionale del dicembre 2016 che vide la caduta di Renzi, si aprì una frantumazione quasi incredibile che non si vedeva dalle scissioni storiche del partito socialista di un secolo prima. GiĂ  a giugno 2015 Pippo Civati aveva fondato Possibile, mentre nel febbraio 2017 uscì Articolo Uno (Bersani, D’Alema, Speranza e altri) per far anche una coalizione alle elezioni nazionali del 2018 (Liberi e Uguali, insieme con Sinistra Italiana e Possibile) che non arrivò a fine 2018. Poi (finalmente) nel settembre 2019 uscì Renzi con Italia Viva. Infine Carlo Calenda a novembre 2019 ha fondato Azione.

Ma la crisi della sinistra e del Pd in particolare è stata simultanea all’avanzata prima del M5S (alla Camera 25,6% nel 2013 e 32,8% nel 2018) e poi della Lega di Salvini (passata dal 4,1% del 2013 al 17,4% del 2018, ma ben al 34,3% alle Europee di metà 2019). Così l’agenda politica nazionale è stata dettata dai populisti e sovranisti italiani, ultimi arrivati in termini di tempo ma in grado di governare, anche se insieme solo per poco più di un anno (governo Conte I, giugno 2018-settembre 2019).

Più lontano nel mondo, ma per noi non meno importante, durante la seconda parte del 2018 a livello internazionale è successo qualcosa d’inaspettato, anche se più che necessario. Nel dibattito sempre minimizzato sul riscaldamento globale e sul cambiamento climatico irrompe una ragazzina svedese adolescente, Greta Thunberg, che protesta solitaria fuori della scuola saltando le lezioni del venerdì. Poche settimane dopo nasce il movimento Friday for Future che innesca proteste e manifestazioni in tutto il mondo. I problemi ecologici e dell’ambiente arrivano finalmente al pubblico mondiale, ineliminabili dalle agende politiche. (Ma in Italia, dove ci sono molti rischi e risvolti critici, chi se ne fa carico?)

In questo quadro generale, al punto forse piĂą alto del populismo e del sovranismo italiano, poteva Lcf dedicarsi a una battaglia consiliare in alleanza col Pd? In difesa di cosa? Di Portogruaro minacciata dai barbari o di una coalizione che non è mai stata dichiaratamente sia di sinistra che ecologista? Alla resa dei conti, l’ipotesi della collaborazione all’opposizione, ma con quattro consiglieri del Pd e nessun altro della coalizione elettorale, si è dimostrata ben presto impraticabile. Nel nuovo quadro politico delineato emergeva sempre piĂą la distanza tra la realtĂ  Pd e il progetto rossoverde. Potevamo o dovevamo lavorare con Terenzi che si barcamenava tra Renzi (il Pd nazionale) e Bertoncello (il Pd locale), tra una buona opposizione in Consiglio comunale e la propaganda sul voto al referendum renziano? Cosa si poteva fare con lui e cosa si poteva fare da fuori? Niente o poco piĂą, senza elezioni in vista. Questa sarebbe stata l’impossibile conferma di una nostra subalternitĂ  ad una forza politica con cui condividevamo alcune grandi idee, forse il campo politico, ma non certamente grandi progetti. E questa conferma non c’è stata senza alcuna difficoltĂ  al nostro interno. Così, a settembre 2018 quando noi di Lcf ci ritrovammo, convivialmente com’è sempre stato nostro costume, restammo semplicemente concordi che dalla nostra stasi poteva uscire qualsiasi cosa, anche niente.

Oggi è chiaro che il nostro errore fu commesso proprio nella primavera del 2015, quando decidemmo di presentarci ancora in coalizione. La stessa vittoria della Senatore al ballottaggio dimostrò tutta la presunzione sulla necessitĂ  di una coalizione compatta giĂ  al primo turno, qualcosa che implica perdita di visibilitĂ  alle singole liste e azzera lo spazio contrattuale all’eventuale ballottaggio. Una presunzione poi elevata al quadrato proprio nel ballottaggio da parte di Terenzi, che volle andare al voto senza alcun appello ad altre forze piĂą o meno disponibili. E presunzione e scarso realismo a ben vedere sono stati il nostro grave limite politico, sintetizzabile in sostanza con quello che una volta si descriveva come il ruolo della “mosca cocchiera”. Per questo, si noti l’espressione usata nel citato documento del 9 aprile 2015 sulla possibilitĂ  di avere “un’amministrazione comunale in linea con i nostri progetti”.

Quest’anno, nel 2020, la Lista rossoverde La CittĂ  Futura non si presenta piĂą come tale al rinnovo del Consiglio comunale. In una rapida verifica ci sono state opinioni diverse e non c’è stata piĂą l’unitĂ  d’intenti. 

Ma questa è stata un’esperienza unica nella vita politica e civile della comunitĂ  di Portogruaro, grazie all’intelligenza e l’impegno di tutti coloro che in questi anni hanno partecipato alle discussioni e alle attivitĂ  della lista, coloro che hanno avuto un ruolo in Consiglio e nella Giunta comunale, coloro che ci hanno appoggiato e votato nelle diverse elezioni comunali. 

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La CittĂ  Futura. Dal 2004 al 2015

20 luglio 2020
Pubblicato da Adriano Zanon

 

L’anteprima della La CittĂ  Futura (Lcf) – Lista Rossoverde fu la lista formata dalla Federazione dei Verdi e da Rifondazione Comunista (Rc) che nel 2004 prese 950 voti (7,0%), il 14,5% della coalizione per Antonio Bertoncello sindaco (6.530 voti). La lista elesse due consiglieri, Ermes Drigo e Ivo Simonella, che divenne assessore e fu sostituito da Maurizio Gobbato. La vita della piccola coalizione elettorale ovviamente non fu facile, nonostante il forte feeling tra Ermes ed Ivo, o forse a causa di questo.

Nel 2009 Rc ruppe infatti l’unione elettorale e si presentò da sola prendendo 275 voti (2,0%, con Andrea Buffon candidato sindaco a 293 voti). Mentre la lista Lcf, appena nata, si presentò alleata per Bertoncello sindaco e prese 767 voti (5,5% e 12,7% della coalizione che ebbe 6.056 voti). La somma virtuale delle due liste ex alleate fu di 1.042 voti (7,4% e 17,2% della coalizione) ed il rapporto Lcf/Rc= 2,8. Ma dopo il ballottaggio si presentò la situazione dell’anatra zoppa, ovvero Bertoncello eletto sindaco con la maggioranza in consiglio comunale del centrodestra (cdx).

Nel 2010 si dovette dunque rivotare. Lcf prese 570 voti (-197 voti e 4,2%, l’8,4% della coalizione). Anche Rc arretrò a 158 voti (-112 voti e 1,2%), mentre la coalizione salì a 6.818 voti. Lcf ottenne un solo consigliere, Ivo Simonella, che divenne assessore lasciando il posto alla capolista Patrizia Daneluzzo. Nell’ultimo anno amministrativo Ivo Simonella si dimise e fu nuovamente sostituito da Patrizia Daneluzzo – stavolta come assessore – a sua volta sostituita da Lucia Steccanella come consigliere.

Il quinquennio dal 2010 al 2015 fu un periodo amministrativo assai difficile, per diversi motivi. Per primo, perché Lcf con un solo consigliere sui dodici della maggioranza, quindi ininfluente, diminuì parecchio il potere contrattuale in coalizione. E le dimissioni di Ivo Simonella un anno prima di fine amministrazione non furono certo casuali.

Per secondo motivo va ricordata la situazione economica e politica nazionale, dove a seguito della crisi finanziaria internazionale del 2008-2009 ci fu la caduta del pil nazionale (-8,5% in due anni) e il conseguente balzo del rapporto tra debito pubblico e pil, passato dalla media del 100% degli anni 2002-2007 alla progressione fino al 132% del 2013, livello caratteristico prima della crisi attuale legata alla pandemia del Coronavirus Disease 2019 (Covid-19). Gli interventi dei governi Berlusconi IV, Monti, Letta e Renzi furono infatti molto duri per le amministrazioni locali con il blocco della capacitĂ  di spesa e le difficili scelte conseguenti.

Il terzo motivo, apparentemente con un impatto locale meno appariscente, fu il forte cambiamento della vita politica italiana. Dapprima con l’avvento del M5S che alle sue prime elezioni politiche del 2013 prese il 25,6% alla Camera, riducendo tra gli altri il Pd dal 33,2% del 2008 al 25,4% del 2013. Poco dopo ci fu il cambiamento nello stesso Pd, con l’arrivo di Matteo Renzi, prima alla segreteria del partito (dal dicembre 2013 al febbraio 2017) e poi alla Presidenza del Consiglio (dal febbraio 2014 al dicembre 2016). Le sue politiche di governo, con l’iniziale job act e la finale riforma costituzionale, furono un problema sia interno al Pd che nelle sue alleanze locali. Insomma, a sinistra non era facile parlare di unitĂ , ma anche di semplici alleanze su progetti.

E alla fine del quinquennio Lcf marcò la sua diversitĂ  dal resto della maggioranza municipale proprio su aspetti strategici, come scrivemmo nel documento  del 14 novembre 2014:

Così, la seconda parte del mandato amministrativo è stata segnata da un lato dalla crisi economica e dall’altro da discussioni su progetti concreti per il territorio comunale fortemente condizionati dalla crisi medesima. In realtà, aldilà di riorganizzazioni degli assessorati non sempre chiare nelle finalità, non si è cambiato direzione, priorità e marcia nell’amministrazione. Anzi, le vicende politiche nazionali ed i riflessi in particolare sul Pd, l’unico vero partito nazionale presente in coalizione, che ha cambiato composizione ed equilibri interni, con conflitti perlopiù legati ad interessi personali, hanno esasperato progressivamente la prassi antica alla politica specifica di accontentare il singolo cittadino, piuttosto che guardare in modo nuovo allo stato della comunità. Emblematici di ciò i casi della ZTL e del PAT, due occasioni per progettare il futuro che sono state svilite e sulle quali ci siamo differenziati dal resto della maggioranza con chiarezza.

Ma nel 2015, nonostante questa netta presa di posizione, Lcf si ripresentò alle elezioni amministrative  ancora in coalizione col csx che aveva in Marco Terenzi il nuovo candidato sindaco, chiedendo soprattutto la lealtĂ  e la chiarezza necessarie tra alleati. E anche pubblicamente, come Ivo Simonella con una breve nota sul nostro sito (17 marzo 2015), in cui scrisse tra l’altro: “Con Bertoncello si chiude un’epoca per il centrosinistra a Portogruaro. Ora servono forti segnali di rinnovamento”. E con una nota collegiale (9 aprile 2015): “Noi pensiamo che il Pd di Portogruaro non sia uguale al Pd nazionale e che sia possibile trovare con questo partito locale e le sue articolazioni elettorali un terreno d’accordo per un’amministrazione comunale in linea con i nostri progetti.”

Ma alle elezioni lealtà e chiarezza non bastarono, né a noi né alla coalizione. Il Pd portogruarese, anticipando successivi processi nazionali, si disgregò con la perdita di protagonisti che dalle elezioni furono anche premiati personalmente: Angelo Morsanutto come assessore, Giorgio Barro e Cristian Moro come consiglieri. E molti altri parteciparono all’esodo. E altri ancora lo fecero senza esternarlo. Il danno fu chiaro e decisivo per la coalizione di csx, l’esito delle elezioni e gli equilibri successivi.

Nel 2015 infatti Lcf prese 417 voti (-153 voti, -27% sul 2010 e 3,5% dei voto validi, il 10,1% della coalizione). L’intera coalizione prese solo 4.144 voti (contro i 6.818 del 2010, un disastro da -39%). Ma soprattutto, l’esito del ballottaggio vide la vittoria di Maria Teresa Senatore che univa l’armata Brancaleone delle destre e nuovi affiliati dell’ultimissima ora. Si arrivò così all’esclusione di Lcf dal consiglio comunale, che peraltro scendeva da 20 a 16 membri, di cui 10 alla maggioranza e solo 4 su 6 dell’opposizione all’area Pd, Terenzi compreso. E sembrò proprio confermata anche la fine politica di Antonio Bertoncello (peraltro candidato non eletto alla Regione), che fu ripetutamente assessore fin dal 1991 e poi sindaco dal 2004 al 2015, con la breve pausa del commissario per l’anatra zoppa. Il suo successore ora era all’opposizione. 

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Il traffico in centro è una cosa seria

3 maggio 2016
Pubblicato da Ermes Drigo

Analisi viabilistica CS 022016_01

L’elaborato ricevuto – Analisi viabilistica Comune di Portogruaro (VE), Monitoraggio dell’impatto viabilistico delle nuove modifiche alla viabilitĂ  del centro storico di Portogruaro, Febbraio 2016 – è composto da 38 facciate formato A4, in bianco e nero, da 8 allegati (5 riportano i rilievi dei flussi in linea, 1 le manovre ai nodi e 2 i flussi caricati ante intervento e post intervento) e una copia della presentazione fatta da AB&P Engineering s.r.l., ed è stato redatto, come recita il titolo, per capire l’impatto viabilistico a seguito delle modifiche alla viabilitĂ  nel centro storico di Portogruaro.

L’elaborato parte apparentemente con grandi obiettivi ma alla fine risulta carente e poco leggibile. Come si è visto è stato anche poco pubblicizzato e poco dibattuto dalla comunitĂ . Capire l’impatto viabilistico in un centro storico a seguito di modifiche al traffico è un compito difficile, laborioso, che richiede mesi di studio ed analisi ed una serie di modelli raffiguranti gli scenari presenti e futuri così come è stato fatto dall’Amministrazione precedente con il Piano Generale del Traffico del maggio 2007. Un elaborato dunque di difficile lettura, in bianco e nero, poco pubblicizzato ed addirittura negato ai pochi che come me hanno fatto richiesta via e-mail al Comune senza neanche avere risposta. Un pessimo esempio di partecipazione su un tema che senza la partecipazione dei cittadini non troverĂ  mai soluzione.

Fatta questa premessa, veniamo ai contenuti che ovviamente non possono che essere la logica conseguenza di quanto sopra scritto: limitati, imprecisi e non rispondenti all’obiettivo indicato dal titolo. Se si voleva dimostrare che con la nuova viabilitĂ  (riapertura della limitata zona a traffico limitato) il traffico in centro storico sarebbe aumentato allora lo scopo è stato raggiunto e peraltro non serviva pagare uno studio fatto da professionisti; se invece si voleva capire l’impatto viabilistico dato dalle modifiche al traffico allora questo documento è inutile. Un documento limitato, impreciso e alla fine inutile.

Limitato, perchĂ© il monitoraggio è stato limitato come tempi a 3 giorni (18, 19, 20 gennaio 2016) per valutare nelle 24 ore il numero di auto che hanno transitato su via Seminario e Via Valle e altri 3 giorni diversi (25, 26, 27 gennaio 2016) per valutare il traffico nelle tre porte di accesso al centro storico (San Giovanni, San Gottardo e Sant’Agnese). Riuscite a valutare l’impatto viabilistico contando le auto che transitano una sola volta per 6 giorni nello stesso periodo dell’anno? Io no, ma probabilmente sono un incapace.

Limitato, perchĂ© il monitoraggio è stato fatto in uno spazio limitato. Tre strade e tre porte di ingresso sono troppo poche per comprendere la complessitĂ  di un fenomeno così interdipendente come il traffico. Manca in somma la contestualitĂ , la generalitĂ  e l’assiduitĂ  nella fase di analisi. Comprendo che il tempo sia stato limitato ma non mi pare corretto spacciare questi quattro dati come analisi dell’impatto viabilistico.

Limitato, perchĂ© individua un solo fattore da analizzare: il numero di auto che transitano. Se vogliamo valutare l’impatto viabilistico a seguito di modifiche del traffico dovremmo prima definire quali sono gli indicatori che useremo per definire l’impatto: il rumore, la qualitĂ  dell’aria, la qualitĂ  del paesaggio, il reddito delle attivitĂ  presenti nell’area modificata, la facilitĂ  di parcheggio, la soddisfazione dei residenti, sono alcuni indicatori che avrebbero dovuto essere usati per comprendere un impatto viabilistico generale. Analizzare la quantitĂ  di auto che transitano e avere la presunzione di capire un impatto viabilistico non solo è sciocco ma soprattutto fuorviante.

Impreciso, perchĂ© è scritto nelle stese conclusioni dell’elaborato a pag. 37, dove testualmente si riporta:

“ E’ quindi ragionevole pensare, anche alla luce dei dati raccolti e delle simulazioni effettuate, (microsimulazioni della rete dalle 17,30 alle 18,30 pag. 31), che la proposta di riassetto dello schema circolatorio interno al centro storico abbia effetti generalizzati positivi [quali?] su tutti gli utenti [quali?] dell’area garantendo una migliore e piĂą intuitiva accessibilitĂ  e uscita dal centro e una riduzione delle percorrenze.”

Concludere un lavoro scientifico con la dicitura “è quindi ragionevole pensare” mi pare irragionevole e non adatto, infatti personalmente mi è rimasto un ragionevole dubbio.

Inutile, infine, dire perchĂ© questo elaborato non può essere utilizzato per supportare e ancora di piĂą giustificare una qualsiasi modifica della viabilitĂ  soprattutto in un’area cosi delicata come il centro storico di Portogruaro.

Se possono interessare i pochi dati riportati, eccoli:

– Transitano in corso Martiri in un’ora: ante 218, post 412;
– VelocitĂ  media della rete: ante 36 km/ora, post di 33 km/ora (orario riferimento 17.30, 18.30);
– Il “perditempo” si è alzato da 8,5 sec, prima, a 11,1 sec, dopo (orario riferimento 17.30, 18.30);
– L’asse nord/sud si percorre piĂą velocemente: ante 166,60 sec, post 86,60 sec.

 

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