La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

La nostra acqua

3 luglio 2011
Pubblicato da Ivo Simonella

Diamoci una piccola soddisfazione

Adesso l’acqua che scorre dai nostri rubinetti è sicuramente più pulita. Non mi riferisco tanto all’aspetto della qualità che sappiamo già essere superiore a molte acque minerali tanto pubblicizzate: è più pulita perché la sua gestione è stata sottratta agli interessi dei privati. I rischi che avremmo corso in caso di sconfitta dei referendum sono noti a tutti, sembra proprio che solo il nostro governo non li conoscesse (logicamente li conosceva benissimo): dovunque si è privatizzato i costi sono aumentati a dismisura e gli investimenti diminuiti, esattamente l’effetto contrario rispetto agli obiettivi che s’intendeva raggiungere.

Non possiamo però dimenticare che nel nostro territorio, soprattutto la società Acque del Basso Livenza, ha occupato molto del proprio tempo, risorse umane e finanziarie, per gran parte del 2010, nell’avviare le procedure per cedere parte delle proprie quote ai privati e nel separare la società in due, una parte gestionale, l’altra patrimoniale: la convinzione era che per il caso specifico dell’Ambito interregionale del Lemene la scadenza da rispettare fosse il 2010 e non il 2011 come nel resto d’Italia.

Dobbiamo come rossoverdi prenderci qualche merito, perché se non avessimo sollevato con forza la questione a giugno dello scorso anno, lavorando per scongiurare questa cessione, oggi probabilmente saremmo “cornuti e mazziati”, avremmo cioè vinto il referendum, ma ci troveremmo con il servizio di gestione dell’acqua in parte già privatizzato.

Abbiamo spinto molto, anche contro lo scetticismo di gran parte della nostra stessa maggioranza, ormai convinta dal Presidente di ABL che il male minore fosse vendere le quote ai privati, piuttosto che rischiare di perdere la gara pubblica che, sempre secondo una certa interpretazione, doveva tenersi entro il 31 dicembre 2010.

Ricordiamoci che tutti i Consigli Comunali erano pronti il 30 giugno 2010 per approvare l’avvio della cessione e solo all’ultimo minuto l’impegno nostro, ma anche voglio dire, mio in prima persona come Assessore alla risorse idriche, si sono stralciate le parti relative dalle delibere già pronte.

Poi si è lavorato, allora sì tutti assieme, per fare in modo che l’affidamento diretto della gestione delle nostre acque fosse concesso per un altro anno ancora ai nostri acquedotti, e così è stato, spostando la teorica scadenza del dicembre 2010 al dicembre 2011.

Comunque tutto è bene ciò che finisce bene. Ora non resta che dimostrare che la gestione pubblica di questo bene può essere fatta nel migliore dei modi, d’altronde fino ad ora dobbiamo dire che così è stato almeno qui nel nostro territorio.

In questi giorni ci sarà il cambio al vertice della società Basso Livenza, noi crediamo che dopo due mandati, quindi dieci anni di qualsiasi carica pubblica, si debba lasciare posto ad altri, al di là di ogni polemica sul vecchio e sul nuovo: dovrebbe essere una legge non scritta valevole per ogni amministratore.

Per il concreto avvio di una gestione unitaria di tutte le nostre acque c’è sempre da risolvere il solito problema che ci trasciniamo da anni: la confluenza dei due acquedotti, Basso Livenza e Basso Tagliamento, in un unico organo di gestione. E qui la colpa è tutta della politica.

Speriamo in questo senso anche che il nuovo sindaco di S. Michele, che conosciamo come persona estremamente coscienziosa, aiuti questo passaggio, S. Michele è infatti il comune che detiene la maggioranza assoluta delle quote del Basso Tagliamento e in quell’acquedotto non si muove foglia che S. Michele non voglia.

Senza un deciso passo in avanti i tanti investimenti che sono necessari soprattutto per depurare le nostre acque non potranno mai partire e tempo ne abbiamo perso già tanto.

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Grazie!

14 giugno 2011
Pubblicato da La Città Futura

La Lista rossoverde – La Città Futura saluta con gioia la vittoria dei SI nei referendum del 12  e 13 giugno sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento. Questa data sarà ricordata come una tappa nella difesa della democrazia, dei beni comuni, della salute, della legalità.

La grande partecipazione, oltre il 57%, ottenuta senza, anzi contro, le televisioni, pubblica e private, è il frutto del lavoro di oltre un anno di tanti gruppi e di tanti volontari che hanno fondato la loro attività sulla fiducia verso i cittadini e l’istituzione del referendum.

Ringraziamo tutti i nostri amici e compagni, tutti i volontari, che hanno condotto e sostenuto questa battaglia. Ringraziamo tutti i cittadini che ci hanno incoraggiato e tutti coloro che hanno votato e fatto votare a questi referendum. La vittoria e la soddisfazione è di tutti.

Il nostro gruppo è anche particolarmente orgoglioso di aver agito già un anno fa con lucidità e determinazione per impedire la privatizzazione della Società Acque del Basso Livenza, un processo che era già ben avviato e scadenziato, nel silenzio dei protagonisti (“Acqua in bocca” c’era scritto sulla nostra maglietta), che erano oltremodo convinti della non possibilità di percorrere altre strade. La vendita del 40% delle quote ai privati si sarebbe conclusa entro il 31 dicembre 2010. Il nostro impegno ha fatto sì che si ripensasse a quel processo e si trovassero le giuste modalità amministrative per affidare ancora per un anno il servizio ai due acquedotti (Basso Livenza e Basso Tagliamento). Giova ricordare che se non fossimo intervenuti in tempo, ci troveremo oggi con un referendum vinto, ma con la nostra acqua già privatizzata.

Comunque adesso guardiamo avanti nella convinzione che per la gestione della nostra acqua c’è ancora tanto da fare, a partire dall’ormai improcrastinabile unione delle due società operanti nel nostro territorio: la vittoria del referendum consentirà ora a tutti di lavorare con più serenità nell’ottica del bene comune.

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Le vignette di Lorenzo Bussi: Vota SI

8 giugno 2011
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Vota SI

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Acqua pubblica ancora in pericolo

20 maggio 2011
Pubblicato da La Città Futura

COMUNICATO STAMPA

La beffa ai danni dei cittadini sul tema dell’acqua continua. Quello dell’acqua pubblica continua ad essere un tema tanto importante per la popolazione, quanto snobbato dal mondo politico e dalle istituzioni. La risorsa più preziosa per la vita di tutti i cittadini continua ad essere gestita in un modo, per usare un eufemismo, poco democratico.

Dopo che, come Lista rosso-verde, abbiamo denunciato e scongiurato, quasi un anno fa, il pericolo della cessione del 40% delle azioni dei nostri acquedotti ai privati entro il 2010. Dopo che il Consiglio Comunale ha quindi approvato un ordine del giorno con cui: (1) riconosceva nel proprio Statuto il Diritto umano all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene pubblico; (2) confermava il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque sono pubbliche; (3) riconosceva nel proprio Statuto che il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua e pari dignità umana a tutti i cittadini; (4) impegnava il Comune di Portogruaro ad aderire al Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e per la ri-pubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato”. Anche dopo questo passaggio, il problema si ripropone oggi con la non-campagna referendaria.

E’ incredibile la scarsità di informazioni che i cittadini hanno su un tema di così evidente e rilevante interesse pubblico. La maggior parte delle persone non è a conoscenza del fatto che il 12 e il 13 giugno si andrà a votare; molti non sanno che i quesiti riguardano l’abrogazione del decreto che inserisce il servizio idrico tra i servizi pubblici locali di rilevanza economica e di quello che sancisce la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’“adeguata remunerazione del capitale investito” (oltre al quesito sull’abrogazione della norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, di non minore importanza); alcuni, venuti da fuori, chiedono se si tratta di referendum comunali, convinti che non riguardino la loro città.

A fronte delle migliaia di firme raccolte dai cittadini per la richiesta di un referendum sul tema dell’acqua pubblica, indetto per le date del 12 e 13 giugno 2011, ci troviamo, infatti, di fronte a un vero e proprio boicottaggio di questa iniziativa referendaria da parte di tutti i livelli di governo e del sistema delle comunicazioni, che continuano a tenere questo importante appuntamento democratico di iniziativa popolare sotto silenzio.

Insomma, l’unico strumento di democrazia diretta esistente in Italia, quello dei referendum, in questo caso dovuto ad una massiccia mobilitazione popolare in difesa dell’acqua pubblica, viene svilito e boicottato. Noi esprimiamo una forte condanna alle recenti iniziative del Governo italiano, aventi il chiaro e manifesto obiettivo di limitare il diritto costituzionale del Popolo Italiano a decidere, tramite l’Istituto referendario, su questioni inerenti il futuro del nostro Paese e invitiamo tutti i cittadini portogruaresi ad andare a votare il 12 e 13 giugno prossimi.

Come rosso-verdi sosteniamo fortemente il Comitato per l’acqua pubblica, che sarà presente anche nella Piazza di Portogruaro tutti i sabati e le domeniche fino alla data dei referendum.

Per chi volesse maggiori informazioni e un approfondimento sui quesiti referendari, gli ultimi numeri del nostro periodico “La Città Futura” (scaricabili su questo sito) sono dedicati proprio a questi temi.

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L’acqua è di tutti

19 maggio 2011
Pubblicato da La Città Futura
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Le vignette di Lorenzo Bussi: Referendum

11 maggio 2011
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Referendum

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La storia di un assessore comunale alle risorse idriche che…

19 luglio 2010
Pubblicato da Ivo Simonella

… probabilmente si ritroverà a privatizzare la sua acqua, ma che tenterà fino all’ultimo di fare di tutto per evitarlo

Il 30 marzo, come è noto, il Sindaco Bertoncello con un inaspettato ed entusiasmante risultato, viene rieletto sindaco di Portogruaro al primo turno, dopo un anno di commissariamento.

Pochi giorni dopo, comunque prima della nomina della Giunta, riceve la visita del Presidente e del Direttore della società Acque del Basso Livenza. I due spiegano al Sindaco che la nuova normativa sulla privatizzazione dell’acqua non dà scampo: bisogna vendere il 40% della società di gestione ai privati (conservando ad una società patrimoniale creata ad hoc le reti) se non si vuole che tutta la gestione del servizio vada in gara.

Il percorso, iniziato ancora a febbraio (Portogruaro era commissariata) prevede che entro breve tutti i Comuni approvino una modifica dello Statuto della società che introduca anche il cosiddetto controllo analogo, concordino sull’entrata di altri otto comuni nella società, accettino di creare una società patrimoniale e di vendere il 40% della società di gestione attraverso una gara europea.

Il 15 aprile vengo nominato Assessore all’Istruzione, Formazione, Politiche Ambientali, RISORSE IDRICHE, Edilizia Privata, Mobilità, Protezione Civile.

Il 26 maggio l’assemblea della società Basso Livenza approva all’unanimità il percorso succitato, fissando la data del 28 giugno come termine ultimo per l’approvazione delle delibere e il mese di agosto come quello di avvio della gara per vendere il 40%. Alcuni Comuni, tra i quali Portogruaro, chiedono di avere la delega ad avviare rapporti con le due Regioni per ottenere uno slittamento di un anno della scadenza prevista per il 31.12.2010.

Il 28 maggio ricevo qualche notizia, seppur frammentaria, sull’esito dell’Assemblea.

Il 31 maggio in riunione di maggioranza, dove da tempo si parla di un ordine del giorno per l’acqua pubblica, chiedo al Sindaco informazioni in merito all’assemblea: vengo finalmente messo a conoscenza di tutta la faccenda.

Domenica 6 giugno, in Villa Comunale, ‘Eticamente’ organizza un incontro pubblico sull’acqua come bene comune, sono presenti Emilio Molinari, presidente del Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’Acqua e Marco Job, del Ce.V.I. e coordinatore della Campagna Acqua. Nell’occasione racconto a tutti i presenti cosa sono venuto a sapere e scopro, tra l’altro, che il Circolo locale del Partito Democratico era già a conoscenza della questione.

Avvio i primi contatti per capire se esistono strade alternative alla vendita del 40%.

La situazione incomincia proprio ad infastidirmi, se non altro perché penso che abbiamo tradito tutti quelli che a Portogruaro hanno sottoscritto i referendum sull’acqua: non abbiamo detto loro che nel nostro territorio il referendum rischia di essere inutile, dato che secondo legge saremmo obbligati a cedere le quote ai privati un anno prima degli altri causa il ritardo con cui è stato istituito il nostro Ambito Territoriale Ottimale Interregionale del Lemene.

Grazie a Molinari e Job entro in contatto con lo studio del Professor Roberto Cavallo-Perin di Torino: è lo studio legale che sta seguendo per la Regione Piemonte il ricorso alla Corte Costituzionale proprio sulla legge che privatizza l’acqua, ma scoprirò che sta lavorando anche per l’ATO di Pordenone. Ad una mail di richiesta di contatto inviata l’11 giugno, ricevo risposta telefonica nel giro di pochi minuti. Dopo varie mail con scambio di materiali e informazioni, fissiamo un incontro a Milano per il 28 giugno.

Intanto faccio convocare una maggioranza per il 21 giugno, perché nel frattempo erano arrivate le proposte di delibera da portare in Consiglio il 28, e abbisogno di un chiarimento: faccio presente tutta la questione, lamentandomi del fatto che pur essendo assessore alle risorse idriche sono stato per mesi tenuto all’oscuro di tutto. Su questo fatto specifico non ottengo alcun chiarimento, chi interviene si limita a sottolineare che si ritiene che il percorso individuato sia il male minore. Pare evidente che i Consiglieri di maggioranza vicini al PD e alle liste del sindaco hanno già fatto proprio il punto di vista del presidente (del PD) del Basso Livenza. Mi sento messo all’angolo e con il solo sostegno di Patrizia Daneluzzo, consigliere rossoverde, gli altri al massimo hanno il coraggio di dirmi in disparte che sono d’accordo con me e mi incitano ad andare avanti. Informo comunque i presenti che ho avviato i contatti con lo studio legale.

Il giorno dopo, il 22 giugno, c’è la Commissione Consiliare che precede il Consiglio, sono presenti almeno una trentina di persone con una maglietta con su scritto “Privatizzata – Acqua in bocca”, uno slogan uscito dalla penna di Lorenzo Bussi che sembra aver letto nel mio pensiero e che rappresenta sapientemente lo stato d’animo mio e di tutti i rosso-verdi. Tutte persone composte che hanno dimostrato veramente che il loro bisogno era solo quello di capire, al di là di tutti i ragionamenti politici e dietrologici fatti la sera prima in maggioranza.

In Commissione ci sono Alessandrini e De Carlo, presidente e direttore del Basso Livenza che spiegano come per loro non ci sia soluzione alla cessione del 40% della società di gestione (segnalo che per la minoranza di centro-destra il tema era così importante da essere rappresentata da un solo esponente).

Alla fine della Commissione chiedo di prendere la parola e annuncio che con uno studio legale si è individuato un percorso che potrebbe consentirci di evitare la vendita ai privati e che ho un appuntamento a Milano lunedì 28 alle 11.00. Invito pubblicamente Alessandrini a venire con me. Sulla sua faccia appare un certo sconcerto, il direttore De Carlo dice che lui viene volentieri, ritenendo che ogni strada sia da percorrere, anche Alessandrini alla fine dice di sì.

Venerdì 25 giugno cerco di capire se vengono tutti e due, per comprare i biglietti del treno: nessuno è più disponibile, troppi impegni nei consigli comunali. Avviso il Sindaco il quale alza il telefono e dopo pochi minuti (secondi) De Carlo mi comunica che verrà Alessandrini.

Partiamo lunedì 28 giugno, alle 7.37, porto con me il responsabile dell’ufficio Ambiente, viste le premesse un testimone è sempre utile. Alle 11.00 siamo a Milano, ci danno appuntamento alla terrazza della Rinascente in piazza Duomo con vista sulle guglie.

Fino ad allora avevo avuto contatti solo con l’avvocato Viriglio, un collaboratore dello studio, assieme a lui troviamo anche il titolare, il professore Roberto Cavallo-Perin, ottimo segnale: è Ordinario di diritto amministrativo presso l’università di Torino.

Ci scambiamo tutta una serie di informazioni, poi ci dicono che secondo loro è possibile perseguire la via che attraverso una procedura derogatoria consente l’affidamento diretto alle società già presenti, “basta” che l’ATO attraverso un’indagine di mercato dimostri la non utilità economica dell’affidamento. Non essendoci ancora il regolamento che indichi chi deve controllare questa indagine si può approfittare anche dell’attuale vuoto amministrativo. Bisogna però fare in fretta.

Per sicurezza ci consigliano anche di non abbandonare il percorso già avviato dalla società per cedere il 40%, ma anche qui danno suggerimenti importanti tesi a limitare il ruolo dei privati:

a) il 40% non deve essere messo in gara tutto assieme, può essere spezzettato;
b) già nel bando di gara introdurre dei patti parasociali che facciano capire ai privati che non sarà facile per loro fare cartello;
c) introdurre un piccolo azionariato diffuso al quale affidare qualche funzione di controllo con divieto di vendere le quote.

Ritorniamo a Portogruaro alle 18.00 e alle 18.30 vado in Consiglio Comunale, dove approviamo sia l’ordine del giorno a tutela dell’acqua pubblica, sia la delibera che dà mandato al sindaco di proseguire nell’iter individuato dal Basso Livenza, senza però approvare la cessione del 40% e aggiungendo l’impegno a percorrere fino in fondo la strada dell’affidamento diretto.

Il 12 luglio ho un incontro con il presidente dell’ATO (il Sindaco di Chions), presente il sindaco Bertoncello, al quale fornisco tutte le informazioni in mio possesso. Il Presidente mi è sembrato molto titubante, in ogni caso il 22 luglio ci sarà l’Assemblea dell’ATO e il punto che ci sta a cuore è stato messo all’ordine del giorno, su richiesta del Comune di Santo Stino di Livenza.

Nel frattempo lo studio legale mi ha informato che i tempi stringono e che il regolamento attuativo della legge sulla privatizzazione sta facendo passi avanti verso l’approvazione, rischiando di coprire a breve il vuoto normativo di cui si vuole approfittare.

Oggi, 16 luglio, il nostro Sindaco, che ha voluto sentire direttamente gli avvocati dello studio Cavallo-Perin, ha deciso di impegnarsi in prima persona per far sì che il percorso parallelo verso l’affidamento diretto vada avanti.

Vedremo cosa decideranno il 22 luglio. Ma non sarebbe male riuscire in questi giorni a fare ancora pressione sui Sindaci di tutti i ventisei comuni compresi nell’ATO.

Ivo Simonella

Portogruaro 16 luglio 2010

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L’acqua che divide

17 luglio 2010
Pubblicato da Adriano Zanon

Alessio Alessandrini, presidente di Acque Basso Livenza e noto esponente politico del Partito Democratico portogruarese, ci ha scritto. Questa mail ed il nostro breve commento verranno pubblicati anche sul prossimo numero de ‘La Città Futura’.

Poichè non sono abituato a farmi dare dello “schizofrenico”, e neanche a leggere che “dico delle cose e ne faccio altre” o, peggio ancora, “che faccio delle cose e ne dico altre”, vorrei, se mi è consentito, brevemente replicare all’articolo pubblicato a pagina 2 di “La città futura” di Giugno.

Io sono, e l’ho ripetuto in tutte le sedi, convintamente contrario alla legge 166 del novembre 2009. Ma una cosa sono i miei convincimenti personali ed una cosa le responsabilità che mi derivano dal  ruolo di presidente di ABL.  E’ mio preciso dovere preservare la società da danni che potrebbero derivarle dal mancato rispetto della legge. Perchè piaccia o non piaccia quella citata è una legge dello Stato e mi pare davvero curioso prendersela con chi è costretto a prepararne l’applicazione e non con chi l’ha proposta e votata. Non è colpa mia se i tempi sono ristretti e se il governo, come sarebbe opportuno che facesse, non ne rinvia l’attuazione a dopo l’esito del referendum abrogativo.

L’azione che ha svolto il mio C.d.A. è stata quella, assolutamente doverosa, di avvertire l’assemblea dei sindaci soci dell’acquedotto del pericolo che si profilava per la loro azienda se entro la fine dell’anno non fossero stati adempiuti gli atti previsti dalla legge. ABL dal primo gennaio 2011 avrebbe perduto la titolarità del servizio e chiunque avrebbe potuto denunciarla come inadempiente chiedendo l’immediata indizione di una gara che avrebbe definitivamente consegnato la nostra acqua in mano privata. A questo punto è l’assemblea dei sindaci e non il C.d.A. a dover decidere il da farsi.

Tutto ciò veniva ribadito in diversi pubblici dibattiti nel territorio già dal mese di febbraio e non credo sia colpa nostra se alcune forze politiche hanno tardato tanto a rendersene conto.

Chi si illude che dei semplici ordini del giorno votati dai consigli comunali possano sventare il pericolo della totale privatizzazione rischia di lavorare per il Re di Prussia, e favorire oggettivamente il realizzarsi di tale sciagurata eventualità. In questo contesto la cessione a un privato del 40% delle quote che consentirebbe di ottenere l’affidamento diretto del servizio ad una società mista che conserva comunque una maggioranza pubblica, certo con tutte le difficoltà che una gestione del genere comporta, resta il male minore.

Se altri hanno proposte migliori, benvengano! Senza però, se è possibile, accusare, come avete fatto, di disonestà intellettuale chi sta solo lavorando  per limitare i danni di una legge dissennata.

Grazie per l’ospitalità.
Alessio Alessandrini

10 luglio 2010

Ringraziamo A.A. per la mail, ma siamo costretti a replicare brevemente. Noi infatti non abbiamo dato dello schizofrenico a nessuno e neanche accusato di disonestà intellettuale, anzi abbiamo proprio escluso sia questa che il dilettantismo dei protagonisti. Però, elencando fatti e citando affermazioni, abbiamo dedotto che ci sono sdoppiamenti, cioè comportamenti schizofrenici, anche se politici.

A.A. si offende ma non entra nelle questioni da noi poste e in corso di svolgimento, anche con lui protagonista, anzi ci prende in giro come forza politica distratta e che “si illude” sul ruolo del Consiglio comunale. E’ chiaro che non ci capiamo. Lui preso dai problemi di quello che chiama “il mio C.d.A.”, noi da una ‘mission impossible’, mantenere l’acqua un servizio.

Così noi ci ritroviamo nella situazione di A.A. stesso quando il 31 marzo scorso commentava sul suo sito la mancata elezione in Consiglio regionale: “i circoli del PD (…) hanno obbedito ad altre logiche e ad altri interessi, che mi sono sforzato di capire ma non ci sono riuscito”.

(Adriano Zanon)

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Aquafollie. Anche a Portogruaro si gioca con l’acqua

22 giugno 2010
Pubblicato da La Città Futura

Stiamo ancora distribuendo LCF5, come la chiamiamo noi, dedicata alla battaglia contro la privatizzazione dell’acqua, avevamo deciso di dedicare LCF6 allo sport portogruarese, un tema estivo, adatto anche ad una meritata pausa politica, che dobbiamo invece rimanere sul vecchio tema e con gravità e determinazione.

Cos’è successo di tanto grave? E’ successo che mentre si raccoglievano le firme e le idee su come bloccare l’iter della privatizzazione, firme che sono state messe anche dai maggiori protagonisti portogruaresi sul tema dell’acqua, quali il sindaco Antonio Bertoncello ed il presidente di ABL (Acque Basso Livenza) Alessio Alessandrini, abbiamo ‘scoperto’ che questo iter è avviato da tempo, con scadenze ravvicinate e tali da indire la gara per la privatizzazione del 40% del consorzio ABL già entro il mese di agosto.

Era noto che – a causa del ritardo con cui si era formato l’ATO locale di pertinenza – la scadenza che il decreto Ronchi prevede è il 31 dicembre 2010, anziché 2011 come per tutti gli altri. Ci era stato detto nelle interviste su LCF5 sia da Alessio Alessandrini che da Corrado Fontanel (CAIBT). Ma ci dicevano anche che “non è ancora stato approvato il decreto attuativo” (Fontanel) e che “il panorama è particolarmente incerto e fumoso” (Alessandrini).

Proprio Alessandrini ci era parso un convinto, anzi convincente, alleato rispondendo così alla domanda sulle conseguenze della privatizzazione:

La conseguenza principale sarà che i cittadini non pagheranno più la bolletta solo per garantire la qualità del servizio e i necessari investimenti per rinnovare e potenziare gli impianti, come avviene oggi, ma anche per creare un profitto a favore dei privati. Le tariffe dunque cresceranno. Inoltre, come si è puntualmente verificato dove la gestione dell’acqua è diventata privata, la qualità dei servizi peggiorerà e gli investimenti diminuiranno. Ed è inevitabile che sia così perché questo è l’unico modo per ricavare il massimo profitto dalla gestione nel periodo di concessione previsto, che sarà di 30 anni. Dato che si tratta di un monopolio naturale, non soggetto alla concorrenza, le entrate saranno sicure. Minori saranno le spese, più crescerà il guadagno. Acque del Basso Livenza negli ultimi 10 anni ha sempre avuto i bilanci in attivo, ma gli utili sono sempre rimasti alla Società e riutilizzati nel bilancio successivo. Così non sarà più e quindi in sintesi: prezzi maggiori, qualità minore.

Bravo Alessio! Meglio di così non si poteva dire. Ma a questo punto sorgono tanti dubbi. E’ successo qualcosa che non sappiamo? Perché tanta premura? Se i tecnici dicono che per chiudere la gara entro fine anno i tempi giusti sono proprio questi, perché almeno non denunciare apertamente tali strettoie, metterle in vista? Anzi, perché far in modo che l’iter in atto, quindi lanciato da mesi, non sia noto se non agli strettissimi addetti ai lavori, meglio se sodali politici, visto che p.es. un assessore con delega alle risorse idriche come Ivo Simonella non era per niente informato? Infine, ha dunque ragione il bravo Lorenzo Bussi che fa dire ad una gru del Pilacorte: “acqua in bocca”?

Eppoi, perché non prendere mai in considerazione l’opzione zero, quella che resetta tutto il problema, dichiarando in Comune e lavorando su tutti i Comuni vicini per dichiarare l’acqua un servizio pubblico e non una merce? In fin dei conti una mossa del genere è arcinota, a Torino l’hanno votata il 1° febbraio del 2010, non senza ampio dibattito e risonanza. Sul tema, sul web si possono trovare dibattiti e pareri legali, dubbi e certezze.

Dunque, da un lato si fanno le cose in perfetto silenzio, con fredda efficacia, dall’altro si dichiara apertamente che si è contrari a quello che si sta facendo. Si dice una cosa e se ne fa un’altra, anzi qui, in ordine cronologico, si fa una cosa e poi se ne dice un’altra. Senza cercare troppe sfumature ed escludendo il dilettantismo, un giudizio che non possiamo legittimamente permetterci, noi pensiamo che ci sia del metodo in questa follia, come diceva il principe di un paese marcio.

Oppure se metodo, cioè – fuor di metafora – malafede, non c’è, siamo proprio in presenza di un grave caso di schizofrenia politica, di sdoppiamento della personalità. Certo non sarebbe la prima volta, a livello nazionale sembra una prassi consolidata o, se si vuole, una malattia diffusa, ma a livello locale non eravamo abituati a tanto.

I rimedi a malattie simili non sono tanti, il migliore e anche più efficace è far funzionare la democrazia, la partecipazione, parlare con la gente e diffondere la coscienza dei problemi, non nasconderli o nasconderci dietro scuse tecniche.

Noi faremo fino in fondo la nostra parte. Chi non lo sapesse già, avrà modo di verificarlo.

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Le vignette di Lorenzo Bussi: Privatizzata

19 giugno 2010
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Privatizzata

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