La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Risparmio certificato

31 gennaio 2010
Pubblicato da Patrizia Daneluzzo
Intervista a Norbert Lantschner, direttore di CasaClima.
Patrizia Daneluzzo intervista Norbert Lantschner, direttore di CasaClima, l’agenzia alto atesina di certificazione energetica degli edifici, che ha inventato uno standard riconosciuto e apprezzato a livello europeo per la sua affidabilità.
Lantschner, a Portogruaro per inaugurare Domusviva – il primo edificio certificato CasaClima Classe A della Provincia di Venezia – si occupa di sostenibilità da trent’anni: un pionere del settore, anche se il suo nome non ci è forse ancora familiare.
Signor Lantschner, lei è qui oggi per parlare di certificazione energetica degli edifici: nel suo campo è sicuramente un’autorità, ma forse è meno conosciuto al cittadino che di queste tematiche non si occupa. Può brevemente presentarsi ai nostri lettori?
Norbert Lantschner, direttore di CasaClima

Norbert Lantschner, direttore di CasaClima

Sono Norbert Lantschner. Mi occupo di questi temi da quasi 30 anni: ambiente, clima, energia, natura.
Negli anni passati abbiamo capito che siamo di fronte a grandi cambiamenti, proprio dettati dal fatto che le energie che oggi utilizziamo cominceranno presto a scarseggiare. Abbiamo superato il picco del petrolio, per cui da oggi in poi avremo una sempre maggiore domanda di energia a fronte di una sempre minore offerta, e questo significa che toccheremo prezzi molto alti.
Dall’altra parte abbiamo anche degli elementi per dire che questo comportamento energivoro della nostra società ha una grave ricaduta sulla qualità ambientale, legata soprattutto ai cambiamenti climatici.
Per cui dobbiamo agire: dove possiamo agire? Se guardiamo i dati non ci sono dubbi: il più grande bacino di intervento è il settore dell’edilizia, poi abbiamo la mobilità e il mondo industriale. Quello che dispiace è che nel mondo dell’edilizia avremmo tutte le risposte, le tecnologie e i materiali per risparmiare energia, ma non li applichiamo. E non dimentichiamo che l’edilizia ha anche una dimensione sociale, perché le famiglie hanno già oggi un potere di acquisto limitato, che sarà sempre minore al crescere dei costi energetici. Per questo dobbiamo agire nel mondo delle costruzioni.
CasaClima nasce proprio dalla convinzione della necessità di informare, di sensibilizzare, di dare un contributo a cambiare le regole del mercato immobiliare, introducendo nuovi criteri di qualità. Il cittadino può abitare bene,
consumando poca energia e salvaguardando l’ambiente.
Ma com’è successo che trent’anni fa una persona come lei ha intrapreso la strada della sostenibilità e, in particolare, del costruire eco-compatibile? Era un po’ in anticipo sui tempi…
Senza dubbio, all’inizio eravamo dei marziani, ci hanno riso in faccia perchè dicevano che creavamo dell’allarmismo. Ci siamo difesi dicendo che quando nell’appartamento vicino scoppia un incendio, chiamare i pompieri non è allarmismo ma realismo. Oggi ci vengono in aiuto tutti i dati, gli indicatori, le prove che ci dicono che abbiamo innestato un processo pericolosissimo: il nostro castello è costruito sulla sabbia e non sulla roccia, e questo vuol dire che abbiamo pochissimo tempo a disposizione per correggerci. Se lo facciamo presto, riusciremo a limitare danni e catostrofi. Più aspettiamo, più drammatica sarà la situazione, proprio perché viviamo in un sistema energeticamente chiuso: la Terra ha solo ciò che possiede.
Solo 150 fa l’uomo non conosceva la parola “rifiuto”, per migliaia di anni abbiamo vissuto senza parlare di crescita e di PIL: oggi sono questi i parametri che valutano il nostro comportamento e vogliamo avere sempre di più. Anche un bambino capisce che una società che si permette di produrre ogni giorno 10 miliardi di tonnellate di rifiuti non può sopravvivere per molto in un sistema chiuso dove è possibile andare a prendere materie prime altrove.
Ma cosa può fare un Ente locale per promuovere la sostenibilità?
Oggi siamo in grado di costruire o ristrutturare case che consumano un decimo circa di un edificio tradizionale: non è fantascienza. È un pregiudizio che sia troppo costoso, è un pregiudizio che si possa fare solo in Alto Adige: ci sono cantieri in Puglia, in Grecia, tra poco in Israele e anche in Norvegia che lavorano con la filosofia CasaClima.
Quello a cui dobbiamo ancora dare delle risposte è come coinvolgere la massa dei cittadini: in questo l‘Ente locale deve essere più presente. Non basiamoci sulle leggi nazionali perché quelle attuali sono lontanissime da ciò che dobbiamo fare: la politica purtroppo è assente in questa importante fase e l’Italia rischia molto perché il clima e l’energia saranno i cavalli trainanti nei prossimi anni. Se non riusciamo a cambiare la situazione, avremo crisi economiche e sociali, e questo paese rischia di non riprendersi più.
Targa CasaClima

Targa CasaClima

L’Ente locale deve riprendere in mano il governo e introdurre strumenti su scala comunale che premiano la qualità costruttiva, che spingano in direzione dell’efficienza energetica e della sostituzione del fossile con il rinnovabile. Però senza un continuo martellamento di informazioni non funziona: solo un cittadino informato riesce e difendersi. L’Ente locale al momento non deve utilizzare strumenti normativi, ma strumenti premiativi, cioé premiare il cittadino che raggiunge determinati standard di qualità perché è di interesse pubblico. Però attenzione: bisogna scegliere sistemi comprovati, che garantiscano il risultato.
Quindi l’Ente pubblico deve investire molto sul controllo, perché solo con il controllo ho la sicurezza che gli obiettivi di efficienza energetica vengano raggiunti. Purtroppo questo non avviene attualmente in gran parte dell’Italia perché non c’è la vigilanza. Il settore edile è in mano agli speculatori, ai furbi di turno. Invece, dobbiamo cercare di innescare un processo di trasparenza, di chiarezza e di nuova qualità e un Comune ha tutte le possibilità oggi, con le normative vigenti, di andare in questa direzione. Ci vuole un po’ di coraggio e la lungimiranza di capire la dimensione della sfida.
Per andare invece sul piano nazionale, visto che l’ha citato, il così detto Piano Casa, secondo lei, è più un’opportunità o una minaccia per la sostenibilità?
È la perdita di una grande occasione: questo Piano Casa ha degli spunti corretti, ma non mi garantisce la concretezza del risultato perché manca la volontà di controllo. Non posso regalare delle cubature senza vincolarle ad una seria attività di controllo, perché alla fine avrò tante speculazioni e pochi risultati.
Questo paese deve investire in efficienza perché deve ridurre la dipendenza energetica dai paesi esteri. Deve rilanciare l’economia, ma non premiando la speculazione, perché così i problemi saranno ancora più grandi in futuro: una casa costruita male oggi, rimane per i prossimi 20, 30, 40 anni e questa è una minaccia per il paese. Quindi, il concetto è sano, ma mancano gli ingredienti chiudere la manovra in modo intelligente.
Invece, interpretando le cose in modo diverso, possiamo cogliere la crisi come opportunità perché ristrutturare le case esistenti e portarle all’alta efficienza energetica vuol dire coinvolgere le maestranze locali, le imprese locali, i progettisti locali: i soldi rimangono in casa, si crea lavoro e soprattutto si fa contento il cliente finale perché si riducono i costi energetici a 200-300 euro all’anno e si garantisce un’altra qualità della vita.
Insomma una sorta di “scudo energetico”… Per quanto riguarda DomusViva, lei è qui oggi per l’inaugurazione dell’edificio: può dirci due parole di commento all’opera?
Io trovo molto coraggioso che un’impresa scelga una strada di qualità anticipando i tempi. Gi apripista hanno sempre una certa difficoltà, però hanno capito la direzione in cui devono andare. Per questo faccio i complimenti a DomusViva e a Moreno Argentin per aver scelto una strada difficile e anche pericolosa: quella di farsi esaminare da un ente terzo indipendente esterno che poteva anche rilevare una qualità non adeguata. Ma loro hanno implementato tutto ciò che era necessario per ottenere questa alta classe di efficienza energetica.
Oggi sono contenti, anche se hanno avuto delle difficoltà: ci vogliono impegno, modifiche, cambiamenti, di progetto e di cantiere, per ottenerla. Però sono convinto che saranno un punto di riferimento in questo territorio, perché la gente può vedere, può entrare, può parlare e capire che si può costruire diversamente. E non è solo il prezzo di acquisto che conta, ma, nel ciclo di vita di un’abitazione, è il prezzo della gestione, del consumo negli anni che sono determinanti.
Consiglio quindi di fare attenzione prima di firmare un contratto di acquisto o di affitto di un immobile, di chiedere prima il certificato energetico e di assicurarsi che si tratti di un documento serio e non di un’autocertificazione. Solo in questo modo il consumatore può essere garantito.
Personalmente credo che quella della sostenibilità stia diventando, in certi casi, una retorica: tutti la nominano e nessuno si chiede più esattamente cosa vuole dire, a prezzo di un’importante perdita di significato. Può dirci cosa significa per lei “sostenibilità”?
Infatti, questo è un grande rischio, perché l’uso della parola è già inflazionato, ma non c’è parola migliore per descrivere ciò che ci permette di vivere un futuro.
Essere sostenibili vuol dire tener conto delle risorse, non solo di oggi, ma anche di domani e di dopodomani. Non è un qualcosa di statico, ma di dinamico: vuol dire costruire e vivere con intelligenza, senza distruggere ciò che mi permette di vivere.
È immorale pensare solo ai propri fabbisogni, indipendentemente da quelli degli altri e delle future generazioni. Ma non è solo una questione etica e morale: è anche un discorso razionale perché la natura ci insegna che cosa succede alle specie che non riescono ad adattarsi alle leggi della vita e si comportano in modo sbagliato.
Oggi siamo in 7 miliardi: se ogni giorno distruggiamo le fonti energetiche e le materie prime che ci servono per vivere, tra poco ci troveremo in condizioni gravissime. È come quando una persona vive con i soldi che ha in banca: deve cercare di vivere con gli interessi, non con il capitale, perché se intacco il capitale un giorno finisce. Anche per quanto riguarda la natura e l’ambiente vale la stessa regola: dobbiamo cercare di vivere solo con gli interessi, senza intaccare il capitale, perché solo in questo modo potremo continuare a vivere.
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Le vignette di Lorenzo Bussi: PIANO CASA

30 novembre 2009
Pubblicato da Lorenzo Bussi

PIANO CASA

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