La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Piano Energetico Regionale Veneto: incontro

8 gennaio 2014
Pubblicato da La Città Futura

L’incontro pubblico è confermato per sabato 11 gennaio 2014, ore 17.00, in Sala Caminetto in Villa Municipale.

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Piano Energetico Regionale Veneto

22 novembre 2013
Pubblicato da Ermes Drigo

Le osservazioni scadono il 23-12-2013. Coraggio!

Nel BURV n. 90 del 25 ottobre 2013 è stata pubblicata la Deliberazione della Giunta regionale n. 1820 del 15 ottobre 2013 con la quale sono stati adottati il Documento di Piano, il Rapporto ambientale, il Rapporto ambientale, sintesi non tecnica del “Piano Energetico Regionale – Fonti Rinnovabili – Risparmio Energetico – Efficienza Energetica”.

Tali documenti, unitamente all’avviso del loro avvenuto deposito presso l’Unità di Progetto Energia, le sedi degli Uffici regionali per le relazioni con il pubblico della Regione del Veneto (U.R.P.) e gli uffici delle Province, sono consultabili nel portale della Regione.

Chiunque ne abbia interesse può prenderne visione e presentare le proprie osservazioni esclusivamente secondo le modalità indicate nell’allegato E) alla DGR n. 1820/2013, utilizzando con preferenza il questionario di consultazione pubblica scaricabile dal sito.

Il termine entro il quale potranno essere trasmesse le osservazioni è di sessanta giorni a partire dal 25 ottobre 2013, data di pubblicazione sul BURV del provvedimento di adozione del Piano.

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La Città Solare

3 luglio 2011
Pubblicato da Matteo Civiero

Un progetto aperto, da partecipare 

Colloquio tra Matteo Civiero e Ermes Drigo

M. Ciao Ermes, dunque, è martedì 14 giugno, il sole splende su Portogruaro e gli italiani hanno detto no al nucleare!
E. E’ già, il sole non splende solo su Portogruaro, ma su tutta l’Italia. E’ stata una grande vittoria, di quelle che questo paese ogni tanto sa ottenere, meglio di molti altri paesi europei che dovranno gestire la fuoriuscita da una tecnologia costosa e molto problematica, come purtroppo abbiamo visto anche di recente.

M. E’ vero, anche se i giornali e le tv ormai non parlano più di Fukushima e del Giappone…
E. Così la gente pensa che tutto sia tornato alla normalità, mentre le cose non stanno affatto migliorando. Per fortuna c’è la rete e sempre più persone si informano in maniera diversa. A proposito, quanti nel nostro territorio sanno che da giorni a San Stino, presso la stazione ferroviaria, c’è un camion sotto sequestro per materiale radioattivo, e nessuno è ancora intervenuto per bonificare il mezzo?

M. Ho sentito anch’io della notizia, c’è da preoccuparsi. Ora però abbiamo anche l’impegno di proseguire con forza sulla strada delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. A che punto siamo a Portogruaro?
E. Ragazzo, lascia che ti racconti una storia. Novembre 2004, una vita fa. Giornata umida, c’è nebbia, sono passati poco più di quattro mesi dalle elezioni amministrative e mi ritrovo consigliere comunale a Portogruaro, capogruppo, con Ivo Simonella assessore e Antonio Bertoncello sindaco. Squilla il cellulare – è Ivo – ci sono dei soldi da spendere per l’energia. In qualità di consigliere comunale, avevo appena ricevuto dal Sindaco l’incarico alla qualità urbana, manutenzione e vivibilità, e stavo proprio pensando ad un progetto amministrativo per Portogruaro partendo dall’energia. Avevamo appena finito e vinto una campagna elettorale incentrata sulla centrale a turbogas della Mirant, un impianto di 800 megawatt. Noi rossoverdi eravamo in prima fila e la promessa fatta ai cittadini era di trovare un’alternativa valida sulla questione dell’energia, sapendo già che la strada da percorrere sarebbe stata quella dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.

M. Immagino che siate partiti dal misurare i consumi prima di scegliere le soluzioni. Gli inglesi dicono sempre “you get what you measure”, ovvero puoi raggiungere degli obiettivi solo se li misuri.
E. E’ chiaro, avevamo bisogno di un’analisi dello stato di fatto per capire cosa fare. Chiediamo dunque al Sindaco ed alla Giunta di spendere questi soldi per uno studio sull’energia nel comune di Portogruaro. Per un piano d’azioni in un contesto urbano, uno strumento per la pianificazione energetica comunale in assenza di un qualsiasi piano energetico, provinciale, regionale, nazionale. Il piano d’azioni per l’efficienza energetica e per l’uso delle rinnovabili in un contesto urbano è stato presentato all’amministrazione di Portogruaro nel giugno del 2005 e in seguito approvato. Erano chiari gli obiettivi, si trattava ora di lavorare per raggiungerli. Avevamo sempre più bisogno di un progetto complessivo che partendo dall’energia potesse assicurare a Portogruaro una qualità urbana. Portogruaro città solare, appunto, un territorio che vive bene e dunque in pace grazie al sole.

M.  Il risultato è questo documento denso di obiettivi e di strategie che troviamo qui affianco mi pare di capire. Un piano che vede un futuro solare per Portogruaro.
E. Sì, solare anche come futuro quasi utopico. D’altronde, se gli obiettivi non sono alti, quasi irraggiungibili, che obiettivi sono? Un progetto amministrativo che attui una parte del programma elettorale progettato senza tener conto delle scadenze elettorali, con un inizio e senza una fine.

M. Mi sembra un gran bel programma, che parte da lontano e che vuole andare lontano. Certo si tratta di obiettivi ambiziosi e impegnativi.
E. La Città Solare coinvolge un gran numero di aspetti, come si vede dallo schema. Parliamo di efficienza energetica e fonti rinnovabili e della loro diffusione nel territorio attraverso molti strumenti, parliamo del traffico e della necessità di razionalizzarlo anche con scelte coraggiose ma che danno frutti e aumentano la qualità della vita, di uso e conservazione del suolo per assicurarci un futuro, di rifiuti da ridurre a zero come fa la natura, di acqua come bene comune da non sprecare  e da tutelare.

M. Basterà l’impegno del Comune per raggiungerli?
E. I risultati e le realizzazioni di questo progetto sono dipese e dipenderanno dalla capacità e dalle possibilità dei dirigenti e dei tecnici del Comune e dalla disponibilità dell’attuale amministrazione comunale e di quelle successive nel mettere gli uffici in grado di portare avanti progetti anche innovativi, con formule forse non sperimentate nel passato. Un assessore da solo non può fare molto, si tratta di un gioco di squadra perché le questioni coinvolgono la quasi totalità della macchina comunale.

M. A cosa pensi?
E. Penso a bandi per il fotovoltaico e il solare termico, ai contratti di gestione calore (che già abbiamo attuato) in modalità Energy Service Company, a contratti di acquisto di energia verde, al rilancio di esperienze positive come lo Sportello Energia per dare tutte le informazioni ai cittadini o la sensibilizzazione mediante progetti come Vivere con Stile, e via dicendo. Le idee non ci mancano, ma nemmeno questo basta.

M. Ti riferisci all’importanza del ruolo dei cittadini e delle associazioni?
E. Proprio così. Il primo punto del piano d’azione prevede la partecipazione dei cittadini. Cittadini consapevoli, informati e partecipi sono l’unica possibilità per rendere la nostra città e il nostro territorio veramente libero da energie sporche e un bel luogo dove vivere. Il Comune si può impegnare a fare efficienza energetica e fonti rinnovabili sui suoi edifici, anche per risparmiare risorse, e incentivare i privati a fare altrettanto attraverso PAT, regolamento edilizio e iniziative informative. Ma i cittadini possono fare molto di più intervenendo sui loro edifici, usando consapevolmente l’auto o i mezzi pubblici, scegliendo prodotti che non generano rifiuti e che sono prodotti nel rispetto dell’ambiente e delle persone, magari localmente, chiedere che i beni come l’acqua o il suolo rimangano patrimonio comune di tutti, cioè pubblici.

M. Hai ragione. Quanti di noi pensano a tutto questo, per esempio quando si tratta di vendere o edificare un piccolo pezzo di terreno in proprietà, uno dei pochi fazzoletti di verde rimasti a portata di bici o a piedi dal centro cittadino? E magari la casa dei propri genitori rimane mezza vuota e cade piano piano a pezzi, perdendo tra l’altro di valore.
E. Dici bene, queste proposte hanno quasi sempre un doppio beneficio per le tasche e per l’ambiente, che vuol dire anche benessere e qualità della vita. Se ci pensi i cittadini, con le loro scelte, possono fare moltissimo. E possono anche vigilare affinché il Comune persegua gli obiettivi che si è posto in questi anni.

M. Accidenti, c’è un sacco di lavoro da fare e posto per tutti.
E. Non ci resta che augurare Buona fortuna.

M. Che fai, ti tiri indietro proprio adesso?
E. No, l’augurio è rivolto anche a me!

M. Ah, mi pareva! Grazie per l’intervista.
E. Ciao Ciuti.

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La cornucopia delle rinnovabili

17 maggio 2011
Pubblicato da Matteo Civiero

100% di energia pulita: it’s the economy, stupid!

Dopo aver evidenziato tutte le criticità del nucleare, vorrei confutare anche quest’altro luogo comune: se vogliamo abbandonare l’uso dei combustibili fossili, non possiamo basarci solo sulle fonti rinnovabili. Invece si può fare, si deve fare e conviene farlo: entro il 2050 tutta la domanda mondiale di energia può essere soddisfatta con fonti pulite. Sono già diversi gli studi usciti in questi ultimi anni che hanno mostrato la raggiungibilità di questo traguardo, da alcuni a torto bollato come fantascientifico.

Già nel 2007, Greenpeace insieme all’European Renewable Energy Council, nel loro Energy (R)evolution: A sustainable World Energy Outlook dimostrarono come fosse possibile dimezzare entro il 2050 le emissioni di CO2 rispetto a quelle del 1990,  per limitare l’aumento medio delle temperature terrestri a 2°C, riuscendo al tempo stesso a fornire energia a prezzi abbordabili a tutti i paesi, e a quei due miliardi di persone che non hanno accesso all’elettricità. Secondo il rapporto, due sono gli strumenti indispensabili per costruire un sistema del genere: (1) l’efficienza energetica, con un potenziale enorme in grado di coprire tutto il fabbisogno aggiuntivo di energia da oggi in avanti; (2) le energie rinnovabili, che in quello scenario arrivavano a coprire il 35% del fabbisogno totale al 2030 e il 50% al 2050.

Nel frattempo gli studi si sono moltiplicati, le conoscenze approfondite e gli obiettivi si sono fatti più ambiziosi. L’ultimo lavoro, di recentissima pubblicazione, arriva dal WWF e si intitola The Energy Report. Un lavoro commissionato alla società di consulenza Ecofys che dipinge uno scenario energetico che porterebbe a ridurre le emissioni dell’80% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. E’ una rivoluzione energetica che – se si investe con convinzione nei prossimi decenni – dal 2040 in poi farà anche risparmiare 4mila miliardi di euro l’anno. Anche in questo scenario, inutile dirlo, è fondamentale il ruolo dell’efficienza energetica: si prospetta una domanda di energia al 2050 inferiore del 15% a quella del 2005. Per ridurre i consumi l’azione dovrà essere decisa per tutti i settori: l’industria utilizzerà una quantità maggiore di materiali riciclati ed energeticamente efficienti, gli edifici verranno costruiti o ristrutturati in modo tale da richiedere livelli minimi di energia per il riscaldamento e il condizionamento, e le varie forme di trasporto saranno più efficienti. Per quanto possibile, si userà l’energia elettrica in luogo dei combustibili solidi e liquidi e l’elettricità sarà gestita in maniera efficiente rendendo più “intelligente” la rete elettrica.

Questa riduzione del fabbisogno elettrico – secondo lo scenario – potrà essere soddisfatto interamente da fonti rinnovabili. Contando solo sulle tecnologie già esistenti e abbandonano fonti con troppe controindicazioni come le fossili e il nucleare. Il mondo dunque non dovrà dipendere più dal carbone o dai combustibili nucleari, mentre le regole internazionali e la cooperazione limiteranno i potenziali danni ambientali derivanti dalla produzione di biofuels e dallo sviluppo dell’idroelettrico. Nel mix energetico proposto da Ecofys e WWF  protagonista sarà il solare. Entro il 2050 l’energia da sole fornirà circa metà di tutta l’elettricità, metà del riscaldamento degli edifici e il 15% del calore del settore industriale. Un obiettivo per cui – si fa notare – è sufficiente un tasso annuale di crescita medio molto inferiore a quello annuo attuale. Importante anche il ruolo dell’eolico che conterebbe per circa il 25% della domanda di elettricità entro il 2050. La geotermia fornirebbe il 4% circa dell’intera produzione elettrica nel 2050 e il 5% del fabbisogno di calore per il settore industriale. Energie rinnovabili con ricadute ambientali discutibili come l’idroelettrico e i biocarburanti nello scenario avranno un ruolo contenuto. Le biomasse verranno usate solo quando non sostituibili da altre fonti rinnovabili e il loro sviluppo dovrà comunque essere sostenibile. Dalle bioenergie nel 2050 verrà comunque il 60% dei combustibili e del calore necessari per l’industria, il 13% del fabbisogno termico degli edifici e circa il 13% dell’elettricità. 

Fornire energia sicura, accessibile e pulita nella quantità necessaria richiederà uno sforzo globale simile alla risposta alla crisi finanziaria mondiale, investimenti per circa il 2% del Pil fino ad un massimo di 3.500 miliardi di euro l’anno nel 2035 (euro al valore del 2005). Ma nel lungo termine i risparmi bilanceranno tutti i nuovi investimenti. Grazie all’energia e ai combustibili fossili risparmiati, infatti, dal 2040 in poi si potrebbe guadagnare a livello globale fino a 4mila miliardi di euro l’anno.

Solo illusioni? Toglietevi questa idea dalla testa. La Germania ha già imboccato con decisione questa strada: “La politica ecologica è la politica del futuro, anche per l’economia” ha spiegato il ministro dell’Ambiente Norbert Roettgen (“La Germania ha scelto Puntiamo su sole e vento”, la Repubblica del 18 marzo 2011). I dati ufficiali parlano chiaro: l’efficienza nell’uso delle materie prime nell’economia tedesca è aumentata del 46,8% tra il 1994 e il 2009, cioè nello stesso periodo in cui il prodotto interno lordo cresceva del 18,4%. I costi del sistema economico Germania sono calati di 100 miliardi di euro. Proprio mentre, parallelamente, la percentuale di energia prodotta dal nucleare scendeva dal 27,3% del 1991 a una cifra attorno al 20%, e quella delle rinnovabili volava nello stesso arco di tempo dal 3,2 al 17%. Mentre i reattori nucleari tedeschi danno lavoro, secondo i Verdi, a circa 30mila persone, gli occupati nel comparto delle rinnovabili sono aumentati dai 277mila del 2007 ai circa 340mila attuali. Dal 2007 al 2009, gli investimenti nelle energie rinnovabili sono passati da 11,4 a 20,4 miliardi di euro. Il fatturato del comparto, export incluso, è di 21miliardi di euro, cresciuto in tre anni di quasi il 40%. Fondi pubblici e sgravi fiscali aiutano la crescita. Una produzione di energia elettrica affidata al 100% alle rinnovabili è possibile entro il 2050, dice il ministero di Roettgen, e il governo si è posto l’obiettivo di arrivare all’80%.

Il Governo di Roma sogna bidoni nucleari e confeziona pacchi sorpresa per le rinnovabili, a Berlino (e non solo) non hanno voglia di scherzare e prendono l’ecologia sul serio: it’s the economy, stupid!

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Il bidone nucleare

7 aprile 2011
Pubblicato da Matteo Civiero
Una scelta costosa, pericolosa, immorale

Il nucleare è davvero una fonte di energia conveniente ed utile nella lotta ai cambiamenti climatici? Oggi le circa 440 centrali funzionanti nel mondo coprono il 6% del fabbisogno energetico primario e il 16% di quello elettrico mondiali. I vantaggi del nucleare possono essere riassunti nella possibilità di produrre grandi quantità di energia in maniera costante, certa e senza l’emissione di gas climalteranti in fase di esercizio (non certo in fase di costruzione). Un cantiere dura mediamente dai 5 ai 7 anni e da lavoro diretto a circa 3.000 persone, che diventano 9.000 considerando l’indotto; si stima che circa il 60% dell’investimento può essere realizzato dall’industria italiana. In fase di esercizio un impianto darebbe lavoro a circa 1.300 persone, tra impiegati diretti e indotto, a cui si aggiungono 150 occupati diretti in fase di smantellamento[i]. Qualcuno sostiene anche che l’energia nucleare, abbassando il costo dell’energia, possa aumentare la competitività del sistema paese e delle sue imprese.

Che l’energia nucleare sia conveniente è un grande abbaglio. Nell’ultima valutazione del Dipartimento dell’Energia Usa (Energy Outlook 2010) sugli impianti da costruire nei prossimi due decenni, l’elettricità da nucleare risulta la più cara tra tutte le forme di energia possibili. Negli ultimi 40 anni il suo costo di realizzazione non ha fatto altro che crescere anziché diminuire, soprattutto per i costi legati alla sicurezza, esattamente il contrario di quello che succede alle fonti rinnovabili (Gianni Silvestrini, Politecnico di Milano su Qualenergia.it). Le uniche due centrali attualmente in costruzione in Europa, in Finlandia e Francia, stanno subendo continui ritardi, revisioni degli standard di sicurezza e soprattutto aumento del costo di realizzazione, che è quasi triplicato. Figuriamoci cosa potrebbe succedere in Italia.[ii]

Non esiste un paese al mondo che abbia trovato una soluzione definitiva alla gestione delle scorie. Anche gli USA, dopo aver investito circa 9 miliardi di dollari per un deposito geologico di profondità, hanno rinunciato al progetto. Oltre che immorale, una fonte energetica che produce scorie altamente tossiche per decine di migliaia di anni, lasciandole a carico delle generazioni future, è economicamente disastrosa e non si può certamente considerare pulita. Nell’Europa a 25 i rifiuti nucleari crescono ad un ritmo di 40mila metri cubi/anno, pari a 100mila tonnellate; come se fosse un edificio a base 850 metri quadri e alto 10 piani e che aumenta di un piano all’anno: una mole gigantesca che ha a disposizione solo due sedi di ritrattamento per tutta Europa, ovvero La Hague in Francia e Sellafield in Inghilterra.[iii] Quelle stesse scorie favoriscono poi la proliferazione di armamenti nucleari e possibili minacce terroristiche, con ulteriori costi per la loro messa in sicurezza. Il decomissioning, ovvero lo smantellamento, ha dei costi assurdi: dai 20 ai 40 miliardi di euro per singolo impianto, cioè dalle quattro alle otto volte il suo costo di installazione.[iv]

Il combustibile utilizzato per produrre energia, l’uranio, quando non ricavato dagli arsenali nucleari militari, è ancora più concentrato dei combustibili fossili: tre soli paesi (l’Australia, il Canada e il Kazakhstan) detengono circa il 58% delle riserve note economicamente estraibili attualmente (Wikipedia).

La sicurezza è una questione controversa. Se da una parte è vero che gli incidenti in questa industria sono più rari – ma non così rari come crediamo, se è vero che tra gli anni ’50 e gli anni ’80 si sono verificati oltre un centinaio di incidenti nucleari, venti di questi molto gravi[v] – quando accadono episodi gravi possono assumere contorni catastrofici: vaste aree di territorio compromesse e inadatte ad ospitare la vita per decine se non centinaia di anni, milioni di persone contaminate in maniera più o meno grave, diffusione delle radiazioni su scala globale (il costo totale del disastro di Cernobyl è stato stimato intorno ai 358 miliardi di euro e in circa 200 mila le persone affette.[vi] Cernobyl e Fukushima non sono incidenti dovuti a tecnologie obsolete, ma ad errori umani e difetti nei sistemi di raffreddamento a seguito di catastrofi naturali e conseguenti black-out energetici. Quanti sanno che nel 2003 in Francia alcune centrali furono fermate per la scarsità di acqua a disposizione per il loro raffreddamento, con conseguente aumento dei morti per mancanza di elettricità e quindi condizionamento in una delle estati più torride della storia delle misurazioni?

I tempi di realizzazione e il potenziale di produzione la mettono fuori gioco nella lotta ai cambiamenti climatici, che devono essere messi in campo in questo decennio: anche nei paesi con programmi nucleari ben avviati, mettere in funzione un reattore nucleare richiede tipicamente più di un decennio. Inoltre lo Scenario energetico prodotto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) mostra che, anche se la potenza nucleare venisse quadruplicata entro il 2050, rappresenterebbe meno del 10% del consumo mondiale di energia. Questo sforzo ridurrebbe le emissioni di biossido di carbonio di meno del 4%.

Costi incerti, non quantificabili, sicuramente in crescita, a carico dello Stato e quindi dei cittadini, vantaggi economici per pochi grandi concentrazioni di potere, contributo scarso e tardivo alla lotta dei cambiamenti climatici e per la sicurezza energetica, l’energia nucleare è un grave freno alla costruzione di un sistema energetico pulito, sicuro, conveniente, distribuito e democratico. Un autentico bidone, un pacco confezionato a spese dei contribuenti che in futuro probabilmente giungerà a destinazione solamente nelle repubbliche delle banane o nelle dittature militari.


  

[i] Da Il Nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo, The European House, Ambrosetti.
[ii] Per un approfondimento consiglio l’articolo di Edo Ronchi su Qualenergia.it.
[iii] Leonardo Maugeri, Con tutta l’energia possibile, Sperling & Kupfer, 2008).
[iv] Fulcieri Maltini, ingegnere nucleare ex CERN, su Qualenergia.it.
[v] Stefano Generali in Ti ricordi Cernobyl?, Infinito, 2006.
[vi] Greenpeace, Energia nucleare:una pericolosa perdita di tempo, in pdf sul sito.

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Da Fermi a intelligenti

3 aprile 2011
Pubblicato da Adriano Zanon

Breve storia del nucleare italiano

Quarant’anni fa, nella primavera del 1971, le classi quinte di elettrotecnica dell’ITIS “Leonardo da Vinci” di Portogruaro andarono in gita scolastica alla centrale elettronucleare di Latina, il top della tecnologia di loro interesse. In quella gita c’ero anch’io. Ricordo bene la centrale nucleare, un posto dove – a differenza di Roma, la base ludica della gita – non tornai più. E’ passato tanto tempo, ma ricordo in particolare quando, ad un certo punto, la nostra guida ci disse: «Ecco, qui siamo sopra il reattore».

Allora in Italia funzionavano tre centrali nucleari completate negli anni Sessanta: quella di Garigliano, col nome del fiume adiacente, ma insediata nel comune di Sessa Aurunca, Caserta (1964-1982), di 150 MW; quella di Latina (1964-1986), di 216 MW; quella di Trino Vercellese (1965-1987), di 270 MW. Nel 1971 anno cominciò anche la costruzione a Caorso (Piacenza, 1981-1988) di un impianto di 850 MW. Queste quattro furono le uniche centrali nucleari a produrre energia in Italia. All’inizio degli anni Ottanta, quando funzionavano tutte insieme, non raggiungevano il potenziale di 1.500 MW. Ma qual è stata la parabola dell’energia nucleare italiana? Abbozziamo una breve ricostruzione.

Negli anni Sessanta in realtà l’Italia era una piccola potenza in tema di nucleare. Era il terzo produttore mondiale. Ma era anche il posto dove c’era intatto il mito della scuola di via Panisperna a Roma, la sede dell’istituto universitario di fisica, dove un gruppo formatosi a partire dalla metà degli anni Venti sotto la spinta di Orso Mario Corbino (1876-1937) e la guida di Franco Rasetti (1901-2001) ed Emilio Fermi (1901-1954), aveva raggiunto negli anni Trenta grandiosi risultati nella ricerca sulla fisica atomica. Con il contributo di Segré, Amaldi, Majorana, Pontecorvo e del chimico D’Agostino, Fermi approdò dalla sua teoria del decadimento beta del 1933 alla produzione della radioattività artificiale dell’anno successivo, esperimenti che permisero le prime riflessioni teoriche alla base dei reattori nucleari. Con il 1935 cominciò la diaspora e alla fine del 1938, in occasione del Nobel ritirato a Stoccolma, anche Fermi (che aveva la moglie ebrea) si trasferì in America, dove sarebbe stato protagonista assieme ad altri della costruzione del primo reattore per la fissione controllata dell’uranio, a Chicago il 2 dicembre 1942.

Per la cronaca negli anni Sessanta ci fu una vicenda controversa da ricordare, quella di Felice Ippolito (1915-1997), un geologo che dal 1952 in qualità di direttore dei comitati nucleari (l’attuale ENEA) fu protagonista di tutti i progetti, a partire dalle prime centrali di Garigliano e Latina. Ippolito però non era organico al potere democristiano, come Enrico Mattei, anzi era un laico in vista, cofondatore nel 1955 del Partito Radicale. E mentre il presidente dell’ENI morì in un incidente aereo nell’ottobre del 1962, Ippolito finì sotto inchiesta nell’agosto del 1963 per dubbi sulla correttezza della gestione del comitato e finì in carcere, condannato per ben undici anni, ma graziato dopo un paio d’anni dal presidente Saragat.

Il ‘caso Ippolito’ per qualcuno fu una montatura, una farsa, per eliminare – appunto dopo Mattei – un altro pericoloso promotore dell’indipendenza energetica italiana. Erano gli anni della nazionalizzazione dell’energia elettrica e gli interessi economici intorno alla materia non erano bruscolini. Comunque Ippolito uscì di scena, andando a fondare nel 1969 Le Scienze, edizione italiana del Scientific American, eppoi facendo il deputato europeo nel PCI (1979-1989). (1)

Ma negli anni Settanta il nucleare tornò prepotentemente d’attualità. Tutto nacque dalla guerra del Kippur dell’ottobre 1973, cioè dall’attacco congiunto a Israele dell’Egitto da sud e della Siria da nord. I paesi arabi si schierarono e l’OPEC bloccò le forniture di petrolio all’Occidente. Chi ha almeno cinquant’anni ricorderà le domeniche senza automobili per strada, dove si poteva tranquillamente giocare a calcio o alla lippa (cibbè o pìndul).

Fu l’inizio di una nuova epoca nelle politiche energetiche ed allora l’ENEL ordinò subito quattro centrali da 1.000 MW, ordine ratificato da un Programma Energetico Nazionale (PEN) approvato dal CIPE a fine 1975. Il documento prevedeva un’escalation nucleare (da 7.400 MW nel 1982, fino a 62.100 nel 1990) sulla base di certezze sull’andamento dei costi di produzione. Ma dove mettere tutte le centrali? Era tutto previsto dal PEN, ma con una certa superficialità. Così, ben presto il programma ebbe qualche problema. Apparve che le previsioni dei fabbisogni elettrici erano esagerate, che non c’erano i soldi, ma apparvero anche le contestazioni.

Per prima si mosse Italia Nostra (bel nome questo) con un documento del 27 marzo 1976 firmato da molti intellettuali, primo il presidente Giorgio Bassani. Poi nel giugno 1976 si cominciò a contestare la costruzione della centrale da 2.000 MW a Montalto di Castro, in Maremma. Tra il 1976 e il 1977 le discussioni, i convegni, le manifestazioni si moltiplicarono. Il 15 marzo 1977 il ministro dell’industria Donat Cattin intimò alle regioni l’individuazione dei siti e poi dispose un nuovo PEN (il secondo), approvato dal CIPE il 3 dicembre 1977. Prevedeva di costruire subito soltanto 12-13 centrali, invece di 20, e di avviarne altre 8 dopo il 1985. Come risposta, in tutto il 1978 si susseguirono manifestazioni di protesta in tutti i territori interessati.

Il nuovo ministro dell’industria Prodi diede il via a Montalto di Castro il 19 febbraio 1979, ma il 28 marzo ci fu il grave incidente al reattore nucleare di Three Mile Island, vicino Harrisburg, in Pennsylvania. Il 19 maggio 1979 si svolse una grande marcia antinucleare a Roma, alla vigilia delle elezioni del 3 giugno.

Purtroppo lo spazio a disposizione mi impedisce di ricostruire gli anni Ottanta, quando si susseguirono i ministri dell’industria e i piani per fare almeno qualche centrale, ma ormai c’era stato il big bang dell’ambientalismo italiano. Nell’estate 1980 fu fondata l’attuale Legambiente, gli anni 1981-83 sono stati quelli della nuova grande contestazione antinucleare. Alle amministrative del 1985 si presentò in otto regioni la lista dei Verdi con simbolo un sole che ride.

Poi il 26 aprile 1986 ci fu l’incidente di Chernobyl. La mia prima figlia aveva dodici mesi e si poneva il problema del latte da utilizzare, per noi grandi quello delle verdure a foglia larga, anche se le notizie erano attentamente minimizzate. Ma tutto approdò ai tre referendum dell’8 novembre 1987, con un voto nettamente contrario al nucleare: 80,6% contro la procedura per la localizzazione, 79,7% contro i contributi agli enti locali favorevoli, 71,9% anche contro l’Enel all’estero.

Così calò il sipario sul nucleare italiano, finché nuovi teatranti l’hanno rialzato per farci godere un nuovo spettacolo. Ma gli italiani sul nucleare sono partiti da Fermi per diventare sempre più intelligenti, hanno la memoria e la capacità per decidere al meglio qualcosa del loro futuro.

_____________

(1) Questa parte per ragioni di spazio non è riportata nell’articolo stampato e qui in pdf. Tutta questa vicenda è in realtà un capitolo della storia italiana che non riguarda solo il ‘caso Ippolito’ e la questione nucleare e andrebbe trattato con la dovuta ampiezza.

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Le vignette di Lorenzo Bussi: M’illumino di meno 2011

10 febbraio 2011
Pubblicato da Lorenzo Bussi

M’illumino di meno 2011

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M’Illumino di Meno – 2011

7 febbraio 2011
Pubblicato da Patrizia Daneluzzo

Ovvero divertirsi a fare la rivoluzione (energetica, ma non solo)

 

Anche per quest’anno la trasmissione di Rai Radio 2 Caterpillar promuove la Giornata del Risparmio Energetico in occasione dell’anniversario della firma del Protocollo di Kyoto. Caterpillar invita comuni, associazioni, scuole, aziende e case di tutt’Italia ad aderire all’iniziativa creando quel “silenzio energetico” che ha coinvolto le piazze di tutt’Europa negli anni scorsi, per fare spazio, dove possibile, ad un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili. Pur svolgendosi con il consueto senso dello humour e in un clima festoso che non può che far bene allo scopo di avvicinare sempre più persone a questi temi, l’iniziativa è tutt’altro che frivola e superficiale. Gli autori ci ricordano nel sito della trasmissione che “allo stadio attuale della ricerca tecnologica è già possibile produrre energia con il sole, il vento, il mare, il calore della terreno o con le biomasse. Facendo appello all’inesauribile ingegno italico invitiamo tutti, dagli studenti ai precari, dalle aziende in crisi alle amministrazioni comunali, a misurarsi con la green economy adottando un sistema pulito per spegnere lo spreco e accendere una scenografia tricolore il 18 febbraio 2010.”

Si tratta di un tema importante, quello di promuovere un sistema energetico diverso, più sostenibile, distribuito e democratico, in grado di promuovere un modello diverso di benessere, occupazione stabile e riduzione degli impatti ambientali. M’illumino di Meno e tutte le iniziative di sensibilizzazione sono un tassello di questo progetto, che si rivolge al singolo cittadino perché diventi elemento attivo di cambiamento, attraverso stili di vita e di consumo virtuosi. Sebbene non sia infatti secondario il ruolo propulsivo delle imprese e quello di regolamentazione, incentivazione e stimolo delle amministrazioni centrali e locali, un cittadino consapevole e attivo, un utente accorto e magari autoproduttore di energia, sono la spinta più forte ed efficace al cambiamento, la chiave di volta per far muovere rapidamente tutte le altre pedine verso un sistema energetico veramente sostenibile. 

Anche quest’anno a Portogruaro viene organizzato un ricco programma che rientra nell’iniziativa nazionale. Occorre innanzitutto ricordare che nella nostra città M’illumino di Meno, a cui il Comune ha aderito fin dalla prima edizione (2005), si è incrociato nel 2008 con Vivere con Stile, un progetto sulla diffusione di stili di vita sostenibili che ha dato origine ad un coordinamento di associazioni locali impegnate in varie maniere su questi ed altri temi. Dopo aver organizzato le edizioni del 2009 e 2010, Vivere con Stile, con il supporto del Comune, curerà anche le iniziative di M’illumino di Meno 2011, che saranno principalmente tre.

Venerdì 18 febbraio si celebrerà la giornata del Risparmio Energetico con la presentazione di un libro per ragazzi sui cambiamenti climatici e di alcuni esperimenti virtuosi e innovativi sviluppati localmente sul fronte dell’energia. L’appuntamento è per le ore 18 in Sala del Caminetto (Villa Comunale).

Sabato 19 febbraio, nel pomeriggio, il centro cittadino sarà invece il teatro di una “caccia al tesoro” a tema sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili, che coinvolgerà quanti tra ragazzi e adulti vorranno partecipare ad un gioco che farà divertire e riflettere, scoprire e proporre i temi dell’energia sostenibile.

Sabato 26 febbraio sarà infine un’occasione per compensare le emissioni di CO2 e per contribuire alla realizzazione del nuovo bosco dei Prati delle Pars a Teglio Veneto, attraverso la piantumazione di alberi insieme ai volontari dell’Associazione Prati delle Pars e della Pro Loco Tegliese. 

Rimandando al sito di Vivere con Stile per gli aggiornamenti delle varie iniziative locali  e riportiamo nel box allegato il decalogo di buone abitudini che Caterpillar propone per il 18 febbraio (ma che rimane valido anche dopo!). Si tratta di azioni semplici ma di buon senso, per iniziare il cammino verso un mondo di energia sostenibile.


Dieci buone abitudini

  • Spegnere le luci quando non servono;
  • Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici;
  • Sbrinare frequentemente il frigorifero;
  • Tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria;
  • Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola;
  • Se si ha troppo caldo, abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre;
  • Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria; 
  • Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne;
  • Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni;
  • Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni;
  • Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

 

 

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Portogruaro Città Solare su Terranauta.it

31 maggio 2009
Pubblicato da La Città Futura

(Tratto da Terranauta.it – Virginia Greco – 6/4/09)

Vivere in pace e bene in un contesto urbano” si può, se si ha un progetto preciso e articolato e se si coinvolge la cittadinanza in un’esperienza di amministrazione partecipata. E’ quanto ci insegna Portogruaro, comune veneziano che da quattro anni sperimenta una politica improntata alla sostenibilità ambientale. La testimonianza diretta dalla voce di Ermes Drigo, Consigliere Comunale alla Qualità Urbana e alla Vivibilità.

Consumare meno energia, ridurre il trasporto privato, limitare il consumo di territorio, produrre meno rifiuti: quattro obiettivi basilari da raggiungere per poter vivere in pace e bene in un contesto urbano. Sono i traguardi ai quali è orientato il piano “Città Solare” lanciato nel 2005 dall’amministrazione comunale di Portogruaro, agglomerato di 25000 abitanti posto nella parte orientale della provincia di Venezia.

In quattro anni il Comune ha compiuto parecchi passi avanti, soprattutto sul piano dell’energia. L’aspirazione a contribuire a livello locale al raggiungimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto ha indotto l’amministrazione portogruarese ad applicare una politica energetica concreta, volta ad accrescere l’efficienza degli edifici e dell’illuminazione pubblici e a realizzare una graduale conversione all’uso delle rinnovabili.

Abbiamo intervistato Ermes Drigo, Consigliere Comunale di Portogruaro, incaricato alla Qualità Urbana e alla Vivibilità, il quale ci ha illustrato i vari aspetti del piano “Città Solare“, che fa del comune veneziano un esempio di “istituzione virtuosa“.

(continua a leggere l’articolo…)

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