Come può la Corte di Cassazione aver potuto equiparare lo stupro di gruppo allo stupro individuale, con l’argomento che il primo “presenta caratteristiche essenziali non difformi” dal secondo? L’agire in gruppo è un’aggravante per molti reati contro il patrimonio e non lo sarebbe per la violazione del corpo femminile al massimo livello, dove il gruppo vigliaccamente si coalizza per vincere la resistenza di una donna e sopraffarla? Se l’aggressione maschile (sia nell’ambito familiare che extrafamiliare) costituisce la prima causa di morte delle donne dai 16 ai 46 anni circa in tutta Europa o quasi, viene da chiedersi chi tra i maschi sia indenne da questa mentalità di possesso e scarsa considerazione della donna, visto che neanche i difensori del diritto si dimostrano sensibili alla tragedia della violazione del corpo femminile effettuata in gruppo, al punto da non ritenere necessaria la carcerazione preventiva per chi sia riconosciuto colpevole di tale delitto.
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Stamattina, distribuendo volantini per il sì al referendum contro il nucleare, incrociavo lo sguardo della gente. Erano soprattutto donne quelle a cui mi rivolgevo perchè sono soprattutto le donne a frequentare il mercato. Distribuivo un appello scritto contro il nucleare ma ricordavo a voce che era un referendum per difendere anche l’acqua dalle speculazioni private. “Signora, mi raccomando: si ricordi domenica, vada a votare! Anche per l’acqua!”
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Chi poteva immaginare la soddisfazione di festeggiare il 25 aprile in montagna, là dove i partigiani combattevano e il paese partecipava come poteva, dando riparo protezione, pagando poi caro il prezzo della ritirata rabbiosa dei vinti.
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Col caldo che fa sono stata tanto in giardino in questi giorni. Cerco di sistemare l’orto, ho già piantato i pomodori. Sistemo la paglia e cerco le migliori strategie per battere le lumache nella velocità con cui divorano le piccole e tenere insalate. Ma mi diverto anche ad assaporare il giardino con i suoi colori e umori. La vecchia siepe sta cedendo, il glicine invece è potente e sembra spadroneggiare su ciò che gli sta intorno. La vite, poi, è la più anarchica. Chissà quanta uva quest’anno.
Mi guardo intorno: fiori sul ciliegio, margherite nel prato: aiuto! C’è una margherita mostruosa. La base è come ispessita, raddoppiata, non più rotonda ma ovoidale; così trasformata la margherita ha perso tutto il suo fascino: è sgraziata, impressionante, paurosa. A guardarla sembra foriera di scenari apocalittici e incontrollabili. Il mio giardino è a pochi metri dalla centrale a biomasse in costruzione a Villanova.
Ma come… se non ha nemmeno incominciato a funzionare, non è ancora attiva!
Appunto…
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E’ domenica mattina e come sempre mi godo una tregua dai ritmi incalzanti del lavoro. Stamattina però è speciale, perchè so che ci sarà una manifestazione (si proprio qua e con la gente che conosco) contro le centrali in fase di costruzione o progettate nel territorio. Sappiamo tutti ormai di cosa si tratta. La mia curiosità è vedere come si svolgerà questa manifestazione. Verrà in piazza e in corteo la gente di questa area che sarà così pesantemente colpita dalla presenza delle molte centrali? Quante persone rinunceranno a messa/partita/lavaggio della macchina, insomma i riti secolari e religiosi del nostro amato Veneto? Saranno capaci gli organizzatori di dare una corretta natura alla protesta senza sfruttarne la bandiera per cercare visibilità a livello politico per il tale partito? Potrà un piccolo paese che è sempre stato obbligato a fare i conti con il maggiore (unico?) datore di lavoro della zona dire no e non essere vittima di un ricatto sui tagli agli ultimi posti di lavoro esistenti nell’area? Tutto questo pensavo andando in direzione di Fossalta.
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Che cosa è più importante? Far circolare le idee sulla decrescita felice, quindi fare una filosofia della decrescita che può muovere l’opinione pubblica verso un interesse per i temi della riduzione dei consumi, o operare su concreti fatti che esperiscono questi princìpi? Mi riferisco ai gas, agli esperimenti sulle auto produzioni e sui movimenti di auto aiuto o come si voglia chiamarli.
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Mezzo milione di sterline (circa 600mila euro) è la buonuscita pagata da Amnesty International al segretario generale Irene Khan prima delle sue dimissioni nel dicembre 2009, dopo 8 anni di lavoro. Lo apprendo leggendo Il Fatto Quotidiano del 20 febbraio 2011. Cosa direbbe Adriana Zarri , secondo la quale lei, come scrittrice, doveva guadagnare meno di un operaio alla catena di montaggio o di un muratore perchè si sentiva remunerata anche dalla grande motivazione per il suo lavoro di prestigio e dai riconoscimenti che da questo le venivano quotidianamente? Mi rendo conto che questa posizione non è in sintonia con le moderne tesi di mercato ed è per questo che leggevo (e leggo ancora) la Zarri con piacere.
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Non so chi di voi abbia avuto la pazienza di leggere l’articolo de La Nuova Venezia di ieri a proposito del dramma accaduto al collega Bigai. Sono citata anch’io e si evince da quanto scritto che non avrei voluto rispondere a chissà quali domande scomode poste dalla giornalista sul caso.
In realtà la giornalista io non l’ho nemmeno vista. Ero in classe sì, ma a far lezione e quando il bidello mi ha avvertito della sua presenza ho semplicemente risposto tramite lui che non potevo lasciare il mio lavoro e che comunque non avrei avuto commenti da fare, suggerendole di tornare il giorno dopo perché la Dirigente quel giorno era assente. Ma tant’è: il sensazionalismo avant tout. Se tu non vuoi alimentare ulteriori polemiche o non vuoi abbandonare il tuo posto di lavoro (magari per la vanità di vedere il tuo nome citato dal giornale), va a finire che il tuo nome compare ugualmente, circondato dall’implicita aurea di persona omertosa che vuole difendere chissà che.
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E’ da poco passata la frenesia del natale con festeggiamenti di tutto: la vigilia, il natale, il giorno dopo, la fine e l’inizio dell’anno, l’epifania. Mi chiedo cosa resta di tutta questa operazione mediatica, dell’agitazione e delle aspettative che porta con sé. Tralascio naturalmente l’aspetto religioso che pure ancora vale per alcuni, sempre meno numerosi secondo me. Ogni volta mi stupisco nel vedere l’effetto prodotto da questa grande operazione commerciale che cerca disperatamente di aumentare i consumi in tempi che di allegro hanno ben poco, pregni come sono di una crisi prima negata, poi sottovalutata, infine riconosciuta e recentemente giudicata persino “seria” dai nostri politici. Questa crisi, a noi ben familiare, invece, perché abbiamo orecchie per ascoltare e occhi per leggere le cronache locali, durerà ancora a lungo.
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