La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Tutela del passato, speranza del futuro

18 novembre 2010
Pubblicato da La Città Futura

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una lettera di Lorenzo Bussi su un argomento di grande interesse e da noi molto seguito.


Sabato 13 novembre mi sono recato al teatro Russolo per seguire il dibattito “Scuole senza soldi… e non solo”, organizzato dal Coordinamento dei presidenti dei Consigli d’Istituto del Portogruarese. Mi aspettavo delle proposte d’intervento per affrontare la situazione di disagio in cui versa la scuola a tutti i livelli (dall’infanzia alla secondaria superiore).

Purtroppo non sono riuscito ad assistere a tutti gli interventi, ma la percezione che ho ricevuto è stata la seguente:

– Un’incompleta e inesatta rappresentazione della situazione organizzativa e didattica: il dirigente del 2° circolo Supino ha parlato di una scuola in grado di accogliere le sempre maggiori richieste di tempo pieno facendo l’esempio di Caorle dove, pur non ottenendo l’istituzione di una nuova classe il dirigente è riuscito comunque a formarla, attingendo all’organico assegnato all’istituto. Supino però ha omesso di dire che in questi casi, com’è già successo in altre realtà, viene meno la contemporaneità, condizione indispensabile per garantire una scuola di qualità.

– Il tentativo di affrontare il problemi in ordine sparso, cercando di trovare risposte alle singole situazioni: questo è emerso dagli interventi dei rappresentanti locali che sembra non riescano a cogliere l’importanza sociale del fenomeno. Deludente l’intervento dell’assessore provinciale che ha vantato l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle scuole, mentre quello che interessava alla platea era conoscere quello che si riesce a fare sotto questi tetti!

– La mancanza di proposte: solo dal sindaco Bertoncello sono venute le uniche parole propositive: muoversi in rete (cittadini, amministratori e operatori scolastici) e fare massa critica. Peccato che si sia dimenticato di dire come. I presenti (ed io stesso), sicuramente disorientati, si sarebbero aspettati qualcosa di più. In questo periodo di grande incertezza e di mancanza di valori, è necessario stabilire uno o due punti fermi (scuola e occupazione?) su cui convogliare l’impegno e il bisogno di cambiamento dei cittadini.

Queste cose le avrei volute dire ai presenti, ma era già mezzogiorno e mancavano ancora alcuni interventi delle nove personalità invitate. Ritengo che una buona occasione sia stata sprecata. Il crollo della casa dei gladiatori a Pompei è stato letto come il simbolo dell’impotenza del sistema a tutelare il nostro passato; se crolla la scuola pubblica sarà molto più grave, perché avremo rinunciato a puntare sul futuro.

Lorenzo Bussi
Insegnante di scuola primaria – Portogruaro

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Documento del Collegio Insegnanti 2°Circolo

5 novembre 2010
Pubblicato da La Città Futura

Ai Genitori degli alunni del 2° Circolo di Portogruaro VE

Il 13 settembre è iniziato l’anno scolastico 2010-2011, il secondo della gestione Gelmini, ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ormai nota per il rigore nel contenimento delle spese e per i tagli al personale impegnato nella scuola.

Proseguendo col programma avviato nel 2009-2010, quest’anno, a livello nazionale ci saranno 26mila docenti e 15mila ATA in meno, per un taglio totale di 41mila unità.

Va ricordato che nel 2009-2010 il taglio ha riguardato 42mila docenti e che per l’anno scolastico 2011-2012 ci saranno altri 13mila insegnanti in meno.

In provincia di Venezia, a fronte di un incremento degli alunni +1.249 iscritti, il numero dei docenti si riduce di 187 unità e quello degli ATA di 128.

 

a.s.
2008/9

a.s.
2009/10

a.s.
2010/11
diff.
1° anno
diff.
2° anno
diff. tot.biennio

STUDENTI

95.851 97.747 98.996 +1.896 +1.249 +3.145
DOCENTI 8.254 8.042 7.855 – 212 -187 -399
ATA 3.027 2.885 2.757 -142 -128 -270

Questa introduzione, basata su un raffronto di meri dati numerici, è indispensabile per comprendere quali sono e saranno le ricadute sulla qualità della didattica nelle scuole e in particolare nel 2° Circolo di Portogruaro.

La prima conseguenza è stata la riduzione del tempo scuola, passato da 30 a 27 ore (circa 100 ore annue in meno), approvata dal Consiglio di Circolo su proposta del Collegio dei docenti. Questa scelta non è stata presa certo a cuor leggero, anzi, è stata discussa in numerose occasioni valutando gli aspetti da privilegiare per offrire agli alunni e alle famiglie uno standard di qualità del servizio accettabile.

Le considerazioni che hanno portato il Collegio docenti verso l’adozione dell’organizzazione a 27 ore possono essere sintetizzate nei seguenti punti:

1) l’assegnazione dell’organico per il 2010-2011 è stata effettuata considerando per le classi prime e seconde un orario di 27 ore (dall’anno scolastico 2008-2009 ad oggi il numero dei docenti nel circolo è passato da 49 a 46);

2) la necessità di non frammentare l’offerta didattica nominando troppi insegnanti nella stessa classe per coprire spezzoni orari anche ridottissimi (l’orario degli insegnanti della scuola primaria è di 22 ore settimanali con gli alunni più 2 ore per la programmazione);

3) il bisogno di garantire un minimo di contemporaneità nelle classi per attuare attività di recupero e potenziamento con gli alunni che presentano ritardi nell’apprendimento o per svolgere attività di laboratorio;

4) l’impossibilità di attuare all’interno di uno stesso plesso organizzazioni orarie diverse: 27 – 30 – 40 ore, che complicherebbero l’organizzazione del trasporto scolastico e il ritiro degli alunni.

Sulla strada della riduzione dell’orario il nostro Circolo è arrivato con un anno di anticipo, ma è evidente che anche gli altri Circoli o Istituti si dovranno adeguare poiché il prossimo anno scolastico l’organico sarà assegnato calcolando un funzionamento a 27 ore nelle prime, seconde e terze.

La riduzione dell’orario non è la sola conseguenza che graverà sugli alunni e sul servizio offerto dal nostro Circolo. Anche quest’anno il 50% delle ore di contemporaneità dovrà essere messo a disposizione per la sostituzione di eventuali insegnanti assenti e quando ciò non sarà possibile, prevalentemente di pomeriggio, si procederà alla divisione degli alunni tra le classi con conseguente aumento numerico e con l’inevitabile impossibilità di svolgere le attività regolarmente (senza considerare la sicurezza!).

Riduzioni anche tra gli insegnanti specialisti di lingua inglese: 4.500 in meno in tutta la scuola primaria, 39 in meno nella provincia di Venezia, con un evidente impoverimento di questa disciplina e con soluzioni estremamente azzardate. Nel nostro Circolo c’è un sovraccarico di classi per gli insegnanti (anche fino a 10 classi) specialisti di lingua inglese e gli insegnanti specializzati devono insegnare la seconda lingua nella loro e in altre, numerose, classi.

Un altro elemento critico è rappresentato dalla carenza di insegnanti di sostegno a fronte di un numero di disabili in forte aumento. Nell’anno scolastico 2009-2010 (dati MIUR, elaborati da Tuttoscuola) gli alunni disabili inseriti nelle scuole statali di ogni ordine e grado hanno superato le 181mila unità (il 2,3% della popolazione studentesca), con un incremento di oltre 5mila rispetto all’anno precedente.

Nel nostro Circolo, dove per il momento non sono ancora stati nominati tutti gli insegnanti di sostegno, sono previsti in organico di fatto 6 insegnanti per la primaria e 1 per l’infanzia. Alla scuola primaria, quattro insegnanti dovranno seguire tre alunni disabili ciascuno (rapporto di 1 a 3). Secondo la normativa, invece, va garantito un insegnante ogni due alunni disabili.

Ovviamente è aumentato il numero massimo di alunni per classe: alla primaria il limite è di 26 alunni elevabile a 27, mentre nella scuola dell’infanzia il limite massimo è passato a 29 bambini per sezione, escluse quelle che accolgono alunni con disabilità.

I Collaboratori scolastici sono passati da 17 a 15 e devono svolgere sorveglianza e pulizie in 6 plessi: tre di scuola primaria e tre di scuola dell’infanzia. E’ evidente che anche su questo versante le cose peggioreranno, tenendo conto che sui collaboratori graverà quella quota di pulizie, pari al 25 %, che è stata tolta alle imprese appaltatrici.

“… per quanto riguarda il servizio mensa il taglio del numero di bidelli (5 in meno nella scuola primaria e dell’infanzia) mentre per lo Stato comporta un risparmio, per il Comune di Portogruaro vuol dire un aumento di spesa di almeno 40.000 euro. Questo perché in alcuni plessi non ci sarà più personale interno che provvederà al servizio di somministrazione dei pasti agli alunni e che, quindi, sarà la stessa ditta che gestisce il servizio mensa a doverlo garantire e con costi elevati”1.

Dulcis in fundo, il capitolo finanziamenti: le scuole non possono più contare sui contributi della legge 440/97 nata per dare gambe all’autonomia tramite l’erogazione di fondi per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa.

E’ proprio per questa carenza di trasferimenti economici alle scuole che il Consiglio di Circolo ha deciso di aumentare il contributo delle famiglie da 10,50 a 15,50 euro.

La situazione, quindi, non si presenta affatto facile e l’impressione è che non migliorerà nel futuro, anzi. Da parte nostra c’è comunque l’impegno di offrire un servizio che mantenga un certo grado di qualità nel rispetto delle esigenze degli alunni, ma su questo chiediamo anche l’appoggio delle famiglie perché siano comprese e condivise le scelte che come docenti, seppur dolorosamente, abbiamo adottato.

Il Collegio docenti del 2° Circolo

Portogruaro, 12 ottobre 2010

 

 

1 1. Portogruaro Informa anno XVIII n.2 settembre/ottobre 2010.

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Tutti giù per terra! Una riforma scolastica a perdere

19 ottobre 2010
Pubblicato da Lucia Steccanella

E’ vero, le tristi novità della riforma Gelmini sono note a noi insegnanti da tempo, dapprima vissute come minacciose evoluzioni del sistema scuola, che speravamo non potessero tramutarsi in reali proposte di legge, poi rese oggetto di proteste a tutto campo perché non trovassero spazio di realizzazione, oggi concretizzate in quotidiane incoerenze e mancanze che ci vedono spettatori e protagonisti insieme di una ben camuffata ma inesorabile distruzione qualitativa del sistema scolastico italiano. Essere protagonisti e spettatori di un fenomeno come questo, equivale ad esserne inevitabilmente anche vittime. Ogni giorno vado a scuola e penso che il mio dovere è fare del mio meglio perché tutto quello che a me e ai miei alunni è stato tolto non riduca il fare scuola ad una farsa e la mia passione a dovere, restando schiacciata dall’esiguità di mezzi che mi sono rimasti per far sì che tutto questo non avvenga.

Il problema ha molti aspetti e la mia riflessione si ferma su uno per me non trascurabile. Rousseau scriveva nel suo Emilio: «Per insegnare il latino a Giovannino non basta conoscere il latino, bisogna soprattutto conoscere Giovannino». Credo che chiunque abbia avuto un’esperienza scolastica condivida che a scuola non si realizzino processi di istruzione, senza sottostanti  processi di educazione. I bambini, i ragazzi, non crescono da soli, ma grazie ad una relazione produttiva e costante con cose prima e persone poi. L’insegnante può indicare cosa fare e cosa non fare; cosa studiare e come comportarsi, cosa è bene e cosa no; oppure può scegliere, perché di scelta si tratta, di accompagnare chi sta crescendo, unendo le proprie parole alle sue, accompagnandolo con la curiosità e la disponibilità di capire come crea lo schema del proprio mondo cognitivo e sociale divenendo, come scrive Galimberti, ospite e compagno di un viaggio alla scoperta del nuovo. «Se vogliamo costruire la testa ai nostri giovani, dobbiamo stimolare in loro non tanto l’apprendimento quanto la ricerca, che si combina con la naturale curiosità giovanile, su cui si radica l’interesse» (tanto cercato e sperato negli studenti da parte di insegnanti e genitori).

Per anni le difficoltà di apprendimento sono state imputate a soggettive deficienze intellettive, ad impreparazione o ad insufficienti capacità comunicative dell’insegnante; poi finalmente lo studio dei processi di apprendimento ha fatto luce sul disagio e l’insicurezza che l’apprendere  il nuovo, inevitabilmente porta con sé:  il dubbio di non riuscire, le aspettative dell’insegnante, i tempi pre-costituiti, l’allontanamento dal conosciuto e la sfida del non-conosciuto: tutte producono un disagio che l’alunno deve spesso gestire da solo, utilizzando gran parte delle proprie energie psichiche, e che si risolve spesso con il rifiuto della scuola e dello studio.

Quando in una classe di scuola dell’infanzia ci sono 29 alunni, in una di scuola primaria 25, e via aumentando fino ad arrivare ai 35 nelle classi di istituti superiori, che ascolto è possibile dare, a questo disagio? Come può un’insegnante che deve gestire il proprio orario come componesse un puzzle, in tre o quattro classi, conoscere i propri alunni se non per nome e cognome? Che fine fa la relazione educativa?

D’altra parte, si dice, questa riforma doveva servire a rendere efficiente l’apparato scolastico e l’efficienza di un sistema significa che lo stesso raggiunge nel migliore dei modi lo scopo per il quale è stato creato, con il minor impiego di tempi e mezzi. Il Ministro Gelmini forse dopo una lettura affrettata della definizione, ha ridotto al minimo i mezzi e i tempi, senza preoccuparsi della stretta connessione che questi elementi hanno con le finalità dell’insegnare e dell’apprendere.

La società di oggi chiede a tutti, anche ad alunni e insegnanti di ‘fare’: fare tanto,  fare bene; non di ‘agire’, cioè compiere azioni coordinate per uno scopo: di questa società e di questa cultura è figlia la riforma della scuola del ministro Gelmini. Non fosse che a scuola oggi, si riesce a ‘fare’ ben poco.

Credo che difficilmente si sarebbe potuto fare di peggio! In un solo colpo, diminuendo drasticamente il numero degli insegnanti ed i fondi destinati alla scuola, si è resa impossibile una proficua relazione educativa, base indispensabile per l’apprendimento, e si sono ‘accatastati’ nelle classi studenti, molti dei quali non sapranno spiegare un giorno perché hanno rinunciato agli studi.

Per finire, dopo aver ridotto il ruolo dell’insegnante a mero trasmittente di nozioni, lo si è costretto a confrontarsi tutti i giorni con la frustrazione di non avere mezzi e tempo per fare neppure quello! Rousseau avrebbe di che arrabbiarsi.

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Riaprono le scuole? Sì, ma saranno più care

19 settembre 2010
Pubblicato da Marisa Furlanetto

A settembre la situazione finanziaria nelle scuole sarà esplosiva e parlare di progettualità o di priorità da realizzare in assenza di un budget finanziario è molto arduo.

Come abbiamo già scritto su questo periodico (no. 4, aprile 2010) il Ministero della Pubblica Istruzione già da due anni non contribuisce più al funzionamento amministrativo-didattico delle scuole e dal 2008 non copre le spese per supplenze sostenute dalle scuole, garantendo solo un budget minimo, assolutamente insufficiente alle necessità. Le scuole a tutt’oggi rimangono indebitate con centinaia di migliaia di euro. La riforma Gelmini, peraltro, in un’ottica di risparmio prettamente economico, prevede l’eliminazione delle compresenze degli insegnanti, appesantendo ulteriormente la didattica e impedendo di fatto la copertura dei docenti assenti. L’ente locale, dati i tagli delle ultime finanziarie, riesce con estrema difficoltà a garantire i minimi servizi scolastici, quali mensa, trasporti, manutenzione edifici, ecc.

Ma guardiamo la nostra realtà locale. Il comune di Portogruaro comprende sei Istituti Superiori per un totale di 3.724 studenti, due Circoli Didattici per un totale di 1.535 alunni e una Scuola Media per un totale di 686 alunni (dati dell’anno scolastico 2009/2010). La competenza sul funzionamento e sulla manutenzione degli edifici delle scuole superiori è della Provincia. Al Comune competono, per obbligo di legge, la manutenzione degli edifici delle scuole dell’infanzia statale (sono sei), delle scuole primarie statali (otto) e delle scuole medie statali (quattro), la fornitura degli arredi, dei servizi di mensa, trasporto, il pagamento delle spese telefoniche, dell’energia elettrica, del riscaldamento, della cancelleria degli uffici e del materiale igienico sanitario collegato alle mense, l’assistenza socio sanitario per gli alunni non abbienti. In sostanza per la scuola dell’obbligo lo Stato si occupa solo della retribuzione degli insegnanti, dei collaboratori scolastici e del personale di segreteria.

Per quanto riguarda le strutture scolastiche crediamo che la Città di Portogruaro abbia fatto molto in questi anni, mettendo a norma di sicurezza tutti gli edifici, ampliandoli o costruendoli ex novo dove necessitava, e garantendo tuttora, tramite le proprie squadre di addetti professionalmente competenti, l’intervento e la pronta manutenzione. E’ stato anche istituito un apposito referato per il monitoraggio dei consumi energetici in tutti gli edifici pubblici, scuole comprese; tra l’altro sarebbe importante che su questo tema venissero coinvolti maggiormente insegnanti e ragazzi al fine di ottimizzare anche il risultato educativo.

Ma noi dobbiamo occuparci del benessere del ragazzo a scuola in tutte le sue forme, quindi l’ulteriore sforzo va fatto nel garantire gli arredi necessari per curare il suo ambiente di vita e di lavoro: con una programmazione di acquisto a medio-lungo termine dobbiamo rinnovare gli arredi di gran parte delle scuole, ipotizzando di organizzare in ogni plesso almeno un laboratorio di informatica e uno di lingua straniera, arredando gli spazi esterni con attrezzature ludiche e favorendone l’utilizzo da parte della cittadinanza tutta quando la scuola è chiusa. Va inoltre attivata una puntuale ricognizione delle strutture esistenti, al fine di ottimizzare gli spazi, evitando il sovraffollamento di alcuni plessi a discapito di altri, facendo attenzione a garantire a tutti gli allievi, sia del centro che delle frazioni, le stesse opportunità (per esempio fornendo il trasporto gratuito degli allievi di fuori per gli eventi che offre la città, per la partecipazione a premiazioni, mostre, spettacoli teatrali, ecc.). A questo proposito è indispensabile che Comune e Scuola, in una stretta collaborazione e unità di intenti, concordino una politica scolastica del territorio, con verifiche periodiche sulla fattibilità e sui risultati, superando anche vecchie logiche di competenze territoriali e di stradari di residenza degli alunni, sottoscrivendo anche apposite convenzioni d’uso tra Istituzioni Scolastiche per l’uso in comune di locali e di strutture.

E’ da evidenziare la situazione di sofferenza delle scuole dell’infanzia del Comune: le sei scuole statali e le due scuole paritarie sono assolutamente insufficienti a rispondere alle esigenze dell’utenza; i comuni di Concordia Sagittaria e di Portogruaro hanno sottoscritto una convenzione per l’ammissione presso l’Asilo Nido Comunale di Concordia fino ad un massimo di 25 bambini di età compresa tra i sei mesi e i tre anni tra i residenti nel Comune di Portogruaro. Anche questo servizio risulta evidentemente carente rispetto alle necessità: infatti nel territorio funzionano asili nido e baby parking privati. Per questi motivi il Comune dovrebbe adoperarsi per favorire almeno l’attivazione delle “sezioni primavera” della scuola dell’infanzia statale, che prevedono l’iscrizione dei bambini a partire dai due anni.

Relativamente agli altri servizi forniti dalla Città, con un rafforzamento del raccordo tra servizi sociali-comune-scuola, non c’è dubbio che si deve andare ad una razionalizzazione dei sostegni economici forniti ai genitori in difficoltà, prevedendo quote variabili del prezzo mensa a secondo delle possibilità, il sostegno a chi non può permettersi i libri, ma rafforzando il principio che tutti contribuiscano per quanto possibile alle spese con un attento monitoraggio delle famiglie bisognose. L’ente locale non deve e non può sostituire lo stato nell’elargizione dei servizi o nell’erogazione dei finanziamenti a lui prescritti; dovrebbe senz’altro però sostenere la progettualità didattica dei Collegi Docenti, destinando finanziamenti specifici, anche concordati nella finalizzazione e nella ricaduta, in una azione sinergica. Bisogna curare l’educazione del ragazzo in senso lato con la promozione di progetti che vadano verso l’incentivazione e l’acquisizione di comportamenti corretti: andare a scuola a piedi o in bicicletta, per esempio, per arrivare ad un futuro ideale di area pedonabile fuori dalle scuole, adottare ogni misura per prevenire e contrastare efficacemente fenomeni di bullismo, di violenza fisica o psicologica, ecc.. In tutti questi percorsi è indispensabile coinvolgere e sostenere i Comitati dei Genitori e i Comitati degli Studenti, organizzando incontri specifici e periodici di informazione, di coprogettazione e di cogestione delle svariate problematiche. Insieme, l’Amministrazione Comunale e la Scuola, con tutte le sue componenti, riapriranno le scuole a settembre, insieme sceglieranno la strada perchè i nostri ragazzi subiscano il male minore, consapevoli, se non altro, che la ‘colpa’ è altrove.

Spese sostenute dal comune per la scuola dell’obbligo nel 2009

Energia elettrica € 91.400
Acqua € 9.700
Telefono € 19.200
Riscaldamento € 357.100
Tassa rifiuti € 22.200
Manutenzioni straordinarie € 43.600
Manutenzioni ordinarie € 60.300
Igiene e cancelleria € 15.000
Sostegno alla didattica € 4.700
Mensa € 53.200
Trasporto € 299.500
TOTALE € 975.900

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Le vignette di Lorenzo Bussi: Tre i

11 settembre 2010
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Tre i

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Le vignette di Lorenzo Bussi: Scuola Tagliata

5 settembre 2010
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Scuola Tagliata

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Le vignette di Lorenzo Bussi: Prove

26 maggio 2010
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Prove

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Situazione finanziaria delle Scuole della Rete Interdistrettuale Venezia Orientale

27 aprile 2010
Pubblicato da La Città Futura

Ai Sigg. Genitori
Al Personale
Ai Comitati studenti
Ai Sindaci
Al Presidente della Provincia di Venezia
Al Presidente della Regione Veneto
All’Ufficio Scolastico Regionale
All’Ufficio Scolastico Provinciale
Al M.I.U.R.
Ai Parlamentari eletti nel territorio
Alle Organizzazioni Sindacali
Agli Organi di Informazione

OGGETTO: Situazione finanziaria delle Scuole della Rete Interdistrettuale Venezia Orientale

In questo momento dell’anno scolastico 2009/2010 la situazione finanziaria delle Scuole della Rete Venezia Orientale presenta gravi difficoltà che riteniamo debbano essere ben chiare alla comunità di riferimento e ai decisori politici, a livello locale, regionale e nazionale.

Le Scuole della Rete già all’inizio dell’anno si sono trovate in gravi difficoltà nella formulazione del programma annuale (bilancio preventivo) per il 2010, a cui si aggiungono le quotidiane difficoltà che stanno condizionando pesantemente la gestione.

Queste difficoltà dipendono innanzitutto dal mancato trasferimento da parte del Ministero (MIUR) di ingenti somme riferite agli anni 2008 e 2009 (considerate nella contabilità delle scuole come residui attivi) che le Scuole hanno anticipato per spese di supplenza e, per altro verso, dalla riduzione delle risorse per la gestione ordinaria dell’anno 2010, rispetto agli anni precedenti.

In coerenza con le istruzioni ricevute e sulla base delle risorse formalmente messe a disposizione dal MIUR, i bilanci delle Scuole per il 2010 sono stati formulati prevedendo:

  1. la riduzione del 25% degli importi dei contratti di appalto per le pulizie per le Scuole che si avvalgono di appalti esterni;
  2. scarse o nulle disponibilità per le ordinarie spese di funzionamento amministrativo e didattico ricavate da finanziamenti statali in quanto oggettivamente limitati;
  3. esigue risorse a finanziamento delle supplenze, insufficienti per le effettive necessità;
  4. il “congelamento”, per indispensabile prudenza nella gestione, di ingenti somme collegate contabilmente ai residui attivi, con riferimento alle quali non possono essere previste spese, fino alla riscossione degli stessi residui attivi. (Tali somme sono inserite nei bilanci come “disponibilità da programmare” nel cosiddetto “aggregato Z01”.)

Per “sopravvivere” in presenza di tali difficoltà, le Scuole quindi hanno dovuto ricorrere a tutti i mezzi utili per continuare ad erogare l’offerta formativa con la minor penalizzazione possibile per l’utenza.

Nelle Scuole, perciò:

  • in molti casi non è stato possibile assicurare la supplenza di personale legittimamente assente;
  • le spese di funzionamento amministrativo e didattico sono state finanziate, ad un livello necessariamente molto ridotto;
  • con i contributi degli Enti Locali o i contributi delle Famiglie;
  • nelle Scuole con appalto esterno delle pulizie è stato necessario rinegoziare i contratti con un aggravio dell’impegno di lavoro del personale collaboratore scolastico;
  • la “quadratura” dei bilanci è stata ottenuta con i risparmi forzosi relativi a spese di funzionamento o investimento già programmate nel 2009, non sostenute per mancanza di liquidità.

Una ricognizione dettagliata della situazione delle Scuole della Rete Interdistrettuale ha consentito di verificare quanto segue.

  • Riguardo ai residui attivi il credito totale da parte delle sedici Scuole nei confronti del MIUR è di complessivi € 873.536,14 dei quali ben € 568.817,82 riferiti alle cinque Scuole Superiori.
  • La riduzione del 25% degli importi dei contratti di appalto per pulizie ha comportato conseguenze variabili in proporzione all’entità dei contratti, riferibili alla gestione delle pulizie e alla sorveglianza dei minori, con grave penalizzazione soprattutto per le scuole del primo ciclo.
  • Molte Scuole si trovano con una previsione effettiva di spese per supplenza (per le supplenze già in corso) di molto superiore allo stanziamento che è stato possibile inserire nel programma annuale. In tali Scuole una volta esaurite le risorse stanziate, per l’ovvia ragione di non aggravare ulteriormente le difficoltà di bilancio, i supplenti potranno essere pagati solo quando le ulteriori risorse necessarie saranno effettivamente accreditate alle Scuole stesse.
  • Per far fronte in parte alle difficoltà generate dagli ingenti residui attivi di cui è debitore il Ministero, le sedici Scuole della Rete hanno “congelato” nei bilanci una somma complessiva di € 474.294,91 con una riduzione rilevante delle spese preventivate per il funzionamento, gli investimenti o i progetti di miglioramento dell’offerta formativa.
  • Pur operando con prudenza, una parte consistente dei residui attivi (€ 399.241,23) costituisce, nei bilanci delle Scuole della Rete, l’entrata sulla quale sono state programmate spese inderogabili per garantirne un funzionamento minimo. Se tali risorse non arriveranno con tempestività, le attività così finanziate non potranno essere realizzate in quanto non sarà possibile procedere ai relativi pagamenti, con grave danno per l’offerta formativa ordinaria.

Dati gli elementi evidenziati e consapevoli della gravità della situazione finanziaria generale conseguente alla crisi in atto, per poter gestire responsabilmente l’offerta formativa nel rispetto dei diritti degli studenti e delle famiglie e dei diritti dei lavoratori, le Scuole della Rete chiedono quindi con determinazione:

  1. L’erogazione tempestiva delle risorse per le supplenze in modo tale da poter pagare con regolarità i relativi stipendi;
  2. Un’analisi dettagliata con riferimento alla situazione di ciascuna istituzione scolastica della problematica degli appalti per pulizie.
  3. L’erogazione sollecita da parte del MIUR dei finanziamenti corrispondenti al totale dei residui attivi dovuti alle Scuole.
  4. Il ripristino dei finanziamenti statali per spese di funzionamento amministrativo e didattico ad un livello adeguato.

In questa situazione di difficoltà mai sperimentata prima, le Scuole della Rete chiedono che alle richieste sopra esplicitate vengano date precise ed urgenti risposte, in modo da consentire alle Scuole stesse di continuare ad erogare il servizio di istruzione e formazione nell’interesse dell’intera collettività.

La mancanza di effettive risposte, in tempi brevi, non potrà che essere causa di conseguenze negative particolarmente pesanti per molte Scuole della Rete.

Rete Interdistrettuale Venezia Orientale

Portogruaro, li 15.04.2010

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