La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Terremotati

9 giugno 2012
Pubblicato da Ermes Drigo

Anticipiamo l’editoriale di LCF20. Questo testo è già stato pubblicato il 1° giugno nel blog dell’autore.

Sono a pranzo da Adriano, al parco, con Matteo, come spesso accade, e guardo una foto di un quotidiano con un capannone ridotto a macerie dall’ultimo terremoto che ha colpito Emilia e dintorni. Matteo, laureato in economia aziendale, giovane, 35 anni circa, mi guarda con uno sguardo miserevole e mi chiede perché non siamo capaci di costruire a prova di terremoto. Eccolo, lui, giovane e baldanzoso, pensa di arginare la natura, vuole prevedere e neutralizzare i danni del terremoto, crede nelle capacità dell’uomo di imporsi vittorioso ai rivoltamenti della nostra terra e non comprende perché un edificio possa crollare facendo anche dei morti. Bella domanda in una brutta storia.

Innanzitutto, tento di far comprendere al giovane interlocutore che la natura, in tanti casi, non si può dominare, si può tentare di prevedere e di limitare i danni che essa può provocare e lavorare per ridurre quest’ultimi. Partiamo dalla considerazione che le nostre case e i capannoni sorgono in un territorio, l’Italia, complicato dal punto di vista geografico, stretto e allungato verso il mare con due catene montuose che lo disegnano, molto urbanizzato, che si è costruito tanto negli ultimi decenni e con molti edifici storici.

Abbiamo costruito tanto, abbandonando la manutenzione dell’esistente, in particolar modo degli edifici più bisognosi, quelli storici, come è successo con il paesaggio in generale, con le strade, con la ferrovia, con la costa, con le montagne ecc.

Abbiamo costruito male, con materiali sbagliati, pesanti, fra loro non collegati, per alimentare quella speculazione edilizia che ha riempito gli spazi agricoli con squallidi capannoni prefabbricati.

Edilizia industrializzata, nuova, in calcestruzzo precompresso fatto nello stabilimento e montato nel cantiere con fondazioni prefabbricate, pilastri, travi, pareti di tamponamento e tetti sostenuti da grandi, pesanti travi precompresse semplicemente appoggiate. Il calcestruzzo al mc pesa circa 2.500 kg, una trave alta 100 cm e larga mediamente 50 cm pesa ogni metro dunque 1.200 kg: una tonnellata abbondante, ogni metro, sopra la nostra testa, quasi sempre per sostenere un tetto leggero, magari in eternit.

L’edilizia dei capannoni è veloce, deve costare poco: è stato il mercato immobiliare degli ultimi 10 anni, non viene fatta perché serve; esiste soprattutto per fare soldi oppure per non pagare tasse.

«Guarda le foto dei giornali, dico a Matteo, osserva i campanili, le chiese in parte cadute, vedrai cumuli di mattoni di terracotta, travi di legno, materiali leggeri che se cadono normalmente non provocano vittime. Ogni elemento fa parte di una unica struttura; ognuno anche se esile è indispensabile per sorreggere la struttura; ci sono campanili in piedi con tre lati, ci sono solai appesi alle tavole, ci sono in queste immagini la sapienza, la socialità e la cultura del saper costruire. Non riusciamo spesso a salvare questa architettura dai terremoti, dovremmo incidere troppo nella storicità dell’edificio, dovremmo scavare, bucare, inserire elementi estranei, dovremmo violentare l’anima di questi edifici; arrendiamoci cercando di accompagnare questi manufatti ad una fine tranquilla. Siamo capaci di costruire bene, siamo anche in grado di limitare i danni dei terremoti. L’abside della chiesa di Portovecchio per esempio, nel 2005 è stata rinforzata nell’estradosso con tessuti in fibra di carbonio incollati alle crociere in mattoni, ma ancora una volta non è un problema di abilità ma di mercato, caro laureato in economia aziendale. Il mercato e la rendita fondiaria hanno incentivato e fatto costruire questi capannoni che oggi cadono al primo, quasi normale terremoto.»

Basta! Basta con la costruzione di nuovi edifici, capannoni o altro, basta sottrarre altra terra fertile all’agricoltura, impegniamoci in un’altra idea di paesaggio magari partendo dalla trasformazione dei capannoni.

Una grande opera di recupero del paesaggio: un’altra idea di territorio, un’altra idea di convivenza sociale e culturale, un’altra idea di lavoro, e, infine, un’altra idea di spesa pubblica.

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Cartolina

8 ottobre 2010
Pubblicato da Ivo Simonella
 

A Portogruaro molti si lamentano che si è costruito molto e che le acque alte sono dovute anche a questo, ma da quando è stato avviato il percorso per approvare il nuovo piano regolatore (il PAT), sono state presentate in Comune 120 richieste di privati che vogliono trasformare il loro terreno da agricolo a edificabile, evidentemente sono ancora molti quelli cui interessa che a
scorrere sia il denaro piuttosto che l’acqua.

 

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Risparmio certificato

31 gennaio 2010
Pubblicato da Patrizia Daneluzzo
Intervista a Norbert Lantschner, direttore di CasaClima.
Patrizia Daneluzzo intervista Norbert Lantschner, direttore di CasaClima, l’agenzia alto atesina di certificazione energetica degli edifici, che ha inventato uno standard riconosciuto e apprezzato a livello europeo per la sua affidabilità.
Lantschner, a Portogruaro per inaugurare Domusviva – il primo edificio certificato CasaClima Classe A della Provincia di Venezia – si occupa di sostenibilità da trent’anni: un pionere del settore, anche se il suo nome non ci è forse ancora familiare.
Signor Lantschner, lei è qui oggi per parlare di certificazione energetica degli edifici: nel suo campo è sicuramente un’autorità, ma forse è meno conosciuto al cittadino che di queste tematiche non si occupa. Può brevemente presentarsi ai nostri lettori?
Norbert Lantschner, direttore di CasaClima

Norbert Lantschner, direttore di CasaClima

Sono Norbert Lantschner. Mi occupo di questi temi da quasi 30 anni: ambiente, clima, energia, natura.
Negli anni passati abbiamo capito che siamo di fronte a grandi cambiamenti, proprio dettati dal fatto che le energie che oggi utilizziamo cominceranno presto a scarseggiare. Abbiamo superato il picco del petrolio, per cui da oggi in poi avremo una sempre maggiore domanda di energia a fronte di una sempre minore offerta, e questo significa che toccheremo prezzi molto alti.
Dall’altra parte abbiamo anche degli elementi per dire che questo comportamento energivoro della nostra società ha una grave ricaduta sulla qualità ambientale, legata soprattutto ai cambiamenti climatici.
Per cui dobbiamo agire: dove possiamo agire? Se guardiamo i dati non ci sono dubbi: il più grande bacino di intervento è il settore dell’edilizia, poi abbiamo la mobilità e il mondo industriale. Quello che dispiace è che nel mondo dell’edilizia avremmo tutte le risposte, le tecnologie e i materiali per risparmiare energia, ma non li applichiamo. E non dimentichiamo che l’edilizia ha anche una dimensione sociale, perché le famiglie hanno già oggi un potere di acquisto limitato, che sarà sempre minore al crescere dei costi energetici. Per questo dobbiamo agire nel mondo delle costruzioni.
CasaClima nasce proprio dalla convinzione della necessità di informare, di sensibilizzare, di dare un contributo a cambiare le regole del mercato immobiliare, introducendo nuovi criteri di qualità. Il cittadino può abitare bene,
consumando poca energia e salvaguardando l’ambiente.
Ma com’è successo che trent’anni fa una persona come lei ha intrapreso la strada della sostenibilità e, in particolare, del costruire eco-compatibile? Era un po’ in anticipo sui tempi…
Senza dubbio, all’inizio eravamo dei marziani, ci hanno riso in faccia perchè dicevano che creavamo dell’allarmismo. Ci siamo difesi dicendo che quando nell’appartamento vicino scoppia un incendio, chiamare i pompieri non è allarmismo ma realismo. Oggi ci vengono in aiuto tutti i dati, gli indicatori, le prove che ci dicono che abbiamo innestato un processo pericolosissimo: il nostro castello è costruito sulla sabbia e non sulla roccia, e questo vuol dire che abbiamo pochissimo tempo a disposizione per correggerci. Se lo facciamo presto, riusciremo a limitare danni e catostrofi. Più aspettiamo, più drammatica sarà la situazione, proprio perché viviamo in un sistema energeticamente chiuso: la Terra ha solo ciò che possiede.
Solo 150 fa l’uomo non conosceva la parola “rifiuto”, per migliaia di anni abbiamo vissuto senza parlare di crescita e di PIL: oggi sono questi i parametri che valutano il nostro comportamento e vogliamo avere sempre di più. Anche un bambino capisce che una società che si permette di produrre ogni giorno 10 miliardi di tonnellate di rifiuti non può sopravvivere per molto in un sistema chiuso dove è possibile andare a prendere materie prime altrove.
Ma cosa può fare un Ente locale per promuovere la sostenibilità?
Oggi siamo in grado di costruire o ristrutturare case che consumano un decimo circa di un edificio tradizionale: non è fantascienza. È un pregiudizio che sia troppo costoso, è un pregiudizio che si possa fare solo in Alto Adige: ci sono cantieri in Puglia, in Grecia, tra poco in Israele e anche in Norvegia che lavorano con la filosofia CasaClima.
Quello a cui dobbiamo ancora dare delle risposte è come coinvolgere la massa dei cittadini: in questo l‘Ente locale deve essere più presente. Non basiamoci sulle leggi nazionali perché quelle attuali sono lontanissime da ciò che dobbiamo fare: la politica purtroppo è assente in questa importante fase e l’Italia rischia molto perché il clima e l’energia saranno i cavalli trainanti nei prossimi anni. Se non riusciamo a cambiare la situazione, avremo crisi economiche e sociali, e questo paese rischia di non riprendersi più.
Targa CasaClima

Targa CasaClima

L’Ente locale deve riprendere in mano il governo e introdurre strumenti su scala comunale che premiano la qualità costruttiva, che spingano in direzione dell’efficienza energetica e della sostituzione del fossile con il rinnovabile. Però senza un continuo martellamento di informazioni non funziona: solo un cittadino informato riesce e difendersi. L’Ente locale al momento non deve utilizzare strumenti normativi, ma strumenti premiativi, cioé premiare il cittadino che raggiunge determinati standard di qualità perché è di interesse pubblico. Però attenzione: bisogna scegliere sistemi comprovati, che garantiscano il risultato.
Quindi l’Ente pubblico deve investire molto sul controllo, perché solo con il controllo ho la sicurezza che gli obiettivi di efficienza energetica vengano raggiunti. Purtroppo questo non avviene attualmente in gran parte dell’Italia perché non c’è la vigilanza. Il settore edile è in mano agli speculatori, ai furbi di turno. Invece, dobbiamo cercare di innescare un processo di trasparenza, di chiarezza e di nuova qualità e un Comune ha tutte le possibilità oggi, con le normative vigenti, di andare in questa direzione. Ci vuole un po’ di coraggio e la lungimiranza di capire la dimensione della sfida.
Per andare invece sul piano nazionale, visto che l’ha citato, il così detto Piano Casa, secondo lei, è più un’opportunità o una minaccia per la sostenibilità?
È la perdita di una grande occasione: questo Piano Casa ha degli spunti corretti, ma non mi garantisce la concretezza del risultato perché manca la volontà di controllo. Non posso regalare delle cubature senza vincolarle ad una seria attività di controllo, perché alla fine avrò tante speculazioni e pochi risultati.
Questo paese deve investire in efficienza perché deve ridurre la dipendenza energetica dai paesi esteri. Deve rilanciare l’economia, ma non premiando la speculazione, perché così i problemi saranno ancora più grandi in futuro: una casa costruita male oggi, rimane per i prossimi 20, 30, 40 anni e questa è una minaccia per il paese. Quindi, il concetto è sano, ma mancano gli ingredienti chiudere la manovra in modo intelligente.
Invece, interpretando le cose in modo diverso, possiamo cogliere la crisi come opportunità perché ristrutturare le case esistenti e portarle all’alta efficienza energetica vuol dire coinvolgere le maestranze locali, le imprese locali, i progettisti locali: i soldi rimangono in casa, si crea lavoro e soprattutto si fa contento il cliente finale perché si riducono i costi energetici a 200-300 euro all’anno e si garantisce un’altra qualità della vita.
Insomma una sorta di “scudo energetico”… Per quanto riguarda DomusViva, lei è qui oggi per l’inaugurazione dell’edificio: può dirci due parole di commento all’opera?
Io trovo molto coraggioso che un’impresa scelga una strada di qualità anticipando i tempi. Gi apripista hanno sempre una certa difficoltà, però hanno capito la direzione in cui devono andare. Per questo faccio i complimenti a DomusViva e a Moreno Argentin per aver scelto una strada difficile e anche pericolosa: quella di farsi esaminare da un ente terzo indipendente esterno che poteva anche rilevare una qualità non adeguata. Ma loro hanno implementato tutto ciò che era necessario per ottenere questa alta classe di efficienza energetica.
Oggi sono contenti, anche se hanno avuto delle difficoltà: ci vogliono impegno, modifiche, cambiamenti, di progetto e di cantiere, per ottenerla. Però sono convinto che saranno un punto di riferimento in questo territorio, perché la gente può vedere, può entrare, può parlare e capire che si può costruire diversamente. E non è solo il prezzo di acquisto che conta, ma, nel ciclo di vita di un’abitazione, è il prezzo della gestione, del consumo negli anni che sono determinanti.
Consiglio quindi di fare attenzione prima di firmare un contratto di acquisto o di affitto di un immobile, di chiedere prima il certificato energetico e di assicurarsi che si tratti di un documento serio e non di un’autocertificazione. Solo in questo modo il consumatore può essere garantito.
Personalmente credo che quella della sostenibilità stia diventando, in certi casi, una retorica: tutti la nominano e nessuno si chiede più esattamente cosa vuole dire, a prezzo di un’importante perdita di significato. Può dirci cosa significa per lei “sostenibilità”?
Infatti, questo è un grande rischio, perché l’uso della parola è già inflazionato, ma non c’è parola migliore per descrivere ciò che ci permette di vivere un futuro.
Essere sostenibili vuol dire tener conto delle risorse, non solo di oggi, ma anche di domani e di dopodomani. Non è un qualcosa di statico, ma di dinamico: vuol dire costruire e vivere con intelligenza, senza distruggere ciò che mi permette di vivere.
È immorale pensare solo ai propri fabbisogni, indipendentemente da quelli degli altri e delle future generazioni. Ma non è solo una questione etica e morale: è anche un discorso razionale perché la natura ci insegna che cosa succede alle specie che non riescono ad adattarsi alle leggi della vita e si comportano in modo sbagliato.
Oggi siamo in 7 miliardi: se ogni giorno distruggiamo le fonti energetiche e le materie prime che ci servono per vivere, tra poco ci troveremo in condizioni gravissime. È come quando una persona vive con i soldi che ha in banca: deve cercare di vivere con gli interessi, non con il capitale, perché se intacco il capitale un giorno finisce. Anche per quanto riguarda la natura e l’ambiente vale la stessa regola: dobbiamo cercare di vivere solo con gli interessi, senza intaccare il capitale, perché solo in questo modo potremo continuare a vivere.
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Piano casa rossoverde

13 novembre 2009
Pubblicato da Ermes Drigo

Piano Casa per Portogruaro. Proposte rosso verdi

OBIETTIVI GENERALE: Ogni cittadino deve avere la possibilità di VIVERE (abitare, lavorare, spostarsi e ricrearsi) nel nostro territorio, BENE e in PACE.

Obiettivo specifico 1: (Il diritto ad abitare). Relativamente all’abitare, ogni cittadino deve avere la possibilità di usufruire di uno spazio residenziale dignitoso possibilmente rapportato alle sue possibilità economiche e comunque garantito anche ai cittadini senza reddito oppure con basso reddito.

Obiettivo specifico 2: (Il suolo è una risorsa). Il diritto ad abitare deve avvenire senza ulteriore consumo di suolo.

Obiettivo specifico 3: (Costruire bene). Il diritto ad abitare deve essere accompagnato dalla qualità delle abitazioni e di tutti gli immobili costruiti o da sistemare.

Obiettivo specifico 4: (Costruire sostenibile). Il diritto ad abitare deve essere sostenibile inteso come ciclo produttivo che prevede un equilibrio fra le risorse naturali usate e quelle prodotte.

Obiettivo specifico 5: (Costruire a costi ridotti). Il diritto ad abitare può essere esercitato se i costi delle costruzioni da eseguire, da acquistare o da usare in affitto sono ridotti.

Obiettivo specifico 6: (Costruire nella legalità). Il diritto ad abitare deve essere esercitato usando immobili legali, con le relative autorizzazioni amministrative e certificati di abitabilità e o agibilità.

Obiettivo specifico 7: (Vivere con legalità). Il diritto ad abitare deve essere esercitato impedendo l’uso di immobili abusivi e la formazione nel processo produttivo di evasione fiscale.

– Il Piano casa deve perseguire il raggiungimento degli obiettivi sopra indicati.

– Il comune propone ulteriori limiti e modalità di applicazione delle norme del Piano con lo scopo di raggiungere gli obiettivi sopra riportati.

– Per raggiungere gli obiettivi sopra indicati bisogna svolgere le sottoelencate azioni:

A: Richiedere, a prescindere dall’intervento, alla fine dei lavori, l’agibilità dell’intero edificio, comprensiva di accatastamento, autorizzazione allo scarico fognario, certificazione energetica e sismica.

B: Applicare la possibilità di demolire e ricostruire solo per edifici:

1- fatiscenti;

2- non più compatibili con le zone del piano regolatore;

3- all’interno di aree di degrado.

C: Escludere da qualsiasi premio di costruzione gli immobili ubicati su aree pubbliche (demanio ecc.) e o di uso pubblico.

D: Escludere da qualsiasi premio di costruzione gli immobili ubicati su area agricola non condotti da imprenditori agricoli a titolo principale:

E: Escludere da qualsiasi premio di costruzione gli immobili ubicati su aree vincolate.

F: Escludere da qualsiasi premio di costruzione gli immobili ubicati nel centro urbano di Portogruaro perchè già densamente edificato.

G: Richiedere, a prescindere dall’intervento, la messa in sicurezza sismica dell’edificio con relativa certificazione.

H: Applicare la possibilità del premio di costruzione per gli edifici che comunque, globalmente, abbiano, al termine dei lavori i seguenti valori massimi di prestazione energetica:

1- Residenza: 30 Kwh/mq x anno;

2- Produttivo: 15 Kwh/mc x anno;

3- Servizi, commeriale e direzionale: 10 Kwh/mc x anno.

I: Applicare la possibilità del premio di costruzione per gli edifici che comunque, globalmente, abbiano, al termine dei lavori un punteggio pesato di sostenibilità edilizia almeno pari a 2;

L: Escludere da qualsiasi premio di costruzione gli immobili inseriti in piani attuativi già approvati;

M: Estendere la riduzione del costo di costruzione e degli oneri di urbanizzazione al 100% per i seguenti immobili, anche prima casa;

1- Immobili autosufficienti dal punto di vista energetico (Producono da fonti rinnovabili tanta energia quanta quella richiesta per il funzionamento dell’immobile);

2- Immobili in vendita o affittati a prezzo convenzionato.

 

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