La CittĂ  Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Appello al voto, da Fukushima

10 giugno 2011
Pubblicato da lacittafutura.net
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Idee chiare sul nucleare

1 giugno 2011
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La cornucopia delle rinnovabili

17 maggio 2011
Pubblicato da Matteo Civiero

100% di energia pulita: it’s the economy, stupid!

Dopo aver evidenziato tutte le criticitĂ  del nucleare, vorrei confutare anche quest’altro luogo comune: se vogliamo abbandonare l’uso dei combustibili fossili, non possiamo basarci solo sulle fonti rinnovabili. Invece si può fare, si deve fare e conviene farlo: entro il 2050 tutta la domanda mondiale di energia può essere soddisfatta con fonti pulite. Sono giĂ  diversi gli studi usciti in questi ultimi anni che hanno mostrato la raggiungibilitĂ  di questo traguardo, da alcuni a torto bollato come fantascientifico.

GiĂ  nel 2007, Greenpeace insieme all’European Renewable Energy Council, nel loro Energy (R)evolution: A sustainable World Energy Outlook dimostrarono come fosse possibile dimezzare entro il 2050 le emissioni di CO2 rispetto a quelle del 1990,  per limitare l’aumento medio delle temperature terrestri a 2°C, riuscendo al tempo stesso a fornire energia a prezzi abbordabili a tutti i paesi, e a quei due miliardi di persone che non hanno accesso all’elettricitaĚ€. Secondo il rapporto, due sono gli strumenti indispensabili per costruire un sistema del genere: (1) l’efficienza energetica, con un potenziale enorme in grado di coprire tutto il fabbisogno aggiuntivo di energia da oggi in avanti; (2) le energie rinnovabili, che in quello scenario arrivavano a coprire il 35% del fabbisogno totale al 2030 e il 50% al 2050.

Nel frattempo gli studi si sono moltiplicati, le conoscenze approfondite e gli obiettivi si sono fatti piĂą ambiziosi. L’ultimo lavoro, di recentissima pubblicazione, arriva dal WWF e si intitola The Energy Report. Un lavoro commissionato alla societĂ  di consulenza Ecofys che dipinge uno scenario energetico che porterebbe a ridurre le emissioni dell’80% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. E’ una rivoluzione energetica che – se si investe con convinzione nei prossimi decenni – dal 2040 in poi farĂ  anche risparmiare 4mila miliardi di euro l’anno. Anche in questo scenario, inutile dirlo, è fondamentale il ruolo dell’efficienza energetica: si prospetta una domanda di energia al 2050 inferiore del 15% a quella del 2005. Per ridurre i consumi l’azione dovrĂ  essere decisa per tutti i settori: l’industria utilizzerĂ  una quantitĂ  maggiore di materiali riciclati ed energeticamente efficienti, gli edifici verranno costruiti o ristrutturati in modo tale da richiedere livelli minimi di energia per il riscaldamento e il condizionamento, e le varie forme di trasporto saranno piĂą efficienti. Per quanto possibile, si userĂ  l’energia elettrica in luogo dei combustibili solidi e liquidi e l’elettricitĂ  sarĂ  gestita in maniera efficiente rendendo piĂą “intelligente” la rete elettrica.

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Le vignette di Lorenzo Bussi: Referendum

11 maggio 2011
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Referendum

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Un dramma senza confini

26 aprile 2011
Pubblicato da Adriano Zanon

Da Chernobyl a Fukushima

Siamo sempre piĂą in guerra con la Libia (che ormai non c’è piĂą), ma indubbiamente oggi dobbiamo ricordare i 25 anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986. Ne scrivono infatti i giornali stampati e web e – forse – ne parleranno un po’ oltre le solite cerimonie anche le tv. Forse, perchĂ© per tutti i motivi che sappiamo se n’è sempre parlato poco, a partire proprio da quei giorni di 25 anni fa.

Qui non è il caso di raccontare dell’incidente e delle sue conseguenze, grazie a Internet e con pochi link si può avere un quadro dettagliato in pochi minuti, diciamo in un’oretta. Partendo da Wikipedia, via Greenpeace o altri, si possono leggere studi raccapriccianti che arrivano a stimare fino ad un milione il numero delle vittime (morti) progressive. Io però suggerisco anche la cronaca rifatta sul sito del Corriere della Sera con le notizie proprio di quei giorni.

Oggi dunque la politica del silenzio non funziona più. Naturalmente per avere tante notizie e confrontarle bisogna cercare a fondo sui giornali e sui siti. Così, su la Repubblica di oggi stesso trovo (p. 41) una lettera dei due verdi europei Daniel Cohn-Bendit e Monica Frassoni che ci ricordano che
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Il bidone nucleare

7 aprile 2011
Pubblicato da Matteo Civiero
Una scelta costosa, pericolosa, immorale

Il nucleare è davvero una fonte di energia conveniente ed utile nella lotta ai cambiamenti climatici? Oggi le circa 440 centrali funzionanti nel mondo coprono il 6% del fabbisogno energetico primario e il 16% di quello elettrico mondiali. I vantaggi del nucleare possono essere riassunti nella possibilitĂ  di produrre grandi quantitĂ  di energia in maniera costante, certa e senza l’emissione di gas climalteranti in fase di esercizio (non certo in fase di costruzione). Un cantiere dura mediamente dai 5 ai 7 anni e da lavoro diretto a circa 3.000 persone, che diventano 9.000 considerando l’indotto; si stima che circa il 60% dell’investimento può essere realizzato dall’industria italiana. In fase di esercizio un impianto darebbe lavoro a circa 1.300 persone, tra impiegati diretti e indotto, a cui si aggiungono 150 occupati diretti in fase di smantellamento[i]. Qualcuno sostiene anche che l’energia nucleare, abbassando il costo dell’energia, possa aumentare la competitivitĂ  del sistema paese e delle sue imprese.

Che l’energia nucleare sia conveniente è un grande abbaglio. Nell’ultima valutazione del Dipartimento dell’Energia Usa (Energy Outlook 2010) sugli impianti da costruire nei prossimi due decenni, l’elettricitĂ  da nucleare risulta la piĂą cara tra tutte le forme di energia possibili. Negli ultimi 40 anni il suo costo di realizzazione non ha fatto altro che crescere anzichĂ© diminuire, soprattutto per i costi legati alla sicurezza, esattamente il contrario di quello che succede alle fonti rinnovabili (Gianni Silvestrini, Politecnico di Milano su Qualenergia.it). Le uniche due centrali attualmente in costruzione in Europa, in Finlandia e Francia, stanno subendo continui ritardi, revisioni degli standard di sicurezza e soprattutto aumento del costo di realizzazione, che è quasi triplicato. Figuriamoci cosa potrebbe succedere in Italia.[ii]

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Da Fermi a intelligenti

3 aprile 2011
Pubblicato da Adriano Zanon

Breve storia del nucleare italiano 

Quarant’anni fa, nella primavera del 1971, le classi quinte di elettrotecnica dell’ITIS “Leonardo da Vinci” di Portogruaro andarono in gita scolastica alla centrale elettronucleare di Latina, il top della tecnologia di loro interesse. In quella gita c’ero anch’io. Ricordo bene la centrale nucleare, un posto dove – a differenza di Roma, la base ludica della gita – non tornai piĂą. E’ passato tanto tempo, ma ricordo in particolare quando, ad un certo punto, la nostra guida ci disse: «Ecco, qui siamo sopra il reattore».

Allora in Italia funzionavano tre centrali nucleari completate negli anni Sessanta: quella di Garigliano, col nome del fiume adiacente, ma insediata nel comune di Sessa Aurunca, Caserta (1964-1982), di 150 MW; quella di Latina (1964-1986), di 216 MW; quella di Trino Vercellese (1965-1987), di 270 MW. Nel 1971 anno cominciò anche la costruzione a Caorso (Piacenza, 1981-1988) di un impianto di 850 MW. Queste quattro furono le uniche centrali nucleari a produrre energia in Italia. All’inizio degli anni Ottanta, quando funzionavano tutte insieme, non raggiungevano il potenziale di 1.500 MW. Ma qual è stata la parabola dell’energia nucleare italiana? Abbozziamo una breve ricostruzione. 

Negli anni Sessanta in realtĂ  l’Italia era una piccola potenza in tema di nucleare. Era il terzo produttore mondiale. Ma era anche il posto dove c’era intatto il mito della scuola di via Panisperna a Roma, la sede dell’istituto universitario di fisica, dove un gruppo formatosi a partire dalla metĂ  degli anni Venti sotto la spinta di Orso Mario Corbino (1876-1937) e la guida di Franco Rasetti (1901-2001) ed Emilio Fermi (1901-1954), aveva raggiunto negli anni Trenta grandiosi risultati nella ricerca sulla fisica atomica. Con il contributo di SegrĂ©, Amaldi, Majorana, Pontecorvo e del chimico D’Agostino, Fermi approdò dalla sua teoria del decadimento beta del 1933 alla produzione della radioattivitĂ  artificiale dell’anno successivo, esperimenti che permisero le prime riflessioni teoriche alla base dei reattori nucleari. Con il 1935 cominciò la diaspora e alla fine del 1938, in occasione del Nobel ritirato a Stoccolma, anche Fermi (che aveva la moglie ebrea) si trasferì in America, dove sarebbe stato protagonista assieme ad altri della costruzione del primo reattore per la fissione controllata dell’uranio, a Chicago il 2 dicembre 1942.     (continua…)

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Guerra e nucleare? No, grazie!

26 marzo 2011
Pubblicato da Patrizia Daneluzzo

Due sono i temi che campeggiano sulle prime pagine di tutti i giornali in questi giorni: la guerra in Libia e il pericolo nucleare legato al disastro in Giappone. Anche noi non possiamo esimerci dall’intervenire su questi temi, allargando lo sguardo oltre il panorama locale.

Comincio dalla questione nucleare, su cui ci eravamo proposti di intervenire anche prima delle ultime vicende che hanno portato il tema tristemente alla ribalta. Sì, perché a metà giugno ci aspetta un referendum che, oltre a chiamarci a decidere sull’acqua pubblica (tema per cui ci siamo decisamente battuti e su continueremo a tenere alta la guardia) e sul legittimo impedimento, ci chiederà anche di esprimerci sull’introduzione dell’energia nucleare nel nostro Paese.

Noi siamo contro l’utilizzo di questa fonte energetica antieconomica e antiecologia che – oltre a creare imprevedibili pericoli nel presente – lascia il problema irrisolto delle scorie radioattive alle generazioni future. Il nostro governo sembra invece credere profondamente al nucleare, tanto che, oltre alla mappa dei siti idonei per l’installazione delle centrali (pare ce ne siano quattro possibili in Veneto), ha anche cominciato a dirottare i fondi per le rinnovabili a questa causa, tagliando gli incentivi per il fotovoltaico e rischiando quindi, peraltro, di mettere in ginocchio, in un momento di crisi, un settore economico emergente sul mercato italiano. Settore energetico, a differenza di quello nucleare, per così dire “diffuso” (non appannaggio di pochi privilegiati investitori, ma di un sistema di piccole e grandi aziende, con un notevole indotto artigiano) e democratico (visto che si tratta di impianti di proprietĂ  e sotto il controllo diretto di tanti cittadini). Insomma, mentre la Germania del cancelliere Angela Merkel dichiara che le fonti rinnovabili potrebbero coprire giĂ  nel 2020 il 47% del suo fabbisogno energetico, il nostro governo pensa che gli italiani stiano raggiungendo anche troppo velocemente il nostro ben piĂą misero obiettivo del 17% e che sia ora di cambiare strada… passando al nucleare!

(continua…)

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Le vignette di Lorenzo Bussi: Start-2

11 aprile 2010
Pubblicato da Lorenzo Bussi

Start-2

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Le vignette di Lorenzo Bussi: TAV – BOOM

27 gennaio 2010
Pubblicato da Lorenzo Bussi

TAV

TAV

BOOM

Boom
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