La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

L’Asvo ad una svolta. I rifiuti come bene comune

6 novembre 2010
Pubblicato da Ivo Simonella

In queste settimane l’Asvo è al centro di un dibattito che dall’interno è passato ai comuni interessati, ma anche sui quotidiani locali. Al centro dell’attenzione c’è una scadenza tecnica, la stessa che ha coinvolto i consorzi della gestione dell’acqua con il famigerato art.15 della legge 166 del 20 novembre 2009. Entro il 31 dicembre 2011, i rifiuti del bacino portogruarese o vanno in gara, quindi presumibilmente in competizione tra società di certe dimensioni e in grado di svolgere tutte le operazioni, oppure possono rimanere in gestione se l’Asvo vende almeno il 40% ad un socio privato. L’Asvo si è attivata da tempo per orientarsi tra le due possibili opzioni che sono passate da ipotesi del Cda a oggetto di decisione dell’Assemblea dei soci, cioè i comuni.

La prima opzione può essere ‘governata’ con un buon espediente. Anziché dare la gestione in gara a grandi imprese, si può far parte di una di queste, capace di vincere le gare. La candidata naturale è Veritas Spa (Veneziana Energia Risorse Idriche Territorio Ambiente Servizi), la società veneziana che si autodefinisce “la prima multiutility del Veneto per dimensioni e fatturato e una delle più grandi d’Italia”. Una società interamente pubblica che opera in 30 comuni, sia sull’acqua che sui rifiuti. Su questi in particolare opera con la Ecoprogetto Venezia Srl, un società mista “controllata da Veritas (che ne detiene il 66,6%) e partecipata dal Gruppo Ladurner di Bolzano (23,4%), una delle principali realtà attive nel settore ambientale in Italia, e da Ascopiave – Asco Holding (10%), società veneta che opera nel ciclo energetico” (come recita il suo sito). Ecoprogetto ha un ‘polo integrato’ (un impianto per la produzione di CDR, combustibile derivato dai rifiuti, e un termovalorizzatore, un inceneritore, per intenderci) a Fusina, dove già oggi finisce il residuo secco non riciclabile del bacino portogruarese. E’ noto infatti che la discarica di Centa Taglio ormai dall’agosto 2008 ha smesso la sua attività di smaltimento. L’operazione Ecoprogetto prevede lo scambio azionario del 20% di Ecoprogetto con il 50% circa di Asvo, ma la perdita di fatto del controllo societario.

La seconda opzione è dunque la cessione ‘solo’ del 40% ad un privato, un socio cogestore. In questo caso la gestione ‘in house’, cioè in casa, rimane tale per legge per altri 15 anni. Naturalmente ci sono diversi protagonisti del settore. Sappiamo di contatti con società che operano già in zone limitrofe e con problematiche pressoché uguali, in particolare nella gestione dei rifiuti delle spiagge, un problema che va da Lignano a Jesolo, passando per le nostre Bibione e Caorle.

Noi siamo per questa seconda soluzione, cioè la privatizzazione del 40%, per un paio di buoni motivi. Lo scambio azionario con Ecoprogetto ci farebbe perdere sia il controllo della società che l’anima. Primo, perdere il controllo significa che l’utilità economica iniziale, le possibili sinergie ed i vantaggi tariffari nello smaltimento, potrebbero durare molto poco. Ben presto gli interessi del ‘core business’ di Ecoprogetto, cioè l’inceneritore, potrebbero indurre lobbisticamente ad un atteggiamento diverso nella raccolta, un abbassamento della raccolta differenziata che non è solo un atto concreto di civiltà ambientale, ma anche un mezzo di comunicazione e di orientamento al consumo critico. Secondo, è bene che i rifiuti rimangano in gestione e controllo del territorio di pertinenza. E’ bene che le amministrazioni rimangano padrone a casa loro, come piace dire adesso, cioè dei costi dei rifiuti del loro territorio ed i cittadini padroni della loro salute.

Quest’occasione può anche essere un’opportunità per cambiare radicalmente la formazione e la gestione dei vertici societari in Asvo. Oggi infatti esiste un’Assemblea dei soci – cioè i comuni che pesano secondo le quote versate e proporzionali ai cittadini residenti – che per statuto ha compiti essenziali di indirizzo e controllo strategico, nonché quelli tradizionali di gestione del bilancio. L’assemblea attuale esprime un Cda di cinque membri, compreso il Presidente. Dal Cda dipende poi il Direttore Generale, un dirigente che di fatto governa in piena autonomia tutte le direttive e delibere degli organi superiori. In questi anni i cinque membri del Cda sono stati spartiti secondo le proporzioni tra le amministrazioni di centrosinistra (oggi maggioranza, pur risicata) e centrodestra. Obiettivamente, al di là della figura del Presidente, che ha una responsabilità giuridica primaria in tutta l’attività produttiva, sempre piuttosto rischiosa, con mezzi che scorazzano giorno e notte in tutte le strade, i consiglieri sono sia troppi che inutilizzati, anche perché sono – come in tutte le società municipalizzate – perlopiù individuati per dare una ‘carega’, un contentino ad un portaborse o la consolazione ad un capolista trombato o ad una figura professionalmente irrecuperabile.

Noi pensiamo che l’occasione della privatizzazione al 40% possa vedere una riduzione del Cda a tre membri. Un presidente designato (se proprio serve) dalla maggioranza; un vicepresidente, designato dalla minoranza, ma meglio remunerato del consigliere attuale e che si divide i compiti di rappresentanza col presidente, insomma più operativo e responsabile; infine, il consigliere designato dal socio privato, che per definizione sarà senz’altro una persona competente in materia tecnica ed economica. Un simile essenziale Cda non può che collaborare e preparare alle decisioni che deve prendere l’Assemblea, che detiene il vero ruolo guida.

Una simile operazione richiede un accordo bipartisan, ma duraturo, un cambiamento di strategia radicale nella gestione delle società partecipate dai comuni, un elementare tentativo di rovesciare la pessima immagine della politica, dei politici, degli amministratori, anche quelli che tutti i giorni lavorano in pieno disinteresse personale e che si sentono accomunati al carrozzone della casta.

I rifiuti sono un oggetto sociale particolare, poiché non c’è cittadino o famiglia che possa ignorarli. In certi momenti alcuni cittadini non sono toccati dalla scuola o dalla sanità, ma nessuno può non toccare i propri rifiuti. Questi, nonostante le loro apparenze, sono un bene comune, una risorsa e non solo un costo, un mezzo di comunicazione e d’igiene ambientale e non un oggetto di sotterfugio e sporcizia. Sappiamo che è un strano paradosso, ma non sarebbe male partire dai rifiuti per cominciare a rovesciare l’immagine della politica.

Ivo Simonella e Adriano Zanon

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Rifiuti netti e chiari. Perché l’Asvo costa di più?

9 agosto 2010
Pubblicato da Adriano Zanon

Una recente interrogazione in Consiglio comunale di Portogruaro firmata dai consiglieri PdL, primo firmatario Gastone Mascarin, ha chiesto delucidazioni “sui costi e sulla gestione dell’A.S.V.O. e sulla discarica di Centa Taglio”, in particolare:

(1) sull’incidenza dei compensi del CdA e del direttore sulla TIA;
(2) sulla situazione “sotto il profilo dell’inquinamento ambientale” della discarica di Centa Taglio;
(3) sulla sua “messa in sicurezza” e relativi costi.

Ma soprattutto:

(4) “infine, avere una dettagliata relazione, dai due rappresentanti uscenti nominati dal Comune di Portogruaro (dopo sei anni di permanenza e la riproposizione di uno dei due per altri tre anni), sulla loro “opera”, in qualità di amministratori ed in particolare sul motivo del continuo aumento dei costi di gestione” [la sottolineatura è nel testo originale].

L’interrogazione appare piuttosto sgangherata e strumentale, ma poiché sono il “rappresentante uscente” mi dà l’occasione per qualche chiarimento. Ovviamente non entrerò completamente nel merito, per più motivi. Primo, perché non è rivolta a me ma all’Amministrazione comunale. Secondo, perché gran parte delle cose chieste non sono un oggetto occulto della società Asvo, ma sono già di dominio pubblico, consegnate a documenti ufficiali, quali i bilanci, a bollettini aziendali e a diverse esternazioni pubbliche, soprattutto del presidente Michelutto. In particolare il bollettino aziendale n° 5, del dicembre 2009, nell’editoriale del Presidente dava già una serie di risposte e anticipava perfino aspetti di natura strategica. E’ perfino incredibile come cinque consiglieri comunali dell’opposizione non leggano qualcosa che hanno in casa da sette mesi e vogliano invece farselo raccontare in pubblico. Comunque, il quarto interrogativo è – anche se impropriamente – rivolto anche a me e vorrei affrontarlo sia sul metodo che sul merito, come si dice frequentemente oggi.

Sul metodo

Innanzitutto, chi scrive è stato membro di due CdA ma per cinque e non sei anni, poiché il primo mandato del 2005 è stato ridotto di un anno a seguito della legge finanziaria del 2007 del governo Prodi che ridimensionava – tra le altre cose – i consigli d’amministrazione delle società pubbliche. Nell’occasione i membri del CdA passarono da sette a cinque, presidente compreso. E’ mia personale opinione che possano essere ulteriormente ridotti a tre (lo statuto societario ne prevede da tre a cinque), rispondendo così parzialmente alla preoccupazione sui costi di questa struttura, ma all’interno del ripensamento completo delle funzioni direttive e della strategia organizzativa dell’azienda, cosa che non mi è possibile fare in questa sede. Se può interessare, io avevo già deciso di non avere comunque un nuovo incarico, anche se può sembrar strano nella politica di tutti i giorni, ma per me cinque anni sono già abbastanza per un simile ‘posto pubblico’, il ricambio fa bene e adesso posso comunque dare un contributo anche grazie a quella esperienza.

Va tuttavia precisato che non esistono “rappresentanti nominati dal Comune di Portogruaro”. I consiglieri d’amministrazione vengono designati dall’Assemblea dei soci, cioè dai sindaci o loro delegati in qualità di proprietari di quote azionarie. Come in qualsiasi società per azioni, la proprietà cerca di avere amministratori di propria fiducia, ma una volta diventati tali gli stessi hanno il compito di fare gli interessi della società e non di una parte della proprietà. Per questo è perlomeno impropria la richiesta di “una dettagliata relazione” della mia “opera”. Credo che dietro una richiesta simile ci sia una grave confusione sul ruolo e sulla responsabilità di un consigliere d’amministrazione.

Non so in altre società pubbliche del portogruarese, ma in Asvo le responsabilità di un consigliere sono importanti e pesanti. Uso due aggettivi semplici, ma chi volesse saperne poco di più basta che si legga l’art. 2392 del codice civile (“[2] In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell’articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose.”). Dove “solidalmente responsabili” non significa che devono rendere conto a qualche sodale politico e neanche al Consiglio comunale, ma che possono rimetterci di tasca propria (in solido) nei confronti degli obblighi di legge che tutelano sia i soci che i terzi interessati, quindi tutti i cittadini. E in effetti io non ho mai parlato di questioni amministrative inerenti l’Asvo con nessun estraneo in senso stretto alla società stessa. Lo so che anche questo è piuttosto inusuale, quasi incredibile, ma tant’è.

Per evidenziare i rischi dell’attività di un consigliere Asvo, ricordo ai firmatari di questa interrogazione, una precedente firmata il 28 luglio 2008 da Lucio Leonardelli, Pietro Rambuschi e Alfredo Silvestrini. Apprendendo dalla stampa della sentenza del Tar del Veneto sul contenzioso con la Cesaro Mec Import di Eraclea, i firmatari chiedevano “di avere un rapporto dettagliato al fine di rilevare se, qualora ci dovesse essere una responsabilità rilevata dalla Corte dei Conti, esisterebbero gli estremi per il nostro Comune in quanto socio dell’Asvo di chiedere conto di quanto accaduto agli amministratori, passati e presenti, dell’azienda”. Come si vede, si chiedeva sempre un “rapporto dettagliato”, ma qui lo spirito era più greve, anzi minaccioso, c’era infatti la chiara consapevolezza del ruolo e dei rischi del consigliere Asvo.

Sul merito

Fin qui il problema di metodo. Veniamo adesso al merito dei costi crescenti. Nel luglio 2005 il nuovo CdA aveva in eredità quattro temi principali: un bilancio 2004 in perdita di 915mila euro (6,4% dei ricavi), un’organizzazione aziendale precaria, con il direttore generale licenziato e non sostituito da un anno e mezzo, un landfill mining del lotto 1 appena completato che dava un’autonomia in discarica di altri 2-3 anni (secondo il bilancio 2004) e la grana di un project financing con la citata azienda di Eraclea per un impianto di compostaggio di dimensioni galattiche. Le prime due erano questioni urgenti oltre che importanti, ma le altre due avevano sia valenza strategica che un impatto entro un paio d’anni.

Sui costi il problema principale era questo: con il trend esistente la discarica di Centa Taglio si sarebbe esaurita entro il 2007, dopodiché bisognava portare i rifiuti in altri smaltimenti. Inoltre la nostra discarica da anni smaltiva anche rifiuti importati da fuori bacino e quindi era fonte di ricavi (oltre 2 milioni di euro nel 2005). Allora la raccolta differenziata era al 30% e quindi si portavano in discarica circa 50mila delle 70mila tonnellate annue di rifiuti. Al costo indicativo di 120 euro/t ci sarebbero stati 6 milioni di maggiori costi. Insomma, oltre 2 milioni di minori ricavi e 6 milioni di maggiori costi indicavano un buco potenziale del 50% (i ricavi del 2005 sono stati di 15,8 milioni).

Che fare? Oltre ad attivare tutte le possibili azioni di risparmio, l’operazione più efficace era l’aumento della raccolta differenziata e già entro il 2005 si attivò Cinto come comune pilota per il porta a porta, con notevole successo. Poi, nel giro di tre anni (2006-2007-2008), si estese il porta a porta a tutti i comuni, salvo le spiagge. Ultimo fu proprio il centro di Portogruaro, nell’ottobre 2008. Così nel 2009 si ottenne una raccolta differenziata netta di bacino del 66,5%, con uno spostamento di 25 mila tonnellate dallo smaltimento al recupero – considerando sempre 120 euro/t è un risparmio annuo di 3 milioni di euro.

Con il porta a porta si è resa anche più lunga la vita della discarica che infatti è stata chiusa ad agosto 2009, ma a partire da questa data il saldo tra risparmi e maggiori costi non quadra più ed è necessario aumentare i corrispettivi ai comuni. Di quanto? Ricordo che qui ho sempre ragionato come bacino Asvo, ma i comuni pagano il corrispettivo per i servizi ricevuti. Così Caorle che nel 2009 ha avuto una raccolta differenziata netta del 55,5%, ha speso unitariamente più di Portogruaro che è al 75% o di Cinto, il più virtuoso con il 79,1%.

Il 2010 è il primo anno pieno di Asvo senza discarica e l’azienda ha chiesto un adeguamento ai vari comuni, molto differenziato e complessivamente anche piuttosto contenuto. Purtroppo, una cosa è certa: in azienda sanno fare molto bene i conti e non sbagliano certamente per eccesso. Servono dunque idee strategiche adeguate e urgono piani di azione per rendere più efficace e più efficiente tutta l’attività sui rifiuti. Come scritto già sul bollettino citato, in Asvo ci sono già sia idee che piani d’azione, ma io adesso non sono più un consigliere d’amministrazione e darò il mio contributo nel dibattito pubblico e come cittadino, a partire da un buon comportamento per la riduzione a zero del residuo secco.

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Ivo Simonella verso il Consiglio Comunale e replica a Tabaro sulla raccolta differenziata

28 marzo 2010
Pubblicato da La Città Futura

Intervista a cura di Gianfranco Battiston da www.lavocedelcittadino.net

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Rifiuti zero? Sì, ma usando la testa e non la coda

17 marzo 2010
Pubblicato da

Colloquio con Zanon Adriano membro del Consiglio di Amministrazione ASVO

Porta-a-porta a Portogruaro: un ottimo risultato

Ti chiediamo subito: a che punto siamo con i rifiuti a Portogruaro e dintorni?

Siamo ad un buon punto, un punto da cui ripartire per fare un altro buon passo avanti. In tutto il territorio è stato attivata la raccolta porta-a-porta, per ultimo proprio a Portogruaro, dove i risultati buoni delle frazioni si sono ripetuti subito anche nel centro, partito ad ottobre 2008. Il porta-a-porta applicato fa ottenere già oggi l’80% di raccolta differenziata. Complessivamente però il bacino Asvo è al 65%. Restano infatti i nodi delle spiagge, gestite diversamente per volontà dei comuni interessati. Ma è una situazione particolare, se vuoi ne parliamo…

Magari un’altra volta, adesso ci interessa una valutazione più generale. Dunque, è proprio vero che l’Asvo gestisce un’area così virtuosa nei comportamenti sui rifiuti?

Be’, intanto l’Asvo è solo lo strumento organizzativo, alla base ci devono essere sia la volontà dei comuni che la sensibilità e disponibilità dei rispettivi cittadini. E’ però un dato di fatto che con l’avvio del porta-a-porta si è innescato un circuito virtuoso che in tre anni ha portato il nostro territorio al top delle prestazioni nazionali. Alcuni comuni come Concordia e Cinto, ma anche San Stino e Teglio, sono già tra i primi comuni ricicloni, la classifica di Lega Ambiente. Per questi sono bastati un paio d’anni di porta-a-porta. In azienda non c’erano dubbi e siamo ottimisti per altri ambiziosi traguardi.

Dunque è bastato togliere i cassonetti dalle strade per costringere la gente a fare i conti con le scovasse?

No, non bisogna né generalizzare sui comportamenti né disconoscere i problemi aperti. Infatti, già con i cassonetti c’era una parte importante dei cittadini che faceva una seria ed impegnata raccolta differenziata, ma un’altra parte, circa la metà, se ne fregava. Come è giusto far sapere che ancora oggi la raccolta è tutt’altro che perfetta. Nella divisione tra umido, VPL (cioè vetro-lattine-plastica) e secco non riciclabile c’è una percentuale troppo alta d’impurità, che va dal 15 al 20%. Soprattutto sul VPL si butta un po’ di tutto e di più.

Cosa pensate di fare, controlli?

Ispezioni se ne fanno già e si possono inasprire, è pensabile infatti che siano perlopiù sempre gli stessi che si comportano male, quelli che maltrattavano i cassonetti. Ma bisogna aspettare un po’. L’opera di sensibilizzazione, di comunicazione costante e capillare, si pensi al coinvolgimento delle scuole fin da quelle materne ed elementari, darà presto i migliori frutti. Per mia esperienza diretta e personale, c’è anche un’area d’incertezza in alcuni momenti della raccolta differenziata domestica. Ci sono troppe confezioni che non si sa bene se siano di carta o di plastica, riciclabili o meno. E te lo dice uno che ha anche sempre lavorato nell’industria manifatturiera!

Usare la testa e non la coda

Già, gli imballaggi, le confezioni. Pare che in Italia non si sia fatto molto per ridurne l’impatto, a partire dai famigerati sacchetti di plastica.

Sì, ci sono due grandi nodi che vanno affrontati, anche se non solo a Portogruaro. Il primo riguarda gli imballaggi in generale, che generano il 60-70% in volume e il 40% in peso degli RSU, i rifiuti solidi urbani, cioè quelli prodotti dai cittadini. Tra questi va ricordato che ci sono imballi primari, per esempio le lattine e le bottiglie, cioè quelli a diretto contatto con il prodotto, e quelli secondari, che vanno dalle confezioni di cartoncino per fare pubblicità alle scatole in carta e cartone, ai vassoi e sacchetti in plastica, alle cassette di legno.

Per stessa ammissione del CONAI, il Consorzio Nazionale degli Imballaggi, le quantità conferite in discarica dal 1997 ad oggi sono scese dal 70% al 30%, ma questa resta una cifra troppo alta. E’ chiaro che si deve disciplinare ulteriormente i comportamenti dei produttori, maggiormente in linea con lo spirito della direttiva UE 2008/98, che al punto 27 conferma il principio di responsabilità estesa del produttore che lo rende responsabile anche del recupero o smaltimento. (Questo è un documento molto importante che i cittadini dovrebbero conoscere bene.) In Germania, dove fanno sempre le cose più seriamente, da anni ci sono tre campane per il vetro: bianco, verde e marrone. Con ovvî vantaggi anche per i costi di rifusione del vetro. Ma è chiaro che anche i cittadini possono e devono essere più attenti, a partire dalle borse della spesa e da tutti i sacchetti che si portano a casa ad ogni acquisto minuto.

… e il secondo nodo?

Riguarda quei prodotti che sono ancora inseparabili e con materiali diversi, molti di questi sono i cosiddetti usa-e-getta, quelli che nascono direttamente come rifiuti e per i quali Guido Viale parla giustamente di “metafisica della distruzione”. I più ingombranti e quindi più importanti sono però i pannolini e pannoloni usati sui bambini e dagli anziani. In dimensione ridotta anche quelli usati dalle signore e signorine. Qui si mettono insieme prodotti naturali, come il cotone a quelli plastici ottenuti dal petrolio, a quello organici, liquidi e solidi. Un bel casino. I tradizionali pannoloni vanno nel secco non riciclabile, cioè in discarica, senza alcuna separazione. Una volta questi prodotti semplicemente non c’erano e l’idea di tornare indietro e farne a meno è piuttosto difficile da applicare, anche se qualcuno l’ha pensata… (ride) Adesso però si comincia ad avere sul mercato il ‘pannolino ecologico’, pubblicizzato anche in occasione della crisi napoletana. Sono pannolini lavabili, quindi riutilizzabili. Siamo solo all’inizio. Certamente l’industria non si muoverà da sola, ci vuole un po’ di movimento, come si diceva una volta, e di buon governo.

Possiamo dire che con una riduzione degli imballaggi, una maggior selezione domestica e con qualche buon progetto industriale si potrà arrivare a zero rifiuti?

Non è certamente solo un fatto tecnico… E’ utile ricordare che il fenomeno attuale che ci vede produrre anche qui da noi oltre due chili di rifiuti pro-capite al giorno è un fatto piuttosto recente, un fatto progressivo degli ultimi trent’anni. Quando io era giovinetto, negli anni Sessanta, non ho mai visto una discarica, al massimo qualche cava periferica da riempire. Ma la vita contadina e la campagna non ne avevano bisogno, si riciclava tutto. Solo nelle grandi città c’erano difficoltà a smaltire certi residui, soprattutto cocci di ceramica e vetro. Si buttavano però sempre nello stesso posto… così sorgevano delle colline artificiali, come il mitico Testaccio della Roma antica, o la Montagnola a Bologna. Qui da noi, il lotto 1 della discarica di Centa Taglio nasce nel 1978! E d’altronde gli anni Settanta, e anche dopo, girava ancora el strassèr, diventato poi il rottamaio. Era quello che raccoglieva le strasse, ferro vecchio, ad un certo punto c’erano anche i raccoglitori di carta: insomma c’era già il porta-a-porta! Tutto sommato è da neanche una generazione che viviamo in mezzo a tanti, troppi, rifiuti, che viviamo per produrre rifiuti. E frutto di una certa società, la cosiddetta ‘società dei consumi’, appunto. Qualcuno direbbe anche: “è il mercato, bellezza!”

Ma è per questo, perché gran parte della produzione agricola e manifatturiera è finalizzata al consumo per il consumo, alla produzione di scarti e di prodotti inutili o facilmente obsoleti, all’uso di confezioni di cartoncino per fare pubblicità o per tenere unite due o più unità di prodotto, yogurt o birra che siano… Si pensi a cosa si porta a casa dall’edicola… ormai trasformata in un bazar dove si vende di tutto e di più. Per tutte queste e tante altre minuscole ragioni, non si può partire dalla coda. Anche se con il migliore dei possibili porta-a-porta, con un’isola ecologica ben frequentata dai cittadini e quell’altro porta-a-porta che è il centro ecologico mobile, cioè il camion per la raccolta dei rifiuti pericolosi che gira periodicamente per i quartieri, siamo senz’altro a cifre impensabili fino a poco tempo fa nella raccolta differenziata… Ma se non ripartiamo dalla testa continueremo a buttare nell’ambiente i nostri bei residui solidi urbani!

Ma allora hanno ragione quelli che dicono che non si può rinunciare ai termovalorizzatori? Che anche questi sono indispensabili?

Il termovalorizzatore, nome nobile che sostituisce quello di inceneritore, è un impianto inefficiente, pericoloso e tutto sommato oggi anche inutile. Inefficiente perché è sempre di grandi dimensioni e per funzionare ha bisogno di rifiuti che siano anche buoni combustibili. Ora però, i metalli ed il vetro non lo sono perché la loro fusione assorbe energia anziché produrne. L’umido è ovviamente pieno di acqua e quindi per definizione non brucia volentieri. Restano quindi le carte, i cartoni e le plastiche. Ma se i primi sono oggetto di raccolta differenziata, restano solo le plastiche… Quest’ultime però derivano dal petrolio e se bruciate male o non filtrate bene producono diossine.

Purtroppo per chi li ha, i termovalorizzatori con la raccolta differenziata diventano un peso. Devono essere alimentati da un territorio sempre più vasto e quindi per alimentarli si caricano ulteriormente i costi di trasporto di un prodotto che non vale niente e, per finire, rilasciano sempre una quantità di residuo inerte, ceneri, da mettere in qualche discarica. Insomma, la discarica può fare a meno degli inceneritori, ma non viceversa. Ormai non li costruisce nessuno, neanche negli USA, dove anzi la raccolta differenziata ha raggiunto velocemente il 60%. E dove naturalmente è nato un nuovo business, la green economy, con tanto di guru e ramo specialistico: è il loro waste management.

Il futuro di Centa Taglio

Torniamo a Portogruaro. Sull’ultimo giornalino Asvo si legge sì della discarica chiusa, ma anche un nuovo ‘landfill mining’ e di intrecci societari tra Asvo e altri. Di cosa si tratta?

Prima parliamo di discarica, poi di intrecci societari. La notizia è che si chiude sì il Lotto 2, ma si deve bonificare il Lotto 0, il primo, realizzato con criteri diciamo primitivi. Per farlo però bisogna spendere dei soldi e questi o si raccolgono dalle tariffe pagate dai cittadini o l’Asvo riesce ad ottenerlo dalla gestione. Nel suo articolo sul giornalino, il presidente Luca Michelutto – al quale bisogna riconoscere dinamismo e chiarezza non comuni – parla di “un importante progetto di mitigazione e miglioramento ambientale”. Questa non è la prima volta che Centa Taglio è oggetto di un simile programma. Nell’ottobre del 1999 la Giunta Comunale di Portogruaro approvò il “piano di messa in sicurezza” del Lotto 1, ma Portogruaro Informa di gennaio dello stesso anno parlava di “ripristino ambientale” della discarica, con l’obiettivo (attenzione!) di “restituire l’area, una volta esaurito l’impianto, ad usi sociali e didattici: tipo oasi protetta per uccelli, animali, piante e autoctone”.

… ma allora la nostra idea di fare della discarica un parco non è così originale!

Non è originale ma rimane l’idea giusta, solo che dieci anni fa non se ne è fatto niente! Perché? Credo che i problemi siano sempre i soliti: i soldi. Proprio per questo è necessario permettere ad Asvo il finanziamento, impegnarlo ad un programma rigoroso e naturalmente controllare la sua realizzazione insieme con i cittadini del posto e più interessati. Questi hanno diritto a non essere di nuovo presi in giro.

Se ho ben capito tutto ciò significa che la discarica non chiuderà mai?

Non mai, ma non certamente ora. Questo non sarebbe comunque possibile. Una discarica dove non si conferisce più niente resta attiva per decenni, si chiama attività post-mortem. E’ paradossale, ma i rifiuti hanno una seconda vita. Così Asvo spera di ottenere dal Lotto 2 appena chiuso tanto biogas ancora per molti anni e continuare così a produrre e vendere l’energia elettrica prodotta grazie a questo. L’obiettivo del progetto, secondo me corretto, è dunque di finanziare per qualche anno, potrebbero essere cinque anni, il landfill mining del Lotto 0 assieme ad un riassetto ambientale con un conferimento ulteriore di rifiuti ma contenuto nella quantità, nel tempo e soprattutto nella tipologia.

Landfill mining?

Sì, è un’espressione quasi intraducibile ma che significa semplicemente ‘trattamento minerario della discarica’. Pare che i primi ad accorgersi che potevano estrarre qualcosa dai cumuli siano stati gli israeliani all’inizio degli anni Cinquanta, soprattutto metalli.

Ma chi deciderà su questo progetto?

Deciderà il Cda dell’Asvo, sull’indirizzo dell’Assemblea dei soci, cioè in teoria i Sindaci degli undici comuni. Non è una cosa semplice, visti i precedenti ed i vincoli tecnici. Ma deve esser fatto con rapidità e chiarezza, a partire dal progetto di mitigazione che dev’esser realistico e serio. Purtroppo la rapidità cozza con la situazione di Portogruaro, il comune maggiormente interessato, dove c’è il Commissario e non un’amministrazione eletta.

Resta il tema degli intrecci societari…

E’ un altro grosso argomento, altrettanto difficile, ma anche su questo il presidente Michelutto si è mosso finora con saggezza. Si tratta di questo. Con l’insediamento di questa legislatura e quindi di questo governo Berlusconi e, in verità, sulla base di direttive UE, si è progressivamente approdati alla legge 166 del 20 novembre 2009. Un articolo, il 26 bis, opportunamente calibrato, prevede che la gestione dei servizi pubblici locali venga conferita “in via ordinaria” attraverso gare pubbliche o a società miste e che la gestione in house di società a totale capitale pubblico sarà consentita soltanto in deroga “per situazioni eccezionali” e dietro parere preventivo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Il metodo ordinario di conferimento dei servizi pubblici locali sarà quindi la gara e il ricorso alla società mista dove il privato, individuato mediante procedura ad evidenza pubblica, dovrà essere socio operativo con una quota di partecipazione non inferiore al 40%. Insomma le attività sui rifiuti devono essere aperte al mercato, l’autarchia non sarà più ammessa, e in questo quadro hanno più possibilità di vincere le gare di appalto le società più attrezzate, quelle che posseggono tecnologie, impianti, discariche. Perciò è chiaro che l’Asvo, senza discarica e altri impianti, rischia di ridursi ad un ufficio per la gestione delle gare e della Tia…

Che fare?

Cercare alleanze, sinergie, soprattutto con chi ci è più vicino geograficamente. Per rispetto del mio ruolo non farò qui i nomi, anche se sono sui giornali… Il problema però è anche quello di chiudere un’alleanza che permetta di mantenere ai soci attuali, cioè i comuni, il controllo della società. L’Asvo, lo dico con una punta d’orgoglio, è una delle cose – non molte – che funzionano nel portogruarese. I cittadini lo sanno bene. Anche per questo non dobbiamo svenderci, anzi. Io penso che la nostra esperienza e competenza possa tornar utile a qualcuno.

Siamo in difesa, in trincea…

Sì, il nostro territorio è sempre sotto la minaccia di non governare certi processi e certi àmbiti anche quando ha già strutture e dimostra professionalità e competenza. Penso naturalmente alla Pretura, penso alla nostra sanità, gestita in un’unica ASL 10. Adesso, per esempio, si sta nuovamente attaccando un’esperienza esemplare com’è la psichiatria, dove da trent’anni Portogruaro è un modello di organizzazione territoriale e dove si cerca di scaricare i problemi ed i costi del sandonatese. Io non voglio far guerre civili, conosco il sandonatese, dove ho anche lavorato con soddisfazione, ma sono abbastanza vecchio purtroppo per conoscere anche i criteri delle gestioni clientelari, quelle che una volta erano soprattutto democristiane e che adesso magari si ammantano sempre con la stessa parola, libertas o libertà che sia, per fare sempre e solo gli interessi di una parte della società, anche se ben organizzata in cordata, o lega che sia.

Anche per questo, ovviamente, ci sono buone ragioni per vincere le prossime elezioni municipali a Portogruaro.

Glossarietto

Biogas. Il biogas nella discarica tradizionale, cioè di RSU integrali, si forma spontaneamente dalla fermentazione del materiale organico. E’ formato soprattutto da metano, deve quindi essere captato per evitarne la diffusione nell’ambiente e può essere utilizzato per la produzione di energia elettrica.

Landfill mining. Non pare traducibile e viene sempre usato con questa espressione ma sostanzialmente significa “trattamento minerario della discarica”. Gli israeliani nel 1953 scoprirono infatti che si potevano estrarre nuovamente soprattutto molti metalli e ridurre al minimo l’impatto fisico del cumulo residuo.

Lotto. E’ la montagnola di rifiuti, oggi opportunamente delimitata dalle autorizzazioni necessarie.

Mitigazione. E’ l’espressione tecnica che si usa per dissimulare un brutto ambiente. Si mitiga l’autostrada, magari con pannelli che rendono la zona un carcere a cielo aperto, come una discarica, magari nascondendola alla vista con qualche fila d’albero.

Post mortem. Funerea locuzione latina per ricordare che una volta chiusa la discarica ha ancora una vita, cioè ha bisogno di assistenza.

Percolato. E’ il liquido che rimane alla base della massa dei rifiuti e deriva dall’infiltrazione dell’acqua piovana, dalla decomposizione e dalla progressiva compattazione dei rifiuti stessi.

Porta-a-porta (PAP). E’ la raccolta differenziata con il ritiro periodico dei rifiuti praticamente a domicilio. Normalmente si ritirano una o due volte la settimana con contenitori diversi. Nella nostra zona: umido (cioè materiale organico destinato al compostaggio), vetro-plastica-alluminio, cartacartone, secco non riciclabile.

Raccolta differenziata. E’ la prassi che permette di separare all’origine gli RSU. Secondo i dati forniti da ASVO, il comune di Portogruaro ha raggiunto a settembre di quest’anno una percentuale dell’80%. Questa cifra è praticamente il livello di quasi tutti i comuni del bacino, con punte Annone Veneto (82%), Cinto Caomaggiore (82%) e Pramaggiore (81%). Fanno eccezione i comuni di Caorle (45%) e San Michele al Tagliamento (58%), dove hanno un ruolo negativo (chissà perché) le spiagge. L’intero bacino comunque raccoglie già oggi il 65%, in anticipo traguardo previsto dalla legge per il 2012.

Ricicloni. Quella dei comuni ricicloni è una graduatoria, con tanto di premiazioni rituali, fatta annualmente da Lega Ambiente. A luglio 2009, per la raccolta 2008, il comune di Concordia Sagittaria si è piazzato al 21° posto della graduatoria nazionale per i comuni sopra i 10mila abitanti (era 31° e resta il primo nella provincia di Venezia). Mentre Cinto Caomaggiore si è piazzato al 15° posto nella categoria dei comuni sotto 10mila abitanti (era 21° e si conferma il primo della provincia). Bene anche S. Stino di Livenza, passato dal 56° posto al 26° posto, subito alle spalle di Concordia.

RSU (rifiuti solidi urbani). La sigla sta ad indicare semplicemente i rifiuti prodotti dalle attività civili e commerciali. Naturalmente oggi sono molto diversi da trent’anni fa, ma anche da pochi anni fa, quando non c’era alcuna raccolta differenziata e si buttava tutto insieme nel cassonetto: carta, vetro e plastica, metalli, piante e fogliame, prodotti organici, scarti e residui alimentari, insieme a ciò che oggi chiamiamo secco non riciclabile (il vero rifiuto dalla raccolta differenziata)

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