La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Una viabilità dannosa e una salute senza tutela

12 febbraio 2016
Pubblicato da La Città Futura

Non siamo certo i soli a preoccuparci della salute dei portogruaresi, ci sono diverse associazioni e anche i singoli cittadini sono capaci d’iniziative intelligenti e coraggiose.

E’ il caso del dottor Oreste Mauro, cittadino portogruarese e medico in pensione, già responsabile della Terapia del Dolore e Cure Palliative del nostro Ospedale, che ha inviato un esposto alla Procura di Venezia sul “danno alla sicurezza e alla salute dei cittadini che accedono al centro storico di Portogruaro determinato dalla riapertura lo scorso dicembre di detto centro al traffico automobilistico” e che qui sotto riproduciamo.

Non servono tanti commenti alle osservazioni del dr. Mauro, se non la sottolineatura che la nuova viabilità non ha portato solo un fastidio estetico o disagi agli abitanti del centro storico, non è solo potenzialmente pericolosa, ma è già oggettivamente dannosa alla sicurezza ed alla salute di chi ne è coinvolto.

Conseguentemente, scrive il nostro concittadino, “se il Sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione e del suo territorio e il Consiglio Comunale condivide questa responsabilità, è legittimo chiedersi, in situazioni quale quella descritta, di quale tutela godano i cittadini di Portogruaro che accedono al centro storico”.

Esposto del dr. Mauro (11 febbraio 2016)

 

 

 

Sanità a vista

2 febbraio 2016
Pubblicato da Ermes Drigo
Zaia prova il nuovo robot chirurgico.

Zaia prova il nuovo robot chirurgico.

Ieri sera sono andato in Consiglio comunale a sentire Bramezza, il direttore generale della nostra Asl, con il proposito di capire come sarà la sanità nel nostro territorio nei prosimi anni. Bramezza ha relazionato a braccio, senza documenti e tantomeno è stata consegnata alcuna relazione. Sono uscito con quattro certezze:
1) non esiste una programmazione territoriale;
2) a decidere è il governatore Zaia a seconda dell’umore elettorale e degli amici del posto;
3) Bramezza è l’esecutore di quanto deciso da Zaia – costui ha deciso di sospendere il progetto del nuovo e unico ospedale e dunque si lavora oggi a sistemare Portogruaro, San Donà di Piave e Jesolo, come ha deciso di mantenere un punto nascite a Portogruaro ed il punto nascite ripartirà;
4) la sanità viene gestita per evitare le ospedalità esterne alla regione e dunque se c’è un’urgenza non vai all’ospedale più vicino ma a quello che ha bisogno di fare più cassa (Ospedale dell’Angelo di Mestre).

Una sanità “programmata” in questa maniera porterà solo ad una sanità privata. Auguriamoci salute.

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Chiediamo i numeri sull’ambiente e sulla salute

31 gennaio 2016
Pubblicato da La Città Futura

LCF 2015 La Città Solare

Nel nostro programma per le amministrative del 2015 avevamo cercato di dare visibilità ad alcuni temi che da sempre hanno contraddistinto la Lista Rossoverde La Città Futura. Oggi ci pare che l’ambiente ed il territorio siano diventati ancor di più oggetto di forte discussione e di maggiore sensibilità per molta parte dei cittadini, rendendo attualissimo un punto del nostro progetto della Città Solare.

Alla voce Territorio, il metodo che avevamo prospettato partiva dal progettare e gestire un sistema informativo territoriale (SIT) per conoscere l’ambiente, gestire le criticità, ipotizzare le soluzioni e verificare i risultati. E fra le varie azioni veniva previsto di:

  • Mettere in rete i monitoraggi esistenti.
  • Aumentare il numero e la qualità dei monitoraggi.
  • Adottare un registro delle malattie più comuni del territorio.

Il Comune di Portogruaro, grazie al lavoro svolto da Ivo Simonella ed Ermes Drigo, aveva infatti dato avvio ancora nel 2008 alla progettazione e realizzazione del SIT tramite un sistema di monitoraggi gestito da uno Studio professionale esterno i cui dati si trovano presenti sul sito del Comune ed a cui possono aver accesso tutti i cittadini. Ma nel corso degli anni, con la riduzione della spesa municipale anche l’assessorato all’Ambiente si è visto ridurre e ridimensionare notevolmente le capacità di spesa e d’intervento ed i monitoraggi si sono ridotti. Così sono rimasti attivi fino a luglio 2015 quelli relativi alla qualità dell’aria, mentre risultano tuttora aggiornati solo i dati sul rilevamento dei campi elettromagnetici ad alta e bassa frequenza, presenti con punti fissi di rilevazione su tutti i plessi scolastici del territorio.

Notiamo dunque, ma con una certa preoccupazione, che da quando si è insediata la Giunta Senatore il monitoraggio sulla qualità dell’aria condotto dallo Studio esterno risulta cessato e che resta attivo il solo monitoraggio Arpav, che alle volte è oggetto di interruzioni e con la postazione mobile che risulta posizionata nell’Area East Gate.

Noi riteniamo che oggi sia importante riavviare il monitoraggio sulla qualità dell’aria in centro storico, in modo che ci siano nuovi dati comparabili con i rilievi effettuati prima dell’apertura delle torri al traffico automobilistico, oltre che sull’asse viario di Viale Trieste-Viale Matteotti, che risulta ora maggiormente trafficato.

Ma ci piacerebbe anche che la nuova Amministrazione comunicasse ai cittadini cosa intende fare a riguardo delle politiche ambientali per il nostro territorio, quali sono e saranno le sue priorità e se intende, visto l’allentamento del Patto di Stabilità, dare nuove risorse ed energie – anche se dovesse valorizzare ciò che di buono ed utile era stato fatto in precedenza – e in funzione di una corretta tutela della salute dei propri cittadini, ampliando e mettendo quindi in rete i monitoraggi territoriali, in particolar modo quelli nei punti critici e sensibili, che certo non mancano, quali gli impianti di biomassa ed il centro storico.

Questo per le prime due azioni. Mentre sul terzo punto noi concordiamo con la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle di Portogruaro sulla sensibilizzazione di cui deve farsi promotore il Comune nei confronti dell’Ulss 10 per l’adozione del Registro Tumori, per la quale abbiamo partecipato con la raccolta di firme promossa da un’Associazione attiva sul territorio.

E invitiamo dunque il Sindaco Senatore, forte del dichiarato filo diretto, anzi privilegiato, che sta intrattenendo con la Regione Veneto e con il direttore generale dell’Ulss 10 Bramezza, all’iniziativa presso la nostra Ulss di riferimento per coprire un tassello importante nei monitoraggi di cui oggi il Veneto è parzialmente carente.

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Cronache dell’ospedale che verrà (ago 2014 – ott 2014)

21 ottobre 2014
Pubblicato da Adriano Zanon

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Naturalmente ci sono stati subito dei giudizi sulla manifestazione di domenica 19 ottobre davanti all’ospedale di Portogruaro. Ad alcuni hanno dato fastidio le bandiere. Ma come fa uno che non è rappresentato in Consiglio comunale a dare la sua adesione chiara senza le sue bandiere? Altri hanno notato la scarsa presenza dei foresti, dei non portogruaresi, dimenticando che l’incontro era organizzato da quasi tutto il Consiglio comunale di Portogruaro, non dal vecchio mandamento, e questa era anche la più chiara e positiva novità. Uno solo, il consigliere in cerca di visibilità Giorgio Barro, ha detto che mille presenze erano poche e vista la questione dovevano essere cinquemila. Osservazione giusta! Ma adesso c’è lui e noi portogruaresi siamo molto più tranquilli. L’ospedale a rete ha un altro solido nodo. Alla prossima. (21 ottobre 2014)
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20 ottobre 2014
La Nuova: Mille persone a Portogruaro «In difesa della nostra sanità»

[Estratto] Sono spuntate bandiere della Cgil, di Rifondazione comunista, dei No Tav e del Movimento 5 Stelle. “Bertoncello sia chiaro – No all’ospedale unico” si leggeva su uno striscione alzato dagli aderenti del Meet Up del portogruarese. Come se il sindaco non avesse mai ribadito questo concetto. Il centrodestra era rappresentato solo dai capigruppo presenti sul palco. Le assenze dagli altri comuni, com’era prevedibile, si sono notate. Tra le autorità accanto a Bertoncello c’era il sindaco di Concordia, Claudio Odorico e il capogruppo di maggioranza a Fossalta, Paolo Anastasia. Mancavano, almeno ufficialmente, le rappresentanze di San Stino, Cinto, Caorle, Gruaro, Teglio, Annone, San Michele. Realtà che o fanno riferimento agli ospedali di San Vito al Tagliamento o Latisana, oppure (vedi San Stino) fanno il tifo per l’ospedale unico. Dopo i saluti di rito del sindaco Antonio Bertoncello, molto applaudito, è intervenuta la presidente del consiglio comunale Ivana Franceschinis.
È stato però l’intervento di Bruno Panegai, che ha parlato anche a nome della confederazione provinciale Cgil, a riscuotere i consensi maggiori. Riferendosi ai tagli ai servizi sanitari dell’ospedale di Portogruaro ha tuonato che «i nemici sono i poteri forti: la Regione e l’azienda sanitaria».
Mirco Cusan, a capo del comitato Pro Pediatria ha sottolineato che «non si può tagliare sui diritti della persona». Preoccupazione sul futuro dell’ospedale di Portogruaro è stata espressa anche da Sirio Martin, leader della Confartigianato. «Il territorio non può essere depredato» ha ribadito.

15 ottobre 2014
La Nuova: “Passa la mozione leghista, schede sanitarie bloccate”

[Estratto] Sospese le conversioni degli ospedali e bloccate le schede regionali. Voto unanime sulla mozione dell’assessore leghista Daniele Stival, che dichiara soddisfatto che ciò è stato fatto «in attesa di questo studio della conferenza dei sindaci che prenderà attentamente in esame i vari parametri per scegliere quale sarà il sito migliore per l’ospedale unico sul territorio, obiettivo verso il quale la Regione vuole arrivare». (…) Mentre Bruno Pigozzo, consigliere regionale Pd, dice che «ora dovrà essere la regione a farsi carico dello studio approfondito chiesto dalla conferenza dei sindaci, evitando strumentalizzazioni e forzature».

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A questo punto un’osservazione è d’obbligo. Finora la battaglia del direttore Bramezza per il nuovo e unico ospedale è riuscita a compiere un piccolo miracolo: mettere d’accordo da un lato due sindaci Pd e dall’altro due consiglieri regionali Pd sull’atteggiamento da tenere con lui stesso. E noi che abbiamo anche pensato che facesse di tutto proprio per dividerli! (13 ottobre 2014)
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9 ottobre 2014
Comunicati dei sindaci Bertoncello e Cereser: “Bramezza se ne vada”

[Estratto] Antonio Bertoncello, sindaco di Portogruaro: «Come potremmo decidere con uno studio fatto con le mappe di Google? È vero non siamo qui a decidere di una gelateria e proprio per questo abbiamo bisogno di uno studio approfondito. L’unica cosa che Bramezza deve fare ora è prendere atto del suo fallimento e rimettere nelle mani del Presidente Zaia il suo mandato.»

[Estratto] Andrea Cereser, sindaco di San Donà di Piave: «La verità è che i sindaci sono stati chiamati a decidere in maniera responsabile ma, attualmente, sono privi di sufficienti e adeguate informazioni proprio per il diniego dell’Azienda Sanitaria, confermato anche ieri, a fornire risposte a questioni poste in maniera unitaria. Spetta al direttore generale, a questo punto, trovare una via d’uscita e se ritiene di non esserne capace, lasci il posto a qualcun altro.»

9 ottobre 2014
Alessandrini e Pigozzo (PD): “Regione attui studi comparativi”

[Estratto] “Sull’ospedale unico del Veneto Orientale i sindaci hanno evitato la spaccatura del territorio: non c’erano infatti i presupposti per una scelta oggettiva e consapevole da parte della Conferenza. Ora è necessario che la Regione si assuma in toto l’onere di attuare lo studio comparativo che i sindaci hanno approvato e che il DG Bramezza aveva respinto”.
Questa la presa di posizione dei consiglieri regionali del PD, Alessio Alessandrini e Bruno Pigozzo, entrambi componenti della Commissione Sanità, alla luce delle decisioni adottate dalla Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 10 Veneto Orientale nella seduta di ieri. (…)

9 ottobre 2014
La Nuova: “Stallo per l’ospedale unico”

[Estratto] Portogruaro. Spunta la terza via nella lotteria per l’ospedale unico del Veneto Orientale. Così si inizierà da capo con studi e voti. Anche ieri non si è deciso di fatto nulla. L’ospedale per il momento non sarà a Portogruaro e neppure San Donà, forse in un sito nell’area che potrebbe essere tra Ceggia, Noventa, Torre di Mosto e San Stino.
La conferenza ha votato infine uno studio su costi e benefici di uno dei tre siti considerando Sandonatese, Portogruarese e area baricentrica. Duro il direttore generale Carlo Bramezza che però ha detto no, chiedendo l’indicazione di siti precisi. «Anche questa volta non è stato deciso nulla, abbiamo perso un’occasione e oggi stesso invierò in Regione la programmazione di ospedale su due sedi con il taglio dei doppioni». Allora il sindaco di Fossalta di Portogruaro, Natale Sidran, ha chiesto che sia la conferenza incaricata dello studio fra Sandonatese, Portogruarese e area centrale, pagato dagli stessi Comuni. E questa è stata la proposta votata. La mediazione potrebbe essere individuata dunque in questo quadrilatero, baricentrico rispetto ai due centri più popolosi che aspiravano alla nuova struttura sanitaria. (…)

7 ottobre 2014
L’appello del Circolo PD di Portogruaro: “La Conferenza dei sindaci non assuma alcuna decisione sull’ospedale unico”

Il Circolo PD di Portogruaro dice basta a questa paradossale e continua telenovela sulla scelta della sede di un ospedale unico che non si farà mai!
Si dichiara fortemente preoccupato del rischio che eventuali decisioni, non basate su alcun dato certo e su nessun presupposto credibile, possono avere conseguenze laceranti nel territorio, ma soprattutto possano avere gravi ricadute per i servizi socio-sanitari e per i cittadini.
Denuncia la grave situazione in cui nel frattempo versano i servizi socio-sanitari dell’Ulss, penalizzati, trasferiti, ridotti e continuamente dequalificati. Per tutti citiamo solo alcuni esempi: Pediatria-Psichiatria e per ultimo l’Hospice di Portogruaro – un servizio per malati terminali qualificato e considerato da tutti molto importante – che l’Ulss n. 10 vuole ridimensionare drasticamente nei posti letto.
Individua nella Regione Veneto e nell’attuale direzione del’Ulss la responsabilità di voler smantellare l’Ospedale di Portogruaro, ridurre i servizi, far pagare maggiore costi ai cittadini, in una logica inaccettabile di favorire la privatizzazione.

(Manifesto trascritto)

3 ottobre 2014
Il sindaco Cereser: «Conferenza sulla sanità l’ennesima presa in giro»

[Estratto] «Si è polarizzata la questione sul tema del sito, trascurando aspetti importanti quali le caratteristiche, la convenienza, i costi e il percorso. Non si può pensare di dire alla gente “ti tolgo l’ospedale” senza prima garantire quali strutture rimarranno. Nel frattempo va avanti il piano di dismissione degli ospedali esistenti che prefigura la spaccatura della sanità della Venezia Orientale con chirurgia da una parte, a Portogruaro, e medicina dall’altra, a San Donà.»
Cereser teme che i pazienti diventino pendolari in ambulanza. «E chi verrà a partorire a San Donà», si chiede, «in assenza di chirurgia generale e rianimazione? Chi andrà a operarsi a Portogruaro se mancano neurologia e cardiologia? A meno che non sia proprio questo il disegno che si intende perseguire».

30 settembre 2014
Pietro Rambuschi (Forza Italia di Portogruaro): “Potenziamo le due strutture già esistenti”

[Estratto] Ribadiamo la necessità di offrire risposte necessarie, rapide e concrete all’utenza sanitaria della nostra ASL nell’hic et nunc, e non forse tra 5-7 anni quando l’ospedale unico sarà, forse, realizzato.
Quindi noi dichiariamo meno discussioni su un ospedale unico e più attenzione agli ospedali già esistenti di cui già disponiamo, ricalcando ancora il concetto che è necessario migliorare e potenziare i servizi già erogati, creandone di nuovi e razionalizzando le specialità esistenti; ricordando infine che la civiltà di una società si decreta dall’importanza che si deve attribuire all’istruzione e alla salute, e a una sanità concreta e fattibile che non sia solo un argomento di discussione continua senza risultati e quasi fne a se stesso.

15 settembre 2014
PD metropolitano di Venezia: l’ospedale unico come cortina fumogena

[Estratto] Ospedale unico, interviene il Pd metropolitano di Venezia. Un fronte unito con il responsabile sanità-welfare Pd metropolitano di Venezia, Gabriele Scaramuzza, i consiglieri regionali Bruno Pigozzo e Alessio Alessandrini, il sindaco di San Donà Andrea Cereser e quelllo di Portogruaro, Antonio Bertoncello. (…)
Il lavoro fin qui fatto è considerato carente. «Manca», ricordano, «un’ipotesi di riorganizzazione della rete dei servizi territoriali in seguito alla costruzione dell’ospedale unico. Collocare in un sito piuttosto che in un altro il nuovo presidio incide sull’architettura dei servizi, medicine di gruppo, distretti socio-sanitari, strutture intermedie. Lo studio agisce pregiudizialmente solo sugli ospedali pubblici di San Donà e Portogruaro, e non tocca minimamente l’offerta della casa di cura “Rizzola”, pienamente confermata anche dalla programmazione delle ultime schede sanitarie. Per recuperare almeno una parte delle fughe verso le strutture del Pordenonese è necessario un accordo interregionale. Per queste ragioni è evidente il carattere strumentale della polemica che da giorni il centrodestra conduce verso il sindaco di San Donà. Anche la recente marcia indietro sulla privatizzazione dell’ospedale di Jesolo dimostra che quella dell’ospedale unico è una cortina fumogena per coprire la totale mancanza di risorse e programmazione per la sanità del Veneto orientale».

10 settembre 2014
La Lista Rossoverde: “Ospedale, la vera posta in palio”

[Sintesi] (a) Non è possibile continuare ad assistere allo scontro di due sindaci Pd per la sede dell’ospedale unico. (b) Bramezza è un professionista del settore, lavora per la sanità privata e per svuotare la sanità pubblica. (c) La situazione dell’offerta sanitaria del nostro territorio è grave e le fughe in FVG ne sono la naturale conseguenza.

“Nella prospettiva delle prossime elezioni regionali, mancano ormai solo sei mesi, si sospenda tutta la questione del nuovo ospedale e si apra una discussione chiara e partecipata sul futuro della nostra sanità e quindi della nostra salute.”

9 settembre 2014
Il Sindaco di San Donà: “Decidano i cittadini non i singoli Comuni”

[Estratto] «La Conferenza dei capigruppo di Portogruaro sembra dimenticare i basilari principi della democrazia ritenendo che il voto sull’ospedale unico non debba tenere conto del numero dei cittadini. È intuitivo che decisioni cruciali quali quelle relative alla sede dell’ospedale unico non possono essere prese sulla base del numero dei Comuni, ma devono tenere conto dei cittadini. Per questo non ha senso parlare di cambiamento “in corsa” delle regole: semplicemente se il regolamento non è adeguato ai principi democratici, e non tiene conto del numero di abitanti dei vari comuni, va modificato. In caso contrario la Conferenza dei sindaci sulla sanità non sarebbe qualificata a discutere di questo problema appunto perché non rappresentativa dei cittadini. Il rispetto delle comunità invocato dallo stesso documento rilasciato dai capigruppo portogruaresi impone di smetterla con la contrapposizione tra territori e di lavorare per un obiettivo comune.»

6 settembre 2014
Il gruppo di lavoro sulla sanità del Circolo PD di Portogruaro: “L’ospedale di rete su due poli è l’unica vera possibilità”

[Estratto] “Tutti hanno ribadito la necessità di superare contrapposizioni inutili, di andare oltre all’idea di ospedale unico, di procedere ad una rivisitazione programmatica seria di tutti gli ambiti socio-sanitari del Veneto orientale.
La vera questione è che la Regione Veneto, attraverso il direttore dell’ULSS dalla stessa nominato, vuole distogliere l’attenzione dai problemi reali esistenti, vuole coprire il fatto che le spese sulla sanità nel Veneto orientale sono tra le più basse del Veneto, continua a fare scelte riorganizzative e gestionali assurde, trasferimenti inutili e dannosi di posti letto, di servizi, di uffici.
Il tutto appare finalizzato a smantellare l’Ospedale di Portogruaro, a ridurre i servizi, a far pagare maggiore costi ai cittadini, in una logica inaccettabile di favorire la privatizzazione.
Il gruppo di lavoro ritiene che la scelta dell’ospedale di rete su due poli, così come indicata dal Consiglio Comunale di Portogruaro, sia l’unica vera possibilità per il Veneto Orientale di parlare seriamente di sanità, soprattutto se accompagnata da quelle necessarie sinergie e da quelle politiche interregionali (Friuli V. Giulia – Veneto) che possono portare ad una maggiore razionalità dei servizi e ad un loro minor costo.
La Conferenza dei Sindaci deve ritrovare unità di intenti, deve superare logiche che portano alla penalizzazione di intere comunità, deve richiedere alla Regione Veneto di presentare le sue reali intenzioni per la valorizzazione della sanità pubblica, partendo dai progetti e dagli investimenti che per ora sulla sanità del Veneto Orientale non esistono.”

5 settembre 2014
I Capigruppo Consiliari di Portogruaro: “Non si cambiano le regole in corsa e Portogruaro non intende subire”

I Capigruppo Consiliari si sono incontrati il 5 settembre per un aggiornamento sulla sanità dopo la riunione dell’esecutivo della Conferenza dei Sindaci, lo scorso 1° settembre.

“Le scelte da attuare non possono stravolgere i servizi socio sanitari del Veneto Orientale e in particolare del portogruarese. Come Capigruppo a Portogruaro unitamente insieme al Sindaco e all’Amministrazione abbiamo da tempo condiviso e portato avanti una scelta: ospedale di rete su due poli, non solo, ma tutte le forze politiche e sociali senza eccezione, rivendicano prima di tutto la qualificazione dei servizi territoriali. Si vuole invece continuare e accelerare sulla scelta dell’ospedale unico sulla scelta della sede logistica. Sullo studio dei tecnici condividiamo le osservazioni dell’Amministrazione Comunale e chiediamo che prima di qualsiasi decisione vengano approfondite tutte le questioni ed i temi inerenti. In ogni caso risulta inaccettabile che le regole sulle votazioni della Conferenza dei Sindaci vengano cambiate “in corsa”. Il rispetto delle comunità e della parità di condizioni sui servizi non possono essere messe in discussione. Portogruaro non intende subire limitazioni o penalizzazioni, abbiamo intrapreso un percorso in consiglio comunale e intendiamo portarlo avanti con i cittadini. Abbiamo lanciato per primi l’idea di un referendum, ma le azioni di contrapposizione fra territori non ci piacciono. La voce dei cittadini deve essere sentita ma per ottenere risultati positivi per tutti. Questo è il compito delle istituzioni , ricercare unità di intenti per aderire alle esigenze di tutti.”

27 agosto 2014
Alessio Alessandrini, consigliere regionale del Pd: “Ospedale di Jesolo ai privati? E’ una buona idea”

“La specializzazione dell’ospedale di Jesolo sulla riabilitazione e la possibilità di gestire la cosa a livello di iniziativa pubblico privata è un po’ nelle cose e non sconvolge la situazione. Se attraverso questa operazione si riescono a drenare risorse da poter investire anche sugli altri due ospedali di rete, quello di Portogruaro e San Donà di Piave allora la riconversione del nosocomio jesolano può essere accettabile, ma all’interno di un’operazione più vasta i cui contorni non sono ancora chiarissimi.”

26 agosto 2014
Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd: “Ospedale di Jesolo ai privati? Non è una buona idea”

[Estratto] “L’ipotesi di trasformare l’ospedale di Jesolo in una struttura di riabilitazione a gestione mista pubblico-privata dovrà essere discussa prima di tutto nella commissione Sanità del consiglio regionale del Veneto. (…) Se tale scelta fosse motivata da carenze economiche dell’Ulss 10 considero negativo e controproducente dare in mano ai privati un servizio che potrebbe essere un investimento remunerativo se opportunamente finanziato dal pubblico. Ricordo in proposito che l’Ulss 10 è tra quelle con più basso finanziamento per abitante del Veneto:1500 euro l’anno. Basterebbero 100 euro per abitante in più per avere 20 milioni disponibili da investire”.

1 agosto 2014
Il sindaco Bertoncello: “Ospedale unico? A Portogruaro”

[Estratto] “Il documento che individua l’area dell’ospedale unico a Portogruaro», sottolinea il sindaco Antonio Bertoncello, «è stato condiviso da tutti i gruppi consiliari. Nelle osservazioni comunque facciamo presente che il consiglio comunale nella seduta aperta del 23 giugno scorso si è espresso per un ospedale di rete su due poli, quelli attuali, adeguatamente e organicamente riorganizzati e ristrutturati. Noi comunque tiriamo dritti per avere l’ospedale unico, quello della rete sui due poli resta solo un’alternativa”.

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Ospedale, la vera posta in palio

10 settembre 2014
Pubblicato da La Città Futura

Il dibattito attorno al cosiddetto ospedale nuovo, forse unico, è sempre più infuocato. In teoria siamo infatti a ridosso di una scadenza decisiva, la prossima riunione della Conferenza dei sindaci dovrebbe votare la proposta della Commissione dei tecnici che ha individuato in San Donà il luogo più appropriato per costruire questo fantomatico edificio. Fantomatico perché non si sa quale sarebbe la sua dimensione, fisica ed economica, quali le fonti di finanziamento, quali i vantaggi reali per tutti i cittadini del territorio. Da parte dei promotori – e vedremo bene chi sono – si parla di necessità del nuovo ospedale per rispondere in termini di eccellenza all’attuale domanda sanitaria, da un’altra parte si vive però la presenza di uno spettro, quello dell’ospedale dell’Angelo di Mestre, una presenza tutt’altro che virtuale.

In questi ultimi giorni il dibattito ha assunto anche un particolare risvolto tecnico: come votare in Conferenza? Come si può leggere in questa stessa pagina, a Portogruaro dicono che si è sempre considerato un voto per ogni sindaco, a San Donà si afferma che questo non è corretto e si deve far pesare il voto sulla quantità degli abitanti, praticamente come nelle assemblee delle società per azioni. E per la cronaca, i comuni sono 20, di cui 11 nel portogruarese, con circa 95 mila abitanti, e 9 nel sandonatese, Jesolo compreso, con circa 120 mila abitanti.

In realtà, se si leggono bene due tra le ultime esternazioni, il Pd portogruarese afferma che “la Conferenza dei Sindaci deve ritrovare unità di intenti, deve superare logiche che portano alla penalizzazione di intere comunità”, mentre il sindaco Cereser di San Donà nota che “il rispetto delle comunità invocato dallo stesso documento rilasciato dai capigruppo portogruaresi impone di smetterla con la contrapposizione tra territori e di lavorare per un obiettivo comune”. Insomma, basterebbe che due del Pd si telefonassero o si trovassero per un cicchetto a San Stino, o a Caorle, vedano loro. Abbiamo un Segretario nazionale del Pd che sta cambiando la Costituzione Italiana d’accordo con un pregiudicato e primo (anche se non unico) responsabile del degrado politico nazionale, possibile che il fiume Livenza sia un ostacolo così grande, quasi fossimo all’anno Mille a. C.?

Ma torniamo all’oggetto, l’ospedale. Chi lo vuole? Per capirlo basta un aneddoto che – purtroppo – ci spiega anche con chi abbiamo a che fare su questa vitale questione.

[Estratto] L’incontro (a Concordia) era stato organizzato per parlare della cancellazione di sei posti letto del reparto di Pediatria e si è subito allargato alla questione dell’ospedale unico. (…) «Non abbiamo paura di confrontarci con nessuno pur di fare chiarezza sulle questioni», ha esordito il direttore generale Bramezza, polemizzando sul consiglio in piazza a Portogruaro dove non è stato invitato a parlare. «Innanzitutto parliamo dell’ospedale unico, che io preferisco chiamare “ospedale nuovo”, e chiariamo che a chiederlo sono stati all’unanimità i 20 sindaci della zona riuniti in Conferenza dei sindaci. I tre ospedali del Veneto Orientale devono essere riorganizzati. Quello di Jesolo diventerà un ospedale riabilitativo e manterrà il pronto soccorso viste le necessità turistiche. All’inizio avevamo pensato di mantenere gli ospedali di San Donà e Portogruaro stabilendo il polo medico nel primo e il polo chirurgico nel secondo. Ci siamo chiesti se “su due gambe” la cosa sarebbe potuta essere gestibile. In conto di ciò i sindaci del Veneto Orientale hanno chiesto alla commissione Sanità della Regione l’ospedale unico. Richiesta che è stata ripresentata una seconda volta con l’unanimità dei sindaci ad eccezione del sindaco di Fossalta di Portogruaro il quale, in scadenza di mandato, non ha voluto prendere posizione. L’ospedale unico non è stato imposto dalla Regione ma chiesto dai vostri sindaci. La proposta è stata accolta ed ora spetta ai sindaci decidere dove realizzarlo».

Ma Bramezza è stato smentito subito dopo da Paolo Anastasia, ex sindaco di Fossalta e attuale vicesindaco, che ha sottolineato come il dibattito sull’ospedale unico sia partito solo perché: «il direttore generale dell’Asl 10 ci aveva comunicato che la Regione aveva intenzione di fare un ospedale unico. All’inizio non si capiva se la volontà fosse quello di mantenere le tre sedi o di crearne una sola». Brusio in sala e silenzio di Bramezza. (…)

(la Nuova Venezia, 21 giugno 2014)

Dunque, da questo piccolo evento sappiamo che Bramezza non ha difficoltà a contar balle in pubblico e che una volta smentito non cerca neanche di giustificarsi. Una faccia piuttosto bronzea. E che l’ospedale lo vuole la Regione di cui Bramezza è il braccio tecnico.

Ma chi è Carlo Bramezza, il direttore generale dell’Ulss 10? Senza fare grandi escursioni, purtroppo basta navigare un po’ sul laghetto di Google per capire qual è il suo entroterra politico ed intuire qual è il suo orizzonte strategico. Al suo arrivo alla direzione dell’Ulss era un perfetto sconosciuto. Ma sono bastati un paio di mesi per poter leggere sulla stampa locale una ricostruzione piuttosto nitida. Vediamo qui sotto.

[Estratto] Sernagiotto allarga la sua rete sulle Ipab venete. L’ultimo «scalpo» dell’assessore veneto al Welfare conferma un sistema collaudato, talmente oliato da configurare una perfetta macchina di occupazione del potere. Servizi e appalti, consenso e territorio: le case di riposo sono un tesoro del potere, come insegnavano il doge Bernini e l’antica Balena Bianca del Veneto.

Dalle case di riposo alle Usl: epicentro la Marca Trevigiana regna Sernagiotto, con riverberi nel Veneziano, da San Donà a Chioggia, grazie a un gruppo di fedelissimi, una rete di intense relazioni sul territorio, e all’uso del potere: commissariamenti, nomine e consulenze che preludono a concorsi e nuove nomine. Da dove escono vincitori nuovi dirigenti e direttori: altre covate di fedelissimi.(…). Meccanismo collaudato, please.

Così come nomi e cognomi. Coincidenze? In politica i corsi e ricorsi non fanno pensare a Vico. I nomi che ruotano attorno a una serie di Ipab trevigiane sono quasi sempre gli stessi: cambiando l’ordine di incarichi e funzioni il risultato cambia poco. Prendete Carlo Bramezza, nuovo direttore generale dell’Usl 10 di San Donà. Sernagiotto lo considera sua creatura, chi conosce Bramezza dice che il neodirettore Usl lavora per sé, ed è fedele solamente alla scuola delle vecchia Dc, in cui si è formato, da giovane berniniano.

Nel 2000 era direttore della Ipab casa Marani di Villorba, sostituendo Michela Conte, passata alla direzione della residenza anziani di Oderzo. La Conte è stata appena nominata da Bramezza direttrice amministrativa dell’Usl 10. (…) Nel frattempo, l’Ipab di Villorba diretta da Bramezza si è aggregata con le case di riposo di Povegliano e Paese. Consulente del progetto di aggregazione è Daniele Dal Ben. Adesso guida l’Ipab di Villorba al posto di Bramezza, salito al soglio dell’Usl sandonatese con nomina di Zaia benedetta da Sernagiotto.

Passiamo, all’Ipab «Pietro ed Eliseo Mozzetti» di Vazzola, dove Dal Ben lavorava nel 2008 come funzionario. Lì Bramezza era membro del nucleo di valutazione: a un certo punto il segretario direttore Stefano Barazza si dimette dall’incarico e fa causa. Bramezza è nominato direttore a scavalco, e lo sarà fino al 31 dicembre 2012. E il vice? Dal Ben.

Ma nel 2011 – Sernagiotto è assessore a Venezia da un anno – Bramezza assumerà un’altra direzione a scavalco, quella dell’«Aita» di Crespano, fino al 1 dicembre 2012. (…) Anche all’Ipab Bon Bozzola di Farra di Soligo il presidente Dozza e il direttore Vincenzo Scattolin non viaggiano in sintonia. Siamo nel 2011. Il cda nomina Carlo Bramezza nel nucleo di valutazione, con Anna Vittoria Fiori. In seconda battuta, Bramezza diventa consulente, (…).

(Consigliamo la lettura di tutto l’articolo pubblicato su il Mattino di Padova il 16 marzo 2013.)

Ricordando cosa sono le Ipab (istituti pubblici di assistenza e beneficenza), cioè istituti di diritto pubblico ma dove si fanno molti affari con i privati (appalti, forniture, consulenze, etc), è chiaro che l’attuale direttore dell’Ulss 10 è stato in questi anni un anello costante di una catena di potere e d’affari che nel nostro Veneto si potrà spezzare, forse, solo con il ricambio alla guida della Regione, che è rimasta in perfetta continuità dal momento della sua istituzione (1971) ad oggi.

Così la recente uscita di Bramezza per la trasformazione dell’ospedale di Jesolo in una unità di riabilitazione con la presenza importante dei privati appare perfettamente allineata alla tradizione del personaggio. Il suo compito, personale o sodale che sia, è quello di creare condizioni per la sempre maggior presenza dell’iniziativa privata nella sanità. Naturalmente qui non c’è nessun capitale di rischio, non siamo negli Stati Uniti, c’è solo (si fa per dire) un proficuo connubio tra il potere politico e una certa costellazione economica. Pensare questo non è peccato, è il minimo che si possa fare.

Ma in questi anni  purtroppo l’Ulss 10 si è assolutamente svalutata. Un rappresentante politico, sindaco o assessore che sia, non scriverebbe o direbbe mai una cosa del genere. Si usano espressioni indirette e si evitano giudizi che potrebbero colpire ingiustamente i singoli operatori. Ma il punto non è il singolo medico o tecnico, vecchio o nuovo.

A Portogruaro ci sono state in passato non poche posizioni di prestigio. Queste, come è noto, si ottengono con la presenza di un buon medico primario che lavora liberamente, anzi ben appoggiato dall’Amministrazione, con un progetto e nel tempo. Non esiste, come in qualsiasi attività umana, la possibilità di far miracoli. Ma in questi anni, anzi decenni (già!), si è fatto proprio l’opposto. Si è svilito o cacciato il buon medico, sostituito con uno ben allineato e disposto a qualsiasi manovra sui suoi sottoposti. Ci sono oggi molti, non occasionali, medici dell’Ulss 10 che vengono attentamente evitati dai pazienti in fase di prenotazione della prestazione. Il livello medio o generale è così scadente da rendere pericolosamente precarie anche le emergenze sanitarie, non solo le diagnosi e le terapie meno semplici. Così, confrontando la risposta con quella di altre unità ospedaliere del FVG, la fuga è pressoché obbligatoria. Questa è la situazione.

Ma se per molto tempo si è pensato che ci fosse in atto un impoverimento di Portogruaro a favore di San Donà, pensiero legittimo considerando la sede amministrativa sul Piave con la presenza di amministrazioni di destra, ormai anche quella fase è finita. Oggi la miseria riguarda tutta l’Ulss ed è un fatto voluto, programmato.

Per concludere, è chiaro come l’operazione avviata da Bramezza, l’iniziativa per l’ospedale nuovo e/o unico, centrato sugli interventi specialistici e di eccellenza (per questa forse ha la bacchetta magica), sia complementare sia al rafforzamento di strutture di prossimità private in grado di dare risposte più veloci (ma qui ci vorrebbe un altro articolo), che alla gestione delle Ipab (le riabilitazioni, le lungo degenze e le case di riposo). Lasciare tutto ciò in mano all’iniziativa silenziosa di una banda legata all’attuale Giunta veneta ci pare insensato e pericoloso.

Nella prospettiva delle prossime elezioni regionali, mancano ormai solo sei mesi, si sospenda tutta la questione del nuovo ospedale e si apra una discussione chiara e partecipata sul futuro della nostra sanità e quindi della nostra salute.

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Cronache dell’ospedale che verrà (nov 2011 – lug 2014)

8 luglio 2014
Pubblicato da Adriano Zanon

La posizione dei rossoverdi sul cosiddetto ospedale nuovo e unico è nota e si può leggere su questa medesima pagina, ma per seguire il dibattito abbiamo pensato di raccogliere dalla rete qualche altro testo.

Abbiamo escluso le uscite del direttore dell’Ulss 10, Carlo Bramezza. Costui è infatti molto presente sui media locali, ma sembra più preoccupato a polemizzare con le uscite a lui contrarie, come un bambino al quale si sta negando il giocattolo, surrogando anche i responsabili politici della Giunta regionale veneta, piuttosto di fornire dati e spiegazioni verosimili ovvero contributi concreti al dibattito.

8 luglio 2014
Luca Zaia, governatore del Veneto: “Ci vuole l’ospedale unico – Non ci saranno mazzette”

[Estratto] «È scandaloso che quando si parla di nuove opere pubbliche per il territorio», ha detto il presidente della Regione, «ci sia oggi chi grida immediatamente allo sperpero di risorse pubbliche e alle ruberie dei politici. Il futuro del Veneto Orientale è questo, per risparmiare e gestire al meglio le risorse disponibili, quindi arrivare a una sanità davvero di alto livello. Non si può sempre dire che ogni opera pubblica viene decisa per poi rubare. Noi abbiamo il compito di garantire efficienza alla sanità. Pensare oggi a un ospedale sotto casa è sbagliato. Così erano sorti gli ospedali una volta, ma in altri tempi. Oggi abbiamo trasporti veloci, possiamo avere referti on line. Abbiamo in Veneto un tasso di ospedalizzazione di sette giorni di media, stiamo puntando davvero in alto a eccellenza e specializzazioni e per questo serve una struttura unica di riferimento».

24 giugno 2014
Consiglio comunale di Portogruaro: “No all’ospedale unico, si al potenziamento dei servizi territoriali”

[Estratto] Nella seduta dello scorso 23 giugno il Consiglio Comunale ha votato un ordine del giorno su “Le scelte per l’ospedale e i Servizi Socio Sanitari nel Veneto Orientale. Il documento riporta, anche alla luce di quanto emerso sul piano tecnico-politico nel Consiglio Comunale del 16 giugno 2014 e dei vari interventi che si sono succeduti, la posizione unitaria dell’intero consiglio comunale contro l’ospedale unico, perché oggi non rappresenta una priorità.
Quindi “No all’ospedale unico senza se e senza ma” anche da parte dei 2 astenuti (votazione: 16 voti favorevoli, 2 astenuti su 18 presenti) che hanno voluto con il loro voto unicamente non indicare la possibile sede da preferire in caso di realizzazione dell’Ospedale unico.
“Il Consiglio Comunale nella sua interezza e con il sostegno dichiarato di tutti i consiglieri – afferma il Sindaco – infatti, ha ribadito la necessità di investire nelle strutture territoriali, inoltre ha evidenziato che l’ospedale unico, o nuovo come oggi viene diversamente e autonomamente definito dal Direttore dell’ULSS 10, creando nuovi equivoci, si presenta come una sommatoria in ribasso degli ospedali già esistenti, e quindi con un conseguente inutile spreco di risorse.”

16 maggio 2014
M5S Basso Piave/Portogruaro: “No all’ospedale unico nel Veneto Orientale”

[Estratto] “In merito all’annuncio della Commissione tecnica incaricata dalla Regione Veneto di realizzare una struttura sanitaria unica per il Veneto Orientale a San Donà di Piave, il M5s Basso Piave/Portogruaro e Veneto Orientale ribadisce la propria disapprovazione per questo metodo di scelta e di progettazione della sanità pubblica locale, portato avanti nella totale assenza di qualsiasi dato oggettivo.
Prima di decidere, servirebbe uno studio comparato tra le varie possibilità con annessi costi-benefici. Siamo certi che alla fine la soluzione giusta sarebbe l’ammodernamento e la razionalizzazione degli esistenti.
Aldilà della totale mancanza di qualsivoglia dato oggettivo circa la reale necessità dell’opera, nonché dell’assenza di un piano di intervento, di un piano di spesa, di un piano di gestione della futura opera, non è stata spesa una sola parola per chiarire: il destino delle attuali strutture presenti sul territorio, la matrice dei finanziamenti necessari alla sua realizzazione, la natura pubblica o privata della sua gestione.”

9 aprile 2014
Luca Zaia, governatore del Veneto: “L’ospedale di Portogruaro non si tocca”

[Estratto] “L’ospedale di Portogruaro ha competenze professionali e apparecchiature che lavorano benissimo e che non possono essere smantellate”. A dirlo è il Governatore della Regione Veneto Luca Zaia, che abbiamo incontrato ieri a Verona in occasione del Vinitaly, la più importante fiera italiana del settore vitivinicolo. (…) Zaia conclude: “Gli spostamenti hanno un costo per i cittadini e sarebbe impensabile chiedere loro di correre su e giù per le strutture regionali avendone una eccellente proprio in casa”.

10 febbraio 2014
PD di San Donà di Piave: “Ospedale Unico: una cortina di fumo negli occhi”

Per ora, l’ “ospedale unico” è soltanto una cortina di fumo negli occhi, per distrarre lo sguardo dalla brutta realtà di un servizio sanitario dell’AULSS 10 che peggiora di giorno in giorno. Di concreto – nonostante le richieste che da mesi e mesi si vanno facendo – non c’è praticamente niente: né soldi, né progetti, né analisi di costi e benefici. Anche l’incontro di venerdì in Regione è rimasto nel più vago del vago.
I cittadini del Veneto Orientale evitino di cascarci e pretendano da subito il miglior servizio possibile. Dai responsabili – da Zaia, a Coletto, al Direttore Bramezza – dobbiamo pretendere, e avremmo diritto di ricevere, risposte precise sul presente e sull’immediato futuro: sulle liste d’attesa, sullo squilibrio – tutto a nostro svantaggio – tra la spesa pro capite per la nostra e le altre aziende sanitarie, sullo scandalo delle schede sanitarie dove calano di posti letto negli ospedali pubblici e aumentano nelle cliniche private, dove si pensa di costruire una medicina senza chirurgia ed una chirurgia senza medicina, sulla sanità territoriale che va in degrado, sui tagli sempre più pesanti al settore sociale, sui poliambulatori e gli ospedali di comunità che non ci sono ecc..
Non dicono niente su tutto questo (e ancor meno fanno), e il servizio sanitario nel Veneto Orientale peggiora costantemente. Intanto però continuano a buttarci addosso il fantasma dell’Ospedale Unico, guardandosi bene peraltro dallo spiegare in modo sensato perché mai dovrebbe essere una soluzione e la migliore. Viene solo a noi il sospetto che i soldi (parecchi milioni di euro) per finanziare un’opera che al meglio sarebbe disponibile tra diversi anni, si voglia farli saltar fuori dai “risparmi” (cioé dai tagli) ai servizi nella nostra stessa AULSS?

6 settembre 2013
Lettera del Sindaco di Portogruaro: “Migliorare subito la sanità del territorio – Portogruaro è comunque la miglior candidatura”

[Estratto] “L’intero Consiglio Comunale all’unanimità da sempre e comunque a partire dal 2010 con le iniziali manifestazioni di riorganizzazione della sanità da parte della Regione Veneto, anche nell’ultima seduta dello scorso 26 agosto, ha ribadito la necessità di qualificare e potenziare la sanità nel territorio non rinviando scelte e decisioni urgenti ad una futura ipotesi di Ospedale Unico, ma nel contempo ha ritenuto di dover esprimere a riguardo la candidatura della città e ciò sulla base di tutte le argomentate motivazioni sopra esposte.
È con tale mandato e, quindi, con la forza dell’intero Consiglio Comunale e dell’intera Comunità che ribadisco la candidatura di Portogruaro a sede dell’ospedale unico in quanto, per le ragioni esplicitate, unica sede che potrà garantire risposte immediate e concrete ai cittadini sul mantenimento e potenziamento degli attuali livelli di assistenza sociosanitaria, rappresentando la scelta più razionale in termini di investimento finanziario e strategico per il futuro del territorio del Veneto Orientale, anche in rapporto alla funzione di integrazione tra “il sistema sanitario territoriale” Veneto e friulano.”

2 novembre 2011
PD di San Donà di Piave: “Ospedale unico a rete”

[Estratto] “Siamo lieti che la Conferenza dei Sindaci abbia, nel suo insieme, ribadito la votazione del dicembre scorso in cui si definiva un ospedale unico a rete – con tre poli specializzati a Portogruaro, Jesolo e San Donà. Siamo contenti che si evidenzi che l’ospedale unico, inteso come unica struttura, sia un progetto che ad oggi non è sostenibile data la situazione di precarietà. L’ospedale a rete è l’unica soluzione ad oggi fattibile per rispondere alle emergenze esistenti nel nostro territorio, una specializzazione che deve garantire razionalità e specificità. Ci auguriamo che a breve quest’idea prenda forma e che vengano portati aggiornamenti sulla specializzazione votata dalla conferenza dei sindaci nel dicembre 2010. Nel dicembre 2010, infatti, la conferenza dei sindaci non ha votato per l’Ospedale Unico come unica sede, ma l’Ospedale Unico – gestione unica – a rete.”

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No all’ospedale unico

1 giugno 2014
Pubblicato da La Città Futura

La LISTA ROSSOVERDE – LA CITTÀ FUTURA è contraria all’ipotesi di ospedale unico per tutto il territorio dell’Ulss10 e chiede il rafforzamento della sanità pubblica e delle sue strutture.

Notizie di stampa affermano che ormai spetta alla Conferenza dei sindaci decidere sulla relazione dei tecnici in merito alla localizzazione del nuovo ospedale, una struttura unica destinata a sostituire almeno tre delle quattro unità esistenti sul territorio dell’Ulss 10, il portogruarese-sandonatese, dove ci sono attualmente tre strutture pubbliche (a Portogruaro, San Donà di Piave e Jesolo) e una privata (la clinica Rizzola di San Donà).

Finora però ai cittadini di questo territorio non è data conoscenza delle ragioni di una simile opzione strategica. Si parla della necessità di ridurre i costi da un lato e di ottenere una struttura in grado di competere in eccellenza dall’altro. Ma non si conoscono i termini economici del piano, i costi ed i benefici, da parte di tutti, dell’Ulss 10, ma anche dei cittadini interessati.

In realtà è da anni che l’Ulss 10 conduce una politica di riduzione delle strutture, di taglio del personale e d’impoverimento dei servizi portogruaresi. L’ulteriore determinazione di marginalizzare la struttura di Portogruaro è stata comunicata con chiarezza nello scorso dicembre, programmando l’eliminazione nel 2015 dei reparti di Pediatria e Psichiatria, due funzioni fondamentali per un territorio, previste solo a San Donà. E si noti, anche la psichiatria portogruarese che è stata per decenni una riconosciuta eccellenza nazionale.

Pensare di togliere completamente l’ospedale a Portogruaro significa progettare in maniera precisa il suo impoverimento civile, la sua sofferenza sociale. Sappiamo tutti dei problemi economici del portogruarese; in particolare delle difficoltà nell’insediamento delle attività industriali, perché è a ridosso del Friuli Venezia Giulia, regione a statuto speciale dove si possono avere notevoli vantaggi ad investire. Ma Portogruaro è sempre stato il capoluogo, il centro ed il riferimento di un’area geografica. Questa funzione è stata ottenuta nel tempo soprattutto per la logistica (strade e ferrovia), le scuole secondarie e l’ospedale, oltre che per ragioni commerciali.

Ma il consolidamento e la ripresa dello sviluppo civile del portogruarese non può prescindere dalla presenza dell’ospedale pubblico, che non è solo un luogo di lavoro per alcuni residenti, ma soprattutto il più vicino luogo di appoggio per chi ha bisogno. Nessun buon amministratore, come nessun cittadino del portogruarese può accettare l’idea di perdere l’ospedale. E non c’è maggioranza di organismo, come la Conferenza dei sindaci del Veneto Orientale, che possa prendere una simile, inconcepibile, decisione.

Invitiamo dunque tutti gli amministratori responsabili di tal decisione a non commettere un delitto verso questo territorio, verso i cittadini più deboli, i bambini e gli anziani, quelli affetti da gravi patologie fisiche e psichiche, quelli che non hanno un reddito che permetta loro di trovare sul “mercato” sanitario la miglior soluzione, anche verso le famiglie più deboli, quelle che non hanno la possibilità di coprire il deficit di assistenza sociale.

La necessità di avere le migliori prestazioni in strumenti e medici, le cosiddette eccellenze, concentrando tutto in un edificio in grado di competere a largo raggio, è semplicemente una colossale frottola o un falso problema, non distinguendo alcune analisi o terapie speciali dalla gran parte d’interventi, dalle prassi terapeutiche di routine ma fondamentali per tutti i cittadini.

Servono invece migliori servizi territoriali, sull’educazione alla salute, sull’alimentazione, sulla prevenzione, sulla riabilitazione, sulle cure da dipendenze (tossicodipendenze, ma anche dal gioco). Ma l’allargamento di questi non possono far rinunciare con superficialità al presidio ospedaliero, un riferimento fondamentale anche per gli operatori esterni, dai medici di base ai professionisti paramedici, dai volontari alle associazioni.

Noi rossoverdi non vogliamo l’ospedale unico, né a Portogruaro, né altrove.
Chiediamo che l’ospedale unico sia tolto dall’agenda del Veneto Orientale.
Chiediamo una seria discussione pubblica sui servizi, ospedalieri e territoriali, con l’obiettivo di renderli anche più efficienti, per tutti.
Chiediamo che vengano garantiti i servizi sanitari e sociali, soprattutto ai cittadini più deboli e bisognosi.

(Portogruaro, 1 giugno 2014)

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Fossalato: dimenticare Basaglia?

18 febbraio 2010
Pubblicato da Lucia Steccanella
 
Ripubblichiamo sul sito un articolo stampato su LCF #2 (febbraio 2010). Purtroppo il contenuto di questa nota è tornato tragicamente d’attualità in questi giorni. Naturalmente ci riserviamo di tornare sulla questione della psichiatria portogruarese indipendentemente dagli avvenimenti di cronaca. Pensiamo infatti che gli orientamenti strategici, l’organizzazione e la prassi terapeutica di questo spazio della salute di tutti non possano essere gestiti al chiuso, senza alcun confronto, da parte di un pugno di illuminati amministratori e/o medici psichiatri. (14 luglio 2012)

Una controriforma per via amministrativa

La figura umana ed intellettuale di Franco Basaglia è stata protagonista della fiction televisiva magistralmente diretta da Marco Turco, trasmessa nei primi giorni di febbraio dalla RAI e ambientata a Venezia, Trieste, Gorizia: i luoghi in cui si è svolta la battaglia contro l’istituzione psichiatrica. E’ consolante sapere che gli italiani hanno dato una netta preferenza alla visione di questo programma televisivo rispetto al Grande Fratello, dove la follia viene assolutamente organizzata e rappresentata come divertimento. E da qui ricaviamo lo spunto per affrontare una questione che non può essere ignorata e che richiede una, seppur breve, introduzione.  
Franco Basaglia (1924-1980)

Nel portogruarese i servizi psichiatrici appaiono nel 1972, a Villanova di Fossalta, con un reparto decentrato del manicomio veneziano di San Servolo, presto orientato in una generica comunità terapeutica. Ma è dal 1978, con il primario Domenico De Salvia, che si avvia la trasformazione permessa dalla legge 180 dello stesso anno, con l’articolazione del Dipartimento di Psichiatria in un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (il reparto ospedaliero) ed il Centro di Salute Mentale (CSM). Al centro della nuova organizzazione – e sul modello basagliano – c’è dunque il CSM, una struttura aperta, frequentabile senza tante difficoltà e paure da parte di chi già soffre il disagio psichico. E’ un luogo dove si può anche stare al caldo o guardare la tv, si può mangiare un pasto e poi tornare a casa. Nelle sue adiacenze c’è anche una comunità alloggio assistita, residuo del vecchio reparto, che cinque anni fa venne trasferita in una nuova struttura in località Fossalato.

Ora, da alcune settimane, mentre a Portogruaro manca un sindaco eletto, la direzione dell’ASL 10 sta lavorando alacremente alla trasformazione di questa comunità di Fossalato. Di cosa si tratta? Pare proprio che, grazie alla stretta collaborazione tra la Direzione socio–sanitaria e l’attuale Primario del servizio portogruarese, possa vedersi realizzato, senza tante discussioni con operatori e familiari, un piano che era stato elaborato già in fase di progettazione e ristrutturazione dell’edificio di Fossalato. Questo piano concretizza proprio i timori di Basaglia quando affermava: “magari i manicomi torneranno ad essere chiusi…”. Si prevede infatti di aumentare il numero di pazienti, di allargare il bacino di utenza dei malati al sandonatese, di accogliere pazienti dismessi da ospedali psichiatrici giudiziari o dalle carceri. Un altro grave cambiamento riguarderebbe la gestione dei pazienti, che sarebbe affidata ad una cooperativa con personale infermieristico, anche se “patentato”. Il risultato sarebbe devastante! Per gestire un numero maggiore di pazienti, alcuni magari pericolosi (ma qui come controriformisti si esagera un po’ andando contro legge, visto che nel nostro codice la pericolosità sociale, introdotto nel 1930, se esiste ancora, è di pertinenza della magistratura), e risparmiare, perché questo è alla fine il vero obiettivo, bisognerà, come profetizzava Basaglia “usare la chiavi”, porsi come obiettivo primario il controllo.

Oggi a Fossalato ci sono 12 pazienti, seguiti a turno da tre operatori, guidati da un medico psichiatra: qui i rapporti tra le persone, pur nella distinzione tra i ruoli, sono costituiti da contatti umani e da interventi di cura e riabilitazione personalizzati; ci sono pazienti seguiti da mesi, da anni. La riabilitazione richiede tempo e pazienza, competenza e creatività, forza e determinazione di ognuno dei medici e degli operatori, perché queste persone tornino ad avere fiducia. Innanzitutto in chi si prende cura di loro, poi in sé stessi. Ci vuole tempo e costanza perché ricomincino a mangiare bene, a vestirsi puliti, ad uscire di casa con dignità, a rientrare in famiglia, quando possibile, oppure a vivere in alloggio autogestito insieme ad altri.

E i familiari? Lo stuolo silenzioso, dolente, ma attivo, partecipe ed informato di madri, padri, sorelle, fratelli, nipoti? Coloro che hanno costruito prima nell’intimo ambiente familiare, per poi testimoniarlo all’esterno, un nuovo modo di affrontare il parente matto che era stato in manicomio o quel ragazzo così bravo a scuola che poi all’improvviso non c’era più, portato via dal buio della follia? Queste persone sono protagoniste nella gestione della malattia mentale: sono loro che insieme agli operatori e ai medici concretizzano gli interventi, sostengono il malato, ne soffrono a volte gli aspetti più tristi, metabolizzano il loro personale dolore interiorizzando e testimoniando, con l’aiuto degli specialisti e della società, un nuovo concetto di malattia mentale, fatto di relazione, comprensione, accettazione, integrazione… Queste sono persone che vanno ascoltate, anzi ben interpretate nelle loro stesse paure ed angosce, prima di operare una regressione così palese nell’organizzazione dei servizi dati ai loro cari!

Basaglia sembrava presagirla questa regressione quando affermava: “noi abbiamo dimostrato che si può assistere la persona folle in un altro modo, e la testimonianza è fondamentale. Noi nella nostra debolezza,in questa minoranza che siamo, non possiamo “vincere”, perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo “convincere”. Nel momento in cui convinciamo, vinciamo, cioè determiniamo una situazione da cui sarà più difficile tornare indietro”.

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