La Città Futura

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Consumo critico

14 febbraio 2010
Pubblicato da Patrizia Daneluzzo

“Non me ne importa niente dell’acqua!” disse il pesce nella sua boccia: era un perfetto apolitico.

Quando, ormai parecchi anni fa, lessi questa battuta in un giornalino scout, non l’avevo capita fino in fondo, ma mi è sempre rimasta in mente. Oggi la condivido pienamente. Per quanto molte persone si sentano distanti, se non avverse, alla politica, ne siamo quotidianamente circondati e, soprattutto, ognuno di noi non può evitare di “fare politica”, in moltissimi modi. La politica è l’arte delle scelte e ogni nostro comportamento comporta una scelta. Certo, non tutti avranno ricadute propriamente politiche, ma molti di più di quanti crediamo.

Fare la spesa, ad esempio, scegliere quindi cosa acquistare, è una delle attività più politiche che le persone quotidianamente compiono. Le persone o, come si dice in questo caso, i consumatori. Perché la scienza economica, e oramai anche il gergo comune, ci definisce, in relazione al nostro comportamento d’acquisto, consumatori. Maurizio Pallante, a Portogruaro lo scorso 13 dicembre per la costituzione del circolo della Decrescita Felice Livenza-Tagliamento, mi ha fatto molto riflettere su questo. Non avrebbe più senso definirci “acquirenti”, se vogliamo sottolineare il fatto che stiamo comprando qualcosa? O “utilizzatori”, se vogliamo invece rimarcare che quella cosa che stiamo comprando verrà poi utilizzata? Invece no. Consumatori. Quello che si evidenzia è che ciò che compriamo verrà consumato. Il bene è già morto nel momento stesso in cui lo togliamo dallo scaffale: noi ci prepariamo all’acquisto successivo e il mercato a riempire lo scaffale sguarnito.

Ma lo stesso termine, consumatori, se visto da un altro lato, potrebbe darci altri spunti. Perchè quando acquistiamo un prodotto non stiamo compiendo un’azione priva di conseguenze: stiamo effettivamente consumando. Consumiamo le materie prime e l’energia che è servita a produrlo, il carburante che è servito a trasportarlo, la carta che è servita a pubblicizzarlo, lo spazio che servirà a smaltirlo. Allora il termine consumatore acquista un altro senso, un senso che forse può aiutarci a riflettere sulle nostre scelte d’acquisto.

Anche se non ce ne rendiamo conto, il nostro potere come consumatori è veramente consistente. Quella degli acquisti è forse l’unica politica che si fa veramente dal basso, l’unica politica che non può esistere senza la partecipazione dei cittadini. Se non compriamo un certo prodotto, l’azienda produttrice non lo vende, quindi non fa profitto, quindi è costretta a uscire dal mercato o a rivedere il suo prodotto. Siamo noi che decidiamo cosa acquistare o non acquistare, quindi che aziende premiare o non premiare. Il punto è che siamo poco abituati a riflettere sui criteri che devono guidare i nostri acquisti, se non sulla base di un presunto rapporto qualità-prezzo, di cui però non ci è dato di conoscere i termini. Come si giudica la qualità? Cosa sappiamo del livello di qualità che ha guidato la produzione di un bene? Il caso delle griffe Made in China se non per la targhetta Made in Italy – l’unico pezzo che viene effettivamente prodotto e cucito in Italia – è indicativa di quanto ci voglia poco a imbrogliare sulla qualità. E il prezzo del cartellino è indice del reale costo del bene? È indice del costo e del profitto per il produttore. Ma non ci dice quali siano i suoi costi ambientali, o in termini di salute pubblica.

Se vogliamo fare, almeno noi cittadini, della buona politica, dobbiamo trovare altri criteri. E sono sempre di più le persone che si stanno impegnando in questo senso, attraverso, ad esempio, l’utilizzo dei prodotti del Commercio Equo o la costituzione di Gruppi di Acquisto Solidale (GAS). I GAS sono gruppi di persone che si incontrano per fare acquisti comuni sulla base di criteri orientati alla solidarietà e alla sostenibilità, scegliendo prodotti e produttori che siano rispettosi dell’ambiente e dei lavoratori. Anche a Portogruaro c’è un GAS: si chiama “Il Canneto”. È una realtà in continua crescita. Fino a due anni fa eravamo in pochi e ci trovavamo solo per fare gli ordini. Oggi siamo circa 60 famiglie: ci sono molti giovani e idee nuove e abbiamo anche un sito internet (www.ilcanneto.org). Ci incontriamo una volta al mese per acquistare, ma anche per mangiare o sentire della buona musica, oltre che per scoprire nuovi prodotti e produttori; qualcuno si trova anche per fare assieme il pane o la birra. I nostri fornitori hanno un nome e un cognome, li conosciamo personalmente, qualcuno di noi è andato a visitarne l’azienda: producono ortaggi, frutta, olio, pasta, formaggi, carne da agricoltura biologica; detersivi e cosmetici naturali; hanno rilevato stabilimenti di aziende che stavano delocalizzando per continuare a dare lavoro agli operai italiani; fanno controinformazione o finanza etica.

Insomma, consumare con criteri diversi è possibile, senza dimenticare il buon vecchio rapporto qualità-prezzo: acquistando insieme risparmiamo e la qualità è certificata direttamente da noi… (un po’ meno) consumatori!

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