Intervista a Fausto Coppi
(Prima parte)
Ciao Fausto, sono riuscito a scovarti, hai fatto una lunga vacanza!
Sì, adesso me la posso permettere. (Sorride)
(Prima parte)
Ciao Fausto, sono riuscito a scovarti, hai fatto una lunga vacanza!
Sì, adesso me la posso permettere. (Sorride)
Caro Fausto,
vorrei anch’io dire qualcosa sul tema della fortuna nel ciclismo. Ne ho fatta esperienza, a partire dai tanti incidenti avuti sia in gara che fuori gara. I primi fanno parte dell’ordine naturale per il ciclista: pensa che nel 1997 mi sono ritirato dal Giro a causa di un gatto che mi ha attraversato la strada! I secondi sono dovuti soprattutto al fatto che ormai non ci sono piĂą strade per i ciclisti, professionisti e dilettanti. I miei incidenti in allenamento sono stati tutti scontri con automobili o camion.
Io credo che si nasca tutti quanti con un corredo di fortuna, non può essere diversamente, ma che questo non sia uguale per tutti e non si manifesti in maniera nĂ© distribuita nel tempo nĂ© con intensitĂ costante. Credo anche che questo corredo sia un potenziale energetico, una energia psichica, ma senza segno positivo o negativo, senza orientamento. Siamo noi che glielo diamo durante la nostra esistenza. Attraverso questa diventiamo individui, cioè noi stessi. Così mi dicevano anche quei medici che da metĂ 2003 hanno cercato di togliermi un po’ di dipendenze da sostanze e una depressione profonda. Per la veritĂ uno di questi, un po’ prima, mi diceva che questa energia era la libido, una pulsione (così diceva) che trovava sfogo normalmente nel sesso ma in alcuni anche in altre cose, come l’arte, la ricerca, lo sport, quindi anche il ciclismo. Tanto piĂą è forte questa libido tanto piĂą uno si deve esprimere. Tanto piĂą viene repressa questa libido tanto piĂą possono sorgere le malattie mentali, tra cui la depressione. Insomma ci siamo capiti… Che si chiami libido o energia psichica, di quello si tratta, di un grumo che uno ha dentro dalla nascita e io credo che questo contenga anche la fortuna.
La mia passione era stare in bicicletta, nient’altro. Poi gareggiando ho cominciato a divertirmi. Poi ho cominciato a farlo anche vincendo. Ma la mia energia era esplosiva, non regolare e duratura. Lo scatto in montagna, staccare ripetutamente gli avversari, fino a sfibrarli, questa era la mia goduria (anche se poi qualche volta non riuscivo piĂą ad arrivare al traguardo). Fortuna vuole che ho vinto il Giro del 1998 proprio così, torturando il povero Tonkov, grande corridore. E così mi sono trovato al Tour, dove onestamente la vicenda del doping aveva ridotto la concorrenza, praticamente avevo contro solo Jan Ullrich, il passista tedesco che aveva vinto l’anno prima.
Caro Fausto,
ho letto quanto ti hanno scritto Gastone, Fiorenzo e Jacques – tue vecchie conoscenze, ma anch’io, con tutta la mia irriverenza, vorrei scriverti qualcosa sui temi affrontati, cioè sulla fortuna nel ciclismo e su come affrontarla.
Per evitare equivoci e false modestie ti dirò subito che sono io il tuo erede, l’unico tuo erede. Nessun altro può accostarti, nĂ© prima di me nĂ© dopo. Vorrei dire di piĂą, tanto so che tu mi capisci: io sono stato, ciclisticamente parlando, la tua reincarnazione. Tu sei stato il primo ad eccellere su tutti i fronti e pur sacrificando agli anni della guerra le tue energie migliori, sei riuscito a vincere tanto e in tutti i tipi di corsa. Desidero ricordare alcune cifre (prima le tue vittorie, fra parentesi le mie):
Giro: 5 (5) – Tappe al Giro: 22 (25)
Tour: 2 (5) – Tappe al Tour: 9 (34)
Accoppiate Giro+Tour: 2 (3)
Mon cher Fausto,
Je suis très heureux de te retrouver ici. Excuses-moi, mais je ne rĂ©ussis pas Ă Ă©crire en italien. Je dĂ©sire cependant rappeller les meilleurs instants de notre cyclisme d’antan. Je suis encore orgueilleux d’avoir Ă©tĂ© ton hĂ©ritier et je n’envie pas qui est venu après nous, mĂŞme si il a vaincu sept Tours de suite, comme Lance Armstrong.
Je voudrais, si possible, parler aussi de la chance. Gaston a Ă©crit que la chance fait toujours suite au courage et mĂŞme lorsqu’elle t’a souri, elle pourrait soudainement s’épanouir. Par contre, Florent dit qu’il vaut mieux s’organiser entre tous pour diminuer les risques et combatre la malchance qui est la normalitĂ© pour qui court en bicyclette. J’aimerais peut-ĂŞtre ajouter quelque chose, parceque dans la vie j’ai etĂ© plus malchanceux que dans les courses et dans ces dernières j’ai toujours Ă©tĂ© beaucoup plus individualiste que dans la vie.
Je crois, cher Fausto, que chaqun marque bonne part de son propre destin et qu’il puisse agir pour en modifier le dĂ©cours, mais seulement si il est capable de se seconder, si il aide ses propres caractĂ©ristiques Ă changer dans ce but. Ainsi, moi qui suis nĂ© Ă Mont-Saint-Aignan, près de Rouen, entre Paris et la Manche. Lieu, malgrĂ©s le nom, qui n’est qu’à 150 mètres d’altitude, j’ai du apprendre très tĂ´t Ă aller vite en plaine. En plus, j’ai perfectionnĂ© ma position en selle, j’ai trouvĂ© la juste respiration et la constance pour les longues courses. Ma première victoire fut au Grand Prix de Nations de 1953, je n’avais alors que dix-neuf ans, en suite je l’ai vaincu cinq fois de suite. J’en ai vainques neuf au total, c’était ma compĂ©tition. Une course contre la montre de 140 Km: c’était une vrais veine pour moi! En 1956, j’ai compris que battant ton record de l’heure du 1942, je pouvais t’approcher. (continua…)
Caro Fausto,
sono costretto a scriverti, anche se so che sei in vacanza, perchĂ© Gastone ha tirato in ballo un po’ troppo la fortuna. Mi ha dato anche del bucaiolo di Prato (un controsenso) come se fosse un insulto doppio. Ora, io son di Vaiano, mentre lui è di Barberino di Mugello. Tra Vaiano e Barberino ci sono soli 22 Km di strada, via Montecuccoli, ma questi sono i capoluoghi di due comuni contigui che si sviluppano in due valli parallele. Mica eravamo per caso tutt’e due buoni discesisti… Pensa che bischero!
Ma torniamo alla fortuna, ch’è meglio. Cos’è costei? A scuola, avevo imparato studiando il Machiavelli, che la fortuna va e viene, che dispone del tempo e infine che cambia volentieri cavallo, nel nostro caso ciclista. Ma il Segretario diceva anche che la fortuna è donna e che per tenerla sotto bisogna batterla – e se si è giovani si ha piĂą energia per farlo.
Caro Fausto,
so che sei in vacanza e che ti stai riposando i muscoli ed i polmoni, ma qui le cose sono sempre in movimento e vorrei tenerti informato almeno su quanto succederĂ durante il mese di luglio, praticamente in corrispondenza del Tour de France che va da sabato 4 a sabato 26.
Per noi vecchi ciclisti il Tour resta il mito e ancor di piĂą per noi italiani. Dopo Ottavio (1924 e 1925), Gino (1938 e 1948) e tu (1949 e 1952), l’abbiamo vinto solo io (1960), Felice (1965) e Marco (1998). Ben 8 su 51 edizioni dal 1903 al 1965 e solo una volta su 42 da questa data ad oggi. Meglio di noi hanno fatto i francesi (36 vittorie, di cui 5 Anquetil e Hinault, 3 Bobet), i belgi (18, di cui 5 Merckx) e perfino gli spagnoli (11, di cui 5 di fila Indurain e tre diversi negli ultimi tre anni) e gli Stati Uniti (10, di cui 7 di fila Armstrong e 3 Lemond).
Ormai a livello internazionale noi siamo ridotti a vincere le gare in linea, soprattutto il campionato del mondo, dove nello stesso periodo abbiamo vinto 13 volte (su 42) e alla grande negli ultimi tre anni (Bettini nel 2006 e 2007 e Ballan l’anno scorso). In sede ciclistica possiamo dire che sappiamo fare squadra e volata, ma solo in una giornata. La kermesse continua, costante, lo sforzo prolungato, non fanno per noi. E purtroppo mi pare la foto di un popolo. Non pare anche a te?