La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

#unaltraidea di Portogruaro

1 novembre 2014
Pubblicato da La Città Futura

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Un anno dopo l’altro

28 febbraio 2012
Pubblicato da Patrizia Daneluzzo

L’amministrazione ai tempi della crisi

Un altro anno si è concluso e vogliamo riportare i principali risultati raggiunti dall’Amministrazione comunale in questo periodo certamente non facile per chi governa. Un altro anno di tagli, di difficoltà economiche, di vincoli legati al patto di stabilità che ci hanno costretto a rimettere in discussione l’attuazione dei programmi e la realizzabilità di alcuni interventi, rimodulando la scala delle priorità. Sullo sfondo di questi ragionamenti una serie di manovre economiche, sempre più necessarie per l’agire dell’Ente: dal contenimento dei costi alla riduzione dei mutui contratti, alla ricerca di sponsorizzazioni.

Con le priorità individuate abbiamo deciso che non potevano essere sacrificati sull’altare delle ristrettezze economiche alcuni valori che riteniamo fondamentali: l’educazione dei nostri figli, la sicurezza dei cittadini, l’attenzione all’ambiente e le basi per uno sviluppo sostenibile del portogruarese. 

Per quanto riguarda la sicurezza, è stato istituito un fondo per risarcire almeno parzialmente i cittadini che negli ultimi anni hanno subito danni a causa di emergenze idrogeologiche ed è stato parallelamente concordato con il Consorzio di Bonifica “Veneto Orientale” un programma di studio e approfondimenti per individuare i principali interventi necessari ad accrescere il livello di salvaguardia del nostro territorio.

Sul tema dell’educazione l’attenzione dell’Amministrazione è massima. Nonostante l’aggiustamento delle tariffe della mensa, che ha comprensibilmente sollevato l’attenzione dei cittadini, dobbiamo ricordare che l’impegno economico dell’Amministrazione locale alle scuole pubbliche, che dovrebbero essere di competenza statale, continua a essere decisamente consistente, arrivando a toccare il milione di euro all’anno. E tuttavia la collaborazione con il mondo della scuola non si ferma all’aspetto economico, ma si traduce anche in un continuo rapporto e una collaborazione fattiva nelle varie attività, interventi e iniziative.

Per quanto riguarda l’ambiente, tante sono state le azioni – piccole ma importanti – che si sono concluse durante il 2011: il Comune di Portogruaro ha scelto di acquistare solo energia elettrica verde per le proprie Strutture Comunali e per la Pubblica Illuminazione. Un’azione concreta per la quale l’Ente ha ottenuto la prestigiosa certificazione R.E.C.S. (Renewable Energy Certificate System), che attesta la provenienza del 100% del proprio fabbisogno elettrico interamente proveniente da fonti rinnovabili, evitando di immettere in un anno 2.914,81 t di CO2 in atmosfera. L’Amministrazione ha anche avviato un sistema di monitoraggio dello stato dell’ambiente attraverso costanti controlli sulla qualità dei suoli, dell’aria, delle acque, comprese le misurazioni della pressione sonora e dei campi elettromagnetici, a cui possono accedere liberamente anche i cittadini attraverso il portale web del Comune. 1

Portogruaro ha inoltre firmato “Il Patto dei Sindaci” 2, suggellando il proprio impegno nei confronti dell’Europa affinché il nostro territorio raggiunga entro il 2020 gli obiettivi di Kyoto, impegnandosi a ridurre le proprie emissioni di CO2 del 20% e nel contempo a contenere del 20% i consumi energetici e a portare al 20% la quota di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile sul totale dei consumi finali di energia. Per rispettare questo programma l’Ente si doterà di un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, nel quale saranno pianificate le attività per il raggiungimento di questi ambiziosi obiettivi, tenendo conto di quanto già fatto.

La sensibilità nei confronti dell’ambiente è sancita anche dalla preziosa collaborazione dei cittadini: anche quest’anno, infatti, Portogruaro ha ricevuto il titolo di “Comune Riciclone” da Legambiente e si è classificato tra i primi cento Comuni italiani più virtuosi, ovvero che differenziano e riciclano ogni anno più del 60 per cento dei rifiuti prodotti.

Un’altra importante battaglia è quella contro la proliferazione degli impianti a biomasse, nell’ambito della quale è stata promossa la tavola rotonda “Centrali a Biomasse: tra iniziative dei privati e tutela dei cittadini. Quali le regole necessarie?”, con la partecipazione di amministratori ed esperti, per fare il punto sull’argomento e informare i cittadini e sulla quale è sempre più evidente il bisogno di un’azione corale con il territorio e i cittadini nei confronti di scelte sovra comunali che avviliscono il portogruarese, la sua importanza e la sua bellezza.

Infine, per quanto riguarda gli elementi di sviluppo, soprattutto in chiave turistica, durante il 2011 è stato avviato e promosso il Parco dei fiumi Lemene e Reghena, anche attraverso la seconda edizione della Festa delle Risorgive nei comuni di Portogruaro e di Cinto Caomaggiore, con una kermesse di mostre, animazioni, escursioni guidate, incontri-dibattito e spettacoli. Ed è stato avviato il progetto “Gira Lemene”: un percorso ciclopedonale a valenza storico-naturalistico-fluviale, che interessa i Comuni di Caorle, Concordia Sagittaria, Gruaro e Portogruaro.

Ma alcune grandi questioni rimangono ancora in sospeso e ci vedranno impegnati soprattutto nei prossimi mesi: il Piano Urbano del Traffico con la pedonalizzazione di una parte del centro storico; l’organizzazione degli Stati Generali, una discussione aperta sul futuro della città; il futuro dell’Ospedale; ultimo, ma non meno importante, il PAT, che disegnerà il nostro futuro territorio.


 1 http://www.comune.portogruaro.ve.it/aree_tematiche/comune/ambiente-4
 2 http://www.pattodeisindaci.eu/index_it.html

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Fare meglio con meno

28 ottobre 2011
Pubblicato da Patrizia Daneluzzo

Amministrare al tempo della crisi

Il 20 settembre, presso la palazzina della Polins, c’è stato un incontro tra le liste della maggioranza dopo un anno mezzo di nuova amministrazione. Questo è il testo, tagliato solo dei saluti iniziali e finali, dell’intervento della Capogruppo rossoverde.

Sul nostro programma, e senza andare nel dettaglio delle azioni proposte, che le nuove e incerte condizioni economiche degli Enti locali non consentono, in questo momento, di pianificare con metodo, noi della Città Futura riteniamo importante ribadire soprattutto quali sono i valori di fondo, i principi ispiratori del nostro agire politico e amministrativo. A partire da quello che è diventata un’icona dell’apporto rossoverde a questa maggioranza, e diffusa come buona pratica anche ben oltre il territorio locale: il progetto “Città Solare”. Siamo molto soddisfatti che Sindaco e Vicesindaco lo citino nel documento preparatorio a questo incontro come progetto prioritario da riprendere. Il progetto “Città Solare” è un progetto ampio e complesso, che contiene in sé molte indicazioni sul futuro di quest’area, che hanno sicuramente una valenza ambientale, ma, stando alle riflessioni di pochi giorni fa dell’economista Guido Viale, assumono oggi anche una valenza economica nella via d’uscita dalla spirale negativa basata sul debito.

È interessante notare anche che, molti degli obiettivi della “Città solare”, coincidono con quelle che vengono indicate come priorità nel documento preparatorio a questo incontro che ci è stato consegnato, il che ci fa supporre di avere, quanto meno, il supporto di Sindaco e Vicesindaco per ripartire con un progetto che è fermo da troppo tempo, mentre siamo stati superati da altre Amministrazioni che ce l’hanno copiato e preso come buona pratica! Il progetto non tratta infatti solo il tema delle energie rinnovabili: consumare meno energia è solo il primo degli obiettivi del progetto. Obiettivo che potrà essere perseguito se i criteri di risparmio ed efficienza energetica saranno tenuti primariamente in considerazione nelle opere di ristrutturazione del patrimonio comunale, nei criteri di approvazione del Piano Casa, con l’adozione di sistemi incentivanti, con la riedizione dei corsi di formazione per gli artigiani locali. Un obiettivo su cui ce la caviamo già piuttosto bene è quello della raccolta differenziata dei rifiuti. (Anche se c’è ora il grosso scoglio della privatizzazione parziale della società Asvo.)

Invece, su altre cose, si può fare di più. Infatti, il terzo obiettivo del progetto è il contrasto all’inquinamento tramite la riduzione del traffico veicolare. Sappiamo bene, e in maggioranza questo è stato più volte citato come obiettivo prioritario e condiviso per questa legislatura, che la finalità principale in questo senso è la chiusura del centro storico. Sappiamo anche che questo è legato alla disponibilità di parcheggi e che – stanti le attuali difficoltà economiche e nonostante l’indubbio impegno dell’Amministrazione nel proseguire in questo senso – le opere necessarie potranno richiedere più tempo del previsto. È importante allora dare altri segnali, procedere con altre azioni, a partire, ad esempio, dalla sperimentazione delle isole ambientali, magari affiancata da processi partecipati, per ridare ai quartieri la dignità di spazi di incontro più a misura di persona che di automobile.
Quarto obiettivo è quello del contenimento del consumo di suolo: obiettivo da tenere particolarmente in mente in questa fase di riedizione del PAT. L’effettivo utilizzo e sfruttamento del patrimonio edilizio già esistente, il consumo dei metri cubi già assegnati dal Piano regolatore vigente, l’adozione delle indicazioni espresse nel corso degli incontri pubblici e in particolare di quelli rivolti alle donne, devono essere assolutamente prioritari rispetto all’aggiunta di cubi disponibili per l’edificazione nel prossimo futuro! La logica dell’edificazione come fonte di entrate per il Comune non deve più prevalere. Siamo ben consapevoli del vantaggio che Portogruaro gode oggi in termini di verde disponibile rispetto alla media dei comuni veneti, e questo è un vantaggio che va mantenuto. Tutti i documenti di analisi di questo territorio e di pianificazione strategica del suo futuro si basano sullo sviluppo dell’agricoltura di pregio e del turismo “lento”: obiettivi che non possono essere perseguiti se opere impattanti come la Tav e una più generale cementificazione del territorio non vengono contrastate.

L’ultimo obiettivo, anche se non per importanza, della “Città Solare” è quello della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini: un’altra delle priorità segnalate nel documento preparatorio. Come Città futura siamo assolutamente d’accordo sulla necessità di coinvolgere largamente i cittadini, in particolare in questo momento di difficoltà degli Enti locali. Se gli obiettivi da perseguire devono essere ridimensionati, è giusto che i cittadini diano il loro parere sulla direzione da prendere. Forse è anche il momento buono per riprendere l’idea del bilancio partecipato: il metodo migliore, secondo me, per far capire ai cittadini le reali condizioni in cui è costretta ad agire l’Amministrazione in questo momento storico. È importante, in questo senso, affiancare a percorsi partecipativi importanti e strutturati, come può essere quello degli Stati Generali o del bilancio partecipativo, strumenti volti a garantire piccoli ed economici momenti di interazione con il cittadino, per dare segnali di attenzione ai diversi territori che non siano quelli basati dalle sulle opere, oggi sempre meno perseguibili.

Veniamo qui ad un altro punto estremamente interessante del documento preparatorio a questo incontro, dove c’è più di un riferimento al fare inteso come costruire: è questo l’unico modo che conosciamo di fare? È questo l’unico che i cittadini apprezzano? L’unica alternativa a questo fare è quindi il resistere? Siamo consapevoli che questo è un momento difficile per governare: mantenere il consenso non è facile con la scarsità di risorse a disposizione, ma vogliamo credere che ci siano altri modi di fare: piccoli e grandi progetti che non richiedano di costruire alcunché. La base di questo approccio deve essere il contatto costante con il cittadino e forme di fare più soft. Gli obiettivi appena elencati del progetto “Città Solare” rientrano, ad esempio, in questa logica.

Ma vanno in questa direzione anche tutti gli interventi che possiamo mettere in campo nel settore scolastico e culturale, le cui limitazioni dovute alla scarsità di risorse, ci preoccupano molto più. Nell’ottica democratica di operare a favore di tutti i cittadini, e non dei singoli territori, noi crediamo che le risorse culturali che questa città ha saputo coltivare in tanti anni siano un patrimonio da salvaguardare, ma anche da gestire in una chiave che ne assicuri l’accesso da parte di tutti. La biblioteca è il primo strumento di democrazia culturale; il teatro è stato fortemente voluto e deve essere mantenuto, ma rivisto nei costi, promuovendo e non limitando la collaborazione con le tante realtà associative culturali e giovanili che caratterizzano il nostro territorio; la sede periferica dell’Università ha i numeri per continuare ad operare, e per questo ci si deve battere, pur essendo una scelta che dipende da molti altri attori prima che dal Comune; la scuola di musica è un fiore all’occhiello della nostra realtà, che sta fortunatamente andando verso logiche di finanziamento che esulano dal bilancio comunale. Magari si potrebbe pensare, in accordo con il tessuto economico locale, a formule per valutare e incrementare l’indotto di queste risorse culturali in termini economici.

Ultimo, ma non per importanza, il fare, soprattutto quello soft, si basa sulle risorse umane e in particolare su quelle interne. In questo momento storico è fondamentale dare un attenzione particolare alle risorse interne perché saranno sempre meno, con sempre più mansioni e quelle che abbiamo oggi resteranno in forza al Comune per molti anni. Per questo è necessario che siano motivate a fare, cosa difficile se partiamo dall’assunto che sono dei privilegiati perché hanno il posto fisso, se gliene facciamo una colpa. Bisogna invece fare leva sulla maggiore tranquillità emotiva che questo comporta, e che molte altre persone oggi non hanno, per avviare processi motivazionali basati sulla formazione, sullo scambio con altre amministrazioni, sul riconoscimento. Il personale interno è in fondo l’unico strumento che l’Amministrazione ha per perseguire concretamente i propri obiettivi.

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Piccolo è bello

Pubblicato da Ivo Simonella

Squadra, partecipazione e priorità

Il 20 settembre, presso la palazzina della Polins, c’è stato un incontro tra le liste della maggioranza dopo un anno mezzo di amministrazione. Questo testo è la parte centrale ed essenziale dell’intervento dell’Assessore alle Politiche Ambientali, all’Istruzione, all’Edilizia Privata, alla Protezione Civile, alla Mobilità.

E’ oramai indiscutibile il fatto che anche a livello locale c’è sempre più insofferenza nei confronti della politica. Mi è piaciuta molto la frase che c’è nel documento preparatorio a questo incontro, dove si dice che essere amministratori oggi è diventata quasi una condizione sospetta, io toglierei il quasi.

Si dice sempre, ad esempio, che la nascita di comitati sia una sconfitta per chi amministra. Io non sono proprio d’accordo, perché in realtà riuscire ad instaurare dei rapporti con i comitati significa poter avere contatti con chi spesso alla politica non si avvicina. Certo non è facile avere a che fare con chi ha un solo obiettivo, in ogni caso cercare forme di confronto e magari anche di collaborazione con queste persone credo valga sempre la pena.

Una parola che troviamo spesso nel documento preparatorio è partecipazione. Nella precedente esperienza di questa coalizione eravamo riusciti a dare grosso slancio alle attività partecipate, sotto il cappello della città educativa, si sono avviati percorsi partecipati sul PUT, sul PAT, sul Peba, Forum Ambiente, Vivere con Stile, Giovani idee in Porto, quel progetto che ha portato a Spaziosamente giovani. Tutti percorsi che hanno consentito alla cittadinanza di influenzare direttamente le scelte del Comune.

Secondo me invece in questo mandato non abbiamo seguito l’abbrivio e dal punto di vista della partecipazione abbiamo sicuramente fatto un passo indietro, forse solo il Consiglio Comunale dei Giovani può essere considerato un vero percorso partecipato. Non vorrei che si ritornasse a pensare che la partecipazione significa raccontare alla gente come stanno le cose, quella è comunicazione, che lo si faccia attraverso i media o gli incontri pubblici è sempre comunicazione. Certo di comunicazione in questi periodi bisogna farne molta e il Sindaco dice giustamente che non ne facciamo mai abbastanza. Però noi ci eravamo molto caratterizzati nei percorsi partecipati, in qualche modo adesso stiamo ripartendo con la partecipazione sul PAT, sono molto contento di questo, soprattutto se riusciremo a far capire che terremo conto di quello che ci verrà detto nei vari incontri.

Nel programma abbiamo scritto che avremmo riavviato due percorsi partecipati importanti, come il Forum Ambiente e Vivere con Stile. Sono due azioni che si possono fare anche senza tanti soldi. Per Vivere con Stile ci siamo attivati attraverso una stagista per riattivarlo, il Forum Ambiente dovremmo metterlo in scaletta nei prossimi mesi per riprenderlo nel 2012.

Andiamo ora agli spunti che ci vengono dati dal documento preparatorio, in particolare agli obiettivi.

Rapporto tra organi istituzionali e referati. Ecco io vorrei cominciare dai consiglieri delegati o incaricati. Secondo me qui non c’è stato quello scatto in avanti necessario, dopo l’esperienza dei cinque anni precedenti. Alla fine della scorsa esperienza si era tanto parlato di quale poteva essere il ruolo dei consiglieri delegati. Fermo restando il ruolo dei consiglieri di zona, chiamiamoli così, quelli cioè che in qualche modo rappresentano l’amministrazione sul territorio, per gli altri abbiamo di fatto creato deleghe che si riconoscono con un assessore. Non abbiamo creato il consigliere delegato di progetto. Se non si delega un progetto c’è il rischio che di fatto la figura del consigliere delegato sia poco riconoscibile e credo che questo non gratifichi il consigliere che deve sempre di fatto rincorrere l’assessore.

Le deleghe devono essere su progetti che i consiglieri devono essere in grado di portare aventi con una certa in autonomia, confrontandosi ogni volta che ci sarà bisogno con assessore e maggioranza. Ma – ripeto – se il progetto ha obiettivi precisi e dettagliati, dovrebbe in qualche modo “arrangiarsi”.

Riguardo poi alle deleghe, è palese e noto a tutti che ci sono carichi non omogenei sulle spalle dei diversi assessori, che c’è chi ha a che fare con un solo dirigente e chi con tre. E’ anche vero che è sempre difficile rinunciare a qualche referato quando si è avviato un discorso, si è preso contatto con persone, si è lavorato magari bene con gli uffici. M è altrettanto vero che è difficile seguire bene tante materia diverse.

In generale, dobbiamo ripensare a una politica delle priorità, contro una politica delle località. Bisogna far capire che non possiamo più dire di sì a tutti, ma che dobbiamo dare meno peso alle località e più alle priorità. Il difetto del Veneto Orientale è il campanilismo, mi pare che anche al nostro interno ci sia spesso una visione centrata più sulle località che non sulle priorità. Sì, politica del fare, ma non più grandi opere. Piuttosto, tanti piccoli interventi che puntino a migliorare la città nell’ottica di privilegiare l’utenza debole in ogni settore.

Abbiamo misurato negli ultimi anni il nostro lavoro e mostrato la nostra capacità attraverso le opere pubbliche che siamo riusciti a fare. Non sarà più così e forse neanche mi dispiace. Dobbiamo trovare altri parametri che sappiano dimostrare il nostro lavoro, che mostrino la nostra virtuosità, quali la spesa procapite per la scuola, i numeri di interventi del servizio manutenzioni, persone assistite, pasti distribuiti, ettari di verde sfalciati, numeri da dare in modo semplice… Insomma, dobbiamo andare verso indici di misurazione della nostra attività che non siano più i soldi spesi in opere pubbliche.

Vediamo infine alcuni punti particolari.

Innovazione-sviluppo-lavoro. Bisognerebbe avere capacità di vedere oltre. Non è pensabile essere innovatori se ragioniamo sempre sullo sviluppo legato a infrastrutture, interporti, fabbriche. Ormai questo non è sviluppo, è inseguire un modello che sappiamo già essere destinato a finire. Veramente dovremmo avere il coraggio di dire che il nostro sviluppo è cultura e turismo, è conservare e manutenere il paesaggio. Anzi, ormai, anche ricostruirlo.

Mobilità. In questo momento in cui le opere pubbliche più costose sono di difficile realizzazione, bisogna riversarsi su piccoli interventi, anche se è vero che alcune importanti ciclabili sono finanziate e ormai in cantiere, interventi che stiano all’interno di un solo slogan “Prima il pedone e il ciclista, poi l’automobilista”. Insomma interventi piccoli ma che spesso sono importantissimi per l’utenza debole, come la messa in rete delle ciclabili già realizzate e l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Città Solare: non è solo energia rinnovabile, è una città solare, sorridente, che rispetta il suo ambiente, accogliente, che risparmia il suo territorio. Certo la difficoltà a fare investimenti ci obbliga a rivedere tutto il ragionamento sul fotovoltaico. Per questo abbiamo fatto un passo in avanti, se volete, aderendo al Patto dei Sindaci, il progetto europeo per l’abbattimento dell’effetto serra a livello comunale.

Sui rifiuti la situazione è delicata, perché con il referendum sull’acqua in realtà si è votato anche sulle altre gestioni dei servizi locali, ma il governo ha riliberalizzato i rifiuti, per cui non è chiarissimo cosa succederà. Da noi, il discorso di andare in Veritas pare una scelta già fatta. Forse però è meglio pensarci ancora un po’… Abbiamo il progetto di andare verso rifiuti zero, vuol dire mettere in atto tutti quei meccanismi anche piccoli che possono ridurre la quantità di rifiuti prodotti e differenziare ulteriormente i materiali una volta raccolti. Tante piccole azioni che possono portare a grandi risultati.

PAT: impegno verso le aree strategiche, no a nuove cubature. E bisogna sfuggire la tentazione di fare cassa consumando territorio.

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Un PAT per vivere bene consumando meno

20 agosto 2011
Pubblicato da Ermes Drigo

Il nuovo Piano Regolatore Generale Comunale (PRGC), ora Piano di Assetto del Territorio (PAT), che il Comune di Portogruaro sarà chiamato a discutere, spero fra non molto, deciderà, in base al Documento Preliminare adottato dal Comune con delibera del 23/07/2008, il futuro di Portogruaro.

Partendo dall’art. 9 della nostra Costituzione, che dice di salvaguardare il territorio e il paesaggio, mi permetto di fare alcune considerazioni su un aspetto fondamentale: il sistema insediativo (cioè abitare in un territorio) e il consumo di ulteriore territorio per nuovi insediamenti.

Il documento preliminare a pag. 29, in riferimento al sistema insediativo riporta:

“Per quanto riguarda gli insediamenti del capoluogo e delle frazioni, il PAT si prefigge di:
a.
promuovere il miglioramento della funzionalità e della qualità della vita al loro interno;
b.
assicurare il diritto all’abitare perseguendo la mixité funzionale e l’integrazione sociale nelle zone residenziali;
c.
programmare contenuti sviluppi residenziali, circoscrivendoli ad interventi di completamento e di ricucitura degli insediamenti esistenti ed ubicandoli preferenzialmente nelle frazioni allo scopo di rafforzare la loro dimensione demografica e creare condizioni più favorevoli alla qualificazione del loro assetto urbanistico;
d.
orientare la produzione edilizia verso principi di sostenibilità e di risparmio energetico.”

Gli obiettivi sopra indicati (qualità della vita, diritto di abitare, limitazione dell’edificare) devono essere giustamente perseguiti in maniera sostenibile.

Come è possibile dunque dare una casa a tutti, offrire la possibilità di vivere bene e in pace, abitare, lavorare, spostarsi e ricrearsi (diritto all’abitare) – ovviamente in rapporto al proprio reddito – e contemporaneamente salvaguardare il capitale naturale costituito dal suolo (sostenibilità)?

Oggi sappiamo esattamente cosa non bisogna fare; pur avendo introdotto azioni insostenibili con una cementificazione notevole, non abbiamo risolto il problema dell’abitare, anzi questo diritto per tanti non è neanche più pensabile. Ci sono tante case e ci sono tanti cittadini senza casa.

L’espansione edilizia, ripeto, non ha risolto il problema della casa; ha, in compenso, trasformato ettari di suolo agricolo in suolo edificabile coprendolo di infrastrutture che hanno dissanguato i bilanci comunali e non solo, depauperando parte del nostro capitale naturale.

Stabilito che la nuova e continua edificazione non risolve il dilemma della sostenibilità e del diritto all’abitare mi permetto di fare alcune proposte che spero siano fatte proprie nell’approvazione del nuovo PAT.

  1. Non si prevedano nuove aree edificabili fino a ché non si sia completato il piano esistente (se ricordo bene ci sono ancora almeno 500.000 mc da costruire);
  2. Si incentivi la edificazione che recuperi edifici esistenti o aree dismesse;
  3. Si trovino (tassa di scopo) nuove entrate per il comune non legate alla edificazione;
  4. Si trovino nuove leve fiscali (fiscalità di scopo) per indurre i possessori di case e appartamenti, a immettere nel mercato l’esiste, il già costruito;
  5. Il comune diventi un operatore immobiliare per operare nel settore edilizio e calmierare i prezzi del mercato oggi elevati.

Mi fermo qua, con la consapevolezza che bisogna invertire il modello di sviluppo fino ad oggi adottato per continuare a vivere bene e in pace consumando meno, sprecando meno, con più sobrietà, cominciando dalla terra intesa come suolo.

(Il presente articolo è stato ribadito come editoriale del periodico “La Città Futura”, n. 18, ottobre 2011 – pubblicato in pdf su questo sito il 25 ottobre 2011.)

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