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Centrali a biomasse nel portogruarese: la responsabilità è della Regione Veneto

27 maggio 2012
Pubblicato da Ivo Simonella

Ancora nessun segnale da parte della Regione Veneto: le centrali a biomasse si possono continuare a fare come e dove si vuole. Sarà il nuovo sistema degli incentivi che probabilmente le fermerà, non certo la Regione. Il Piano Energetico Regionale pare ancora lontano, se poi si pensa che ne è stata affidata la redazione alla Confindustria, l’associazione che principalmente in Italia ha spinto per le grandi centrali a combustione, c’è poco da stare tranquilli in ogni caso.

Ma la Regione ha da tempo a disposizione un altro strumento, il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 10 settembre 2010, “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, che consente, tra i molti parametri valutabili, di escludere l’insediamento di centrali in quei territori che vedono già elevate concentrazioni di questo tipo d’impianti.

Siamo andati a verificare quale è la situazione negli undici comuni del portogruarese, ebbene ricordiamo ancora una volta che nel territorio di Portogruaro e nelle sue immediate vicinanze è già attiva una centrale da 13,2 MW (Zignago Power), è pronta per essere avviata la Cereal Docks (7,6 MW), è stata autorizzata la Sigeco (6 MW), per quanto riguarda le centrali a combustione, ma sono almeno 17 le centrali a biogas, tra autorizzate e in corso di autorizzazione che interessano il portogruarese, un numero che rappresenta più del 10% delle centrali a biogas sino ad ora autorizzate in tutto il Veneto. In totale si tratta di circa 45 MW di potenza elettrica.

Non secondario è poi il fatto che, dalle stime eseguite, quando tutti gli impianti saranno a regime, saranno oltre 5mila gli ettari di territorio agricolo del portogruarese che saranno coltivati per produrre derrate agricole non più destinate all’alimentazione umana o animale, ma alla produzione di energia (un territorio equivalente a mezzo comune di Portogruaro).

In ogni caso, ben consapevoli della differenza che sussiste tra impianti a combustione diretta e a biogas, è tempo che si ponga l’accento sulle diverse situazioni che si vanno a generare quando si tratti di aziende agricole che utilizzano prodotti di scarto (come gli allevamenti zootecnici) e aziende che impiegano invece colture dedicate. Infatti quelli a biogas sono impianti mai dimensionati sulle caratteristiche dell’azienda agricola richiedente e pensati per il raggiungimento del massimo profitto che la legge consente. Tutto ciò perché è permesso impiegare anche materiali non prodotti direttamente dall’azienda. In particolare è molto preoccupante che i liquami rientrino tra questi prodotti e che gli stessi circolino sul territorio.

Lo scorso 20 maggio i Comitati hanno organizzato una manifestazione a Portogruaro. Bene! Adesso è necessario fare un passo avanti: andare a manifestare presso la Regione Veneto, vera responsabile della situazione. Altre regioni hanno regolamentato il settore, la nostra no e questo è molto grave.

E’ anche fondamentale che la Regione rimetta mano al Piano Regionale di Tutela e Risanamento Atmosferico e che lo colleghi non solo al Piano Energetico Regionale, ma anche agli interventi legati alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, temi tutti tra loro correlati. Dobbiamo infatti ricordarci che le polveri sottili e anche le nanoparticelle, si espandono per centinaia di chilometri rispetto al punto di emissione: è dunque indispensabile ragionare su grande scala, unire le forze di tutte le amministrazioni, dei comitati e delle associazioni sensibili alla questione. Per migliorare la qualità dell’aria non basta ragionare sulle biomasse, dobbiamo preoccuparci del traffico e di tutti gli altri tipi di combustione.

Quella del portogruarese deve essere vista come una battaglia importante, ma la guerra si vince solo se si interviene in tutti i settori e su larga scala.

Manifestazione contro le centrali del 20 maggio 2012

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