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Cambiare musica. Al Teatro Russolo il programma rimane chiuso

15 ottobre 2010
Pubblicato da Max Bazzana

Secondo anno di attività del Teatro Russolo. Seconda presentazione del calendario delle proposte performative. Molto ben dettagliato ed organizzato. Tuttavia, per il secondo anno di seguito non vedo alcun evento legato ai gruppi culturali ed ai soggetti associativi del nostro territorio.

Leggo le suddivisioni: prosa, danza, cabaret e teatro comico, lirica e concertistica, giovanissimi, teatro scuola e l’altra musica. Oltre al fatto che ‘teatro scuola’ per gli addetti ai lavori identifica il percorso educativo teatrale che si compie in ambiente scolastico e non la categoria degli spettacoli con finalità psicopedagogiche indirizzati ai ragazzi (che invece si chiama ‘teatro ragazzi’), mi colpisce che sia rimasto l’utilizzo del termine “l’altra musica”. E’ diventata una battuta ricorrente tra i musicisti e/o musicanti del portogruarese chiedersi vicendevolmente: “Ma tu fai musica o l’altra musica?”. Probabilmente è il dubbio amletico che lo stesso Russolo si pose costruendo i suoi intonarumori: “Ma faccio musica o l’altra musica o… solo casino?”. Per non parlare dei cori russi che Battiato mal sopporta, chissà di che musica fanno parte… Torno a rileggere il programma per vedere se accanto a ‘l’altra musica’ mi sia sfuggita la categoria ‘musica’ e non la trovo. Lo so, lo so! La categoria posta sull’altro piatto della bilancia è ‘lirica e concertistica’, questa è la vera categoria musica, e poi c’è l’altra musica.

L’anno scorso, durante la presentazione del programma di apertura del teatro, ho sentito dire che “la musica è un linguaggio universale”, ma qui ce ne sono due di musiche… qual è quella più universale? Beh, almeno su questo so dare risposta: nessuna delle due, perché la musica non è un linguaggio universale, semmai è un contenitore di molteplici linguaggi o tipologie di comunicazione sonora. Forse che la classica è più universale di altre? Ricordo che un sovrano orientale venne invitato dall’imperatore d’Austria ad assistere ad un concerto. Al termine dell’esibizione il sovrano orientale un po’ annoiato disse che l’unica parte che lo avesse davvero colpito e interessato era quella iniziale… Non intendeva, però, il momento del preludio o dell’ouverture ma quel ‘classico’ nuvolo di suoni che precede ogni concerto in cui ogni strumentista prova, scalda e accorda il proprio strumento.

Personalmente trovo molto musicale ascoltare il suono del phon: in particolari condizioni è più dolce e delicato di una ninna nanna o di un notturno di Chopin. Ma forse questa è una mia patologia mentale, forse ho ascoltato troppa Musique Concrète! Anche se le mie orecchie hanno sentito dei pazzi in giro per il mondo che compongono suite per porta scricchiolante o chiamano un’intera orchestra (e la pagano!) per stare 4 minuti e 33 secondi in silenzio. Per non parlare di chi suona usando oggetti come scope o secchi dell’immondizia! E ci sono pazzi che addirittura ascoltano e trovano piacere nell’ascoltare ‘ste cose!

Che abbia, forse, più senso parlare di una sola musica e intenderla contenitore di tanti generi o tipologie o linguaggi sonori? Fosse così, allora, che cosa sia musica o non sia musica lo decide ogni essere umano in base ai propri desideri e bisogni. E forse, allora, le vere categorie di distinzione sono davvero altre e da cercare seguendo e controllando in cosa confluiscono i flussi di denaro pubblico.

Mi dispiace, infatti, constatare che nonostante l’appianamento del debito di quasi un milione di euro, la Direzione artistico amministrativa della fondazione Santa Cecilia non abbia ancora assunto apertamente un cambiamento di rotta per quanto riguarda gli intenti e le finalità. Ciò si esplica non solo con la poca attenzione all’utilizzo delle parole e delle categorie, ma anche con la ribadita mancanza di volontà di aprirsi ad un lavoro di rete con le realtà del territorio. Questa è una scelta che potrebbe abbattere i costi di gestione, ma certamente metterebbe in moto un processo positivo e costruttivo tra i vari soggetti, attenuando anche i normali processi competitivi per l’allocazione delle risorse pubbliche e private.

Chissà quando questo modo chiuso di amministrare cambierà musica.

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