La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Porto nel pallone

1 giugno 2010
Pubblicato da Adriano Zanon

Serie B: opportunità o sciagura?

Il 9 maggio 2010 verrà ricordato dai portogruaresi come quel giorno in cui nei chioschi della Festa della “Terra dei Dogi” e in tutti i bar della città il vino e la birra sono fluiti come non mai. Nel pomeriggio infatti la squadra di calcio, che in verità di chiama Portogruaro-Summaga, ha espugnato il Bentegodi di Verona, segnando all’89° la rete decisiva per rimanere in testa e approdare direttamente in serie B.

La gioia e la festa sono state grandi. Hanno partecipato non solo i milleduecento che sono andati a Verona, compreso il sindaco Bertoncello, suo padre quasi novantenne ed il vicesindaco Villotta, ma tanti portogruaresi e tanti cittadini del portogruarese che hanno gremito la palestra Mecchia, attrezzata con schermo gigante e in difficile collegamento con la diretta web. La fiducia nella prestazione della squadra non è mai mancata, ma si sa che il calcio è una brutta bestia e che senza la buona sorte non si vince niente. E la buona sorte, meritatissima, c’è stata.

Ancora a caldo ci chiediamo: e adesso, cosa facciamo? Non sono pochi quelli che auspicavano – letteralmente – una debâcle, quelli che sono comunque rassegnati ad un rapido rientro nei ranghi, quelli che vedono il tutto come una disgrazia, qualcosa che non doveva proprio succedere nel nostro comune e nel nostro territorio. Queste tre categorie che chiameremo semplicemente di ‘pessimisti’ sono trasversali dal punto di vista sociale, economico, politico, culturale. Sono presenti anche nel nostro gruppo rossoverde. Già, proprio così! Ma perché?

Il calcio è forse il luogo della nostra forma di vita in cui si concentrano e si dilatano le maggiori contraddizioni della stessa. Il calcio spaventa qualcuno, tanti, perché è il luogo dove certa gente è strapagata e dove si manifestano forme di violenza assurde, eppur organizzate. Come si fa a conciliare uno sforzo economico, magari collettivo, magari pubblico, per sostenere un simile ambiente, alimentarne gli appetiti e le perversioni? Personalmente tornerò con più calma sui possibili vantaggi e sui grandi rischi di questa nuova situazione, qui m’interessa solo introdurre il dibattito.

Calcisticamente parlando il nostro territorio finora è stato sostanzialmente ai margini. In tutto il Triveneto sono pochissime le squadre che galleggiano ad alti livelli. Solo il Verona, nel 1985, ha vinto uno scudetto e anche società con una certa storia e dentro un grande ambiente economico come il Padova, il Vicenza, la Triestina, soffrono per salvarsi in serie B. Però con una certa costanza in serie A c’è l’Udinese, bandiera della nazione furlana, e c’è il Chievo, un vero miracolo ricordato ironicamente dai propri stessi tifosi come “i mussi che volano”.

Ma c’è lo spettro del Treviso, la società che in tre anni, dal 1994 al 1997 passa dai dilettanti alla serie B, nel 2001 torna in C1, nel 2003 risale in B e nel 2005, anche grazie a revoche, arriva in serie A, dove rimane solo un anno. Poi scivola, scivola, soprattutto economicamente e nel luglio 2009 viene dichiarato fallito e deve ripartire come società dilettantistica dall’Eccellenza, una divisione con un nome assai crudele.

Si potrà fare i virtuosi come il Chievo o si finirà male come il Treviso? Per rispondere a questa domanda non c’è che un criterio: provarci. E per provarci tutti devono fare la loro parte, a partire dall’Amministrazione comunale.

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Una replica a “Porto nel pallone”

  1. Serse scrive:

    Io sono per una serie B sostenibile, cioè da sostenere. Forza Porto!

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