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Fabio Pupulin: Lettera aperta alla politica e ai cittadini

17 febbraio 2012
Pubblicato da La Città Futura

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo la lettera aperta di Fabio Pupulin del Comitato Territoriale di Fossalta di Portogruaro.

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Dopo la spiacevole questione che, mio malgrado, mi ha visto coinvolto, riguardo la querela per “diffamazione a mezzo stampa” intentata nei miei confronti dal sindaco di Fossalta di Portogruaro, Paolo Anastasia, questa volta non vorrei parlare di centrali a biomasse o inceneritori, dal momento che sull’argomento è già stato detto e scritto fin troppo, ma vorrei fare alcune considerazioni più ampie.

Ricordo solamente al sindaco Anastasia che il diritto di critica, se non scade nell’offesa gratuita, non solo è consentito, ma è un diritto sacrosanto che spetta in capo a qualsiasi persona.
Chiunque cerchi di mettere il bavaglio a chi dissente pubblicamente, soprattutto se “l’imbavagliatore” è il rappresentante di una pubblica amministrazione democraticamente eletto, ha già perso in partenza.
Anastasia, oltre a rappresentare una pessima immagine per il suo partito, si è comportato per l’ennesima volta da arrogante, cercando di utilizzare la giustizia per censurare il legittimo dissenso di molti cittadini, non solo quello del sottoscritto.
Meno male che non esiste solo una giustizia divina.

Partendo da queste semplici ma, a quanto pare, non scontate considerazioni, vorrei evidenziare come oramai la distanza tra cittadini e politica sia diventata abissale, quasi incolmabile.

I partiti politici, è giusto ricordarlo, sono associazioni private, lobbies, ma da lungo tempo e in misura sempre maggiore, si sono impossessati di tutti i gangli della vita pubblica.
Non c’è concorso pubblico, appalto pubblico, bene pubblico, gestione di un servizio pubblico che non sia occupato e gestito dai partiti, sulla base di “quote” spartitorie da essi stessi decise, senza interpellare nessun cittadino che li ha votati, né associazione o comitato di cittadini.
La politica interpella solo se stessa e i suoi cooptati, dove quest’ultimi sono chiamati all’interno del gruppo sulla base della loro fedeltà ed accondiscendenza dimostrata in precedenza nei confronti dei loro superiori e delle segreterie di partito.

In pratica, il cittadino viene saltato a piè pari e, se osa alzare la testa o chiedere conto di qualcosa, nell’ipotesi migliore viene ignorato, mentre se insiste partono le “bastonate”.
È giusto questo?

Certo che una grossa parte di responsabilità per questo stato di cose deve essere attribuita a noi cittadini, che oramai abbiamo delegato totalmente la gestione delle nostre vite a gruppi di persone organizzate in lobbies che si fanno chiamare partiti e che, anche se periodicamente cambiano nome, come il lupo cambia il pelo, sono formati dalle stesse persone che perseguono sempre gli stessi intenti: spartirsi il potere e il controllo del flusso del denaro pubblico.

Quanti sono i figli, i fratelli, le mogli i parenti e gli amici di politici locali o politici stessi “trombati” in qualche elezione, sistemati all’interno di comuni, società o aziende che si occupano di gestione dell’acqua, dei rifiuti, dell’energia, dei trasporti ecc.?
Sulla base di quali meriti e concorsi essi sono stati assunti?

Si tratta di una domanda retorica, alla quale qualsiasi persona saprebbe rispondere, dal momento che ciascuno di noi conosce almeno una persona investita da simili privilegi.
Questa sarebbe la politica?
Perché gli interessi e le priorità della politica quasi mai coincidono con quelli della collettività che essa avrebbe la pretesa di rappresentare?

E i politici locali che siedono in Parlamento cosa dicono?
Essi sono stati eletti con il sistema delle liste bloccate, in pratica sono stati scelti dai segretari di partito sulla base della loro fedeltà alla causa della lobby di appartenenza. Inutile quindi nutrire speranze che da loro possano partire segnali di cambiamento. Essi non sono inutili, sono dannosi per la società.

La politica, quella vera, la fanno le persone che lavorano, faticano e giorno dopo giorno costruiscono qualcosa con il loro sudore e i loro sacrifici, non i mestieranti della politica e i loro fedeli – per pura convenienza – cagnolini.
Ora è giunto il momento di pretendere un cambiamento radicale dei comportamenti e dei metodi spartitori usati dalla politica per accaparrarsi il frutto del lavoro di altri.

Per le future elezioni amministrative sarebbe bene che le forze sane della società civile si organizzassero in liste civiche completamente sganciate dai partiti, fuggendo le liste civetta che questi ultimi creano ad arte in occasione delle tornate elettorali nel proprio comune, presentandosi compatte, con un programma chiaro e semplice, improntato sulla totale trasparenza e condivisione delle proprie scelte con tutti gli abitanti del luogo, facendoli partecipare attivamente al processo decisionale.
In questo modo sarebbe interessante vedere se vengono costruiti ancora inceneritori in centro abitato o cementificati ogni anno centinaia di ettari di terreni, o ancora se gli studi di progettazione e le imprese che si aggiudicano gli appalti sono sempre gli stessi.
È un sogno? Chissà!

Per concludere, vorrei ricordare le parole pronunciate dall’ex Presidente della Provincia di Venezia ed ex sindaco di Dolo, scomparso alcuni giorni fa, Orlando Minchio:

“Il messaggio proveniente dalla classe dirigente politica del nostro paese, in questi ultimi tempi, ha superato il limite della decenza. Il linguaggio usato è quasi sempre offensivo nei riguardi della gente comune e soprattutto degli umili e dei deboli… L’uso della menzogna e delle false promesse è talmente diffuso… Vorrei morire in un paese normale”.

Fabio Pupulin

Fossalta di Portogruaro, 16 febbraio 2012

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