Italicum: tragedia o farsa?

Il 4 giugno 1923 nel Consiglio del ministri presieduto da Benito Mussolini fu approvato un disegno di legge che venne poi convertito in legge il 21 luglio 1923. Fu la cosiddetta Legge Acerbo con la quale si modificò la legge elettorale che aveva permesso l’elezione del Senato del Regno d’Italia nel 1919.

La legge Acerbo modificava l’assegnazione proporzionale assegnando al partito che avesse ottenuto il 25% dei voti ben i 2/3 dei seggi del Senato del Regno e manteneva le preferenze (!), ma su una lista unica nazionale. Alle successive elezioni del 6 aprile del 1924 il Pnf prese il 60,1% dei voti, ma tra la fine del 1925 e la fine del 1926 introdusse le più famose “leggi fascistissime” che completarono il nuovo assetto istituzionale della dittatura.

Non è il caso di tornare sul dibattito relativo a quel periodo storico, agli errori fatti dalle forze politiche e da singoli protagonisti. Qui m’interessa sottolineare che non si può mai dare ad uno o più criminali politici la chance di rovesciare le istituzioni.

Alle ultime politiche del febbraio 2013 in Italia votò per la Camera il 75,1%, vale a dire 35,3 su 46,9 milioni di elettori. Le coalizioni entrate in Parlamento hanno preso: il centro-sinistra il 29,5% (10,0 milioni), il centro-destra il 29,2% (9,9 milioni), il M5S il 25,6% (8,6 milioni), Mario Monti il 10,6% (3,6 milioni). Con la legge elettorale avanzata ora, che guarda caso si chiama “Italicum”, basta che un paio di milioni di votanti si spostino o tornino da dove arrivavano per dare la maggioranza assoluta al vecchio o al nuovo furbo.

Faccio notare che dopo le riforme previste, il nuovo parlamento, cioè la Camera unica, eleggerà quanto prima un nuovo Presidente della Repubblica e – forte di un gruppo parlamentare compatto perché ben scelto dall’alto – potrà portare in poco tempo molte modifiche legislative, anche alla Costituzione. Basterà infatti rifare la legge elettorale con il premio ai 2/3 anziché al 55% per evitare il ricorso ai referendum abrogativi.

Siamo nella fantapolitica? La storia non si ripete? Non è vero: “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.” [Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, 1852]

Comunque, io non voglio assistere né all’una né all’altra.

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Una risposta a Italicum: tragedia o farsa?

  1. marisa scrive:

    … e dove vai?

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