La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

Portogruaro deve cambiare rotta su suolo e mobilità

15 agosto 2020
Pubblicato da Adriano Zanon

A cinque settimane dalle elezioni sono pressoché noti i candidati sindaco e le liste associate. Meno chiari e diffusi sono invece i programmi che perlopiù si riducono a una serie di buone intenzioni, di questioni aperte, oppure di semplici slogan, ma senza dati e analisi. Tutto ciò è coerente con una delle forme di pensiero più diffuse, quella che vuole il candidato sindaco assolutamente davanti a qualsiasi progetto o piano di amministrazione del Comune. Già, perché il sindaco sarebbe una garanzia, mentre i programmi si possono cambiare in ogni momento. Ebbene, io la penso esattamente al contrario, ma non sono l’unico a Portogruaro. Prendiamo una questione fondamentale come la mobilità, spesso ridotta a viabilità, e un candidato come Stefano Santandrea. Costui è senz’altro il più prolifico di idee e il più generoso di comunicazioni, per noi anche il più affidabile, perciò lo utilizziamo come unico riferimento possibile in chiave critica.

Una settimana fa Santandrea ha pubblicato sul suo blog, eppoi diffuso, il testo Viabilità: le occasioni mancate e i progetti da realizzare, dove si toccano con precisione quasi tutti questi temi. Stiamo parlando, dice Santandrea, di “un tema di rilevante importanza per la vivibilità e la crescita di Portogruaro”, perché “non c’è dubbio, infatti, che la competitività e la crescita sostenibile di un territorio siano legati alla sua dotazione infrastrutturale”. Qui notiamo subito i due legami vivibilità-crescita e competitività-crescita sostenibile. Siamo solo alle premesse, ma in questi due legami abbiamo già un orizzonte politico e strategico. Ma vediamo ancora.

Dopo la premessa, Santandrea scrive che si deve praticamente riprendere un programma già avviato e abbandonato nel 2015 dall’amministrazione Senatore: (a) sullo stato di Viale Pordenone, (b) sulle piste ciclabili (ridotte a nomignolo di “viabilità lenta”) e (c) sulla SFMR (la metropolitana di superficie) e che tutta “la questione dovrebbe essere costantemente al centro dell’agenda politica-amministrativa. Un’agenda che in futuro dovrà contenere proposte concrete anche su altri temi importanti” (e si riferisce alle questioni delle infrastrutture che riguardano Portogruaro come nodo viario e ferroviario). E Santandrea chiude che “bisognerà rimboccarsi le maniche per provare a dare risposte a tutte queste questioni”, cioè ne fa un oggetto importante ma non ipotizza o anticipa nessuna soluzione concreta. Perché?

Sia chiaro che le posizioni di Santandrea che qui abbiamo estratto sono comunque le più lucide tra quelle dei protagonisti di questa corsa elettorale. Ma hanno una premessa sbagliata: che si tratti di governare bene la ripresa del vecchio corso, del vecchio sviluppo, quello che vedrà l’aumento della viabilità frenata dai problemi infrastrutturali. Della crisi economica, sociale e politica a livello globale, non si accenna. Non c’è il cambiamento climatico e le sue conseguenze, non ci sono le migrazioni, non ci sono il populismo ed il sovranismo e naturalmente non c’è la pandemia, l’ultimo sintomo. Non c’è minimamente il dubbio che dobbiamo avere più fantasia nell’ipotizzare un futuro assai diverso e maggior coraggio nel rovesciare le tendenze in atto da troppo tempo. E la timidezza di Santandrea si coglie bene dall’appena accennato tema della ZTL (in termini di “accessibilità delle aree centrali e storiche cittadine”) e all’assenza di questioni legate come la difesa del suolo da ulteriore cemento e asfalto e il rapporto tra il centro storico e il suo vasto territorio dal punto di vista culturale e turistico, per esempio con le riviere, con reciproche soddisfazioni anche economiche.

Insomma, il tema della mobilità di Portogruaro non può essere ridotto alla buona funzionalità o efficienza delle strade e delle ferrovie di cui la città è un eccezionale nodo, ma questo fatto geografico e storico deve finalmente essere riconosciuto come l’opportunità per far vivere meglio i propri cittadini, quelli del suo territorio più prossimo e quei visitatori frequenti o occasionali, compresi i turisti.

E’ dunque necessario mettere in cantiere un piano che non preveda il centro storico come un paio di strade come le altre nella rete viaria, ma il luogo dove la bellezza degli aspetti ambientali e delle strutture storiche, dal fiume Lemene ai portici, dal parco della Pace (veramente unico) ai molti palazzi (privati), rafforzino la funzione scolastica, ora anche universitaria, la vocazione culturale (teatrale e musicale), la tradizione commerciale di negozi, mercati e fiere, la presenza dei servizi professionali, la vocazione conviviale dei bar e dei ristoranti. Un piano chiede degli obiettivi, delle tappe, un aggiornamento costante e quando serve anche una particolare revisione. E questo tipo di piano chiede anche il massimo consenso possibile.

Serve un progetto chiaro e declamato per una città esemplare di una nuova politica del consumo di suolo, del consumo di energia, dell’abbattimento delle emissioni da combustibili fossili. Un piano finalizzato alla sicurezza e al miglioramento del territorio e del livello della vita quotidiana. E in tema di mobilità si deve al più presto:

(1) attivare la ZTL nel centro storico;
(2) realizzare una rete di piste ciclabili perfettamente integrate nella città e nel collegamento con le frazioni e i comuni limitrofi;
(3) realizzare la piccola circonvallazione, un anello, appena fuori le torri e in senso unico (dove serve);
(4) recuperare alcune aree in centro storico, inutilizzate da decenni, in uffici e luoghi utilizzabili da associazioni culturali e altre aree appena fuori le mura per eventuali parcheggi;
(5) realizzare nuovi parchi naturali in grado di permettere lo sviluppo equilibrato e non cementificato del territorio urbano esteso;
(6) dotare di alberi le strade ormai sguarnite e recuperare quelle storiche (viali Matteotti e Trieste) e piantarne altri in ogni dove.

Naturalmente, il Comune dev’essere protagonista con tutte le istituzioni coinvolte per risolvere i problemi dei grandi nodi viari e ferroviari, a partire dalla SMFR, che seppur abbandonata come progetto dovrebbe avere un ruolo decisivo nella mobilità e quindi per la vivibilità anche del nostro territorio dei prossimi decenni. Come resta fondamentale per l’intero territorio una lungimirante ma anche immediata nuova politica per l’assetto idrogeologico, l’altra faccia della gestione del suolo.

Tutto questo non è utopia, è un atto di realismo politico e amministrativo. E’ invece assurdo continuare nella direzione in atto, che si manifesta da alcuni anni con pericolose cementificazioni, con decennali obsolescenze di strutture abitative ed economiche, con danni materiali e morali alle comunità e con gravi rischi idrogeologici in gran parte del territorio. Si può cominciare anche tardi a invertire la rotta. Meglio tardi che mai. 

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