Marc Bloch (1886-1944)

marc-bloch-1886-1944

Marc Bloch, di cui oggi ricorre il 70° anniversario della morte è stato un grande maestro, soprattutto come storico, ma anche come leader morale e patriota francese. E’ morto infatti torturato e fucilato dai tedeschi che erano riusciti a metter le mani su un intellettuale ebreo e partigiano.

La sua lezione intellettuale non è facile da sintetizzare e quindi faccio uso spudoratamente del miglior articolo che ho letto di recente, pubblicato il 1° giugno sul Domenicale de Il Sole 24 Ore.

La Storia nelle scienze sociali
di Donald Sassoon
Quando ero al liceo un illuminato insegnante di storia promise un dieci a chiunque avesse letto per intero La société féodale di Marc Bloch (e in grado di dimostrarlo). A sedici anni l’idea di ottenere un tale voto semplicemente leggendo un libro era irresistibile. Il libro era lungo e difficile, ma anche molto diverso dalla storia tradizionale, con la sua serie straordinariamente noiosa di date e storie di grandi uomini che avevano cambiato il mondo e vinto guerre. Guadagnai qualcosa di più di un buon voto: compresi quanto potesse essere eccitante la storia, anche la storia delle strutture, dei cambiamenti lenti, delle credenze, di come si forma e si mantiene la sudditanza, e come le cose cambiano da luogo a luogo. Per di più il tutto era scritto in una prosa elegante e a volte ironica, con un uso parsimonioso ma sottile di metafore. Si parlava perfino degli emiri del Qayrawan e dei califfi Fatimidi, con nomi che sembravano appartenere al mondo incantato delle Mille e una notte.
Bloch, nato nel 1886 a Lione, frequentò la prestigiosa École Normale Supérieure, poi fu ufficiale nella Grande guerra e infine ottenne un incarico universitario a Strasburgo, ora di nuovo territorio francese. Lì, proprio nell’ufficio accanto al suo, Bloch incontrò un altro storico dalle idee originali: Lucien Febvre. Insieme fondarono, nel 1929, la rivista «Annales d’histoire économiques et sociales». E così cambiarono la storia. Poi Bloch si trasferì alla Sorbona e gli Annales diventarono una école senza pari in altri Paesi. I loro seguaci, Fernand Braudel, Georges Duby, Jacques Le Goff ed Ernest Labrousse diventarono anch’essi grandi maestri della storiografia francese.
L’innovazione degli Annales fu di sfidare la forma dominante del racconto storico, vale a dire una narrazione incentrata in gran parte sul periodo breve, su eventi come guerre, rivoluzioni e diplomazia. Bloch e Febvre volevano una storia che esaminasse la longue durée (ma dobbiamo il termine a Braudel). Non si tratta semplicemente di una storia che comprenda un periodo molto lungo, ma che si soffermi su mutamenti lenti come il paesaggio o l’alimentazione, le abitudini, i riti. Questo veniva contrapposto alla storia degli eventi o histoire évènementielle, e cioè la storia dei movimenti improvvisi, come le rivoluzioni e guerre.
L’approccio di Bloch e Febvre aveva avuto precursori illustri. L’Essai sur les moeurs et l’esprit des nations di Voltaire era una storia generale del cristianesimo finalizzato a mettere in luce gli orrori del fanatismo religioso. Il Declino e caduta dell’Impero Romano di Edward Gibbon si soffermava a lungo su aspetti sociali e culturali. Nel XIX secolo Jules Michelet e Jacob Burckhardt produssero storie del Rinascimento con un approccio “totalizzante”. Il concetto di Volksseele (l’anima del popolo) dello storico tedesco Karl Lamprecht (1856-1915) influenzò la storia delle mentalità dei pionieri degli Annales.
Bloch e Febvre, partendo da un’ottica molto più rigorosa di quella dei loro predecessori, abbracciarono con entusiasmo l’idea di mettere la storia al centro delle scienze sociali, quali l’economia, la sociologia (particolarmente quella di Émile Durkheim), l’antropologia e la geografia.
Nel 1940 Bloch, essendo ebreo, perse il suo incarico universitario, la sua casa fu requisita, la sua biblioteca privata confiscata. Trasferito a Clermont-Ferrand, ma privo di accesso ad archivi e biblioteche, Bloch scrisse un testo meraviglioso sul mestiere dello storico: Apologie pour l’histoire. Nel 1942 diventò partigiano. Nel 1944 fu arrestato dalla Gestapo, torturato e poi fucilato.
Il suo capolavoro, Les rois thaumaturges (I re taumaturghi), è uno dei grandi libri di storia del XX secolo. È l’opera fondatrice della storia delle mentalità, la base della storia antropologica. In questo testo Bloch esamina la convinzione che il re avesse il potere di curare la scrofola semplicemente toccando il paziente. Partendo da questa semplice credenza Bloch spiegava il ruolo del “miracolo” nella concezione del potere politico assoluto come potere sacro, concezione che non si limitava al Medio Evo, poiché il rito è sopravvissuto nel Seicento e nel Settecento. In poco più di quattro anni (1660-64) Carlo II d’Inghilterra “toccò” più di 23mila persone e Luigi XIV ebbe più malati di qualsiasi dei suoi predecessori. L’aspettativa del “miracolo” era più importante del “miracolo” stesso in quanto vi erano persone che tornavano per essere toccate un’altra volta, la loro fede per nulla offuscata dall’evidente fallimento.
Centrale in questo studio era il concetto di memoria collettiva. In una società dove la maggior parte delle persone non sanno scrivere e dove poco è scritto, la memoria collettiva è ancora più importante che in epoche successive, non perché la gente “ricordi” di più, ma perché un evento incidentale, se ripetuto più volte sembra essere esistito da lungo tempo. In questo tipo di società un cambiamento può essere rapidamente legittimato sulla base di precedenti e “tradizione”, pur essendo spesso recente ed eccezionale. Così, sotto l’aspetto di un mondo immutabile, il Medio Evo cambiava costantemente anche se in modi diversi dai mutamenti descritti dalla storia évènementielle. Bloch ci offre una molteplicità di esempi come il caso dei monaci di Saint Denis, nel X secolo, ai quali era stato chiesto di donare una determinata quantità di vino in una giornata dove questo mancava nella cantina reale. Una “tradizione” fu rapidamente imposta: ogni anno i monaci dovevano consegnare la stessa quantità di vino nello stesso giorno. Un editto fu poi necessario per abolire questa usanza. Ciò portò alla crescita di accordi contrattuali, per cui se un barone o un vescovo, bisognoso di denaro, avesse voluto fare affidamento sulla “generosità” di uno dei suoi vassalli, questo richiedeva un documento scritto che specificasse che il dono non stabiliva un precedente.
Naturalmente queste trattative si potevano fare solo quando la disparità sociale non era eccessiva; nella maggior parte dei casi anche la violenza giocava la sua parte.
La lezione di Bloch consisteva in questo: non è sufficiente raccogliere il materiale e metterlo in ordine. Occorre interrogarlo, costringerlo a rivelare quello che non si vede, scovare quello che c’è sotto. Insomma lo scetticismo è una delle grandi armi dello storico. E questa lezione valeva più di un buon voto.
(Il Sole 24 Ore, 1 giugno 2014)
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Storia e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *