{"id":9608,"date":"2014-07-30T20:58:27","date_gmt":"2014-07-30T20:58:27","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=9608"},"modified":"2014-08-01T08:07:36","modified_gmt":"2014-08-01T08:07:36","slug":"perche-lunita-e-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2014\/07\/30\/perche-lunita-e-in-crisi\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l&#8217;Unit\u00e0 \u00e8 in crisi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"ngg-singlepic ngg-center\" src=\"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-content\/blogs.dir\/5\/files\/ratatuia-2014\/staino-31-luglio-2014.jpg\" alt=\"staino-31-luglio-2014\" \/><\/p>\n<p><strong>Ecco di nuovo la notizia\u00a0che <\/strong><a href=\"http:\/\/www.unita.it\/?refresh_ce\"><strong><em>l&#8217;Unit\u00e0<\/em><\/strong><\/a><strong> \u00e8 in crisi. <\/strong>Questo giornale\u00a0fu voluto e fondato in tempi molto pesanti da Antonio Gramsci, nel febbraio del 1924, tirando subito 20mila copie giornaliere. Cinquant&#8217;anni dopo, nel pieno dell&#8217;era Berlinguer, le copie sarebbero state pi\u00f9 di dieci volte tanto (media 1974 a 239mila). <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/L'Unit%C3%A0\">Oggi<\/a> \u00e8 tornato alle cifre iniziali (20mila) e non pu\u00f2 pi\u00f9 reggere. Perch\u00e9? Io mi son fatto qualche idea e\u00a0la propongo qui.<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Un breve sguardo retrospettivo. <em>L&#8217;Unit\u00e0<\/em> in realt\u00e0 \u00e8 in crisi da almeno quindici anni, da quando nel 1997 si avvi\u00f2 la prima privatizzazione, cio\u00e8 la dipendenza del giornale\u00a0da uno o pi\u00f9 imprenditori privati.\u00a0Certo\u00a0non fu un caso. Nel 1991 con la morte del vecchio Pci, cambi\u00f2 sottotitolo, gi\u00e0 non era pi\u00f9 &#8220;organo&#8221;, ma da &#8220;Giornale del Partito comunista italiano&#8221; divenne &#8220;Giornale fondato da Antonio Gramsci&#8221;. Per\u00f2 negli anni della direzione di Walter Veltroni, tra il 1992 ed il 1996, anche grazie all&#8217;invenzione dei cosiddetti gadget (fu il primo quotidiano a vendere film in vhs in edicola), stava andando bene, tanto da essere &#8211; appunto &#8211; venduto ai privati. D&#8217;altronde Veltroni nel maggio 1996 and\u00f2 al governo, vice di Prodi, e da l\u00ec cominci\u00f2 il declino\u00a0del giornale.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Ma il giornale che fu del Pci (1921-1991) e poi del Pds (1991-1997), non poteva pi\u00f9 essere anche <em>il<\/em> giornale dei Democratici di Sinistra (Ds, 1998-2007), primo allargamento dell&#8217;inizio 1998 verso forze che non fossero solo quelle gi\u00e0 dentro il Pci. In poco tempo, passando la direzione da Mino Fuccillo a Giuseppe Caldarola, le tirature scesero velocemente fino a 50 mila copie. Tutto ci\u00f2 nonostante al governo ci fosse un suo ex direttore, Massimo D&#8217;Alema. E cos\u00ec questo segmento di storia fin\u00ec col fallimento giudiziario del luglio 2000.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><em>L&#8217;Unit\u00e0<\/em> torn\u00f2 in edicola a fine marzo 2001, in tempo per assistere alla vittoria di Berlusconi su Rutelli, leader (si fa per dire)\u00a0del residuo Ulivo. Lo rilanci\u00f2 una cordata attorno all&#8217;editore Dalai e visse discretamente grazie al mestiere prima del direttore\u00a0Furio Colombo (2001-2004) e poi del suo\u00a0gi\u00e0 vice Antonio Padellaro (2004-2008). Le copie calano anche con loro, ma lentamente, passando da 73mila (2001) a 66mila (2004), poi a circa 60mila (2005-2006) e infine\u00a0a 50mila (2007-2008).<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Nel frattempo, il 14 ottobre 2007 viene fondato il Pd. E nel maggio 2008\u00a0il giornale\u00a0cambia anche padrone, la compra Renato Soru, governatore sardo e fondatore di Tiscali. Con un altro grande direttore, Concita De Gregorio (agosto 2008-luglio 2011), la tiratura tiene sulle 50mila copie, ma poi c&#8217;\u00e8 il crollo progressivo, fino alle attuali 20mila copie. <em>L&#8217;Unit\u00e0<\/em> ha cos\u00ec finito la sua corsa.<\/h5>\n<p><strong>Le cause di questa\u00a0crisi in sede storica possono essere individuate in tre punti<\/strong>,\u00a0\u00a0che vedremo essere riducibili ad una sola dal punto di vista giornalistico.<\/p>\n<p>La prima causa \u00e8 stato il\u00a0cambiamento del rapporto con il partito. Prima organo, poi giornale, ma sempre lo strumento pi\u00f9 importante per la comunicazione di massa, <em>l&#8217;Unit\u00e0<\/em> ha vissuto male l&#8217;allentamento del legame col partito, che fu evidente fino alla direzione di Veltroni. Se mai fosse stato\u00a0possibile, non si \u00e8 mai trasformata in qualcos&#8217;altro.<\/p>\n<p>La seconda causa \u00e8\u00a0l&#8217;avvento di internet. C&#8217;\u00e8 perfino\u00a0una grande coincidenza: nel 1991 muore il Pci e nasce il www (World Wide Web, la &#8220;ragnatela grande quanto il mondo&#8221;). E negli ultimi anni il web esplode. I terminali passano dal personal computer (pc) agli smartphone ed ai tablet. Le notizie e\u00a0i giornali gi\u00e0 stampati si possono leggere senza passare in edicola, questa \u00e8 la seconda causa. E molti giornali sono solo online. Qui, se si \u00e8\u00a0 curiosi e pazienti non servono neanche abbonamenti,\u00a0la rete prima o dopo rimbalza tutto.<\/p>\n<p>Oggi si fa politica, e molta, anche attraverso i social network, come Facebook e Twitter. Un &#8220;partito&#8221; come il M5S (che anche se si chiama movimento \u00e8 il pi\u00f9 tradizionale dei partiti) \u00e8 nato sul web, le battaglie sui referendum del 2011 sono passate sul web. Il web \u00e8 il luogo di discussione, ma anche di canalizzazione e controllo del dibattito. Una bestia che comunque ha gi\u00e0 quasi mangiato e digerito tutta la carta stampata.<\/p>\n<p>La terza causa mette insieme le prime due e le sublima. Il Pd non ha pi\u00f9 bisogno di un giornale, fosse neanche online. E&#8217; un partito che s&#8217;identifica con la societ\u00e0 italiana cos\u00ec com&#8217;\u00e8, non \u00e8 uno strumento di critica radicale degli assetti e dei comportamenti sociali. Anche le cosiddette riforme renziane, messe\u00a0in cantiere con tanta determinazione, sono un modo per riorganizzare il potere storico in chiara difficolt\u00e0, non qualcosa per riequilibrare redditi e destini di vita.<\/p>\n<p>Per\u00f2 qualsiasi giornale, cartaceo o online, \u00e8 fatto per coltivare un pubblico, uno, non diversi, e non variabili. Si pu\u00f2 essere locali (vedi il &#8220;nostro&#8221; <em>Il Gazzettino<\/em>), speciali (vedi <em>Tuttosport<\/em>), di destra (vedi <em>Libero<\/em>) o di sinistra (vedi <em>Il Fatto Quotidiano<\/em>), importante \u00e8 dare al lettore un&#8217;informazione coerente con la propria impostazione. Ma un giornale deve anche dare battaglia, fare informazione vera, combattere i propri nemici strutturali in base alla propria impostazione, mai rinunciare, neanche un momento, alla ricerca ed alla critica per cambiare lo stato di cose che si ritiene inaccettabile.<\/p>\n<p>Ora, come pu\u00f2 sopravvivere anche solo vicino al Pd il giornale fondato da Antonio Gramsci, uscito dal 1924 al 1927, poi clandestino, quindi &#8220;organo&#8221; del Pci per quasi cinquant&#8217;anni (1944-1991)? Servendo il suo pubblico, abbiamo detto. Ma quale pubblico? Le attuali 20mila copie forse sono anche troppe rispetto al vecchio pubblico gi\u00e0 comunista, comunque di sinistra. Un gruppo sociale e politico in estinzione per ragioni generazionali. Non ci sono tanti, forse punto, giovani ventenni e trentenni vicini al Pd attuale che leggono<em> l&#8217;Unit\u00e0<\/em>, neanche online.<\/p>\n<p>Come vedete non affronto neppure i temi economici della questione. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che gran parte della\u00a0stampa italiana \u00e8 in crisi come lo \u00e8 l&#8217;intera societ\u00e0, qualcuno maschera meglio, come i grandi gruppi editoriali o quei giornali che appartengono a gruppi industriali e finanziari, ma qualcuno resiste con i propri scarsi mezzi e c&#8217;\u00e8 anche chi riesce a crescere.<\/p>\n<p><strong>Ma, infine, c&#8217;\u00e8\u00a0proprio bisogno di un grande giornale a sinistra,\u00a0cartaceo e online?<\/strong> C&#8217;\u00e8 <em>la Repubblica<\/em> che \u00e8 un contenitore d&#8217;area, sempre aperto ai commenti pi\u00f9 radicali, ma nella linea editoriale liberista e finanzcapitalista,\u00a0atlantista e giustificazionista, di fatto\u00a0piuttosto amorale. C&#8217;\u00e8 <em>il manifesto<\/em>, libero e coraggioso pi\u00f9 di tutti, ma sempre vincolato ad una missione limitata, forse irrinunciabile senza un&#8217;area di riferimento pi\u00f9 vasta ed organizzata. C&#8217;\u00e8 <em>Il Fatto Quotidiano<\/em>, nato nell&#8217;era di Grillo e fatalmente oscillante tra le ragioni pi\u00f9 radicali di certa sinistra\u00a0e quelle generazionali di certa\u00a0societ\u00e0 italiana.<\/p>\n<p>Io questi\u00a0giornali li leggo regolarmente per avere dai tre messi insieme uno scandaglio minimamente\u00a0pi\u00f9 profondo del vergognoso livello televisivo. Ma sono certo\u00a0che\u00a0anche senza tanti soldi in tasca molti italiani\u00a0comprerebbero volentieri un quotidiano bello e forte, riflesso di una sinistra bella e forte, forse di un partito (come si chiamava una volta) simile.\u00a0Insomma,\u00a0a molti italiani manca\u00a0quest&#8217;ultimo, non solo un buon giornale, come fu anche\u00a0<em>l&#8217;Unit\u00e0 <\/em>per molti anni. Per cui non vedo proprio come possa essere Renzi quello che lo resuscita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco di nuovo la notizia\u00a0che l&#8217;Unit\u00e0 \u00e8 in crisi. 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