{"id":9437,"date":"2014-07-07T17:30:42","date_gmt":"2014-07-07T17:30:42","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=9437"},"modified":"2014-07-07T17:33:16","modified_gmt":"2014-07-07T17:33:16","slug":"negli-usa-arriva-finalmente-la-decrescita-felice-e-programmata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2014\/07\/07\/negli-usa-arriva-finalmente-la-decrescita-felice-e-programmata\/","title":{"rendered":"Negli Usa arriva finalmente la decrescita felice (e programmata)"},"content":{"rendered":"<p>Riproduco integralmente l&#8217;articolo pubblicato su <em>la Repubblica <\/em>sull&#8217;impatto della riforma sanitaria voluta dal presidente Obama. (Faccio solo delle evidenziazioni.)<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>La misura dello sviluppo<\/strong><br \/>\n<em> Il calo delle tariffe assicurative deprime il Prodotto interno lordo americano: meno 2,9%<br \/>\nE&#8217; uno degli effetti della riforma di Obama ma n\u00e9 la stampa n\u00e9 i mercati drammatizzano<\/em><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2014\/07\/06\/il-paradosso-del-pil-in-usa-sta-frenando-ma-il-benessere-cresce-con-la-sanita-meno-cara09.html?ref=search\"><strong>Il paradosso del Pil in Usa sta frenando ma il benessere cresce con la sanit\u00e0 meno cara<br \/>\n<\/strong><\/a>di Federico Rampini<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">NEW YORK. \u00abPerch\u00e9 il Pil puzza e perch\u00e9 nessuno ci fa attenzione \u00bb: con questo titolo colorito il Wall Street Journal riassume le reazioni delle Borse alla notizia di una presunta &#8220;frenataccia&#8221; dell&#8217;economia americana. <ins datetime=\"2014-07-07T16:44:48+00:00\">Meno 2,9%, il Pil nel primo trimestre di quest&#8217;anno. <\/ins>Un dato pessimo, mette l&#8217;America &#8220;in rosso&#8221; dopo cinque anni di ripresa, la sbatte dietro ai malati cronici dell&#8217;eurozona. \u00c9 il peggiore dato dal primo trimestre del 2009, quando gli Stati Uniti erano ancora nel mezzo della recessione. <ins datetime=\"2014-07-07T16:44:48+00:00\">Ma questa revisione del Pil ha lasciato indifferenti i mercati e gli esperti.<\/ins> L&#8217;unica vittima? La credibilit\u00e0 stessa del Prodotto interno lordo come indicatore sullo stato di salute dell&#8217;economia. Un tempo a contestare il Pil erano soprattutto economisti di sinistra, come i premi Nobel Amartya Sen e Joseph Stiglitz, ambedue autori di statistiche &#8220;alternative&#8221;. Oppure, ancora pi\u00f9 radicali, c&#8217;erano le critiche dei teorici della decrescita come Serge Latouche, per i quali l&#8217;aumento del Pil \u00e8 sinonimo di sviluppo insostenibile, distruzione di risorse naturali. <ins datetime=\"2014-07-07T16:44:48+00:00\">La novit\u00e0: adesso agli attacchi contro il Pil si uniscono l&#8217;establishment, i mercati, gli organi del neoliberismo.<br \/>\n<\/ins><br \/>\n\u00abL&#8217;incidente del primo trimestre 2014\u00bb, come si pu\u00f2 intitolare la vicenda dello scivolone in negativo, \u00e8 davvero esemplare. <ins datetime=\"2014-07-07T16:47:00+00:00\">Tra i fattori che hanno frenato la crescita Usa, il pi\u00f9 potente \u00e8 la riforma sanitaria di Barack Obama. A gennaio di quest&#8217;anno entrava in vigore il nuovo sistema assicurativo. La sua prima conseguenza \u00e8 stata un calo delle tariffe sulle polizze sanitarie.E qui si tocca l&#8217;incongruenza dell&#8217;indicatore Pil: se gli americani hanno finalmente speso un po&#8217; meno per le assicurazioni mediche questa \u00e8 un&#8217;ottima notizia, ma riduce il Pil che \u00e8 un aggregato di tutte le spese. Il Pil non dice se stia migliorando la qualit\u00e0 delle cure mediche e quindi la salute, misura solo la spesa nominale. Una sanit\u00e0 inefficiente e costosa &#8220;fa bene&#8221; alla crescita, se invece si riducono sprechi e rendite parassitarie delle compagnie assicurative, l&#8217;economia apparentemente ne soffre<\/ins>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">L&#8217;attacco al Pil trova concorde il <em>Financial Times<\/em>. \u00abCome il Pil \u00e8 diventato un&#8217;ossessione globale\u00bb, \u00e8 il tema di un&#8217;inchiesta del quotidiano inglese. Che parte da alcune sconcertanti revisioni nella contabilit\u00e0 nazionale che hanno fatto notizia. La Cina, secondo uno studio recente della Banca mondiale, \u00e8 molto pi\u00f9 ricca di quanto credevamo: sta per sorpassare gli Stati Uniti, da un mese all&#8217;altro. Anche l&#8217;Inghilterra ha un&#8217;economia pi\u00f9 prospera di quanto si pensava. Perch\u00e9? Il &#8220;riesame&#8221; del Pil cinese, \u00e8 stato deciso per correggere errori del passato. Sopravvalutando il costo reale di alcuni generi di prima necessit\u00e0 come gli spaghetti, si era simmetricamente &#8220;impoverito&#8221; (nelle statistiche) il potere d&#8217;acquisto dei consumatori. Errore corretto, e opl\u00e0, di colpo la Cina nel suo nuovo Pil misurato &#8220;a parit\u00e0 di potere d&#8217;acquisto&#8221; diventa quasi eguale all&#8217;America. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, il suo &#8220;arricchimento&#8221; improvviso (+5%) nasce dall&#8217;inclusione nel Pil di attivit\u00e0 illecite e sommerse come la prostituzione e il traffico di droga. Nel caso cinese come in quello inglese \u00e8 evidente che siamo di fronte a operazioni contabili del tutto discrezionali, arbitrarie. Non \u00e8 cambiato nulla per il cittadino, il lavoratore, l&#8217;imprenditore di quei paesi. \u00c9 cambiato solo un numero, deciso dagli economisti. Per la Gran Bretagna, poi, \u00e8 evidente l&#8217;aspetto paradossale di questo massaggio delle statistiche: siamo proprio sicuri che l&#8217;inclusione della droga nel Pil sia un indicatore fedele del benessere nazionale?<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">L&#8217;economista Diane Coyle, che \u00e8 stata consigliera del ministero del Tesoro britannico, ha pubblicato un libro sulla storia del Pil: &#8220;Gdp: A Brief But Affectionate History&#8221;. Documentato, erudito, ironico, ma anche sferzante. La Coyle ci ricorda che \u00abnon esiste una cosa reale che gli economisti misurano e chiamano Pil\u00bb. Quell&#8217;indicatore statistico \u00e8 un&#8217;astrazione, un aggregato di spese dove entra di tutto: dai manicure alla produzione di trattori ai corsi di yoga. Primo consiglio della Coyle: liberiamoci dall&#8217;idea che la rilevazione del Pil sia come la misurazione del perimetro terrestre, un&#8217;operazione complessa ma scientificamente rigorosa.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Del resto il Pil \u00e8 un&#8217;invenzione recente, e strumentale.<\/strong> Il primo a lavorarci fu l&#8217;economista americano di origine bielorussa Simon Kuznets, negli anni Trenta. La missione gli era stata affidata dal presidente Franklin Delano Roosevelt. Nel bel mezzo della Grande Depressione, Roosevelt aveva bisogno di una misura dello stato di salute dell&#8217;economia, che non fosse di tipo settoriale o aneddotico come quelle usate fino ad allora. Ma lo stesso Kuznets dopo avere &#8220;inventato&#8221; il Pil cominci\u00f2 a esprimere serie riserve sulla sua validit\u00e0. Nella maggior parte dei paesi sviluppati bisogna attendere gli anni Cinquanta perch\u00e9 il Pil entri nelle consuetudini.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2014-07-07T16:44:48+00:00\">Un indicatore ben pi\u00f9 completo e utile \u00e8 quello elaborato per le Nazioni Unite da Amartya Sen ed altri, lo Human Development Index (indice dello sviluppo umano): misura per esempio la qualit\u00e0 della salute e dell&#8217;istruzione. Perch\u00e9 non riesce a spodestare il Pil nel dibattito pubblico? La spiegazione che d\u00e0 Sen \u00e8 disarmante, o inquietante: \u00abIl Pil misura un tipo di crescita quantitativa che ha coinciso con l&#8217;arricchimento di minoranze privilegiate. L&#8217;indice dello sviluppo umano sposterebbe l&#8217;attenzione verso attivit\u00e0 e settori che vanno a beneficio degli altri\u00bb.<\/ins><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">(<em>la Repubblica<\/em>, 6 luglio 2014)<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riproduco integralmente l&#8217;articolo pubblicato su la Repubblica sull&#8217;impatto della riforma sanitaria voluta dal presidente Obama. (Faccio solo delle evidenziazioni.) 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