{"id":9024,"date":"2014-05-09T15:52:23","date_gmt":"2014-05-09T15:52:23","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=9024"},"modified":"2024-10-13T14:22:00","modified_gmt":"2024-10-13T14:22:00","slug":"w-gli-alpini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2014\/05\/09\/w-gli-alpini\/","title":{"rendered":"W gli alpini"},"content":{"rendered":"<p>In queste ore gli alpini stanno invadendo Pordenone. Con loro molti altri cittadini arriveranno da ogni parte d&#8217;Italia e anche da fuori per l&#8217;annuale adunata. Sono previste 350mila presenze. E in qualche modo ci sar\u00f2 anch\u2019io.<\/p>\n<p>Feci la naja alpina negli anni 1972-73, quindici mesi nella Brigata Julia, 8\u00b0 Reggimento, Battaglione Gemona (motto &#8220;Mai da\u00fbr&#8221;), 69<sup>a <\/sup>compagnia (&#8220;La Fulmine&#8221;). Stetti a L\u2019Aquila (per ben sei mesi), a Gemona e Venzone (entrambe per venti giorni, tre anni prima del terremoto del 1976), ma soprattutto a Pontebba. Sciai (si fa per dire) sul Pramollo quando non era ancora attrezzato. Facemmo il lungo campo estivo tra Forni di Sopra e il Passo Mauria, dove vidi passare Battaglin davanti a Fuente, Gimondi e Merckx (che era naturalmente in maglia rosa), all\u2019ultima tappa Auronzo-Trieste del Giro 1973. Oggi le caserme frequentate sono state abbattute o in via di abbattimento. Il Battaglion Gemona (nappina bianca) non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Esiste solo il battaglion Tolmezzo, che ha assorbito anche la mia vecchia compagnia.<\/p>\n<p>Non avevo certo scelto io il corpo militare, ma essendo di Sesto al Reghena, cio\u00e8 un friulano, era quasi fatale finire tra gli alpini. Come mio zio Emilio (\u201cM\u00eclio\u201d, 1908-1983) che era contento perch\u00e9 ero del Gemona come lui. Come mio padre Angelo (\u201cGin\u201d, 1922-1998), che da artigliere di montagna del 3\u00b0 Reggimento, Gruppo Conegliano, 14<sup><span style=\"font-size: small;\">a <\/span><\/sup>batteria, fece la campagna di Russia, riportando a casa la pelle.<\/p>\n<p>Da bambino andavo alle adunate locali con mio padre che mi aveva preparato un cappello su misura. E dopo cena spesso si cantava le canzoni alpine in trio &#8211; perch\u00e9 anche le sorelle hanno avuto il loro ruolo. E un momento per me significativo fu\u00a0quando, tornando a casa da scuola (avevo appena cominciato le medie a San Vito al Tagliamento), mia madre mi disse che mio padre non c&#8217;era,\u00a0era andato a Longarone con gli alpini, perch\u00e9 era successo un disastro di morti per il crollo di una diga. Era il 10 ottobre 1963, un gioved\u00ec. Non ricordo quanto tempo mio padre, un contadino con la sua stalla quotidiana, sia rimasto via, ma ricordo che raccont\u00f2 poche cose di quanto aveva visto. Disse solo che gli alpini l\u00ec erano indispensabili.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0, fosse dipeso da me, non avrei neanche fatto il militare: ero figlio di una famiglia di alpini, ma anche del Sessantotto, forse anche di pi\u00f9. Non ero per\u00f2 un obiettore di coscienza. Concepivo l\u2019uso delle armi, per difendersi o per resistere, per combattere la tirannia e l\u2019ingiustizia dell\u2019imperialismo da parte di popoli oppressi. Non ero un pacifista inteso come un assoluto\u00a0\u2018non violento\u2019 o un gandhiano. Invece odiavo l\u2019ottusit\u00e0 della retorica militare e il falso spirito di servizio, che servivano solo a giustificare le nefandezze dei comandi, politici e militari, nelle\u00a0guerre coloniali e mondiali. E cos\u00ec, anche dopo la naja che feci da soldato semplice in una compagnia d&#8217;assalto, mi sono tenuto lontano dall\u2019ideologia degli alpini, un impasto organizzato nel tempo attraverso uno strumento fondamentale come l\u2019Associazione Nazionale Alpini (<a href=\"http:\/\/www.ana.it\/\">ANA<\/a>)\u00a0e cementato attentamente scegliendo solo\u00a0dai comportamenti virtuosi e diventato un vero e proprio mito, ma totalmente vuoto di\u00a0senso storico e critico su tutte le vicende reali.<\/p>\n<p>Poi nel tempo ho letto anche i libri sugli alpini, particolarmente le memorie sul fronte russo, apprezzando soprattutto <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mario_Rigoni_Stern\">Mario Rigoni Stern <\/a>e <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nuto_Revelli\">Nuto Revelli<\/a>, due militari di carriera che dopo la campagna di Russia hanno detto no\u00a0a quelli\u00a0della Repubblica di Sal\u00f2, finendo\u00a0il primo in prigione in Germania ed il secondo tra i partigiani in montagna e diventando poi due\u00a0veri scrittori. Mentre\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giulio_Bedeschi\">Giulio Bedeschi,<\/a> che fu anche repubblichino, ha avuto un successo enorme, ma si \u00e8 caratterizzato proprio per aver contribuito ad edificare il mito degli alpini ed in particolare della Julia. Ma non voglio affrontare qui un impegnativo capitolo su questa grande memorialistica.<\/p>\n<p>Ai funerali di mio padre il saluto degli alpini della nostra zona fu, come sempre, forte. E ancora in Abbazia, dopo il coro che inton\u00f2 &#8220;Signore delle cime&#8221; di Bepi de Marzi, il suo commilitone di Russia,\u00a0l&#8217;allora sottotenente Arrigo Cozzi,\u00a0poi per tutti noi sestensi semplicemente il maestro Cozzi, ebbe poche ma\u00a0efficaci parole per ricordarlo. Ve le risparmio, ma io gliene sono ancor oggi grato. E senza mio padre era fatale che mi iscrivessi anch&#8217;io alla sezione ANA di Sesto. Purtroppo senza mantenere la continuit\u00e0 e la disciplina dovute, passando solo a salutare qualche alpino andato avanti o\u00a0a presenziare a qualche importante commemorazione.\u00a0Ma infine, in questi anni ed in qualche modo, mi sono riconciliato con una parte del &#8220;pensiero&#8221; degli alpini.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, una parte, perch\u00e9 \u00e8 un fatto\u00a0reale che gli alpini sono sempre stati reclutati soprattutto tra i contadini,\u00a0di montagna e di pianura, e che una parte determinante del loro spirito \u00e8 la concezione del mondo della civilt\u00e0 contadina, fondata sulla solidariet\u00e0, sul rispetto della vita e della natura e sul senso della misura. L&#8217;altra parte, il senso della gerarchia e della\u00a0disciplina, la fedelt\u00e0 cieca e acritica, pur dopo l&#8217;assurda esperienza della Grande Guerra, sono stati imposti dall\u2019ideologia dello stato italiano, prima durante il fascismo e poi durante il trentennio democristiano. E questa \u00e8 l\u2019ambivalente ideologia\u00a0degli alpini.\u00a0Sono due parti\u00a0che non possono convivere,\u00a0ma che nell&#8217;immaginario sociale finora sono riusciti a tenere in qualche modo unite. Almeno cos\u00ec sembra.<\/p>\n<p>Ma oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di difendere a tutti i costi i comportamenti di tutti i protagonisti storici,\u00a0dei vertici militari come della truppa. I momenti di eroismo individuale e collettivo, lo spirito di sacrificio e la grande dignit\u00e0 dimostrata nelle peggiori tragedie militari non possono oscurare la realt\u00e0 delle guerre\u00a0di aggressione, i gravi danni portati alle popolazioni civili, per continuare a dire che gli alpini hanno sempre e soltanto\u00a0servito la patria e difeso l\u2019onore dell\u2019esercito italiano.<\/p>\n<p>Oggi\u00a0ci sono le condizioni per far valere di pi\u00f9 la componente contadina su quella militare. Basta volerlo. Lo stesso Statuto dell\u2019ANA all\u2019Art.2 (Scopi) si propone, tra l\u2019altro, di:<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">d) promuovere e favorire lo studio dei problemi della montagna e del rispetto dell\u2019ambiente naturale, anche ai fini della formazione spirituale e intellettuale delle nuove generazioni;<br \/>\ne) promuovere e concorrere in attivit\u00e0 di volontariato e Protezione Civile, (\u2026).<\/h5>\n<p>E cos\u00ec, nell\u2019educazione al rispetto dell\u2019ambiente e nella solidariet\u00e0 civile, gli alpini oggi mi piacciono pi\u00f9 di una volta. Mentre mi \u00e8 sempre piaciuta la loro \u201cmisura\u201d, simbolizzata dalla marcia trentatr\u00e9 e dal canto corale sempre contenuto, anche se spesso terribilmente straziante.<\/p>\n<p>Solo su una cosa non sono misurati gli alpini: col vino. Ma per questo mi sono sempre stati simpatici e &#8211; pur con attenzione\u00a0&#8211; andr\u00f2 all\u2019adunata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In queste ore gli alpini stanno invadendo Pordenone. Con loro molti altri cittadini arriveranno da ogni parte d&#8217;Italia e anche da fuori per l&#8217;annuale adunata. Sono previste 350mila presenze. E in qualche modo ci sar\u00f2 anch\u2019io. 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