{"id":8573,"date":"2014-02-19T11:45:54","date_gmt":"2014-02-19T11:45:54","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=8573"},"modified":"2014-02-19T20:07:15","modified_gmt":"2014-02-19T20:07:15","slug":"il-renzismo-tra-bolscevismo-e-blaierismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2014\/02\/19\/il-renzismo-tra-bolscevismo-e-blaierismo\/","title":{"rendered":"Tra bolscevismo e blairismo"},"content":{"rendered":"<p>Riporto integralmente un articolo odierno, solo qualche evidenziazione per &#8220;alleggerire&#8221; la lettura.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2014\/02\/19\/news\/autodafe_democratici-79003360\/?ref=HREA-1\"><strong>Gli autodaf\u00e9 dei democratici<\/strong><br \/>\n<\/a>di Barbara Spinelli<\/p>\n<h5><ins datetime=\"2014-02-19T11:31:19+00:00\">Per il modo in cui \u00e8 stata congegnata, per le doppiezze che l&#8217;hanno contraddistinta, per i regolamenti di conti con cui s&#8217;\u00e8 conclusa, l&#8217;ascesa di Matteo Renzi alla guida del governo ha il sapore di certi cambi di guardia al Cremlino. Un esorbitante partito-Stato si fa macchina di potere, usa i propri uomini come pedine, li uccide politicamente se ingombrano, tradisce la parola data senza spiegazioni.<\/ins><\/h5>\n<h5>Il tutto avviene &#8220;a porte chiuse&#8221;, come nel dramma claustrofobico di Sartre: lontano dal Parlamento, dalla prova elettorale che era stata assicurata, da una societ\u00e0 che il partito-Stato non sa pi\u00f9 ascoltare senza vedere, dietro ogni cittadino, l&#8217;inferno molesto di qualche populismo. La liquidazione di Enrico Letta \u00e8 avvenuta in streaming, ma sostanzialmente fuori scena: secondo Carmelo Bene, questa \u00e8 l&#8217;essenza dell&#8217;osceno. Non sar\u00e0 forse cos\u00ec, Renzi riuscir\u00e0 forse a realizzare quel che promette: un piano lavoro entro marzo, soprattutto. Ma l&#8217;inizio incoraggia poco. Per la terza volta, in un Parlamento di nominati, il Pd designa per Palazzo Chigi un nominato.<\/h5>\n<h5>\u00c8 gi\u00e0 accaduto in passato: basti ricordare il sotterraneo lavorio contro il governo Prodi, nel &#8217;98. E pi\u00f9 di recente, in aprile, il tradimento di 101 parlamentari Pd che avevano giurato di votare Prodi capo dello Stato e in un baleno l&#8217;affossarono. Colpisce la coazione a ripetere il gesto violento, e a scordare subito i traumi lasciati dalle coltellate. Una famosa giornalista francese, Fran\u00e7oise Giroud, scrisse una volta: &#8220;Ogni capo politico deve avere l&#8217;istinto dell&#8217;assassino&#8221;. Il coltello non \u00e8 pi\u00f9 un incidente. S&#8217;\u00e8 fatto istinto, tendenza innata.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">La cosa straordinaria, e solo in apparenza paradossale, \u00e8 che la macchina del Pd cresce in potenza, man mano che organizza autodaf\u00e9 e perde i contatti con la societ\u00e0. Gi\u00e0 da tempo ha smesso di identificarsi con la sinistra: parola da cui fugge, quasi fosse un fuoco che scotta e incenerisce. Gi\u00e0 da tempo non si preoccupa di parlare in nome degli oppressi, degli emarginati, ed \u00e8 mossa da un solo obiettivo: il potere nello Stato, attraverso lo Stato. Letta ha preparato il terreno, ma non guidava il Pd. Ora \u00e8 un capo-partito a ultimare la metamorfosi: l&#8217;abbandono della rappresentativit\u00e0, la governabilit\u00e0 che diventa movente unico, l&#8217;oblio della sinistra e della sua storia.<\/h5>\n<h5>Ovvio che l&#8217;istinto a tradire si tramuti in normalit\u00e0. Pu\u00f2 darsi che Renzi cambi l&#8217;Italia in meglio, che renda lo Stato addirittura pi\u00f9 giusto. Che non si spenga in lui la memoria del consenso popolare ottenuto alle primarie. Ma il come ancora non lo sappiamo, la coalizione \u00e8 quella di ieri, e la macchia della defenestrazione di Letta gli resta appiccicata al vestito. Difficile dimenticarla. Difficile dimenticare le parole carpite luned\u00ec a Fabrizio Barca. Il quale grosso modo ha detto questo: &#8220;C&#8217;\u00e8 chi mi vuole ministro dell&#8217;Economia. Ma <em>per fare che<\/em>? Per imporre una patrimoniale di 400 miliardi di euro, cosa che secondo me va fatta e per\u00f2 non \u00e8 nei piani?&#8221;.<\/h5>\n<h5><ins datetime=\"2014-02-19T11:31:19+00:00\">Questo svanire della sinistra \u00e8 un fenomeno europeo diffuso, ma in Italia \u00e8 particolarmente accentuato. Nell&#8217;Unione sono ormai undici i Paesi governati da Grandi Coalizioni, in teoria non siamo molto diversi. Quel che \u00e8 anomalo, nei connubi ideologici italiani, \u00e8 il discredito profondissimo gettato sulla stessa parola sinistra, l&#8217;annebbiarsi della sua storia, del suo patrimonio, della sua vocazione alla rappresentanza.<\/ins> Altrove la sinistra classica, quella che d\u00e0 voce ai deboli, possiede ancora uno spazio. Perfino laddove ha le tenebre alle spalle, come in Germania (la <em>Linke<\/em> \u00e8 erede di un regime totalitario, nell&#8217;Est tedesco) non cancella d&#8217;un colpo quel che la lega alla societ\u00e0. Nel Congresso sull&#8217;Europa dello scorso fine settimana la <em>Linke<\/em> ha provato a cambiare la propria storia evolvendo, ha aperto all&#8217;Unione che esecrava. Ma il nome che porta non lo cambia.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Non cos\u00ec in Italia, dove la sinistra precipita dalle scale e si ritrova vocabolo non grato. \u00c8 la vittoria postuma di Bettino Craxi ed \u00e8 il lascito di Berlusconi, con cui il Pd di Renzi intende riformare la Costituzione. Della grande idea avanzata da Prodi negli anni Novanta &#8211; unire il solidarismo universalista cristiano e quello comunista &#8211; non resta che brace spenta.<\/h5>\n<h5><ins datetime=\"2014-02-19T11:31:19+00:00\">La scomparsa della sinistra non significa tuttavia che siano scomparsi i mali che la giustificarono in passato: la questione sociale \u00e8 di ritorno, la disuguaglianza di redditi e opportunit\u00e0 s&#8217;\u00e8 estesa in questi anni di crisi, nessun Roosevelt \u00e8 in vista che la freni. E la riduzione della disuguaglianza, secondo la classificazione di Norberto Bobbio, rimane il pi\u00f9 antico e vivo retaggio della sinistra.<\/ins> \u00c8 sperabile che il piano-lavoro di Renzi non sacrifichi per l&#8217;ennesima volta una lotta che deve essere di rottura, e non per motivi ideologici ma perch\u00e9 l&#8217;Italia \u00e8<em> rotta<\/em> da sofferenze e avvilimenti. Che non lasci il proprio elettorato inerme, senza rappresentanza, e non ascolti solo quegli economisti politici che Marx chiamava &#8220;bravi sicofanti del capitale&#8221;, dediti &#8220;nell&#8217;interesse della cosiddetta <em>ricchezza nazionale<\/em> a cercare mezzi artificiosi per produrre<em> la povert\u00e0 delle masse<\/em>&#8220;.<\/h5>\n<h5><ins datetime=\"2014-02-19T11:31:19+00:00\">Quel che sconcerta, nella presunta ansia modernista di Renzi, \u00e8 la formidabile vecchiezza dei modelli prescelti: rifarsi oggi a Tony Blair vuol dire correre a ritroso nel tempo, mettere i piedi su orme che sette anni di crisi hanno coperto di sabbia.<\/ins> Se le disuguaglianze sono aumentate vertiginosamente, se si parla oggi di un 1% della popolazione che continua imperturbato ad arricchirsi e di un 99% di impoveriti (classi medie comprese), lo si deve alle destre pi\u00f9 legate ai mercati ma anche alla <em>Terza Via<\/em> di Blair. Le ricette di Margaret Thatcher non morirono con il Nuovo Labour, e sopravvissero nella battaglia accanita contro un&#8217;Europa pi\u00f9 unita e solidale. L&#8217;idea thatcheriana che &#8220;la societ\u00e0 non esiste se non come concetto&#8221;, che esistono &#8220;solo individui e famiglie con doveri e convinzioni&#8221;, \u00e8 interiorizzata dal Pd nel preciso momento in cui la realt\u00e0 l&#8217;ha smentita e sconfitta.<\/h5>\n<h5>L&#8217;<em>homo novus<\/em> di Firenze suscita grandi aspettative, ed \u00e8 vero quel che dice:<em> leadership<\/em> non \u00e8 una parolaccia. <ins datetime=\"2014-02-19T11:31:19+00:00\">Ma fin dalla prime sue mosse, negoziando con il pregiudicato Berlusconi la legge elettorale, il leader ha fatto capire che la rappresentativit\u00e0 \u00e8 un bene minore. Il suo Pd stenta a mediare fra societ\u00e0 e Stato. \u00c8 degenerato in &#8220;cartello elettorale stato-centrico&#8221;, <\/ins>sostiene Piero Ignazi: \u00e8 <em>parte<\/em> dello Stato anzich\u00e9 <em>controparte<\/em>; ha un potere che tanto pi\u00f9 si dilata al centro, quanto pi\u00f9 si sfilaccia il legame con gli iscritti, le periferie, la democrazia locale (Ignazi, <em>Forza senza legittimit\u00e0<\/em>, Laterza 2012). Per questo l&#8217;odierno sviluppo partitocratico \u00e8 solo in apparenza paradossale.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2014-02-19T11:31:19+00:00\">Mandare in fumo l&#8217;eredit\u00e0 della sinistra &#8211; la lotta alla disuguaglianza, la difesa del bene pubblico &#8211; induce il Pd a trascurare l&#8217;arma principale evocata da Barca: la tassazione progressiva dei patrimoni pi\u00f9 elevati (articolo 53 della Costituzione). <\/ins>L&#8217;economista Joseph Stiglitz fa calcoli pi\u00f9 che plausibili, anche per l&#8217;Italia: &#8220;Se chi appartiene al primo 1 per cento incassa pi\u00f9 del 20 per cento del reddito della nazione, un incremento del 10 per cento dell&#8217;imposta sul reddito (senza possibilit\u00e0 di sfuggirvi) potrebbe generare entrate pari a circa il 2 per cento del Pil del Paese&#8221;.<\/h5>\n<h5>Renzi punta sulla propria lontananza dai giochi partitici, sul successo che gli ha garantito la base. Ma quel che avviene nelle ultime ore rischia di vanificare la sua diversit\u00e0: il Parlamento costretto a tacere sulle modalit\u00e0 bolsceviche della liquidazione di Letta, il cambio deciso &#8220;fuori scena&#8221;, sono segnali nefasti. Torna alla ribalta la politica, ma impoverita democraticamente. Tornano i partiti; mentre i cittadini coi loro rappresentanti stanno a guardare. Come meravigliarsi che la societ\u00e0 si radicalizzi, quando \u00e8 la realt\u00e0 a farsi sempre pi\u00f9 radicale?<\/h5>\n<p>(<em>la Repubblica<\/em>, 19 febbraio 2014)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riporto integralmente un articolo odierno, solo qualche evidenziazione per &#8220;alleggerire&#8221; la lettura. 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