{"id":7905,"date":"2014-01-01T17:20:13","date_gmt":"2014-01-01T17:20:13","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=7905"},"modified":"2014-01-03T14:31:36","modified_gmt":"2014-01-03T14:31:36","slug":"capodanno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2014\/01\/01\/capodanno\/","title":{"rendered":"Capodanno"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da un po&#8217; di tempo gira anche sul web un testo tra i pi\u00f9 &#8220;popolari&#8221; di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Antonio_Gramsci\">Antonio Gramsci<\/a><\/strong> che s&#8217;intitola &#8220;Capodanno&#8221;, scritto per le pagine delle cronache torinesi dell&#8217;Avanti! e pubblicato il 1\u00b0 gennaio 1916, novantotto anni fa. Per lo pi\u00f9 il testo \u00e8 troncato, come vedremo, dell&#8217;ultimo periodo e <a href=\"http:\/\/www.comunitacristianaolbia.it\/2013\/12\/31\/antonio-gramsci-odio-il-capodanno\/\">quando<\/a> \u00e8 riportato integralmente \u00e8 almeno mal digerito. Comunque, questo \u00e8 il testo integrale.<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Capodanno<\/strong><\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong> <\/strong><\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong> <\/strong><strong> <\/strong>Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me \u00e8 capodanno.<\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Perci\u00f2 odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un\u2019azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuit\u00e0 della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuit\u00e0 e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. \u00c8 un torto in genere delle date.<\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Dicono che la cronologia \u00e8 l\u2019ossatura della storia; e si pu\u00f2 ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch\u2019essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell\u2019et\u00e0 moderna. E sono diventati cos\u00ed invadenti e cos\u00ed fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l\u2019umanit\u00e0 ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Cos\u00ed la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la <em>film<\/em> e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.<\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Perci\u00f2 odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell\u2019animalit\u00e0 per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perch\u00e9 hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ci\u00f2 stomaca.<\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perch\u00e9 scaraventer\u00e0 nell&#8217;immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno pi\u00fa nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creer\u00e0 delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d\u2019inventario dai nostri sciocchissimi antenati.<\/h5>\n<h5><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"font-size: 16px;\">(Antonio Gramsci, <\/span><em>Avanti!<\/em><span style=\"font-size: 16px;\">, anno XX, 1\u00b0 gennaio 1916, cronache torinesi, nella rubrica \u201cSotto la Mole\u201d &#8211; testo tratto da\u00a0<em>Cronache torinesi. 1913-1917<\/em>, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, Torino 1980)<\/span><\/h5>\n<p>Il testo meriterebbe una certa analisi, dalla concezione sottesa alla scrittura, lo stesso lessico (la <em>film<\/em>, luce abbarbagliante, gli accenti acuti su cos\u00ed e\u00a0pi\u00fa). Ma mi basta sottolineare che oggi si toglie solitamente l&#8217;ultimo periodo: &#8220;Aspetto il socialismo anche per questa ragione. (&#8230;)&#8221;.<\/p>\n<p>Infatti, la questione di fondo posta da Gramsci \u00e8 il cambiamento, il problema sta sempre l\u00ec. Ma quale cambiamento? Oggi tutti ne parlano e si cambia sempre, proprio tutti i giorni. Siamo tutti trottole che girano, si fermano, cadono, rigirano, si rifermano, etc. \u00a0e siamo anche consapevoli della presenza della cosiddetta &#8220;mano invisibile&#8221; che ci governa (ci fa girare). Ma non ci si aspetta pi\u00f9 niente, n\u00e9 il vituperato socialismo n\u00e9 altro. Non su questa terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un po&#8217; di tempo gira anche sul web un testo tra i pi\u00f9 &#8220;popolari&#8221; di Antonio Gramsci che s&#8217;intitola &#8220;Capodanno&#8221;, scritto per le pagine delle cronache torinesi dell&#8217;Avanti! e pubblicato il 1\u00b0 gennaio 1916, novantotto anni fa. 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