{"id":6626,"date":"2013-05-21T13:00:23","date_gmt":"2013-05-21T13:00:23","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=6626"},"modified":"2013-11-19T22:12:08","modified_gmt":"2013-11-19T22:12:08","slug":"senza-il-pd-oltre-il-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2013\/05\/21\/senza-il-pd-oltre-il-pd\/","title":{"rendered":"Senza il Pd oltre il Pd"},"content":{"rendered":"<p>Riporto l&#8217;intero articolo di Marco Revelli pubblicato oggi da <em>il manifesto<\/em>. Il grassetto \u00e8 mio.<br \/>\n_______________________<\/p>\n<p><em>Con la Fiom oltre la Fiom<\/em><br \/>\n<strong>Lontano da Bisanzio<\/strong><\/p>\n<p>di Marco Revelli<\/p>\n<p><strong>\u00abTra tanti ciechi e monocoli siamo condannati a vedere; tra tanti illusi dobbiamo essere consci di tutta un\u2019esperienza storica e attuale\u00bb. Era il novembre del 1922. Lo scriveva Piero Gobetti <\/strong>\u2013 e oggi potrebbero ripeterlo le decine di migliaia di uomini e di donne mobilitati dalla Fiom nella consapevolezza dell\u2019emergenza democratica che stiamo vivendo -, nel primo numero della \u00abRivoluzione liberale\u00bb uscito dopo la Marcia su Roma, quando quasi tutti, a destra come a sinistra, consideravano quella catastrofe poco pi\u00f9 che un\u2019increspatura sulla superficie piatta della storia. Questo per dire come spesso le grandi cesure storiche \u2013 i \u00abmutamenti di stato\u00bb negli assetti istituzionali, i terremoti nelle culture politiche, i punti terminali dei cicli \u2013 siano ignorate dagli stessi protagonisti. Come stia, forse, in un angolo del Dna della specie l\u2019abitudine a ricondurre lo straordinario entro l\u2019involucro rassicurante dell\u2019ordinario. Oggi ho l\u2019impressione che sia un po\u2019 cos\u00ec. Anche in casa nostra.<\/p>\n<p><strong> Anche noi, come gli astronauti di ritorno dalle missioni spaziali nei brutti film di fantascienza (quando esisteva ancora la fantascienza) possiamo dire di aver vissuto \u00abl\u2019inimmaginabile\u00bb. <\/strong>Abbiamo visto una buona met\u00e0 del corpo elettorale mettersi fuori dal sistema politico ufficiale. Praticare con perentoriet\u00e0 una migrazione biblica. Abbiamo visto in diretta, a camere riunite e a reti unificate, il parlamento arrendersi alla propria impotenza e \u00abscegliere di non scegliere\u00bb al primo atto fondativo della propria esistenza, l\u2019elezione del presidente. Per esibirsi subito dopo in un grottesco rito sado-maso, tutti in piedi ad applaudire l\u2019uomo che li prendeva a scudisciate, lasciando il campo a quello che \u00e8 ormai un presidenzialismo di fatto, lontano anni luce dal modello di democrazia parlamentare previsto dai padri costituenti per il semplice fatto che il parlamento, per la seconda volta in un anno e mezzo, \u00e8 stato surrogato dal corno monocratico dell\u2019Esecutivo. E che il Governo \u00e8 nato in realt\u00e0 fuori \u2013 e sopra \u2013 di esso, controllato dal \u00abpilota automatico\u00bb europeo che non lascia margini di manovra n\u00e9 discrezionalit\u00e0. <\/p>\n<p><strong>Abbiamo visto infine un grande partito<\/strong> \u2013 l\u2019unico e ultimo, in Italia, a chiamarsi ancora partito, quello che ha ottenuto alla Camera l\u2019abnorme premio di maggioranza previsto dalla legge-porcata \u2013 <strong>disfarsi sotto i nostri occhi, travolto dalla disgregazione del suo gruppo dirigente e dalla totale mancanza di una cultura politica, quale che sia. <\/strong>E a fronte di esso tornare ad ergersi l\u2019immagine sulfurea del Cavaliere riesumato da morte presunta e assurto istantaneamente a dominus e arbiter degli \u00abequilibri politici\u00bb (sic). <\/p>\n<p><strong> L\u2019abbiamo visto, tutto questo. E nonostante ci\u00f2 siamo ancora qui a domandarci come metterci una pezza secondo le regole dell\u2019ordinaria amministrazione.<\/strong> Come potr\u00e0 il Pd ritrovarsi, magari al Congresso. Quali carte ha la sinistra interna. Con Barca? Magari in ticket con Vendola? O, all\u2019opposto, con Renzi, uno al Partito l\u2019altro al Governo? O, che ne so, con la Cgil di ieri in asse con quella di oggi, Epifani e Camusso? Come se l\u00ec, in quel paesaggio di rovine, ci fossero ancora materiali per costruire zattere. E risorse politiche e umane per risollevarsi. E soprattutto come se lo strappo consumato con la nascita del governo Letta-Berlusconi non avesse scavato un abisso tra quella classe politica, tutta intera, e le residue energie democratiche del Paese (quelle che si ostinano a considerare una \u00absintesi di tutte le proprie antitesi\u00bb il berlusconismo e il suo eroe eponimo).<\/p>\n<p> <strong>Meglio sarebbe riconoscere realisticamente che quella del Pd \u00e8 una crisi irreversibile.<\/strong> Che la fine di quel partito sar\u00e0 probabilmente lunga, senza Big bang ma anche senza punti di ripristino o di ritorno. Troppo ampia la parte del suo immaginario e della stessa coscienza morale \u00abcolonizzata\u00bb dal modo di essere e di pensare dell\u2019avversario, come \u00e8 emerso alla superficie nei giorni neri dell\u2019elezione del presidente e nella facilit\u00e0, per alcuni volutt\u00e0, con cui \u00e8 avvenuta la coincidentia oppositorum nella ibrida compagine governativa. Troppo evidente l\u2019assenza di un pur minimo denominatore comune in termini di cultura politica. Troppo logorata la sua classe dirigente, sempre pi\u00f9 impegnata a difendere l\u2019indifendibile.<\/p>\n<p> Valter Tocci, in un folgorante intervento al Piccolo Eliseo in occasione dell\u2019incontro con Rodot\u00e0, ha evocato il concetto di Collasso citando l\u2019omonimo libro di Jared Diamond e la tragedia dell\u2019Isola di Pasqua, dove un popolo isolato dal resto del mondo e guidato da un\u2019\u00e9lite ferocemente divisa al suo interno si estinse: perch\u00e9, appunto, la pressione centripeta dell\u2019autoreferenzialit\u00e0 e dell\u2019isolamento aveva reso insanabili i contrasti al vertice e inevitabile la fine. E\u2019 esattamente ci\u00f2 a cui si \u00e8 assistito in questi giorni, nello scontro di tutti contro tutti (e lontano da tutto) all\u2019interno di un gruppo dirigente separato dal proprio popolo e insieme intriso di veleni e rancori personali, che ha reso impossibile qualunque soluzione in avanti rendendo endemico lo stallo.<\/p>\n<p><strong> \u00c8 difficile immaginare che una tale classe politica possa non dico ritrovare una propria coesione, ma anche solo organizzare i propri dissidi lungo linee politiche comprensibili<\/strong>, secondo un qualche cleavage razionalmente individuabile (la vecchia demarcazione tra Ds e Margherita o, che so, tra renziani e bersaniani, cristiano-sociali e social-democratici, moderati e radicali\u2026), in una situazione nella quale persino la \u00abscissione\u00bb apparirebbe come un\u2019opzione fausta (quantomeno un barlume di senso, che richiederebbe comunque una sia pur minima capacit\u00e0 di pensarsi in un altrove rispetto al mondo pietrificato del \u00abpilota automatico\u00bb). <strong>E\u2019 pi\u00f9 probabile che quel gruppo continuer\u00e0 a restare forzosamente nell\u2019unico involucro che gli permette di mantenersi nelle prossimit\u00e0 del potere<\/strong>, continuando a dilaniarsi a vicenda, un\u2019esecuzione dietro l\u2019altra, agguato dopo agguato, mandando al martirio il segretario di turno e lasciando dietro di s\u00e9 una lunga scia di esodati silenziosi e impotenti\u2026<\/p>\n<p><strong> So benissimo che un quadro siffatto atterrisce. <\/strong>Conosco perfettamente, perch\u00e9 lo provo ogni giorno, il senso di vertigine tipico dell\u2019horror vacui, tanto pi\u00f9 se consideriamo l\u2019effetto congiunto della crisi istituzionale e di quella economica e sociale che vi si intreccia con bagliori weimariani.<strong> Ma proprio per questo resto convinto che se un\u2019alternativa si vuole creare, in fretta, nella profondit\u00e0 della crisi italiana, questa non potr\u00e0 essere ripensata che <em>lontano da Bisanzio<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p> Se un cantiere si vorr\u00e0 aprire, non potr\u00e0 nascere che \u00abfuori dalle mura\u00bb di quel mondo crollato, <strong>con altri linguaggi, altre facce, altri stili politici<\/strong>, diversi da quelli ormai frusti delle troppe sinistre fallite, chiamando a raccolta quanti \u2013 e sono tanti \u2013 hanno deciso di guardare avanti: in uno \u00abspazio politico\u00bb in cui, prima di contare e di contarsi, ci si impegni a pensare e a pensarsi, <strong>senza pi\u00f9 illudersi della possibilit\u00e0 di procedere per assemblaggio<\/strong> degli eterogenei frammenti prodotti dal crollo (a cominciare da quelli che hanno fatto naufragare nel minoritarismo l\u2019esperienza di \u00abCambiare si pu\u00f2\u00bb). <strong>N\u00e9 di attaccarsi al carro di qualche improbabile capo-corrente.<\/strong> <\/p>\n<p> Tirar fuori questo paese dal buco nero in cui sta velocemente affondando richieder\u00e0 un\u2019energia politica straordinaria, che coincide con un\u2019altrettanto straordinaria mobilitazione morale e culturale: con la necessit\u00e0 di ripensare alle radici un modello economico e sociale alternativo tanto al neo-liberismo fallito quanto al keynesismo social-democratico estinto col Novecento e, contemporaneamente, di rianimare un\u2019idea di democrazia capace di sopravvivere alla crisi dei suoi tradizionali soggetti politici e alle troppe tentazioni presidenzialiste che emergono dal brodo tossico della personalizzazione della politica.<\/p>\n<p> <strong>Tanto vale incominciare subito<\/strong>, chiamando a raccolta le migliori risorse intellettuali, morali e sociali, a cominciare da quelle che Landini ha portato in piazza sabato scorso a Roma. <strong>Senza pi\u00f9 deleghe. N\u00e9 dilazioni.<\/strong><br \/>\n. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riporto l&#8217;intero articolo di Marco Revelli pubblicato oggi da il manifesto. 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