{"id":6451,"date":"2013-05-09T07:50:44","date_gmt":"2013-05-09T07:50:44","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=6451"},"modified":"2013-05-09T19:27:58","modified_gmt":"2013-05-09T19:27:58","slug":"sovvertire-il-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2013\/05\/09\/sovvertire-il-presente\/","title":{"rendered":"Oltre le miserie del presente"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblico un <a href=\"http:\/\/www.soggettopoliticonuovo.it\/2013\/05\/08\/sovvertire-il-presente-guido-viale-il-manifesto\/\">articolo<\/a> di Guido Viale, uno dei pochi intellettuali italiani che ha il coraggio di cantare fuori dal coro. (Grassetto e spaziature sono miei.) <\/em><\/p>\n<p><strong>Sovvertire il presente<\/strong><\/p>\n<p>di Guido Viale<\/p>\n<p><strong>Assistiamo da decenni, impotenti, a una continua espropriazione del Parlamento<\/strong>, peraltro consenziente, e per suo tramite del \u00abpopolo sovrano\u00bb. Le principali tappe di questo processo sono state:<\/p>\n<p>1. La separazione della Banca centrale dal controllo del governo (anni \u201980) per contrastare le rivendicazioni salariali, che ha dato a un organo non elettivo il potere (poi trasferito alla Bce) di decidere le politiche economiche e sociali; ma soprattutto ha fatto schizzare il debito pubblico mettendolo in mano della finanza;<\/p>\n<p>2. Le molte riforme del sistema elettorale, dall\u2019abrogazione del sistema proporzionale (\u00abuna testa un voto\u00bb, principio basilare della democrazia rappresentativa) al cosiddetto porcellum, che trasferisce dagli elettori alle segreterie dei partiti la scelta dei propri rappresentanti;<\/p>\n<p>3. La cancellazione della volont\u00e0 di 27 milioni di elettori al referendum contro la privatizzazione dell\u2019acqua e dei servizi pubblici con ben quattro leggi controfirmate da Napolitano (l\u2019ultima anche dopo che la Corte costituzionale aveva dichiarato illegittime le prime tre), come anni prima, con il referendum per l\u2019abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti;<\/p>\n<p>4. L\u2019imposizione di un \u00abgoverno tecnico\u00bb con un programma (l\u2019\u00abAgenda Monti\u00bb) imposto dalla Bce, e attraverso questa, dall\u2019alta finanza sotto \u00abl\u2019incalzare\u00bb dello spread: una sudditanza che non avr\u00e0 pi\u00f9 fine, perch\u00e9 da allora la finanza che controlla il debito pubblico potr\u00e0 imporre a qualsiasi governo le misure che vuole;<\/p>\n<p>5. Il governo Letta, conclusione logica di questo processo, che azzera la volont\u00e0 di tre quarti degli elettori italiani (un quarto astenuti; un quarto cinque stelle; un quarto \u00abcentro-sinistra\u00bb) tutti determinati, con il voto o il non voto, a cancellare le politiche di Monti e Berlusconi);<\/p>\n<p>6. Il progetto, non nuovo, di cambiare in senso presidenziale la Costituzione.<\/p>\n<p><strong>Questa progressiva espropriazione del Parlamento e degli elettori <\/strong>serve a creare un interlocutore unico che risponda direttamente ai cosiddetti \u00abmercati\u00bb (cio\u00e8 alla finanza, che \u00e8 la forma attuale del dominio del capitale a livello globale), annullando sia i poteri dei governi nazionali e soprattutto dei comuni, dai quali dipende la gestione della vita quotidiana e della convivenza civile di ogni comunit\u00e0, sia la prospettiva di cambiare la propria condizione con il conflitto.<\/p>\n<p>Questa deriva, che riguarda tutta l\u2019Europa, non porta a una ripresa (ormai prevista da ben cinque anni, per essere ogni volta rimandata all\u2019anno prossimo); bens\u00ec al disastro della Grecia, che ormai incombe anche su Spagna, Portogallo, Cipro e Slovenia; ma gi\u00e0 investe in pieno anche Italia, Francia e l\u2019Olanda; e presto persino la Germania: il cui governo fa da scudo agli interessi dell\u2019alta finanza solo per non scoprire la situazione disastrosa delle sue banche, che ne sono parte integrante.<\/p>\n<p><strong>Ma la resa dei conti si avvicina: un disastro planetario:<\/strong> nemmeno le economie di Cina, India e Giappone vanno pi\u00f9 molto bene, mentre la catastrofe ambientale incombe su tutti. In Italia l\u2019occupazione crolla; la disoccupazione dei giovani \u00e8 al 40 per cento (e gli altri sono precari o hanno rinunciato a cercare un lavoro; ma questi giovani presto saranno adulti, e poi anziani, senza alcuna speranza di un lavoro, di un reddito stabile, di una casa, di una famiglia, della possibilit\u00e0 di mantenere dei figli, di una pensione); scuola, universit\u00e0 e ricerca affondano; migliaia di aziende chiudono e non riapriranno pi\u00f9; e non ne nascono di nuove; e con esse spariscono mercati di sbocco, know-how, competenze, abitudine alla collaborazione, coesione sociale, solidariet\u00e0. Perci\u00f2 anche il Governo Letta nasce gi\u00e0 vacillante e quel processo di accentramento rischia produrre regimi ancora pi\u00f9 duri, magari sotto la di facciata di un antieuropeismo demagogico e populista, solo per nascondere una subordinazione anche pi\u00f9 stretta alla finanza.<\/p>\n<p><strong>Per invertire quel processo occorre far saltare i vincoli<\/strong> che inchiodano le politiche economiche e sociali dei governi europei agli interessi dell\u2019alta finanza: i patti di stabilit\u00e0 esterno e interno; il fiscal compact; il pareggio di bilancio; il taglio di spesa pubblica e pensioni; la privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici; la diffusione del lavoro precario. Ripudiare quei vincoli richiede un programma di respiro generale che unisce a livello europeo; che pu\u00f2 e deve contare su tutte le rivolte e le mobilitazioni contro i vincoli del debito che da tempo si moltiplicano in un numero crescente di paesi, o che prima o poi esploderanno.<\/p>\n<p>Ma per opporsi all\u2019azzeramento della sovranit\u00e0 popolare non basta restituire al Parlamento quei poteri che i partiti non vogliono n\u00e9 usare n\u00e9 difendere. <strong>All\u2019accentramento dei poteri va contrapposto, in tutti i paesi d\u2019Europa, il progetto di un loro radicale decentramento<\/strong>: un governo dei territori, dei servizi pubblici e delle imprese basato sulla democrazia partecipata promossa dalla componente attiva della cittadinanza in un regime di trasparenza e leggibilit\u00e0 dei bilanci assolute. Per recuperare e potenziare quelle funzioni delle Municipalit\u00e0 che i patti di stabilit\u00e0 stanno soffocando. <strong>Ma se \u00e8 chiaro quali sono le forze che lavorano per l\u2019esautoramento della sovranit\u00e0 popolare, dove sono mai \u00abi soggetti\u00bb in grado di elaborare, perseguire e portare a compimento un programma alternativo?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quei soggetti non ci sono. Vanno costruiti.<\/strong> Ma senza distogliersi dai loro obiettivi specifici, le potenzialit\u00e0 dei movimenti, dei comitati, delle associazioni, delle iniziative civiche \u2013 ma anche e soprattutto quelle dei milioni di cittadini che in Italia espresso con il voto la volont\u00e0 di liberarsi di Monti e Berlusconi \u2013 possono trovare una convergenza nel progetto di imporre alle rispettive amministrazioni comunali \u2013 alle poche disponibili, ma soprattutto alle molte che non lo sono \u2013 quel ruolo peculiare che le politiche di accentramento stanno azzerando: far saltare il patto di stabilit\u00e0 interno; quello che impedisce ai Comuni di far fronte ai propri compiti istituzionali, ma soprattutto che inibisce loro la possibilit\u00e0 di farsi promotori di una radicale conversione ecologica imperniata su un potere diffuso nei territori. Un passo irrinunciabile per costruire un\u2019alternativa concreta al potere della finanza a livello locale, nazionale ed europeo.<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 vero che \u00abnon ci sono i soldi\u00bb<\/strong> per politiche di promozione dell\u2019occupazione, di sostegno dei redditi, di riconversione delle imprese, di salvaguardia del welfare e dell\u2019ambiente. Nel mondo, di denaro o titoli equivalenti ce ne \u00e8 anche troppo: oltre dieci volte il valore del Pil mondiale; e anche in Italia non manca di certo. Ma \u00e8 nelle mani sbagliate: di speculatori che lo usano per metter alle corde lavoratori, amministrazioni locali, piccole e medie imprese e governi. Con quella massa immane di denaro l\u2019alta finanza \u2013 che \u00e8 ormai mera speculazione: fare denaro con il denaro a spese di chi non ne ha \u2013 impone la sua volont\u00e0 ovunque. Ma tutto quel denaro \u00e8 &#8220;solo&#8221; virtuale: funziona finch\u00e9 gli stati gli riconoscono un valore; in fin dei conti non \u00e8 che una gigantesca &#8220;bolla finanziaria&#8221; creata nel corso degli anni e tenuta in piedi \u2013 fin che dura \u2013 dalle scelte operate da banche centrali, governi e parlamenti asserviti alla sua potenza. Come si \u00e8 creata pu\u00f2 essere sgonfiata e ricondotta alle dimensioni necessarie ad alimentare il credito e i redditi che fanno circolare beni e servizi sui mercati.<\/p>\n<p><strong>Ma per perseguire un sovvertimento del genere occorre un programma<\/strong> che renda praticabile un diverso modo di organizzare il lavoro, le imprese, l\u2019amministrazione pubblica e i consumi: il nostro &#8220;stile di vita&#8221;. <strong> Questo programma \u00e8 il recupero della sovranit\u00e0 all\u2019interno di ogni territorio <\/strong>non solo in termini politici, ma anche in campo economico: sovranit\u00e0 alimentare (filiera corta per le produzioni agroalimentari); energetica (fonti rinnovabili ed efficienza energetica); nella gestione delle risorse (soprattutto di ci\u00f2 che oggi bistrattiamo come rifiuti); sui suoli (sottratti a speculazione edilizia e infrastrutture devastanti); monetaria (controllo partecipato di banche e monete locali); e, ovunque possibile, anche sulla produzione industriale (filiere corte con accordi diretti tra produttori e consumatori associati).<br \/>\nIn tutti questi campi il ruolo promozionale di una municipalit\u00e0 democratica e partecipata \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p><strong>Utopia? I prossimi anni non saranno la prosecuzione di quelli che abbiamo alle spalle.<\/strong> Siamo ormai in mezzo a sconvolgimenti radicali; e altri, anche maggiori, sono in arrivo. O li affrontiamo con uno sguardo capace di vedere oltre le miserie del presente, o ne rimarremo soffocati.<\/p>\n<p>(<em>il Manifesto<\/em>, 8 maggio 2013)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico un articolo di Guido Viale, uno dei pochi intellettuali italiani che ha il coraggio di cantare fuori dal coro. (Grassetto e spaziature sono miei.) 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