{"id":5136,"date":"2012-11-21T21:18:31","date_gmt":"2012-11-21T21:18:31","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=5136"},"modified":"2013-01-16T15:04:15","modified_gmt":"2013-01-16T15:04:15","slug":"un-anno-a-perdere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2012\/11\/21\/un-anno-a-perdere\/","title":{"rendered":"Un anno a perdere"},"content":{"rendered":"<p>Pubblico l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/Sezioni\/italie\/L-anno-perduto-di-Mario-Monti-15511\">articolo<\/a> di Pitagora da <a href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/Chi-siamo\">Sbilanciamoci.info<\/a>\u00a0(il grassetto \u00e8 mio).<\/p>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><em>Dopo un anno di governo Monti l\u2019economia italiana sta peggio di prima. La situazione della finanza pubblica \u00e8 peggiorata, la recessione \u00e8 pi\u00f9 grave, la distribuzione del reddito pi\u00f9 disuguale. E nel 2013 tutto diventer\u00e0 pi\u00f9 difficile per i vincoli del Fiscal compact. Cos\u00ec, le alternative per la politica economica sono due\u2026<\/em><\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>\u00c8 trascorso un anno dall\u2019insediamento del governo di Mario Monti.<\/strong> Dopo la fine ingloriosa dell\u2019egemonia berlusconiana, culminata con l\u2019umiliazione subita dall\u2019Italia al vertice dei capi di stato e di governo dell\u2019Unione Europea di Cannes, il Capo dello stato incaric\u00f2 il Professor Monti di dar vita a un nuovo governo con l\u2019obiettivo di riacquistare la credibilit\u00e0 internazionale che, anche sui mercati finanziari, era stata perduta dal nostro paese; gran parte degli italiani appoggi\u00f2 la scelta. <strong>I principali problemi da risolvere erano il risanamento delle finanze pubbliche e il riavvio della crescita economica<\/strong>, in un quadro segnato da un debito elevato e condizioni di rifinanziamento molto onerose; si trattava di <strong>due obiettivi difficili da raggiungere perch\u00e9 potenzialmente confliggenti.<\/strong> <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Sebbene l\u2019investitura di Monti non venisse dalla scelta elettorale dei cittadini, il suo programma presentava elementi di straordinariet\u00e0, incidendo su molteplici aspetti della vita sociale e dei rapporti di produzione. Il sostegno parlamentare, inizialmente pressoch\u00e9 unanime, ha dato legittimit\u00e0 a un esecutivo \u201ctecnico\u201d che ha effettuato scelte politiche forti e di parte; l\u2019assenza di un mandato elettorale ha rappresentato un vulnus costitutivo che \u00e8 stato talvolta interpretato in termini di irresponsabilit\u00e0. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Qual \u00e8 il bilancio di un anno di governo?<\/strong> <strong>L\u2019azione di Mario Monti \u00e8 stata favorita dalla Banca centrale europea,<\/strong> prima con operazioni non convenzionali di rifinanziamento a lungo termine \u2013 circa mille miliardi di euro forniti alle banche europee (oltre 200 miliardi a quelle italiane) al tasso dello 0,75% \u2013, poi con la disponibilit\u00e0, condizionata, ad acquistare titoli di stato a breve in misura illimitata; le condizioni sui mercati sono parzialmente migliorate, <strong>ma lo spread rispetto ai tassi d\u2019interesse tedeschi resta oggi intorno ai 350 punti e il paese deve sostenere una spesa per interessi significativamente superiore ai circa 80 miliardi di euro dell\u2019anno passato.<\/strong><\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Del tutto negativi sono stati i risultati per l\u2019economia reale<\/strong>, peggiori rispetto alle attese, ripetutamente riviste al ribasso dal governo. I numerosi interventi \u201cstrutturali\u201d, tra i quali quelli brutali della riforma Fornero sul mercato del lavoro, i tagli alle pensioni e altre misure che hanno colpito le categorie pi\u00f9 deboli, non hanno evitato all\u2019economia italiana una spirale recessiva. Il Pil del 2012 \u00e8 diminuito di circa il 2,3%, la domanda interna \u00e8 calata in misura superiore, mentre la condizione delle famiglie \u00e8 in costante peggioramento. Sono in aumento le persone che faticano ad arrivare alla fine del mese e quelle che sono costrette a intaccare i risparmi; \u00e8 cresciuto il numero di chi ritiene opportuno accantonare parte del reddito, ma sono sempre meno coloro che vi riescono. \u00c8 proseguita la diminuzione della ricchezza, anche se rimane elevata nel confronto internazionale; \u00e8 ulteriormente aumentata la concentrazione sia del reddito, sia della ricchezza.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>La disoccupazione \u00e8 cresciuta a ritmi elevati<\/strong>, cos\u00ec come il ricorso alla cassa integrazione; anche il numero delle persone occupate \u00e8 diminuito, cos\u00ec come il monte ore complessivamente lavorato nel paese. Per i giovani \u00e8 diventato pi\u00f9 difficile trovare un\u2019occupazione, anche di una sola ora a settimana e con contratti a termine \u2013 il dato statisticamente sufficiente per entrare nella categoria degli \u201coccupati\u201d. Per di pi\u00f9, in media, la qualit\u00e0 dei nuovi lavori \u00e8 pi\u00f9 scadente rispetto al passato, anche di quello recente. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Il calo della domanda di consumi ha aggravato la riduzione della produzione e degli investimenti da parte delle imprese. La piccola ripresa della produzione industriale registratasi in estate non \u00e8 stata confermata dai primi dati dell\u2019autunno. Anche le esportazioni, l\u2019unico comparto che ha sostenuto l\u2019attivit\u00e0 economica, sono in rallentamento, anche per la decelerazione della Germania e degli altri paesi del nord Europa. La bilancia delle partite correnti con l\u2019estero, pur in miglioramento grazie al saldo positivo delle merci, rimane negativa. Tra le imprese rimangono diffuse le strategie di delocalizzazione dell\u2019attivit\u00e0 produttiva in paesi esteri. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Negli ultimi anni, con bassi livelli di domanda, la dinamica dei prezzi \u00e8 stata contenuta. La moderata inflazione registratasi nei primi mesi dell\u2019anno \u00e8 stata causata dall\u2019aumento delle imposte indirette e dei prezzi dei beni importati, in particolare di quelli dell\u2019energia. Nel bimestre settembre-ottobre la media dei prezzi al consumo \u00e8 rimasta invariata; nell\u2019ultima parte dell\u2019anno, si dovrebbe registrare un calo, anche per la lieve diminuzione del prezzo in euro del petrolio. Anche il valore degli immobili, soprattutto di quelli non residenziali, \u00e8 in forte diminuzione. Persistendo la negativa dinamica dei consumi, potrebbe manifestarsi il pericolo di una riduzione generalizzata dei prezzi (deflazione). <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Secondo le previsioni del governo, la ripresa produttiva dovrebbe avvenire nel secondo semestre del<\/strong> <strong>prossimo anno, quando l\u2019economia tornerebbe a crescere.<\/strong> Si tratta di una prospettiva rosea che presuppone la ripresa della domanda interna e l\u2019intensificazione di quella estera. Le aspettative a medio e lungo termine delle famiglie non sono favorevoli, anche perch\u00e9 influenzate dagli interventi strutturali sui rapporti di lavoro, che hanno reso pi\u00f9 semplici i licenziamenti, e dalla riduzione dei salari corrisposti in via differita, in conseguenza della riforma delle pensioni. <strong>Con le attuali linee di politica economica \u00e8 improbabile che la ripresa possa materializzarsi.<\/strong><\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Cattive notizie vengono inoltre dalla finanza pubblica<\/strong>; anche qui il governo ha pi\u00f9 volte rivisto al ribasso i propri obiettivi. Il rapporto debito\/Pil, il parametro che pi\u00f9 influenza la vulnerabilit\u00e0 del debito dello Stato, ha superato il 126%, quasi sei punti percentuali in pi\u00f9 rispetto all\u2019anno precedente; alla crescita ha contribuito il fabbisogno finanziario dello stato, nei primi nove mesi dell\u2019anno quasi identico a quello dei due anni precedenti, e la diminuzione del prodotto, anche di quello espresso a valori correnti. Malgrado le numerose e pesanti manovre fiscali, tra le quali l\u2019introduzione dell\u2019Imu, l\u2019innalzamento dell\u2019aliquota ordinaria Iva, l\u2019inasprimento delle accise sui carburanti, le maggiori imposte di bollo, oltre al fiscal drag e alle ancora insufficienti misure di contrasto all\u2019evasione, le entrate fiscali sono cresciute in misura limitata; il gettito Iva, a causa del crollo dei consumi, \u00e8 sceso. Le spese, limitate sul piano interno, hanno risentito degli esborsi \u2013 circa 18 miliardi nei primi nove mesi dell\u2019anno \u2013 che anche l\u2019Italia ha effettuato per finanziare le misure europee di intervento per gli altri paesi europei in difficolt\u00e0. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Il deficit nel bilancio 2012 \u00e8 cos\u00ec rimasto vicino al 3% del Pil, esclusi questi esborsi per i fondi anti-crisi europei; il governo si \u00e8 impegnato ad anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, con un avanzo primario (il saldo prima del pagamento degli interessi sul debito) che dovrebbe raggiungere il 4% del Pil. I vincoli di bilancio si sono fatti pi\u00f9 stringenti con l\u2019aggravarsi della crisi e diventeranno ancora pi\u00f9 pesanti con l\u2019entrata in vigore, il prossimo anno, del Trattato europeo in materia di politica fiscale, il cosiddetto \u201cFiscal compact\u201d, sottoscritto dai governi europei \u2013 con l\u2019eccezione di Gran Bretagna e Repubblica ceca \u2013 ma non ancora votato da tutti i parlamenti. Le misure previste sono l\u2019obbligo del bilancio in pareggio e l\u2019azzeramento, in 20 anni, della quota di debito pubblico che eccede il 60% del Pil; per l\u2019Italia ci\u00f2 impone che il saldo di bilancio rimanga per due decenni ampiamente positivo (a meno di elevati saggi di crescita nominale del prodotto). Il quadro temporale per l\u2019effettiva entrata in vigore di tali misure sar\u00e0 proposto dalla Commissione europea tenendo conto dei rischi specifici sul piano della sostenibilit\u00e0 del debito; viene tuttavia richiesta una rapida convergenza verso gli obiettivi del Trattato.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Che cosa significa questo impegno per l\u2019Italia? Nei prossimi anni, per rispettare il Fiscal compact l\u2019Italia dovr\u00e0 tagliare la spesa o aumentare le imposte per quattro o cinque punti percentuali di Pil, oltre 60 miliardi di euro. Tale cifra potrebbe risultare insufficiente se teniamo conto dell\u2019effetto demoltiplicativo di reddito di tali misure, segnalato anche dal Fondo monetario internazionale: tagli di spesa e aumenti di imposte hanno l\u2019effetto di ridurre la domanda e far cadere la produzione, prolungando la recessione. Interventi correttivi di questo tipo dovranno essere presi da tutti gli altri paesi europei a eccezione della Finlandia; la Germania ha un debito pubblico superiore all\u201980% del Pil; la Francia ha un disavanzo superiore al 4% e il suo debito ha appena subito il \u201cdeclassamento\u201d da parte di Moody\u2019s. Si tratta di una situazione per certi versi simile a quella paventata per gli Stati Uniti di un \u201cfiscal cliff\u201d (baratro fiscale) di medio periodo: il taglio generalizzato della spesa pubblica rischia di aggravare la spirale recessiva dell\u2019eurozona, in particolare nei paesi periferici. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">I problemi della politica di bilancio dell\u2019Italia non sono nuovi. Almeno dai primi anni 2000 i governi hanno fatto manovre \u201cpro-cicliche\u201d, con misure espansive e deficit in aumento quando le condizioni macroeconomiche erano, almeno parzialmente, favorevoli e misure restrittive quando l\u2019economia entrava in recessione, il contrario di una ragionevole politica di bilancio. Nell\u2019ultimo anno, il governo \u201ctecnico\u201d ha introdotto una stretta fiscale molto forte nel mezzo di un rallentamento particolarmente grave dell\u2019economia, col risultato di aggravare sia le condizioni dell\u2019economia reale che quelle di finanza pubblica, peggiorando anche la distribuzione del reddito.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Per il 2013 le prospettive sono di un ulteriore inasprimento dei problemi<\/strong>, anche per il rallentamento dell\u2019economia tedesca, che potrebbero richiedere azioni straordinarie. Le alternative sembrano al momento due. <strong>Potrebbe essere negoziata in sede europea una moratoria sull\u2019applicazione del \u201cFiscal compact\u201d,<\/strong> allentando vincoli impossibili da rispettare durante le fasi recessive. <strong>Oppure il governo Monti potrebbe chiedere l\u2019intervento del \u201cFondo salva-stati\u201d<\/strong> \u2013 il Meccanismo europeo di stabilit\u00e0 \u2013 che offrirebbe nuove risorse finanziarie a costi pi\u00f9 contenuti di quelli pagati sui mercati, ma al prezzo di sottoscrivere un Memorandum, come fatto da Grecia, Portogallo e Irlanda, che renderebbe permanenti le politiche di austerit\u00e0 e lo smantellamento del welfare. <strong>Una scelta che delegherebbe per molti anni la politica economica del paese al controllo da parte della \u201ctroika\u201d,<\/strong> composta da Commissione europea, Banca centrale e Fondo monetario e renderebbe \u2013 di fatto \u2013 irrilevante il voto alle prossime elezioni politiche del 2013. <strong>Per Mario Monti, dopo un anno di governo, sarebbe un lascito disastroso non solo per l\u2019economia e la democrazia italiana, ma anche per la costruzione della casa comune europea.<\/strong><\/span><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico l&#8217;articolo di Pitagora da Sbilanciamoci.info\u00a0(il grassetto \u00e8 mio). 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