{"id":4437,"date":"2012-09-14T21:56:06","date_gmt":"2012-09-14T21:56:06","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=4437"},"modified":"2012-11-12T15:57:20","modified_gmt":"2012-11-12T15:57:20","slug":"la-sinistra-e-il-ceto-politico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2012\/09\/14\/la-sinistra-e-il-ceto-politico\/","title":{"rendered":"La sinistra e il ceto politico"},"content":{"rendered":"<p>Riproduco l&#8217;intero articolo di <strong>Piero Bevilacqua<\/strong> pubblicato il 13 settembre da <em>il manifesto <\/em>e presente anche nel sito di <a title=\"Link al sito di ALBA\" href=\"http:\/\/www.soggettopoliticonuovo.it\/2012\/09\/13\/la-sinistra-e-il-ceto-politico-piero-bevilacqua\/\">Alba<\/a>. (Il grassetto \u00e8 mio.)<\/p>\n<h5><span style=\"color: #333399;\"><strong>La sinistra e il ceto politico<\/strong><\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\">Nel suo articolo pubblicato sul manifesto il 7 settembre, Guido Viale mostra a grandi linee quali responsabilit\u00e0 gravino, nell\u2019esplosione della crisi presente, sulle classi dirigenti italiane ed europee. Di queste ultime io vorrei qui isolare le responsabilit\u00e0 di un loro ambito delimitato, il ceto politico, per trarre delle indicazioni immediate di lotta, che la sinistra dovrebbe utilizzare nella campagna elettorale gi\u00e0 di fatto aperta. Uso il termine ceto politico non come sinonimo di classi dirigenti o governanti.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\">Esso, in realt\u00e0, costituisce un settore particolare delle \u00e8lites nelle societ\u00e0 capitalistiche del nostro tempo, che vive esclusivamente di politica, trae da essa reddito, potere, visibilit\u00e0 mediatica. Questo ceto, sempre pi\u00f9 professionalizzato nelle tecniche di marketing elettorale, svolge compiti di mediazione tra i gruppi economici e la grande massa dei cittadini (e tra le varie classi), compete al suo interno con gli avversari, \u00e8 costantemente impegnato nella lotta per la propria conservazione e ascesa nei ranghi pi\u00f9 alti del potere istituzionale. Tale uniformit\u00e0 di ruolo ha investito e caratterizza in varia misura tutte le formazioni, avendo ridotto drammaticamente, in pochi decenni, il profilo di classe dei vecchi partiti popolari, quasi cancellato l\u2019antica geografia destra\/sinistra. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto per ragioni storiche molteplici, su cui qui non ci si pu\u00f2 soffermare. Ma \u00e8 un fatto che il vecchio Partito comunista italiano, il Partito socialista francese, i Socialdemocratici tedeschi, i Laburisti britannici negli ultimi decenni hanno visto scolorire le caratteristiche classiste che li avevano caratterizzato per decenni. Mutamento importante, perch\u00e9 era stato grazie a tali caratteristiche che le democrazie rappresentative degli stati europei del dopoguerra erano diventate qualcosa di pi\u00f9 di una istituzione formale, di una \u201cdemocrazia borghese\u201d. Sono stati questi partiti, e i sindacati di riferimento, a rendere possibili le politiche keynesiane, a portare le \u00abmasse dentro lo stato\u00bb, come si diceva una volta, a imporre la costruzione di un welfare diffuso e crescente.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\"><span style=\"color: #333399;\">Tale quadro oggi appare interamente svuotato. <\/span><strong>La grande novit\u00e0 politica delle democrazie occidentali oggi \u00e8 la scomparsa dallo scenario della figura storica del partito d\u2019opposizione. <\/strong>All\u2019opposizione sociale e classista dei vecchi partiti operai e popolari \u00e8 subentrata una opposizione elettorale. La competizione fra partiti, che rendeva la democrazia rappresentativa pi\u00f9 dinamica di quella delle societ\u00e0 a partito unico, \u00e8 diventata una semplice gara elettorale, fondata su una diversit\u00e0 di messaggi pubblicitari e non su una contrapposizione di strategie classiste. <strong>I partiti tradizionali della sinistra oggi filtrano le istanze popolari, ma solo nel quadro di compatibilit\u00e0 delle proprie convenienze di ceto. Non hanno pi\u00f9 obiettivi di trasformazione delle strutture della societ\u00e0. <\/strong>E ci\u00f2 accade non certo per la malvagit\u00e0 degli uomini o per il \u201ctradimento\u201d di qualcuno, ma per un processo storico di cui appaiono nitidi almeno alcuni passaggi. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\"><strong>Credo che non abbiamo sottolineato abbastanza il vero e proprio sconvolgimento di paradigma che il pensiero neoliberista ha provocato nell\u2019universo occidentale della politica.<\/strong> Quando Ronald Reagan, al momento del suo insediamento, nel 1981, pronunci\u00f2 la famosa frase \u00ablo stato non \u00e8 la soluzione, lo stato \u00e8 il problema \u00bb, ha aperto un\u2019epoca che capovolge secoli di pensiero politico occidentale. Quella frase, significa nella sostanza, \u00abla politica non \u00e8 la soluzione, la politica \u00e8 il problema\u00bb. Perch\u00e9 \u00e8 questo il nocciolo eversivo del pensiero neoliberista, che l\u2019ex attore hollywoodiano rendeva popolare mentre si apprestava a governare lo stato pi\u00f9 potente del pianeta. <strong>Per il dogma neoliberista \u00e8 infatti il mercato il migliore allocatore delle risorse<\/strong> \u2013 e perci\u00f2 il migliore regolatore dei rapporti sociali, pensati tutti come rapporti economici \u2013 <strong>ed esso funziona tanto meglio, quanto meno \u00e8 disturbato dalle intrusioni della politica.<\/strong> E\u2019 stata dunque la progressiva accettazione di tale principio &#8211; facilitata ovviamente dalla crisi fiscale del welfare state, e dal crollo dell\u2019Urss \u2013 che ha trasformato la natura dei vecchi partiti della sinistra. Ma essi hanno cos\u00ec svuotato l\u2019intima essenza della politica, cosi come la conoscevamo almeno da Machiavelli, vale a dire la sua autonomia, la sua \u201clibert\u00e0 di governo\u201d dei fenomeni sociali. E a un certo punto sono entrati in un meccanismo che oggi appare pienamente evidente: quando i poteri, le formazioni collettive, vedono eclissarsi le ragioni ideali che li hanno fatto sorgere, rivolgono tutte le loro superstiti energie nel compito della propria conservazione.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\">Ora, gli esiti di questa subordinazione della politica alle libere forze del mercato, creata dalla politica medesima, ci ha gettato in una condizione inedita. Anche perch\u00e9 <strong>tali libere forze del mercato, com\u2019\u00e8 noto, sono oggi incarnate soprattutto da un potere enorme, invisibile e sovranazionale: quello della finanza.<\/strong> I cinque anni di gestione della crisi mondiale mostrano l\u2019assoluta incapacit\u00e0 dei governi e dunque dei partiti politici che li sostengono (o li criticano) di riprendersi un qualche margine di autonomia. Nessuna riduzione del potere della finanza \u00e8 stata avviata. Nel vecchio Continente l\u2019Unione Europea, il pi\u00f9 ambizioso progetto politico del secondo \u2019900, si \u00e8 trasformato in una trappola, che mette in scacco le sovranit\u00e0 nazionali: la conquista di alcuni secoli di storia degli Stati-nazione. Mentre lo spazio europeo avvizzisce in uno scheletro autoritario. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\">Riassumo tali cose ben note, per sottolineare che in Italia i partiti politici si presentano oggi come i maggiori responsabili della pi\u00f9 grave catastrofe sociale degli ultimi 60 anni. E tuttavia mentre, sotto la pressione della crisi, tanti strati e gruppi sociali indietreggiano, si allarga l\u2019area della povert\u00e0, la povert\u00e0 diventa miseria, due generazioni di giovani sono messe ai margini, la precariet\u00e0 del lavoro diventa regola, nulla sfiora il ceto politico. Esso appare ben saldo al potere e mantiene pi\u00f9 o meno intatti tutti i suoi ormai inauditi privilegi. L\u2019abbiamo visto in questi mesi di governo tecnico. Ed \u00e8 per lo meno paradossale che mentre il coro dei governanti e dei media, ogni voce che compone lo \u201cspirito del tempo\u201d, esortano al cambiamento, alla mobilit\u00e0, alla flessibilit\u00e0, il nostro parlamento \u00e8 affollato da politici che siedono sui suoi scranni da 20-30 anni. Durate da antico regime regolano da decenni la vita del ceto parlamentare italiano. Un pezzo di medioevo politico fermo in mezzo alla tempesta della crisi e dei suoi sconvolgimenti. Come si pu\u00f2 sperare che tutto questo non ingeneri rabbia e rivolta? Se c\u2019\u00e8 un dato che gli italiani hanno universalmente afferrato \u2013 e i sondaggi sul consenso ai partiti lo registrano fedelmente \u2013 \u00e8 che la politica delle attuali formazioni appare inetta a porre rimedio ai grandi problemi in cui il Paese si dibatte. Ma \u00e8 efficientissima nel difendere le strutture di potere in cui si esercita tale inettitudine.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\">Per questo trovo grave l\u2019assenza o la timidezza programmatica delle formazioni della sinistra radicale sui temi della riforma della politica. Una questione su cui per la verit\u00e0 il pensiero politico aveva dato contributi importanti: penso, ad esempio, al secondo volume dei <em>Principia juris <\/em>di Luigi Ferrajoli (2007). <strong>Come pu\u00f2 mancare da un programma politico ed elettorale di sinistra la rivendicazione di una durata stabilita per legge del mandato parlamentare, della incompatibilit\u00e0 delle cariche, della definizione della natura giuridica dei partiti, della parit\u00e0 di risorse utilizzabili dai candidati nelle campagna elettorale, della trasparenza dei bilanci personali e familiari dei candidati per la durata della legislatura, ecc?<\/strong> Rivendicazioni queste che, come \u00e8 noto, sono presenti sparsamente in molte formazioni e movimenti: da Grillo, all\u2019Idv, ai radicali. La fortuna di Grillo sarebbe incomprensibile senza tali sacrosante richieste. Non poco del consenso di cui sembra godere Matteo Renzi, giovane neoliberista del Pd, \u00e8 con ogni evidenza legato al suo presentarsi come \u201crottamatore\u201d delle vecchie oligarchie del suo partito.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #333399;\"><strong>E\u2019 facile comprendere che tale tema, man mano che la stretta sociale andr\u00e0 peggiorando la vita di milioni di italiani, diventer\u00e0 dinamite elettorale.<\/strong> Un motivo esplosivo in cui tender\u00e0 a incanalarsi una inedita rabbia sociale. E allora la domanda \u00e8: come pu\u00f2 la sinistra radicale ignorare tale nodo drammatico, che trasforma inevitabilmente una grande domanda di trasparenza, partecipazione, dunque democrazia, in populismo, vale a dire in discredito indiscriminato della politica? Ricordo qui di passaggio che le forme moderne della politica, i moduli organizzativi e di lotta, quelli che hanno segnato l&#8217;et\u00e0 contemporanea, sono stati creati dalla sinistra: partiti di massa, sindacati, leghe, cooperative, scioperi, occupazioni di terre e di fabbriche, ecc. E\u2019 la sinistra che ha visto nella politica \u2013 nell&#8217;\u00aborganizzazione della volont\u00e0 collettiva\u00bb per dirla con Gramsci \u2013 la leva delle masse popolari per la modificazione dei rapporti di classe, per la trasformazione della societ\u00e0, non pi\u00f9 pensata come realt\u00e0 naturale e immodificabile. Ma proprio questa centralit\u00e0 e autonomia della politica occorre oggi sottrarre al discredito e al senso di fallimento in cui l\u2019ha trascinata, in Italia, anche il partito democratico. E oggi non c\u2019\u00e8 altra via che mostrare la distanza che separa la politica dai partiti. Occorre saper dire che la politica pu\u00f2 trovare nuove forme di democrazia delegata, capaci di ridurre al minimo la distanza fra rappresentanti e rappresentati, governanti e governati. Credo che Alba, che si appresta a varare un programma ricco di contenuti e di proposte, da spendere nello sforzo di allargare gli spazi di elaborazione della sinistra, debba far propria una tale rivendicazione. Dare un pi\u00f9 marcato rilievo al suo essere un movimento riformatore della politica, oltre che della societ\u00e0.<\/span><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riproduco l&#8217;intero articolo di Piero Bevilacqua pubblicato il 13 settembre da il manifesto e presente anche nel sito di Alba. (Il grassetto \u00e8 mio.) La sinistra e il ceto politico Nel suo articolo pubblicato sul manifesto il 7 settembre, Guido &hellip; <a href=\"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2012\/09\/14\/la-sinistra-e-il-ceto-politico\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[103,22],"class_list":["post-4437","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pol","tag-alba","tag-sin"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4437","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4437"}],"version-history":[{"count":32,"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4437\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5050,"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4437\/revisions\/5050"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4437"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4437"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4437"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}