{"id":3883,"date":"2012-05-16T19:55:36","date_gmt":"2012-05-16T19:55:36","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=3883"},"modified":"2023-03-23T22:17:12","modified_gmt":"2023-03-23T22:17:12","slug":"elogio-della-mitezza-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2012\/05\/16\/elogio-della-mitezza-politica\/","title":{"rendered":"Elogio della mitezza politica"},"content":{"rendered":"<p><strong>Pubblico l&#8217;<\/strong><a href=\"http:\/\/www.soggettopoliticonuovo.it\/2012\/05\/16\/una-sinistra-senza-popolo-e-un-populismo-senza-sinistra-marco-revelli\/\"><strong>articolo<\/strong><\/a><strong> di Marco Revelli<\/strong>, <em>Una sinistra senza popolo e un populismo senza sinistra<\/em>, dal sito di ALBA Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 \u00e8 lungo per un blog, lo divido in due parti. La prima (1) \u00e8 dedicata all&#8217;analisi del voto, quindi piena di dati, e pu\u00f2 essere saltata da chi non riesce (giustamente) a leggere un testo tanto lungo sul monitor. Comunque graficamente fornisco anche una lettura molto selettiva, peraltro non molto diversa da quanto fatto da me a caldo, subito dopo le elezioni. Credo che Revelli non si fermi a valutare il voto dato a Grillo perch\u00e9 costui \u00e8 l&#8217;oggetto implicito della seconda parte.<\/p>\n<p><strong>La seconda parte (2) \u00e8 infatti il il vero e proprio &#8220;discorso sul metodo&#8221;.<\/strong> Si pu\u00f2 leggere autonomamente ed \u00e8 una particolare puntualizzazione del <a title=\"Link ad ALBA\" href=\"http:\/\/www.soggettopoliticonuovo.it\/\">Manifesto<\/a> per un soggetto politico nuovo. (Il grassetto \u00e8 mio.)<\/p>\n<h5><span style=\"color: #808080;\">(1)<br \/>\nCon all\u2019orizzonte \u201cpi\u00f9 la disgregazione greca che l\u2019alternativa francese\u201d. Non poteva dir meglio Ida Dominijanni, nell\u2019indicare la prospettiva aperta dal voto dell\u2019altra settimana, cos\u00ec diverso da quello tedesco. <span style=\"color: #000000;\">L\u2019impressione che offrono i risultati, a volerli guardare con lo sguardo freddo della matematica, \u00e8 che i grandi contenitori messi su alla bell\u2019e meglio nell\u2019ultimo quinquennio intorno alla folle idea di un maggioritario egemonico e tendenzialmente bipolare (per usare il linguaggio veltroniano) si stiano rompendo<\/span>, o pesantemente incrinando, lasciando fuoriuscire il proprio contenuto in un (ancora asimmetrico) processo di liquefazione del corpo elettorale.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"color: #000000;\">La cosa \u00e8 particolarmente evidente nell\u2019implosione catastrofica del centro-destra<\/span>, che non solo perde citt\u00e0 storicamente sue, ma che vede in molti casi letteralmente polverizzato il proprio consenso nelle sue stesse roccaforti \u201cancestrali\u201d: nel \u201cprodondo Nord\u201d lombardo-veneto. E\u2019 il caso della \u201cBrianza del mobile\u201d (detta anche \u201cil Mugello del centro-destra\u201d) dove ancora nel 2010 \u201cil Pdl viaggiava tra il 30 e il 38% e la Lega tra il 25 e il 35% mentre oggi sono crollati rispettivamente tra il 7-15 e l\u201911-20\u201d (cito da \u201cLa Stampa\u201d). O del Gallaratese (distretto dell\u2019abbigliamento) dove a Cassano Magnago, il paese di Bossi, il leghista Morniroli non va nemmeno al ballottaggio con la Lega quasi dimezzata dal 32,2 al 19,3%\u2026 O, ancora, si pensi a quanto accaduto tra le aziendine del tessile calzettiero della bassa mantovana, dove a Castiglione delle Stiviere, per esempio, dove Fabrizio Paganelli, che nel 2007 come candidato del centro-destra aveva stravinto col 61,3%, non compare neppure pi\u00f9 al ballottaggio e i partiti che lo avevano sostenuto hanno perso qualcosa come 35 punti percentuali\u2026 Ma qui la spiegazione \u00e8 fin troppo semplice: non solo perch\u00e9 due partiti personali e carismatici non sopravvivono facilmente alla messa fuori gioco dei propri capi carismatici. Ma anche perch\u00e9 forze politiche che vivevano dell\u2019enrichissez vous e delle sue illusioni in zone molto dinamiche (anche se fragili) vengono colpite al cuore (soprattutto i berlusconiani) dal brusco irrompere dell\u2019impoverimento (nella bassa mantovana \u201cil distretto arranca 20 punti di fatturato sotto i livelli pre-crisi\u201d, in Brianza sono pi\u00f9 di 200 le imprese che hanno chiuso e 1500 i licenziati negli ultimi tre anni\u2026).<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"color: #000000;\">Allo stesso modo la sentenza elettorale \u00e8 quasi mortale per il cosiddetto \u201ccentro\u201d,<\/span> che non intercetta pressoch\u00e9 nulla di quel tumultuoso flusso in uscita. E che anzi viene messo clamorosamente fuori gioco, nella sua posizione equidistante, dallo sfaldamento del fronte alla sua destra (\u201ccentro non pervenuto\u201d, sintetizza perfidamente Travaglio). <span style=\"color: #000000;\">Ma \u2013 e qui il gioco si fa duro \u2013 il fatto davvero destabilizzante, e per certi versi \u201ccontro-intuitivo\u201d, \u00e8 che lo smottamento in corso non risparmia neanche il Pd, che pure a caldo si era affrettato a cantare vittoria e che comunque porta a casa un buon numero di scrutini vinti al primo colpo o di buone posizioni in vista dei ballottaggi.<\/span> Sarebbe per\u00f2 un errore fermarsi alla bandierine che il centro-sinistra pu\u00f2 piantare sull\u2019ipotetica mappa di Emilio Fede di tanti anni fa (in effetti vedremmo un quadro quasi tutto rosso con pochi puntini blu). E anche limitare il conto ai soli dati in percentuale, che favoriscono l\u2019illusione ottica (se tutti scendono, chi perde di meno appare vincitore). <span style=\"color: #000000;\">Se, pi\u00f9 correttamente, facciamo il conto in valori assoluti, contando ad uno ad uno i voti ricevuti nel 2012 e li confrontiamo, citt\u00e0 per citt\u00e0, con quelli della tornata amministrativa del 2007, vediamo che anche nel caso del Pd l\u2019emorragia \u00e8 in corso. E in molte citt\u00e0 in misura massiccia.<\/span><\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec \u00e8 nelle grandi citt\u00e0.<\/span> Non parliamo di Palermo, dove la catastrofe pidiellina \u00e8 clamorosa, e conclamata (tanto legata alla malattia morale interna a quel partito da fare tutto sommato caso a s\u00e9). Ma pensiamo a Parma dove, lo sappiamo, il centro destra si \u00e8 letteralmente polverizzato perdendo quasi tutto il proprio elettorato(nel 2007 aveva vinto con circa 54.000 voti, ora il Pdl ne racimola appena 3.275), ma il Pd, nonostante il suo candidato vada primo al ballottaggio, resta sotto di circa 2.500 voti rispetto al risultato ottenuto nel 2007 mentre l\u2019altro competitor, del Movimento 5 Stelle, ha raccolto circa 17.000 voti degli oltre 50.000 \u201cin libert\u00e0\u201d. O a Piacenza dove il suo candidato Dosi va, anche qui, primo al ballottaggio, e tuttavia il Pd rimane in debito di oltre 2.000 voti rispetto al 2007 (poco, rispetto alla flessione di circa 13.000 voti del centro-destra, ma pur sempre un 20-25% del suo patrimonio elettorale di partenza). Persino ad Alessandria, dove pure il centro-sinistra si presenta con un\u2019ottima candidata, e dove il sindaco uscente, disastroso, ha registrato un crollo di quasi 45 punti percentuali e un\u2019emorragia di oltre 25.000 voti, il Pd flette di quasi 3.000 voti rispetto alla precedente somma di DS e Margherita. E a Genova, con l\u2019ottimo Doria (che da solo, con la sua lista civica intercetta quasi 27.000 voti) al Pd mancano all\u2019appuntamento pi\u00f9 di 33.000 elettori (tra quelli che nel 2007 avevano votato Ulivo), mentre Grillo si prende il 14% e 32.500 preferenze lasciando tuttavia all\u2019esercito degli astenuti quasi 50.000 nuovi arruolati\u2026<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"color: #000000;\">N\u00e9 la situazione migliora nei piccoli centri<\/span>, e in particolare nei distretti dove la crisi morde di pi\u00f9, e mina l\u2019insediamento leghista e berlusconiano alla radice. A Omegna, per esempio, capitale del \u201cdistretto dei casalinghi\u201d, dove l\u2019amministrazione di centro-destra in carica \u00e8 crollata miseramente (la Lega dal 13,9 all\u20198,1 e il Pdl dal 30,5 al 17,3%), la candidata del centro-sinistra vince, ma con un numero di voti inferiore a quello con cui cinque anni prima aveva perso (3.900 contro 4.100). O nel \u201cdistretto del prosecco\u201d \u2013 la terra di Zaia e dei suicidi \u2013 dove il partito di Bossi cade dal 36,9% del 2010 al 5,6 di oggi, e il Pdl perde una quindicina di punti, e tuttavia il Pd resta comunque in debito rispetto alla precedente somma di Ds e Margherita di qualche migliaio di voti. E d\u2019altra parte non sar\u00e0 senza significato se nelle aree della Toscana, suoi tradizionali territori d\u2019insediamento, come il \u201cdistretto orafo\u201d dell\u2019aretino, il Pd preferisca mimetizzarsi dietro una miriade di liste civiche, vincenti, certo, ma eloquenti.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"color: #000000;\">Al Sud, poi, la situazione \u00e8 meno chiara, pi\u00f9 articolata.<\/span><span style=\"color: #000000;\"> Ma la tendenza non cambia nella sostanza.<\/span> A Taranto, per esempio, dove le cose sono molto confuse e dove il sindaco uscente Ippazio Stef\u00e0no (che nel 2007 aveva vinto al ballottaggio con il 76% sostenuto da una maggioranza ibrida che andava dall\u2019Udeur ai Comunisti italiani e a Rifondazione) si riposiziona al ballottaggio con il 49,5%, il diretto competitor non \u00e8 pi\u00f9 del centro destra (dove il Pdl ottiene meno della met\u00e0 dei voti assommati nel 2007 da Forza Italia e A.N.: 6.505 contro 14.438) ma di una lista autonomista sostenuta dall\u2019estrema destra (Cito, con quasi 20.000 voti), mentre il Pd mantiene grosso modo il numero di voti precedente (15.288). A Trapani, d\u2019altra parte, dove il sindaco uscente Fazio \u00e8 riconfermato al primo turno con il 64,7%, il Pdl perde, tuttavia, sul 2007 quasi un terzo del proprio elettorato, e il Pd pressoch\u00e9 altrettanto (Ds e Margherita avevano, insieme, circa 5.500 voti, ora si arriva appena a 3.377\u2026). E a Lecce, dove pure il centro-destra vince al primo turno con una maggioranza netta (64,3%), il Pdl perde quasi il 25% del proprio precedente elettorato (15.104 voti contro igli 11.600 di A.N. e gli 8.725 di Forza Italia del 2007), e il PD lascia sul terreno quasi 3.500 voti rispetto all\u2019Ulivo.<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #808080;\"><span style=\"color: #000000;\">La verit\u00e0 \u00e8 che, del travolgente flusso di suffragi in uscita dal centro-destra in crisi, n\u00e9 il centro di Casini n\u00e9 tantomeno il Pd hanno intercettato anche solo una minima frazione.<\/span> Anzi, quest\u2019ultimo ha aggiunto un segmento, pi\u00f9 o meno cospicuo, del proprio patrimonio di loyalty (di \u201cfedelt\u00e0\u201d), senza che, a sua volta, la cosiddetta \u201csinistra radicale\u201d sia riuscita a raccoglierne i rivoli, che si sono riversati direttamente altrove. Nell\u2019astensione, in grande quantit\u00e0 (cresciuta di pi\u00f9 di 11 punti percentuali nel nord-est, di quasi 9 punti nel nord-ovest, di circa 10 punti al centro\u2026). <span style=\"color: #000000;\">E nelle liste del Movimento 5 stelle, che a leggere l\u2019analisi dei flussi ad oggi disponibile, dal Pd avrebbe raccolto pi\u00f9 del 24% del proprio elettorato, un 16% dalla Lega nord, un 13,5% dal Pdl e un buon 30% dall\u2019astensione.<\/span><\/span><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">(2)<br \/>\n<strong>Il messaggio sembra fin troppo chiaro. Il processo di liquefazione del sistema dei partiti \u2013 cos\u00ec come si \u00e8 strutturato nella cosiddetta \u201cseconda Repubblica\u201d \u2013 \u00e8 massicciamente in corso<\/strong>, e sembra destinato a proseguire in forma accelerata. Non sappiamo quale dimensione avr\u00e0 questa \u201cmassa liquida\u201d alla vigilia delle elezioni del 2013: una delle pi\u00f9 importanti scadenze elettorali della storia dell\u2019Italia Repubblicana, quelle in cui dovrebbe manifestarsi la riscossa della politica dopo la resa al governo dei tecnici dell\u2019inverno 2011. Ma certamente l\u2019intreccio perverso tra crisi economica e crisi politica \u00e8 destinata a virulentizzarne le componenti, ed il rischio che quella sostanza liquida possa in qualche modo consolidarsi e produrre \u201cmostri\u201d \u00e8 evidente. N\u00e9 vale ripetere l\u2019ormai insopportabile esorcismo dell\u2019invito liturgico ai partiti nella loro attuale configurazione, a \u201crigenerarsi\u201d o comunque ad \u201cauto-riformarsi\u201d.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>All\u2019auto-riforma di questi soggetti politici penso che ormai non creda pi\u00f9 nessuno.<\/strong> Neppure chi, dai massimi livelli istituzionali, continua un po\u2019 meccanicamente a ripetere l\u2019appello. Troppi tentativi. Troppi \u201cnuovi inizi\u201d mancati. Troppi girotondi traditi. Senza una \u201csoluzione di continuit\u00e0\u201d \u2013 senza una cesura netta, <em>di metodo<\/em>, con le pratiche politiche e con gli stili di comportamento politico e istituzionale attuali \u2013 il meccanismo infernale dell\u2019entropia politica e della delegittimazione istituzionale andr\u00e0 avanti. <strong>Non \u00e8 anti-politica denunciarlo. E\u2019 antipolitica continuare ad alimentarlo<\/strong> da parte di chi, ai vertici delle attuali forze politiche, insulta ogni giorno il buon senso dei propri elettori con una retorica del conforme ormai stucchevole.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Per questo sono in totale disaccordo con l\u2019amica Rossana Rossanda quando snobba i discorsi sul metodo. E confida che quel <em>rassemblement<\/em> di macerie possa seguire l\u2019esempio francese di Francois Hollande. Intanto perch\u00e9 l\u2019aver ignorato le questioni di metodo \u00e8 stato il peccato capitale del vetero-comunismo novecentesco (un termine che la fa imbestialire, lo so, ma che bisogna pur pronunciare). E poi perch\u00e9 <strong>proprio dal modo di concepire e di fare la politica \u2013 dallo \u201cstile\u201d e da un suo salto di paradigma \u2013 pu\u00f2 partire una possibile speranza di rinascita.<\/strong> Poi si potr\u00e0 discutere dei contenuti, ma con (e all\u2019interno di) contenitori diversi. Qualitativamente diversi. Si potr\u00e0 parlare dell\u2019Europa, in primo luogo: a quali condizioni starci dentro. Con quali prezzi. E sul che fare se la Germania continuer\u00e0 a stringere il cappio al collo dei suoi partner comunitari fino a provocarne l\u2019asfissia (Asfissiare? Forzare sull\u2019asse francese mettendo in conto anche la rottura con i tedeschi? Immaginare un\u2019area monetaria ampia ma diversa, con baricentro sul Mediterraneo?). Di tutto questo si pu\u00f2 parlare, ma sapendo che con l\u2019attuale ceto politico, irrimediabilmente abituato a guardare \u201cdall\u2019alto\u201d, inseparabilmente intrecciato con le tecnocrazie comunitarie e con i sensi (non solo la vista, anche l\u2019udito e l\u2019odorato) affinati unilateralmente sulla interazione con i poteri forti o fortissimi, c\u2019\u00e8 poco da sperare in un\u2019alzata d\u2019ingegno. O in un approccio \u201ccreativo\u201d. O anche solo smarcato rispetto al mainstream globale. Con loro, come si dice, \u201cle chiacchiere stanno a zero\u201d.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Allo stesso modo si potr\u00e0 ragionare di finanziamento pubblico della politica. Ma sapendo che se non si taglia alle radici l\u2019attuale tossico intreccio tra politica e denaro \u2013 l\u2019innervarsi del flusso monetario nelle strutture portanti della rappresentanza politica come sono oggi \u2013 l\u2019impresa di restituire alla politica una qualche traccia di nobilt\u00e0 \u00e8 fallita in partenza. Non per questioni di morale. Ma per un problema strutturale: perch\u00e9 <strong>la potenza trasformante della \u201cforma denaro\u201d \u00e8 irresistibile, se ci si lascia possedere. E la \u201cforma denaro\u201d, oggi, \u00e8 la forma del mondo che vogliamo combattere.<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Cos\u00ec come si dovr\u00e0 scavare a fondo nell\u2019\u201danalisi delle classi\u201d \u2013 e sulle forme del loro \u201cconflitto\u201d. Ma sapendo che la geografia sociale dell\u2019universo post-fordista \u00e8 mutata radicalmente. Che se ci si vuole sintonizzare con il \u201clavoro\u201d come esso si pone, occorre fare i conti con tutte le sue \u201cfigure\u201d \u2013 con l\u2019intero ventaglio di soggetti che l\u2019esplosione del \u201cdiamante del lavoro\u201d ha disperso, non pi\u00f9 solo con i suoi protagonisti (materiali e simbolici) centrali. E che termini come \u201ccomunit\u00e0\u201d o \u201cterritorio\u201d hanno cessato di appartenere al lessico maledetto di una sinistra pura, ma s\u2019intrecciano sempre pi\u00f9 con i precedenti concetti di Classe e di Nazione, in un quadro molto complesso, e tutto da capire.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Per questo nel \u201cManifesto per un soggetto politico nuovo\u201d diamo tanto peso al tema della mitezza.<\/strong> Non perch\u00e9 si sia rinunciato \u201calla lotta\u201d (come si diceva una volta). O perch\u00e9 ci si sia votati a una concezione idilliaca di un mondo conciliato. Esattamente per la ragione opposta: <strong>perch\u00e9 crediamo che oggi le condizioni del conflitto siano<\/strong> cos\u00ec profonde, estese, radicali ed estreme (vertano su questioni ultime, per cos\u00ec dire, come la sopravvivenza delle societ\u00e0 e degli individui), che se esso non viene condotto con linguaggi e con metodi \u201cnon distruttivi\u201d, auto-sorvegliati e radicalmente rispettosi dell\u2019altro, le possibilit\u00e0 della caduta in condizioni di conflittualit\u00e0 devastante (<strong>contrassegnate<\/strong>, appunto, <strong>dal termine \u201cguerra\u201d<\/strong>) siano drammaticamente presenti. <strong>E che se si vuole che la politica sopravviva come arte della costruzione di una societ\u00e0 condivisa, dall\u2019antropologia del mite, e non da quella del guerriero, si debba partire.<\/strong><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico l&#8217;articolo di Marco Revelli, Una sinistra senza popolo e un populismo senza sinistra, dal sito di ALBA Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente. 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