{"id":3724,"date":"2012-05-06T14:57:12","date_gmt":"2012-05-06T14:57:12","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=3724"},"modified":"2012-05-06T15:11:18","modified_gmt":"2012-05-06T15:11:18","slug":"quando-il-vino-fa-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2012\/05\/06\/quando-il-vino-fa-male\/","title":{"rendered":"Quando il vino fa male"},"content":{"rendered":"<p>Sinceramente io non sapevo che nella bassa Inghilterra da qualche decennio si produce vino. Ero fermo alle cartine del sussidiario degli anni Cinquanta che davano alla <a title=\"Link a Wikipedia\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vitis_vinifera#Diffusione\">vitis vinifera<\/a> la stessa area che d\u00e0 oggi Wikipedia. Invece oggi le vigne ci sono e pare che gli inglesi ne ottengano degli ottimi brut. L&#8217;ho saputo ieri, 5 maggio che era anche il <a title=\"Link a Italian Climate Work\" href=\"http:\/\/www.italiaclima.org\/\">Climate Impacts Day<\/a>, da <em>la Repubblica<\/em>, grazie a\u00a0Carlin Petrini, il capo dello Slow Food. Per comodit\u00e0 riporto tutto l<a title=\"Link a la Repubblica\" href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2012\/05\/05\/cosi-lo-champagne-inglese-cambia-la-geografia.html\">&#8216;articolo<\/a>. Oltre alle evidenziazioni non servono commenti.<\/p>\n<h5><strong><span style=\"color: #000080;\">Cos\u00ec lo champagne inglese cambia la geografia del vino<\/span><\/strong><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">LA NOTIZIA ha avuto una certa eco anche in Italia, anche se ristretta forse agli appassionati di vini spumanti o inserita tra le notizie di colore. I vini spumanti inglesi, in particolar modo quelli prodotti con le variet\u00e0 tipiche della Champagne, da un paio di anni a questa parte, figurano benissimo nei concorsi internazionali, oltre che in quelli britannici. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Era gi\u00e0 successo nel 2010, quando un blanc de blancs di Sua Maest\u00e0 aveva vinto il prestigioso Decanter World Wine Award, surclassando fior di champagne francesi. Lo confermano nel 2012 nuovi concorsi e non solo. Da poco, infatti, il giornalista e wine-blogger Franco Ziliani ha scritto della nascita nel verde Sussex del Rathfinny Estate: 162 ettari di vigneto per produrre spumanti a base di variet\u00e0 d&#8217; uva di origine francese. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Negli ultimi anni le uve inglesi maturano bene e il clima di Sussex, Kent e altre regioni meridionali regala vini di buona struttura<\/strong>, non troppo acidi, ma abbastanza da consentire vinificazioni impensabili 20 anni fa e risultati semplicemente inediti. Tutto bene, dunque? Temiamo di no. Temiamo, anzi, che eccezion fatta per la soddisfazione personale dei produttori di Oltremanica, non ci sia nulla per cui brindare. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">E non perch\u00e9 gli spumanti britannici possano fare concorrenza a quelli italiani, o alle grandi denominazioni del nostro Paese. Non \u00e8 la difesa un po&#8217; sciovinista del made in Italy che ci impegna. Nemmeno, vogliamo sostenere autarchie produttiveo peggio scomuniche per chi pianta i grandi vitigni francesi in ogni dove: quest&#8217; ultimo \u00e8 un movimento planetario, in atto da tempo. Ci preoccupiamo quando dei buoni vitigni autoctoni, selezionati da generazioni di agricoltori si perdono per la moda di un gusto internazionale, ma qui non assistiamo a nulla del genere: le isole britanniche non sono mai state produttrici di vino in quantit\u00e0 e qualit\u00e0. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Quello che ci preoccupa e molto, nel sorgere dell&#8217; astro nascente rappresentato dai vini inglesi \u00e8 il segno tangibile, che essi rappresentano, di un graduale innalzamento delle temperature medie a latitudini superiori al 50\u00b0 parallelo.<\/strong> Se fa regolarmente pi\u00f9 caldo nel Sussex, significa che in Piemonte fa ancora pi\u00f9 caldo e che in Sicilia ci sono aree dove ormai il termometro in estate indica limiti proibitivi per coltivazioni un tempo possibili, anche sull&#8217; isola. Significa che il deserto del Sahara si espande, comprimendo la delicatissima e sovrappopolata area mediterranea dell&#8217; Africa, riducendo gli spazi coltivabili e riducendo gli usi agronomici nelle aree che non diventano proprio incoltivabili. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\"><strong>Vero che viene gi\u00e0 meno voglia di brindare?<\/strong> Sembra incredibile che una bottiglia di vino possa rappresentare un termometro tanto efficace e sensibile di quello che succede al nostro pianeta. E tuttavia, sarebbe fermarsi alla constatazione &#8220;di colore&#8221;, se non approfondissimo proprio le implicazioni del cambiamento, sulla scorta di dati scientifici. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Sulla base delle proiezioni prudenziali pi\u00f9 recenti, nel 2009, la Banca Mondiale (non certo un pericoloso ecoestremista) ha ipotizzato lo scenario della produzione agicola nel 2050 dovuto all&#8217; innalzamento delle temperature. I dati, aggregati e ben esposti nell&#8217; Atlante dei futuri del mondo di Virginie Raisson, non lasciano molto spazio all&#8217; ottimismo. Verso la met\u00e0 secolo, il surriscaldamento avr\u00e0 ridotto la capacit\u00e0 produttiva delle agricolture di Francia, Spagna e Italia in Europa, mentre avr\u00e0 aumentato in misura corrispondente quelle di Gran Bretagna, Irlanda e Germania. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Contestualmente per\u00f2, in Africa, solo il Kenya e lo Zambia avranno visto un possibile, molto modesto incremento di produzione agricola, mentre tutto &#8211; ripeto: tutto &#8211; il resto del Continente Nero avr\u00e0 perso fino al 50% della propria capacit\u00e0 di autosostenere la domanda di cibo. E in testa alla triste classifica ci saranno Egitto, Marocco, Mauritania e Angola: territori tra i pi\u00f9 popolosi, da cui non potranno che venire ulteriori ondate migratorie. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Non toccher\u00e0 sorte molto migliore a Brasile, Argentina, Pakistan, Australia e se, per i primi due Paesi sudamericani, la densit\u00e0 di popolazione tutto sommato bassa, date le grandi dimensioni, consentir\u00e0 forse di gestire la situazione, mi pare pi\u00f9 difficile formulare previsioni sugli altri due Paesi: il primo, sovrappopolato e dilaniato da lotte intestine; il secondo alle prese con una desertificazione molto rapida e con una popolazione che conta oggi il 16,4% di immigrati (l&#8217; Europa, per capirci \u00e8 all&#8217; 8,8%), su cui difficilmente non si ripercuoteranno gli egoismi xenofobi, che ogni crisi porta con s\u00e9. <\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #000080;\">Cos\u00ec, una buona bottiglia di spumante inglese (non credevo che lo avrei mai scritto, fino a pochi mesi fa) diventa la sintesi di cambiamenti realmente epocali per il nostro pianeta. E se di norma un vino spumante si associa alla leggerezza senza pensieri, in questo caso la flute pu\u00f2 aiutarci ad acquisire consapevolezza di ci\u00f2 che accade, in modo persino pi\u00f9 efficacee tangibile di una dotta relazione accademica.<\/span><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sinceramente io non sapevo che nella bassa Inghilterra da qualche decennio si produce vino. Ero fermo alle cartine del sussidiario degli anni Cinquanta che davano alla vitis vinifera la stessa area che d\u00e0 oggi Wikipedia. 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