{"id":12150,"date":"2018-04-05T15:45:00","date_gmt":"2018-04-05T15:45:00","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=12150"},"modified":"2018-04-07T15:45:35","modified_gmt":"2018-04-07T15:45:35","slug":"la-discussione-mi-pare-inadeguata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2018\/04\/05\/la-discussione-mi-pare-inadeguata\/","title":{"rendered":"\u00abLa discussione mi pare inadeguata\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; passato un mese dalle elezioni del 4 marzo e si comincia a leggere qualche analisi non superficiale e con qualche riferimento al processo storico.<\/p>\n<p>Riporto l&#8217;intervista lasciata da <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rossana_Rossanda\">Rossana Rossanda <\/a>al suo vecchio giornale, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_manifesto\"><em>il manifesto<\/em><\/a>, al quale riserva anche qualche frecciata. Vista la densit\u00e0 del testo non faccio evidenziazione alcuna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2018\/04\/04\/rossanda-380861.jpg\" alt=\"\" width=\"417\" height=\"278\" \/><\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Rossana Rossanda: \u00abNon dobbiamo semplificare il nuovo caso italiano\u00bb<\/strong><br \/>\ndi <strong>Tommaso Di Francesco<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">\u00abA dir la verit\u00e0, gli interrogativi e le domande che proponi meriterebbero un libro. Del resto la mia idea del\u00a0<i><em>manifesto<\/em><\/i>\u00a0era gi\u00e0 negli anni \u201880 del secolo scorso che dovesse essere un laboratorio nel quale coinvolgere alcune persone appunto attorno ai temi principali\u00bb. Cos\u00ec inizia la nostra intervista a Rossana Rossanda.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><b><strong>Il risultato elettorale vede l\u2019affermazione di due forze politiche \u00abantisistema\u00bb, il M5 Stelle \u00abpopulista giustizialista\u00bb a Sud e nella coalizione di destra, la Lega, populista-razzista a Nord. Che rischio vedi?<\/strong><\/b><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Non credo che il maggior disastro sia la separazione fra l\u2019Italia del nord e quella del sud, per altro non nuova. La cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che l\u2019Italia non \u00e8 mai stata cosi totalmente a destra come dopo questa elezione.\u00a0In particolare, c\u2019\u00e8 stata una vera e propria distruzione di una delle sinistre europee pi\u00f9 importanti.<br \/>\nNel 1989, Achille Occhetto ha praticamente accettato la proposta di Craxi sulla totale colpevolizzazione del partito comunista italiano, la cui identit\u00e0 si poteva invece seriamente difendere, anche grazie a una specificit\u00e0 che non si \u00e8 mai smentita, e che rendeva difficile il suo rapporto con gli altri partiti comunisti, come quello francese.<br \/>\nNon giova certo adesso l\u2019insistenza sul tema \u00abnon rimane che un mucchio di macerie\u00bb, sul quale anche<i><em>\u00a0il manifesto<\/em><\/i>\u00a0\u00e8 stato assai indulgente.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><b><strong>\u00c8 mancata una lettura della \u00absociet\u00e0 rancorosa\u00bb, come diceva l\u2019ultimo rapporto Censis? E\u2019 la conseguenza di una visione dell\u2019Europa subalterna alla logica monetaria e con il vincolo di bilancio finito in Costituzione?<\/strong><\/b><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Mantengo la tesi che proprio gli stessi dirigenti del partito comunista hanno mandato alle ortiche la tematica teorica e politica, sulla base della quale si sarebbe potuto fare, e si potrebbe ancora fare, una analisi effettiva dei processi che hanno investito l\u2019Italia da ormai quasi un secolo.\u00a0Il risentimento espresso dal voto, come osserva gi\u00e0 il Censis, si basa in parte anche su questa incapacit\u00e0 di analisi.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><b><strong>Come pensi si possa rimettere al centro la lotta per e sul lavoro, di fronte a una cos\u00ec diffusa frantumazione del lavoro stesso (figure professionali difformi, geograficamente sparpagliate ma anche culturalmente e produttivamente isolate); con l\u2019estensione del precariato ad ogni livello? Il proletariato cos\u00ec come l\u2019abbiamo conosciuto non esiste pi\u00f9, eppure la sua diffusione nel mondo non \u00e8 mai stata cos\u00ec grande. Come leggere questa disparit\u00e0 tra espansione numerica e azzeramento nella consapevolezza politica?<\/strong><\/b><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Non penso che una lotta per difesa del lavoro sia messa in difficolt\u00e0 da una sua particolare frantumazione. Questa esiste, ma \u00e8 poco pi\u00f9 che fisiologica: si potrebbe ripartire, se ne se avesse la voglia, dalla crisi del fordismo e dalla analisi gramsciana della sua natura e fine.\u00a0Ci sono anche le analisi pi\u00f9 recenti di Luciano Gallino, che sarebbero di grande utilit\u00e0 (e spiegherebbero anche alcuni ragioni di fondo dei flussi elettorali).<br \/>\nInsomma, la vecchia esclamazione di Brecht: \u00abCompagni, ricordiamoci dei rapporti di produzione\u00bb si potrebbe e si dovrebbe realizzare ancora oggi. Ma dovremmo fare i conti con la liquidazione del marxismo avvenuta nell\u2019ultimo mezzo secolo, e alla quale neanche\u00a0<i><em>il manifesto<\/em><\/i>\u00a0si \u00e8 realmente opposto.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><b><strong>Luigi Pintor gi\u00e0 all\u2019inizio del 2003 scriveva che \u00abla sinistra che abbiamo conosciuto non esiste pi\u00f9\u00bb. Che cosa rimane di quello che ci ostiniamo a chiamare sinistra? Il riformismo antioperaio di Matteo Renzi (v. Jobs act) \u00e8 davvero finito con il disastro del Pd? O il neoliberismo vive in altre dimensioni? Quanto quelle macerie impediscono la ricostruzione necessaria?<\/strong><\/b><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Le parole di Pintor valgono purtroppo ancor oggi: fra l\u2019altro non credo che si possa definire riformismo anti operaio quello di Matteo Renzi, ammesso che la definizione abbia un senso.\u00a0Renzi ha semplicemente obbedito alla maggioranza liberista che ha investito l\u2019Europa e ha trovato nella classe dirigente italiana soltanto degli accordi: basta pensare alle scelte di Marchionne sulla Fiat.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><b><strong>Perch\u00e9 in Italia non c\u2019\u00e8 una sinistra legata ai nuovi movimenti anticapitalistici, che abbia forza anche numerica e capacit\u00e0 di convinzione \u2013 fatte le debite differenze tra queste formazioni \u2013 come Podemos, Linke, Syriza?<\/strong><\/b><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Non mi pare che la nostra situazione sia analoga a quella che ha dato luogo a Podemos, alla ormai vecchia Linke e a Syriza. Una traccia interessante sarebbe un aggiornamento molto preciso della situazione economica italiana alla tematica proposta dall\u2019Unione Europea.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><b><strong>I vincoli dell\u2019Unione europea \u00abreale\u00bb hanno ridotto i poteri e i processi democratici, di fatto cancellando spazi fondanti di democrazia e obiettivi di trasformazione sociale. L\u2019Unione europea ridotta a sola moneta unica \u00e8 ancora il campo per una democrazia avanzata e progressiva?<\/strong><\/b><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Credo che bisognerebbe riflettere sul fatto che pi\u00f9 che aggredire un comunismo che in Europa occidentale non c\u2019\u00e8 mai stato, quel che \u00e8 stato aggredito dopo la caduta del muro di Berlino \u00e8 stata una certa interpretazione keynesiana che ha caratterizzato le costituzioni europee post-belliche.<br \/>\nNe ho scritto qualcosa l\u2019anno in cui ho lasciato il giornale. Credo proprio nel mese di settembre.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><b><strong>Trump \u00e8 arrivato alla guida degli Stati uniti perch\u00e9 premiato dalla promessa populista del protezionismo. Ma \u00abl\u2019unica potenza rimasta\u00bb non lo \u00e8 pi\u00f9, n\u00e9 economicamente n\u00e9 politicamente e rischia di assumere il primato di una ideologia di scontro, isolazionista e razzista. Che resta delle ragioni democratiche dall\u2019Occidente neoliberista?<\/strong><\/b><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Per quanto riguarda la vittoria di Trump e la sua localizzazione, un buon libro mi sembra Populismo 2.0 di Marco Revelli. Il problema \u00e8 pero che anche in Europa spunti populisti nascono dappertutto e non hanno la stessa origine. In modo particolare sono nati nell\u2019Europa dell\u2019Est, Cechia, Ungheria e Polonia, dove sembrano configurarsi come \u00absistemi\u00bb.<br \/>\nSarebbe interessante che\u00a0<i><em>il manifesto<\/em><\/i>\u00a0osservasse quali sono i loro temi principali, diversi da quelli degli Stati Uniti.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>\u00c8 possibile, con contenuti innovativi e per una possibile ricostruzione \u2013 a partire dall\u2019analisi del 1989 \u2013 , insieme attivare movimenti intorno a nuovi temi di classe internazionali?<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Sarebbe indispensabile un lungo lavoro comune, anche a livello internazionale, sulla evoluzione economica dell\u2019Europa: per quanto riguarda Trump, non abbiamo granch\u00e9 da dire, e soprattutto mancano rapporti comuni con le posizioni del Partito democratico americano, molto diverso dalle posizioni europee.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>In Italia si discute di un soggetto politico, dopo lo smacco elettorale e lo scarso risultato delle liste a sinistra, LeU e Potere al popolo. Anche alla luce della deriva dell\u201989, della fine Pci, della riduzione della politica a tecnicismi \u2013 per i quali l\u2019affermazione del centrista Macron in Francia rappresenta forse l\u2019ultimo significativo e vincente episodio \u2013 fino al protagonismo rottamatorio dell\u2019era renziana anch\u2019essa rottamata. Cosa pensi della discussione in corso?<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">La discussione mi pare inadeguata. Bisognerebbe iniziare dal fatto che il risultato elettorale non \u00e8 stato inaspettato, bens\u00ec una logica conseguenza delle posizioni liquidazioniste del Partito Democratico e delle conseguenze della totale sparizione dei partiti socialisti.\u00a0L\u2019affermazione di Macron in Francia \u00e8 un semplice adeguamento alla scelta maggioritaria dell\u2019Unione europea, e in particolare delle Cdu tedesca.<br \/>\nDove stanno sfruttamento e sofferenza, dovrebbe esserci \u00abrivolta\u00bb o almeno costruzione di una\u2019alternativa.\u00a0Non ne vedo tracce consistenti in Italia: le posizioni pi\u00f9 interessanti sono quelle di una parte del sindacato (la Fiom), ma il compito di un partito \u00e8 diverso e politicamente molto pi\u00f9 radicale.<br \/>\nQuanto alle liste come LeU e Potere al Popolo, mi sembra assai ingeneroso valutarne il risultato, dopo una breve campagna elettorale e sotto il diluvio dei populismi o l\u2019estrema destra della Lega: per iniziare una ricostruzione, occorrerebbe un atteggiamento molto pi\u00f9 seriamente analitico e unitario.<br \/>\nE probabilmente questo esigerebbe anche un esame che non si \u00e8 fatto sull\u2019andamento dei cosiddetti \u00absocialismi reali\u00bb.\u00a0Si tratterebbe di fare quello che Stalin ha impedito, e cio\u00e8 un bilancio serio del leninismo alla fine della vita di Lenin, nei tentativi teorici del conciliarismo, che in Italia hanno avuto un seguito soltanto dopo il 1972.<br \/>\nInsomma, non \u00e8 possibile risparmiarsi un lavoro molto ravvicinato, che in italia non \u00e8 stato fatto nell\u2019ultimo mezzo secolo.\u00a0In questo lavoro sarebbe da esaminare anche al di fuori di certe facilit\u00e0 \u00abla linea togliattiana\u00bb. Ricordo che con qualche esortazione ad andare in questa direzione non ho avuto fortuna neanche nel nostro giornale.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">(<em>il manifesto<\/em>, 5 aprile 2018)<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; passato un mese dalle elezioni del 4 marzo e si comincia a leggere qualche analisi non superficiale e con qualche riferimento al processo storico. 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