{"id":12062,"date":"2017-11-07T07:17:10","date_gmt":"2017-11-07T07:17:10","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=12062"},"modified":"2017-11-07T17:18:28","modified_gmt":"2017-11-07T17:18:28","slug":"26-ragazze-morte-e-il-nostro-squallore-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2017\/11\/07\/26-ragazze-morte-e-il-nostro-squallore-quotidiano\/","title":{"rendered":"26 ragazze morte e il nostro squallore quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>Riporto senza commenti un articolo comparso sulla pagina odierna di Avvenire.it.<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/opinioni\/pagine\/naufragio-di-ragazze-nel-deserto-di-umanit\">Naufragio nel deserto di umanit\u00e0. Le 26 migranti morte e i commenti sui social<\/a><\/strong><br \/>\ndi Antonella Mariani<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Una, due, tre, quattro&#8230; venticinque e ventisei. Ventisei. Tutte ragazze tra i 14 e i 18 anni. Un\u2019enormit\u00e0. Un\u2019intera classe femminile di una nostra scuola superiore cancellata. Immaginate un insegnante che legga 26 nomi, all\u2019appello del mattino, in aula: servirebbero lunghi minuti e ogni alunna risponderebbe \u00abpresente\u00bb e alzandosi in piedi riempirebbe la stanza con il suo pezzo di vita, la sua attesa di futuro, la propria originalissima umanit\u00e0, nessuna uguale a un\u2019altra. Ecco, ventisei ragazze, probabilmente nigeriane, venerd\u00ec scorso sono morte nel Mediterraneo. I loro corpi recuperati da una nave della Marina militare spagnola, intervenuta per salvare i passeggeri di un gommone semiaffondato. Perch\u00e9 sono morte solo ragazze? E perch\u00e9 erano radunate in quell\u2019imbarcazione precaria? E perch\u00e9 tutte cos\u00ec giovani?<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Le risposte a queste domande ancora non ci sono. Ci sono ipotesi per\u00f2, che chi indaga sta cercando di verificare: forse sono annegate solo loro proprio perch\u00e9 indifese, pi\u00f9 deboli fisicamente e dunque svantaggiate nel momento in cui ciascuno dei naufraghi \u2013 in gran parte uomini \u2013 ha provato a salvare la propria vita restando aggrappato come poteva alle sponde della barca, magari facendosi disperatamente e cinicamente spazio tra gli altri. Forse era un gruppo di prede destinato alla tratta della carne umana, ed erano sotto la \u00abcustodia\u00bb di qualcuno che quando l\u2019acqua ha iniziato a salire le ha abbandonate a se stesse, senza dar loro una possibilit\u00e0 di sopravvivere. Forse, ancora, erano indebolite perch\u00e9 gi\u00e0 pesantemente provate nel viaggio dalla Nigeria fino alle coste libiche: violentate e torturate, come ha raccontato una donna sopravvissuta e sbarcata ieri al porto di Salerno.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Per quanto ne sappiamo le 26 ragazze potrebbero anche essersi lasciate scivolare gi\u00f9 dal gommone insieme al loro dolore e al loro futuro mancato. Il destino, in ognuna di queste ipotesi, non c\u2019entra. Come spesso accade nei naufragi (l\u2019Organizzazione mondiale delle migrazioni in un rapporto diffuso il primo novembre parla di 111.552 persone approdate in Italia nei primi 10 mesi del 2017 e di 2.639 morti), i corpi delle 26 ragazze non verranno reclamati. Ci saranno madri e padri e nonni e fratelli che non sapranno pi\u00f9 nulla: resteranno congelate per sempre nei loro 14, 16, 18 anni e le famiglie forse si illuderanno che l\u2019Europa sia stata madre generosa per le loro bambine. Non sanno e non sapranno che in tanti, in Italia, non hanno avuto piet\u00e0. Nemmeno davanti al corteo funebre delle 26 bare, che avrebbero potuto essere bianche, calate dalla nave dei soccorsi, i codardi senza cuore si sono zittiti con l\u2019unico gesto degno, anche da lontano: il segno della croce. E invece no.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Le cronache sulla morte delle 26 ragazze, diffuse gi\u00e0 domenica dalle testate giornalistiche attraverso i profili social, sono stati sommerse da commenti impietosi. A chi, come il sindaco di Salerno Vincenzo Natale, turbato, domandava silenzio e raccoglimento davanti alla tragedia, \u00e8 stato risposto con decine di post agghiaccianti, dal \u00abse ne devono andare\u00bb al classico \u00abci rubano il lavoro\u00bb, per non contare quelli che alle ragazze morte hanno riservato il pi\u00f9 spregevole degli oltraggi, immaginando quella che sarebbe stata la destinazione finale del loro lungo viaggio, il marciapiedi. Quanti animi rimpiccioliti dagli egoismi, dalla superficialit\u00e0, ristretti dall\u2019incapacit\u00e0 di cogliere in quelle 26 migranti morte da sole, senza famiglia accanto, senza un nome e un volto, quell\u2019umanit\u00e0 che ci accomuna tutti. E quell\u2019attesa di futuro che appartiene a tutte le giovani donne del mondo.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Ma il deserto di umanit\u00e0 rappresentato da tanti post su Facebook non rispecchia (fortunatamente) tutta la realt\u00e0: perch\u00e9 le ultime vittime del grande esodo africano, in terra italiana avranno almeno una degna sepoltura. Ieri alcuni Comuni del Salernitano, oltre al capoluogo, hanno dato disponibilit\u00e0 ad accoglierle nei propri cimiteri: e vorremmo che almeno l\u00ec ciascuna di loro riavesse, se non il proprio, almeno un nome. E non un freddo numero da 1 a 26.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Avvenire.it &#8211; 7 novembre 2107<\/h5>\n<div class=\"col-sm-12 col-md-12 col-lg-12 text-right page-rr\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riporto senza commenti un articolo comparso sulla pagina odierna di Avvenire.it. Naufragio nel deserto di umanit\u00e0. Le 26 migranti morte e i commenti sui social di Antonella Mariani Una, due, tre, quattro&#8230; venticinque e ventisei. Ventisei. 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