{"id":11584,"date":"2016-07-28T07:10:23","date_gmt":"2016-07-28T07:10:23","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=11584"},"modified":"2016-07-29T08:21:54","modified_gmt":"2016-07-29T08:21:54","slug":"guerre-di-religione-un-fatto-politico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2016\/07\/28\/guerre-di-religione-un-fatto-politico\/","title":{"rendered":"Guerre di religione? E&#8217; un problema d&#8217;interessi"},"content":{"rendered":"<p>Sul tema delle cosiddette guerre di religione vorrei evitare collegamenti a pensatori troppo laici ed illuministi, cos\u00ec riporto la voce di <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Georges_Corm\">Georges Corm,<\/a> definito un &#8220;eclettico intellettuale cristiano&#8221; dal\u00a0quotidiano cattolico <em><a href=\"http:\/\/www.avvenire.it\/Pagine\/home.aspx\">Avvenire<\/a> <\/em>che la riporta.\u00a0(Le evidenziazioni sono mie.)<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><a href=\"http:\/\/www.avvenire.it\/Cultura\/Pagine\/Medio-Oriente-Chi-strumentalizza-le-fedi.aspx\"><strong>Medio Oriente &#8211;\u00a0Chi strumentalizza le fedi<\/strong><\/a><br \/>\ndi Chiara Zappa<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Dacca, Istanbul, Nizza. E ancora le vittime di Bruxelles come quelle di Tunisi, il Bataclan come il bar Pulse, a Orlando: l\u2019attualit\u00e0 ci obbliga a una terribile contabilit\u00e0 di morte che sembra non doversi esaurire mai. La scia di terrore a matrice fondamentalista che sta insanguinando il mondo d\u00e0 le vertigini e porta inevitabilmente argomenti all\u2019interpretazione di chi, dai salotti tv ai <em>think tank<\/em> geopolitici, mette in relazione la violenza con un insanabile conflitto tra culture e religioni.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">La teoria dello scontro di civilt\u00e0, esposta da Samuel Huntington nel suo saggio del 1996 e poi diffusasi con stupefacente fortuna dal mondo accademico a quello dei media, \u00e8 oggi alla base di tutte le letture pi\u00f9 accreditate delle tensioni che attraversano il presente, le quali si auto-ammantano di motivazioni confessionali e affermazioni identitarie. \u00abMa cascare in questa trappola significa fare proprio il gioco dei terroristi\u00bb: ne \u00e8 convinto Georges Corm, economista e storico libanese, consulente di diversi organismi internazionali (tra cui Unione Europea e Banca Mondiale), che ad analizzare le dinamiche dell\u2019area mediterranea ha dedicato decenni di studi.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Per l\u2019eclettico intellettuale cristiano nato ad Alessandria nel 1940, ministro libanese delle Finanze dal 1998 al 2000, docente in varie universit\u00e0 anche europee \u2013 attualmente alla Saint Joseph University di Beirut \u2013, a cent\u2019anni esatti dagli accordi di Sykes-Picot che spartirono tra Francia e Regno Unito le province arabe dell\u2019impero ottomano, gli effetti nefasti della famosa \u00ablinea nella sabbia\u00bb che gett\u00f2 le basi geopolitiche dell\u2019odierno Medio Oriente restano evidenti nel caos endemico della regione. Un\u2019instabilit\u00e0 che ha ben poco a che vedere con le presunte differenze irriducibili tra civilt\u00e0, come ha sostenuto in testi come <em>Oriente Occidente. Il mito di una frattura<\/em> (Vallecchi, 2003), <em>Il mondo arabo in conflitto<\/em> (Jaca Book, 2005), o il pi\u00f9 recente <em>Il nuovo governo del mondo<\/em> (Vita e Pensiero, 2013).<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Ma \u00e8 nel saggio <em>Contro il conflitto di civilt\u00e0. Sul \u00abritorno del religioso\u00bb nei conflitti contemporanei del Medio Oriente<\/em>, ora tradotto da Guerini e Associati (pp. 234, euro 19,50), che Corm si dedica in modo sistematico a confutare letture considerate troppo semplicistiche e &#8220;comode&#8221; di fenomeni dalla ben pi\u00f9 profonda complessit\u00e0 storica, economica e politica.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Lei cita alcuni eventi della storia recente che hanno effettivamente riportato la religione sulla scena globale: perch\u00e9 sostiene che siamo di fronte non a un \u00abritorno del religioso\u00bb bens\u00ec a un \u00abricorso al religioso\u00bb per fini strumentali?<br \/>\n<\/strong>\u00abDopo la seconda guerra mondiale abbiamo assistito all\u2019emergere di Stati che pretendevano di essere portavoce di una religione: pensiamo al Pakistan, basato sull\u2019islam, o a Israele, costituito sull\u2019ebraismo, malgrado il fatto che i fondatori si sentissero laici. Ma anche all\u2019Arabia Saudita, dove il sostegno degli Usa permise alla famiglia Saud in alleanza con la corrente wahhabita di creare un regno fondato sul radicalismo sunnita, la cui ricchezza dovuta al petrolio ha poi pesantemente influenzato le politiche nell\u2019area. \u00c8 la stessa logica che spiega l\u2019addestramento da parte degli Usa di combattenti islamisti in funzione anti-sovietica in Afghanistan, che pose poi le basi di Al Qaeda: un frutto della strategia del consulente di Jimmy Carter per la sicurezza nazionale, Zbigniew Brzezinski, che puntava a strumentalizzare la religione contro il comunismo. <ins datetime=\"2016-07-29T08:15:43+00:00\">Ecco allora il punto: in tutti questi casi, la fede viene chiamata in causa per essere messa al servizio di altri interessi<\/ins>\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>L\u2019analisi politica oggi si concentra per\u00f2 su fattori come l\u2019identit\u00e0 e la cultura, pi\u00f9 che sulle cause profane dei conflitti&#8230;<\/strong><br \/>\n\u00abSebbene sia un dato di buon senso il fatto che le guerre provengano dall\u2019ambizione umana \u2013 per l\u2019accesso alle risorse, alle rotte strategiche, agli scambi economici internazionali \u2013 la cornice intellettuale fornita da Huntington, in sostanza una rivisitazione della vecchia tesi razzista del XIX secolo che vedeva la contrapposizione tra ariani e semiti, ha dato legittimazione a una serie di scelte geopolitiche, in primo luogo le invasioni statunitensi di Afghanistan e Iraq. In questo contesto, i princ\u00ecpi del diritto internazionale sono ormai applicati in modo differente a seconda dell\u2019identit\u00e0 confessionale dei diversi Stati e della loro relazione con le potenze occidentali\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Per non parlare di chi usa la fede per mobilitare le masse\u2026<\/strong><br \/>\n\u00abEsatto. Con l\u2019aggravante che, pi\u00f9 essa viene utilizzata come legittimazione per atti di governo, interni o internazionali, meno i cittadini osano mettere in discussione tali atti. Si tratta di un metodo efficace per paralizzare lo spirito critico del popolo nei confronti del potere, in Occidente come in Medio Oriente. Dopo lo choc delle guerre mondiali nel Novecento, quando ci si scontr\u00f2 drammaticamente con i limiti dei valori illuministi e marxisti, si \u00e8 verificato uno spostamento verso il multiculturalismo: il concetto dell\u2019uguaglianza di fronte alla legge \u00e8 stato abbandonato a favore del &#8220;diritto ad essere diversi&#8221;, come forma avanzata di democrazia in grado di assecondare le specificit\u00e0 etniche o religiose dei cittadini. Questo, tuttavia, spiana la strada a molte ambiguit\u00e0. Ad esempio, secondo alcuni gli immigrati non hanno il dovere di integrarsi nei contesti di accoglienza, poich\u00e9 bisogna permettere loro di affermare la propria identit\u00e0. Ma \u00e8 un concetto pericoloso\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>\u00c8 ci\u00f2 che lei definisce il rischio della comunitarizzazione del mondo: che cosa intende?<\/strong><br \/>\n\u00ab<ins datetime=\"2016-07-29T08:15:43+00:00\">La storia dimostra che, quando le differenze di ogni singola comunit\u00e0 vengono organizzate politicamente all\u2019interno di una societ\u00e0, si va incontro a tensioni permanenti<\/ins>: lo osserviamo in contesti che vanno dal Belgio (con i contrasti tra fiamminghi e valloni) all\u2019Iran (con la fossilizzazione dell\u2019identit\u00e0 sciita dopo la rivoluzione del \u201979) e in modo eclatante nel mio Libano, dove vige una divisione anche istituzionale tra cristiani, musulmani e gruppi diversi che fanno riferimento all\u2019islam. Un meccanismo che, pi\u00f9 che tutelare le diversit\u00e0, alla fine sembra favorire il <em>divide et impera<\/em>. <ins datetime=\"2016-07-29T08:15:43+00:00\">Io sostengo per esperienza che, se da una parte \u00e8 sacrosanto perorare i diritti delle minoranze, per esempio quelle oggi minacciate in Medio Oriente, dall\u2019altro la cornice di uno Stato laico \u00e8 indispensabile alla democrazia<\/ins>\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">(<em>Avvenire<\/em>, 27 luglio 2016)<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul tema delle cosiddette guerre di religione vorrei evitare collegamenti a pensatori troppo laici ed illuministi, cos\u00ec riporto la voce di Georges Corm, definito un &#8220;eclettico intellettuale cristiano&#8221; dal\u00a0quotidiano cattolico Avvenire che la riporta.\u00a0(Le evidenziazioni sono mie.) 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