{"id":11552,"date":"2016-07-03T16:10:06","date_gmt":"2016-07-03T16:10:06","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=11552"},"modified":"2016-07-05T16:28:31","modified_gmt":"2016-07-05T16:28:31","slug":"brexit-un-bene-per-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2016\/07\/03\/brexit-un-bene-per-leuropa\/","title":{"rendered":"Brexit? Un bene per l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Sulla Brexit non ho letto\u00a0molti articoli originali ed intelligenti, cio\u00e8 che guardano ben dentro\u00a0il processo in corso s\u00ec, ma da anni. Questo di Marco d&#8217;Eramo\u00a0merita una buona attenzione ed \u00e8 stato scritto prima del referendum. (La lettura con grassetto ed evidenziazioni \u00e8 mia.)<br \/>\n__________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Un europeismo pragmatico dovrebbe esultare per una vittoria della Brexit. Da quando \u00e8 dentro l\u2019Unione, infatti, il Regno Unito non ha fatto altro che remare contro ogni possibilit\u00e0 di ridare slancio al \u2018sogno europeo\u2019, che ha bisogno di una sovranit\u00e0 popolare europea. Esattamente ci\u00f2 che Londra ha impedito finora. In questo testo, scritto prima del referendum, si spiega perch\u00e9 la Brexit potrebbe fare bene all\u2019Unione europea.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">MicroMega 4\/2016 <em><br \/>\n<\/em><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/una-brexit-per-il-bene-dell%e2%80%99europa\/\"><strong>Una brexit per il bene dell&#8217;Europa<em><br \/>\n<\/em><\/strong><\/a><em>di <\/em>Marco d\u2019Eramo<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">\u00abLa porta \u00e8 aperta\u00bb, viene da suggerire ai britannici il 23 giugno, il giorno del loro referendum per disdire l\u2019adesione all\u2019Unione europea. <ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Da mesi tutti a chiedersi se la cosiddetta Brexit (\u00abBritish exit\u00bb) \u00e8 bene o male per il Regno Unito. Ma nessuno si pone la domanda vera: se \u00e8 bene o male per l\u2019Europa.<\/ins><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">La risposta pu\u00f2 essere una sola: \u00ab\u00c8 un bene\u00bb. \u00c8 una risposta che circola ormai da mesi tra gli economisti, come per esempio Paul de Grawe, della London School of Economics<sup><span style=\"font-size: small;\"> 1<\/span><\/sup>. E il nostro augurio di separazione consensuale \u00e8 tanto pi\u00f9 sentito quanto pi\u00f9 lo stato attuale dell\u2019Unione \u00e8 catatonico, in rotta accelerata verso l\u2019implosione.<ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\"> \u00c8 evidente a tutti che senza iniziative drastiche, l\u2019Europa come progetto politico ha, se non i mesi, di certo gli anni contati. Nessuno dei problemi che l\u2019affliggono \u00e8 stato risolto.<\/ins> Non la crisi dell\u2019euro, le cui cause strutturali non sono state mai affrontate, e che rischia periodicamente di riesplodere sotto forma di offensiva dei mercati contro i debiti sovrani. Non la soggiacente disparit\u00e0 dei regimi fiscali dei vari paesi, n\u00e9 gli sbilanciamenti commerciali e delle bilance dei pagamenti, n\u00e9 la disomogeneit\u00e0 delle politiche economiche. Non certo la questione delle frontiere, e quindi dei rifugiati\/immigrati (la distinzione tra le due categorie essendo capziosa e farisaica, dovendo distinguere tra chi fugge dalla morte per armi da fuoco e chi dalla morte per inedia). Soprattutto, non sembra importare a nessuno la totale assenza di legittimit\u00e0 democratica degli organi realmente decisionali dell\u2019Europa: chi pu\u00f2 mai sfiduciare la <em>trojka<\/em>?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">\u00c8 in quest\u2019orizzonte di disgregazione che viene a cadere il referendum sulla Brexit.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">La domanda seria che ci si dovrebbe porre \u00e8 quindi: pu\u00f2 la permanenza inglese aiutare a risolvere questi problemi? Pu\u00f2 Londra facilitare i radicali cambiamenti cui l\u2019Ue deve inevitabilmente sottoporsi se non vuole ridursi a pura area di libero scambio, a mero \u00abmercato comune\u00bb, un Nafta europeo?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">La risposta \u00e8 un \u00abNo\u00bb senza sfumature. Come ha scritto Cyrus Sanati su <em>Fortune<\/em>, <ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">\u00ab\u00e8 difficile costruire una squadra forte quando uno dei suoi membri crede di poter scegliere e decidere a ogni momento quel che vuole fare\u00bb<\/ins><sup><span style=\"font-size: small;\"> 2<\/span><\/sup>.<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Va ricordato che fin dall\u2019inizio \u2013 se \u00e8 lecita una metafora coniugale \u2013 quello tra Regno Unito e Comunit\u00e0 (poi Unione) europea \u00e8 stato un sodalizio d\u2019interesse, mai una storia d\u2019amore. Un <em>menage<\/em> in cui uno dei due partner accetta di continuare a convivere solo a patto di deroghe sempre pi\u00f9 ampie, esigendo che gli venga riconosciuto il diritto di tirarsi fuori da qualunque attivit\u00e0 comune, il diritto di \u00abritagliarsi i propri spazi\u00bb, come dicono i consulenti matrimoniali. E francamente, oltre a essere umilianti, queste relazioni asimmetriche finiscono sempre in un divorzio, pi\u00f9 spesso acrimonioso.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Il fatto \u00e8 che fin dalla sua adesione, Londra ha adottato una concezione di \u00abEuropa alla carta\u00bb<\/strong>, in cui scegliere il piatto che piace e rifiutare le voci sgradite del menu. In gergo si dice che il Regno Unito si \u00e8 arrogato il diritto permanente di <em>opting out<\/em>. E continua a riaffermarlo: quando l\u2019ormai ex sindaco di Londra, Boris Johnson, annunci\u00f2 che avrebbe appoggiato la Brexit, il 22 febbraio di quest\u2019anno David Cameron afferm\u00f2 davanti alla Camera dei Comuni: \u00abIl nostro messaggio a tutti \u00e8 che noi vogliamo un Regno Unito che abbia il meglio dei due mondi: tutti i vantaggi di posti lavoro e investimenti che derivano dall\u2019essere nell\u2019Unione europea, senza gli svantaggi di essere nell\u2019euro e delle frontiere aperte\u00bb. E ribad\u00ec: \u00abIl Regno Unito rester\u00e0 fuori da tutto ci\u00f2 che in Europa non funziona per noi \u2013 noi saremo legalmente protetti dal far parte di un\u2019unione pi\u00f9 stretta\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Il Regno Unito ader\u00ec all\u2019allora Comunit\u00e0 economica europea il primo gennaio 1973.<\/strong> Ma gi\u00e0 nel 1979 rifiut\u00f2 di entrare nel Sistema monetario europeo. Nello stesso anno Margaret Thatcher inizi\u00f2 la sua battaglia per \u00ablo sconto inglese\u00bb (<em>British rebate<\/em>), per ottenere cio\u00e8 sia la restituzione dei due terzi (66 per cento) del contributo britannico al bilancio europeo, sia l\u2019esenzione dall\u2019iva di una serie di articoli (nel Regno Unito sono esenti da iva molti beni tra cui libri, cibi, bevande \u2013 tranne gli alcolici \u2013 come non \u00e8 obbligato ad aprire una partita iva chiunque fatturi meno di 83 mila sterline annue): la battaglia fu vinta cinque anni dopo, nel 1984. Il risultato \u00e8 che <strong>oggi il contributo netto della Francia al bilancio dell\u2019Ue \u00e8 quasi il doppio di quello inglese<\/strong> (6,4 miliardi di euro contro 3,8; anche il contributo netto italiano, di 6,1 miliardi di euro, \u00e8 nettamente superiore a quello britannico)<sup><span style=\"font-size: small;\"> 3<\/span><\/sup>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">La tradizione del tirarsi fuori \u00e8 stata consolidata nel 1992 dall\u2019uscita di Londra (quella volta insieme all\u2019Italia) dal meccanismo di cambio europeo (European Exchange Rate Mechanism) in cui era entrata appena due anni prima. E ha trovato il suo esito naturale nel rifiuto di aderire all\u2019euro nel 2002.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Ogni volta la ragione invocata per queste deroghe economiche era che sottostare alle norme comuni avrebbe minato lo status privilegiato della City di Londra, intaccando l\u2019\u00abeccezionalismo\u00bb finanziario britannico. La volont\u00e0 di non danneggiare la piazza finanziaria ha spinto il premier David Cameron a <strong>non aderire nel 2012 al patto di stabilit\u00e0 economica<\/strong>, il cosiddetto <em>fiscal compact <\/em>(l\u2019unico altro paese dell\u2019Ue a chiamarsi fuori fu la Repubblica ceca). Qui non \u00e8 in discussione se il Regno Unito abbia fatto bene a prendere queste decisioni (restare fuori dall\u2019euro e dal <em>fiscal compact<\/em> si \u00e8 rivelata una scelta di lungimirante saggezza), ma si vuole sottolineare la costanza di <strong>un atteggiamento che per pi\u00f9 di trent\u2019anni ha persistito nel chiamarsi fuori<\/strong>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Non solo, ma l\u2019aventinismo britannico \u00e8 stato pi\u00f9 deleterio soprattutto nei campi non strettamente economici o finanziari. Cos\u00ec <strong>negli anni Novanta<\/strong> del secolo scorso il Regno Unito si \u00e8 tirato <strong>fuori non solo dall\u2019accordo Schengen, ma da qualunque collaborazione sul problema di immigrati e rifugiati<\/strong>. Tanto che la marea umana continua a incagliarsi a Calais, al di qua della Manica (che sulla sponda isolana \u00e8 chiamata Canale britannico), dove invano qualche disperato cerca d\u2019infilarsi nel tunnel ferroviario sottomarino. E mentre tutti si scandalizzano di fronte ai respingimenti ungheresi o macedoni o austriaci, nessuno spreca il fiato sulla totale impermeabilit\u00e0 inglese.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Ma vi sono questioni ancora pi\u00f9 di principio su cui Londra ha esercitato l\u2019<em>opt out<\/em>. La prima \u00e8 <strong>la Carta europea dei diritti fondamentali<\/strong> approvata dal parlamento europeo nel 2001, ma che non ha avuto un vero status legale fino all\u2019approvazione del Trattato di Lisbona nel 2009. Nel 2000 il Regno Unito rifiut\u00f2 di ratificare questa Carta con l\u2019argomento che avrebbe danneggiato il mondo degli affari perch\u00e9 avrebbe consentito a cittadini inglesi di procedere legalmente contro aziende e societ\u00e0 presso le Corti europee (soprattutto in tema di licenziamenti). Cos\u00ec <strong>nel 2009 Londra accett\u00f2 di ratificare il trattato di Lisbona, ma solo a condizione che la Carta dei diritti non alterasse la giurisprudenza inglese<\/strong>, e quest\u2019esenzione fu estesa alla Polonia e poi alla Repubblica ceca che temeva che cittadini tedeschi potessero reclamare beni e terreni confiscati dopo la seconda guerra mondiale<sup><span style=\"font-size: small;\"> 4<\/span><\/sup>.<\/h5>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Perci\u00f2 la prima ragione per cui un\u2019uscita del Regno Unito sarebbe vantaggiosa per l\u2019Europa \u00e8 che farebbe cadere un precedente cui si appigliano, come si \u00e8 appena visto, altri paesi<\/ins>: se Londra restasse in Europa continuando a rivendicare la sua \u00abeccezionalit\u00e0\u00bb, molti altri Stati avrebbero di diritto di dire: \u00abE noi chi siamo? Anche noi vogliamo una deroga su questo o su quello\u00bb. Gi\u00e0 ora la sindrome dell\u2019<em>opt out <\/em>dilaga, come si vede dalle misure unilaterali in tema di rifugiati. Ma una volta che la strategia inglese fosse sancita e riconosciuta vincente, l\u2019Unione europea assumerebbe non una, ma 28 configurazioni a geometria variabile. Il suo svuotamento sarebbe inevitabile.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Ma c\u2019\u00e8 un motivo pi\u00f9 profondo per cui l\u2019uscita del Regno Unito \u00e8 quasi indispensabile se si vuole salvare l\u2019Europa. Ed \u00e8 la questione della democrazia.<\/ins> \u00c8 vero che senza una politica economica comune e senza una difesa comune dello spazio europeo, la nozione stessa di Unione europea si svuota. Ma \u00e8 altrettanto vero che in assenza di legittimit\u00e0 democratica \u00e8 assolutamente improponibile la figura di un ministro delle Finanze europeo o di un ministro dell\u2019Interno europeo cos\u00ec spesso evocata in questi mesi. Da quale governo eletto sarebbero nominati questi ministri? A chi dovrebbero rispondere? Chi potrebbe sfiduciarli? Nella situazione attuale di totale vuoto democratico queste figure costituirebbero un\u2019ulteriore prevaricazione, un altro passo verso un regime autoritario dotato di poteri assoluti e non espresso da alcuna volont\u00e0 popolare.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">E qui non si scappa: se si vuole che il potere esercitato dall\u2019Unione europea sia espressione di una volont\u00e0 democratica, bisogna costruire una <em>sovranit\u00e0 popolare europea.<\/em><\/ins> E questa sovranit\u00e0 popolare europea morde sulla sovranit\u00e0 popolare nazionale, come in ogni paese la sovranit\u00e0 nazionale morde su quella regionale. Perci\u00f2 non c\u2019\u00e8 scampo. Se si vuole arginare la deriva di dittatura tecnocratica verso cui \u00e8 incanalata l\u2019Ue, \u00e8 indispensabile che i parlamenti nazionali alienino una fetta della propria sovranit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Naturalmente, perch\u00e9 emerga una sovranit\u00e0 popolare europea \u00e8 necessario che prenda forma quella che Benedict Anderson chiamava una <em>comunit\u00e0 immaginata<\/em>, bisogna cio\u00e8 che si formi una comunit\u00e0 di persone che si pensa \u00abeuropea\u00bb, oltre che \u00abitaliana\u00bb o \u00abtedesca\u00bb o \u00abfrancese\u00bb. L\u2019elezione di un parlamento europeo (bench\u00e9 a base nazionale), l\u2019apertura delle frontiere, la moneta comune (come anche una miriade di norme burocratiche di standardizzazione dei regolamenti dei vari paesi) erano pensate proprio per aiutare a immaginare questa comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Da notare che queste comunit\u00e0 non sono esclusive n\u00e9 reciprocamente escludenti. Negli Stati Uniti una persona pu\u00f2 nello stesso tempo pensarsi di origine irlandese, sentirsi proprio californiana, e insieme fortemente statunitense. <ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Ma se qualche decennio fa era facile pensarsi europei, adesso \u00e8 diventato molto pi\u00f9 difficile. \u00c8 questo il <em>double bind<\/em><sup><span style=\"font-size: small;\"> 5<\/span><\/sup> in cui si trova l\u2019Unione europea: non pu\u00f2 acquistare realt\u00e0 politica se non si democratizza, ma non pu\u00f2 democratizzarsi perch\u00e9 le sue politiche dell\u2019ultimo decennio hanno suscitato la crescente ostilit\u00e0 dei vari popoli europei.<\/ins> \u00c8 sotto gli occhi di tutti il dramma di Syriza, il partito greco che \u00e8 stato schiantato perch\u00e9, rivoltandosi contro l\u2019austerit\u00e0 imposta, continuava a essere profondamente europeista. Mentre hanno vita pi\u00f9 facile e prospettive pi\u00f9 rosee quei partiti nazionalisti che sono antieuropeisti e basta.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">L\u2019unico modo di superare il dilemma della democratizzazione divenuta irrealizzabile \u00e8 cambiare le politiche europee e rimettere all\u2019ordine del giorno una sovranit\u00e0 popolare<\/ins>, come aveva \u2013 timidamente \u2013 provato a fare Jacques Delors. <ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Ma \u00e8 proprio contro una sovranit\u00e0 popolare europea che ha sempre remato il Regno Unito. L\u2019ostilit\u00e0 pi\u00f9 forte si \u00e8 sempre manifestata non contro la sovranazionalit\u00e0 dell\u2019Europa, ma contro la sua democratizzazione<\/ins>, come fu chiarissimo dalle parole di Margaret Thatcher il 30 ottobre 1990 davanti alla Camera dei Comuni quando da un lato attacc\u00f2 la Commissione per non avere nessuna legittimit\u00e0 popolare (\u00abS\u00ec, la Commissione vuole accrescere i suoi poteri. S\u00ec, \u00e8 un corpo non eletto e io non voglio che la Commissione accresca i suoi poteri a spese del nostro parlamento\u00bb), ma dall\u2019altro lato attacc\u00f2 Delors perch\u00e9 voleva dare alle istituzioni europee una legittimit\u00e0 popolare: \u00abIl presidente della Commissione, il signor Delors, ha detto l\u2019altro giorno in una conferenza stampa che voleva che il parlamento europeo diventasse il corpo democratico della Comunit\u00e0, che la Commissione ne diventasse l\u2019esecutivo e il Consiglio dei ministri il suo Senato. No. No. No\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Sarebbe ridicolo, dicono i nostri amici statunitensi, se il governatore del Texas decidesse da solo di chiudere la frontiera degli Stati Uniti agli immigrati messicani (sottintendendo con ci\u00f2 che ridicoli siamo noi europei). Ma non pu\u00f2 farlo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un governo federale e questo governo c\u2019\u00e8 perch\u00e9 \u00e8 eletto da tutti gli statunitensi e non su base semplicemente statale. Mentre invece a tutt\u2019oggi il parlamento europeo \u00e8 eletto su base nazionale dei singoli Stati membri: alle elezioni europee non si presenta nessun partito transnazionale n\u00e9 \u00e8 mai stato eletto un candidato originario di un altro paese (tranne il caso tutto particolare del tedesco Daniel Cohn-Bendit che comunque aveva studiato in Francia e vi era stato leader del Sessantotto). <ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Se democrazia europea ha da essere, allora deve formarsi quella che in inglese si chiama una <em>constituency<\/em> transnazionale, per cui alle urne un voto italiano pu\u00f2 andare a Pablo Iglesias e uno tedesco ad Alexis Tsipras.<\/ins><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Tutto rema contro quest\u2019eventualit\u00e0. Ma certo che finch\u00e9 il Regno Unito (come ogni altro paese) avr\u00e0 diritto di veto, sar\u00e0 sbarrata un\u2019evoluzione in questo senso<\/ins><sup><span style=\"font-size: small;\"> 6<\/span><\/sup>.<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Ma il Regno Unito non \u00e8 \u00abla perfida Albione\u00bb, secondo l\u2019espressione cara ai fascisti italiani. O almeno non pi\u00f9 perfida di qualunque Stato nazione che persegue i propri interessi. Se il Regno Unito rema sempre contro una maggiore integrazione europea, non \u00e8 per perfidia o duplicit\u00e0, ma perch\u00e9 \u00e8 preso in <strong>una rete di alleanze<\/strong>, e di priorit\u00e0, che confliggono con le motivazioni europeiste.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Intanto non dimentichiamo mai che ciascuno dei nostri paesi \u00e8 membro della<strong> Nato, l\u2019Alleanza atlantica<\/strong>, in cui il termine \u00aballeati\u00bb ricorda la parola latina <em>foederati<\/em>, che in epoca repubblicana i romani usavano per eufemizzare il concetto di sudditanza: e i popoli <em>foederati<\/em>, cio\u00e8 alleati, erano quei sudditi che contribuivano all\u2019esercito romano in uomini e fondi. Gli Stati membri della Nato sono alleati nel senso latino, cio\u00e8 sudditi dell\u2019<strong>impero Usa<\/strong> che si \u00e8 dato, come Roma repubblicana, il nome di Alleanza. Ma il nome non nasconde la realt\u00e0 di subalternit\u00e0. Perci\u00f2, ancor prima che membri dell\u2019Unione europea, i nostri Stati devono obbedire a un\u2019istanza superiore situata al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico<sup><span style=\"font-size: small;\"> 7<\/span><\/sup>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Ma, a differenza di altri membri della Nato, come Francia, Germania o Italia, il Regno Unito \u00e8 preso anche in un\u2019altra rete di relazioni interstatali, che per comodit\u00e0 viene chiamata (anche se con un termine un po\u2019 impreciso) <strong>Anglosfera<\/strong>. La parola indurrebbe a pensare a una comunit\u00e0 linguistica. Ma cos\u00ec non \u00e8 visto che da essa sono esclusi tutti i paesi africani, anche grandi, come la Nigeria (con qualche incertezza sull\u2019includere o meno il solo Sudafrica)<sup><span style=\"font-size: small;\"> 8<\/span><\/sup>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">In realt\u00e0 l\u2019Anglosfera di cui parliamo \u00e8 <strong>una versione ridotta<\/strong>, e tutta di razza bianca, <strong>dell\u2019ex Commonwealth<\/strong> britannico, solo questa volta <strong>egemonizzato dagli Stati Uniti<\/strong> invece che dal Regno Unito, configurando oggi una relazione simile a quella che nel XIX secolo univa Brasile e Portogallo, in cui la precedente potenza coloniale era diventata un protettorato della propria colonia. O, per dirla alla Benedict Anderson, quando i creoli prendono il sopravvento sulla madrepatria.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">Quest\u2019Anglosfera \u00e8 definita in modo preciso da trattati di cooperazione militare, aerea, navale, di <em>intelligence<\/em>, di intercettazione e di standardizzazione delle armi e dei materiali che accomunano <strong>Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda<\/strong>, il nucleo bianco dell\u2019ex Commonwealth. Questi trattati sono noti con arzigogolate sigle: Ukusa (United Kingdom-United States Agreement, che per\u00f2, come tutti gli altri accordi qui elencati, include anche Canada, Australia e Nuova Zelanda), Auscannzukus (Australia, Canada, New Zeland, United Kingdom, United States), Five Eyes, Combined Communication Electronic Board, Technical Cooperation Program, Air and Space Interoperabililty Council, Abca (American, British, Canadian, Australian and New Zeland\u2019s Program). La parte di questi accordi che riguarda l\u2019intercettazione a tappeto delle comunicazioni satellitari, via cavo, internet, \u00e8 popolarmente nota come Echelon (su cui si sprecano film e teorie dietrologiche). Ma senza alcuna ipotesi complottistica, da un punto di vista bellico, i cinque paesi dell\u2019Anglosfera<strong> agiscono come un\u2019unica potenza militare integrata<\/strong>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">D\u2019altronde, a differenza di quello che avvenne per Unione Sovietica, Francia e Cina (e poi India, Pakistan, Israele, Nord Corea), l\u2019accesso britannico all\u2019armamento atomico fu enormemente facilitato dagli Usa, tanto che le prime bombe trasportate da bombardieri inglesi Vickers Valiant nel 1955 furono americane. Forse anche da qui deriv\u00f2 la nozione di \u00abrelazione speciale\u00bb tra Usa e Uk, nonostante la splendida battuta del cancelliere tedesco Helmut Schmidt secondo cui \u00abla relazione tra Usa e Uk \u00e8 talmente speciale che solo uno dei due ne \u00e8 al corrente\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 60px;\">La contemporanea partecipazione alla Nato e all\u2019Anglosfera definisce <strong>perci\u00f2 i limiti dell\u2019adesione<\/strong> del Regno Unito all\u2019Unione europea. Un piede dentro\/un piede fuori non \u00e8 una scelta snobbistica, \u00e8 la ricerca del massimo equilibrio possibile tra tutti i vincoli posti dalle differenti alleanze.<\/h5>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Ma allora \u00e8 la domanda contraria che sorge spontanea: perch\u00e9 viene esercitata tutta questa pressione per trattenere il Regno Unito in Europa? Se io fossi un votante inglese mi irriterei per questa processione di grandi della terra che si succedono a implorare, minacciare, ricattare l\u2019elettorato britannico di non uscire dall\u2019Europa. Mentre prima erano tutti distaccati e critici, adesso un abbandono dell\u2019Europa suonerebbe lo squillo dell\u2019Apocalisse e precipiterebbe il Regno Unito in un baratro sociale, economico e diplomatico. Il presidente francese Fran\u00e7ois Hollande avverte: \u00abSe il Regno Unito lascia l\u2019Unione europea, ci saranno conseguenze in molti campi, sul mercato unico, la circolazione dei prodotti e delle persone\u00bb (<em>Le Monde<\/em>, 3 marzo 2016: la minaccia sottintesa \u00e8 che la Francia non tratterrebbe pi\u00f9 migranti e rifugiati dal riversarsi nell\u2019isola). Barack Obama rincara: \u00abSe il Regno Unito esce dall\u2019Europa, per quanto riguarda gli accordi commerciali, gli Usa sono interessati a firmarli con l\u2019Unione europea come blocco e quindi il Regno Unito deve mettersi in fila\u00bb (parole che hanno irritato parecchio, facendo parlare di \u00abarroganza\u00bb<sup><span style=\"font-size: small;\"> 9<\/span><\/sup>). Per il premier inglese David Cameron, con l\u2019uscita del Regno Unito, c\u2019\u00e8 \u00abun rischio di guerra\u00bb in Europa (<em>la<\/em> <em>Repubblica<\/em>, 10 maggio 2016).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Sul versante economico, il cancelliere dello Scacchiere George Osborne terrorizza i colletti bianchi sbandierando un orizzonte di disoccupazione e licenziamenti: con la Brexit \u00abdecine di migliaia di posti andrebbero persi nella City\u00bb, in cui ben 285 mila impieghi sarebbero legati alla permanenza in Europa (<em>Financial Times<\/em>, 10 maggio 2016). Il Fondo monetario internazionale avverte: \u00abLa Brexit potrebbe produrre severi danni regionali e globali rompendo le tradizionali relazioni commerciali\u00bb (<em>FT<\/em>, 12 aprile 2016); mentre il presidente amministratore delegato della Deutsche Bank, John Cryan, predice che, in caso di Brexit, \u00abLondra perder\u00e0 la sua posizione lucrativa come principale <em>hub<\/em> per trattare le valute e i debiti sovrani europei\u00bb (<em>FT<\/em>, 14 aprile 2016).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Il signor John Cryan ha ragione. Come ha scritto Karel Lannoo del Center for European Policy Studies, \u00abil predominio di Londra, come centro finanziario dell\u2019Unione europea \u00e8 un fenomeno piuttosto \u201crecente\u201d e la sua crescita negli ultimi due decenni \u00e8 coincisa con il completamento del mercato unico, che permette il libero movimento di capitali e la libera fornitura di beni e servizi in tutta l\u2019Ue. A ogni paese fu permesso di crescere nel proprio campo di vantaggio comparato. La Germania si specializz\u00f2 nell\u2019industria e nelle automobili. Londra, e anche altre parti del Regno Unito, si specializzarono nella finanza e nei servizi commerciali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Ancora pi\u00f9 inaspettato \u00e8 quanto ci ricorda Lannoo: \u00abNegli anni Sessanta e Settanta, a seconda degli indicatori usati, Londra stava alla pari con Parigi come centro finanziario. Londra era pi\u00f9 internazionale e pi\u00f9 centrata sul mercato, mentre la dimensione degli <em>assets<\/em> bancari e il loro contributo al pnl erano pi\u00f9 alti in Francia. Anche il contributo del settore finanziario all\u2019occupazione era simile nei due centri fino a circa vent\u2019anni fa. Ma il <em>big bang<\/em> di Londra, combinato con le riforme del mercato del lavoro britannico, le nazionalizzazioni dei primi anni di Mitterrand in Francia, e pi\u00f9 tardi il mercato unico e la prospettiva di unione monetaria cambiarono tutto ci\u00f2. Londra riusc\u00ec ad adattarsi rapidamente per servire come testa di ponte per le operazioni delle istituzioni finanziarie straniere, soprattutto Usa, nell\u2019Unione europea\u00bb<sup><span style=\"font-size: small;\"> 10<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Proprio per la sua appartenenza all\u2019Unione, Londra consente ai capitali, alle banche, alle istituzioni statunitensi libero investimento e movimento in tutta Europa, vantaggio che andrebbe perso in caso di Brexit. Pi\u00f9 in generale gli Stati Uniti hanno bisogno di una testa di ponte nell\u2019Unione europea, il cui profilo ha cambiato fisionomia con la fine della guerra fredda. Infatti nel secondo dopoguerra furono gli Stati Uniti a spingere per una prima unificazione dei loro alleati\/sudditi europei in funzione antisovietica: e di questa spinta gli europei dovrebbero essere loro perpetuamente grati. Ma con il crollo dell\u2019Urss il vantaggio strategico di un\u2019Europa unita \u00e8 diventato pi\u00f9 discutibile. Agli occhi degli Stati Uniti, un\u2019Europa unita poteva acquistare una connotazione antiamericana, come l\u2019euro poteva essere considerato una potenziale minaccia al monopolio del dollaro come unica valuta di riserva mondiale. A credere al giornalista francese Georges-Marc Benamou, nei suoi ultimi anni Fran\u00e7ois Mitterrand era persuaso che lo scontro tra Europa e Usa fosse inevitabile: \u00abLa Francia non lo sa, ma noi siamo in guerra con l\u2019America. S\u00ec, una guerra permanente, una guerra economica, una guerra senza morti apparentemente. S\u00ec, sono durissimi gli americani, sono voraci, vogliono un potere totale sul mondo. \u00c8 una guerra sconosciuta, una guerra permanente, una guerra senza morti e per\u00f2 una guerra a morte<\/ins>\u00bb<sup><span style=\"font-size: small;\"> 11<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">I segni di questo distacco tra le due sponde dell\u2019Atlantico si sono moltiplicati col tempo, non ultimi i rifiuti di Francia e Germania di partecipare nel 2003 all\u2019invasione dell\u2019Iraq. Perci\u00f2 \u00e8 importante per gli Usa avere un alleato fidato in campo europeo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Ma perch\u00e9 Francia e Germania vogliono a tutti i costi che il Regno Unito rimanga in Europa?<\/ins> Perch\u00e9 accettano con tanto buon grado pretese sempre pi\u00f9 esose, condizioni sempre pi\u00f9 privilegiate? Dal lato tedesco, la ragione \u00e8 inversa a quella della finanza americana. <ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">I tedeschi hanno un interesse vitale a dotare di una dimensione finanziaria internazionale la loro capacit\u00e0 industriale e la loro vocazione mercantilistica, di grande potenza esportatrice.<\/ins> Lo testimonia il progetto di fusione da venti miliardi di euro tra la Deutsche B\u00f6rse di Francoforte e il London Stock Exchange, progetto la cui rilevanza strategica \u00e8 dimostrata dalla sua lunga storia: il primo tentativo risale a 14 anni fa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Dal lato della Francia, la presenza del Regno Unito \u00e8 vitale in Europa per bilanciare lo strapotere tedesco che sarebbe libero di dilagare una volta che Londra fosse fuori dall\u2019Ue<\/ins>.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">Ma ambedue queste ragioni ci mostrano che le potenze europee continuano a muoversi in una logica di \u00abpotenza\u00bb appunto, intesa nel senso ottocentesco<\/ins>. Assistiamo infatti al balletto diplomatico gi\u00e0 iniziato nel XVIII secolo e che fu chiamato <em>balance of power<\/em>, una strategia, gi\u00e0 allora prediletta dal Regno Unito, che consisteva nel cambiare alleanze con i vari Stati, nel passare da una coalizione all\u2019altra, in modo che nessuna potenza raggiungesse il predominio totale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">Da parte di tutti i protagonisti siamo ancora perci\u00f2 a un\u2019impostazione tremendamente vecchiotta, prigioniera dell\u2019ottica nazionale, e quindi antitetica con un qualunque tentativo di superare le frontiere e le barriere. Francia e Germania vogliono che il Regno Unito resti in Europa per ragioni antieuropee, perch\u00e9 intrappolate ancora nella loro vecchia, e ormai ridicola, se non fosse micidiale, rivalit\u00e0 franco-tedesca. <ins datetime=\"2016-07-05T15:28:43+00:00\">E qui il cerchio si chiude perch\u00e9 mostra come da tutte le parti le ragioni invocate per spingere gli elettori inglesi a votare contro la Brexit siano in realt\u00e0 ragioni antieuropee.<\/ins> Per parafrasare una frase celebre pronunciata durante la battaglia di Fontenoy nel 1745: \u00abMessieurs les anglais, sortez les premiers\u00bb.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">P.S. L\u2019unica conseguenza assolutamente stravagante di un\u2019eventuale Brexit sarebbe che la lingua comune dell\u2019Unione europea, cio\u00e8 l\u2019inglese, sarebbe la lingua ufficiale solo di Irlanda e Malta.<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>NOTE<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">1<\/span><\/sup> P. de Grauwe, \u00abWhy the European Union Will Benefit from Brexit\u00bb, <em>Social Europe<\/em>, 24\/2\/2016, <em>goo.gl\/BELGzG<\/em>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">2<\/span><\/sup> C. Sanati, \u00abWhy the British Should Leave the EU: The Eu in Its Current Form, is fundamentally Broken. And It Won\u2019t Be Fixed with the UK on the Board\u00bb, <em>Fortune, <\/em>22\/2\/2016.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">3<\/span><\/sup> I dati del 2009 sono tratti da N. Heinen, \u00abEU Net Contributor or Net Recipient just a matter of Your Standpoint?\u00bb, Deutsche Bank Research, 11\/5\/2011, <em>goo.gl\/sULfML<\/em>, consultato il 3\/5\/2016.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">4<\/span><\/sup> L\u2019articolo 1 (1) del \u00abProtocollo sull\u2019applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione europea alla Polonia e al Regno Unito\u00bb del Trattato di Lisbona suona cos\u00ec: \u00abLa Carta [dei diritti fondamentali] non estende la competenza della Corte di giustizia dell\u2019Unione europea o di qualunque altro organo giurisdizionale della Polonia o del Regno Unito a ritenere che le leggi, i regolamenti o le disposizioni, le pratiche o l\u2019azione amministrativa della Polonia o del Regno Unito non siano conformi ai diritti, alle libert\u00e0 e ai princ\u00ecpi fondamentali che essa riafferma\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">5<\/span><\/sup> Concetto originariamente elaborato da Gregory Bateson nella sua ricerca sulla schizofrenia, il \u00abdoppio vincolo\u00bb si \u00e8 rivelato utile in tutti i campi in cui si attua una teoria dei sistemi. Cos\u00ec \u00e8 sottoposto a <em>double bind <\/em>un malato che deve assumere una medicina per salvarsi la vita ma non pu\u00f2 assumerla perch\u00e9 la medicina ha una controindicazione che lo ucciderebbe.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">6<\/span><\/sup> Il diritto di veto sulle \u00abaree fondamentali di politica comune\u00bb di ognuno dei 28 Stati membri avrebbe dovuto essere limitato dalla nuova Costituzione europea che per\u00f2 fu respinta da francesi e olandesi nel 2005. Ma \u00e8 chiaro che senza una modifica di questo diritto ogni tentativo di democratizzare le istituzioni di Bruxelles \u00e8 vanificato sul nascere.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">7<\/span><\/sup> Cinque membri dell\u2019Unione europea \u2013 Austria, Finlandia, Irlanda, Malta e Svezia \u2013 si dichiararono \u00abneutrali\u00bb durante la guerra fredda, ma ora son integrati in vari organi di consultazione e cooperazione atlantica. La partecipazione di Cipro \u00e8 in sospensione a causa della disputa tra Turchia e Grecia.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">8<\/span><\/sup> Per esempio, in \u00abThe Anglosphere Project\u00bb, <em>The New Statesman<\/em>, 13\/3\/2000, John Lloyd include paesi \u2013 come Sudafrica e Irlanda \u2013 che sono in realt\u00e0 esclusi dal nucleo duro dell\u2019Anglosfera.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">9<\/span><\/sup> T. Montgomerie, \u00abObama\u2019s Brexit Overreach Is Typical of His Arrogance\u00bb, <em>The Spectator<\/em>, 23\/4\/2016.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><sup><span style=\"font-size: small;\">10<\/span><\/sup> \u00abBrexit and the City\u00bb, Ceps, 22\/1\/2016, consultabile in <em>goo.gl\/Jf9cAX<\/em>. <sup><span style=\"font-size: small;\">11<\/span><\/sup> G.-M. Benamou (avec Fran\u00e7ois Mitterrand), <em>M\u00e9moirs interrompus<\/em>, Odile Jacob, Paris 1996, ripreso in <em>Le dernier Mitterrand<\/em>, Plon, Paris 1996, p. 52.<\/h5>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>(24 giugno 2016)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla Brexit non ho letto\u00a0molti articoli originali ed intelligenti, cio\u00e8 che guardano ben dentro\u00a0il processo in corso s\u00ec, ma da anni. Questo di Marco d&#8217;Eramo\u00a0merita una buona attenzione ed \u00e8 stato scritto prima del referendum. 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