{"id":11242,"date":"2016-04-10T09:10:44","date_gmt":"2016-04-10T09:10:44","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=11242"},"modified":"2016-04-12T10:26:02","modified_gmt":"2016-04-12T10:26:02","slug":"verso-il-referendum-1-perche-trivellare-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2016\/04\/10\/verso-il-referendum-1-perche-trivellare-in-italia\/","title":{"rendered":"Verso il referendum (1) Perch\u00e9 trivellare in Italia"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>A ridosso del referendum col quale\u00a0noi vogliamo\u00a0&#8220;fermare le trivelle&#8221;<\/strong>, <strong>bisogna avere un&#8217;idea chiara di cosa stiamo effettivamente parlando<\/strong>, qual \u00e8 l&#8217;oggetto vero del contenzioso elettorale. Certo, c&#8217;\u00e8 un quesito tecnico che riguarda la possibilit\u00e0 di negare alle compagnie petrolifere la possibilit\u00e0 di tenere aperti i pozzi\u00a0alla scadenza della concessione gi\u00e0 fissata. Le ragioni del SI (cio\u00e8 <a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.notriv.com\/\">no alle trivelle<\/a>) o quelle del NO (o meglio dell&#8217;<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.nonsprecareenergia.it\/\">astensione<\/a>, la vera arma referendaria di chi \u00e8 favorevole alle trivelle), in qualsiasi discussione o presa di posizione vengono in realt\u00e0\u00a0coperte da\u00a0tutta un&#8217;altra serie di ragioni economiche, ecologiche, politiche e sociali. <strong>Io vorrei dare un paio di esempi, pubblicando due articoli di posizione opposta.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>Il primo articolo \u00e8 di Giorgio Arfaras<\/strong>, un <a href=\"http:\/\/www.scmsim.it\/web\/people\/giorgio-arfaras\">uomo d&#8217;affari,<\/a> ma anche un commentatore molto attivo della vita economica, presente tra l&#8217;altro su Linkiesta, il Foglio e <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/\">Limes<\/a>. Di quest&#8217;ultimo periodico \u00e8 membro del Consiglio scientifico e ho ancora il ricordo di un suo articolo pubblicato su un numero a stampa del lontano novembre 2011, nel fascicolo &#8220;Alla guerra dell&#8217;euro&#8221;. L&#8217;articolo (&#8220;L&#8217;origine del debito pubblico italiano&#8221;) era in parte condivisibile come analisi storica, ma nel finale aveva un assunto particolare sul nascente governo Monti, di cui diceva che &#8220;per prima cosa dovrebbe varare la riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, prima che le forze politiche lo blocchino. Se far\u00e0 queste due cose, il resto seguir\u00e0. Se attende, le cose si complicheranno&#8221;. Com&#8217;\u00e8 noto, Monti fece la riforma delle pensioni, poi si ferm\u00f2 o fu fermato. Il suo successore Letta non fu in grado di fare la riforma del mercato del lavoro a cui pens\u00f2 il successivo governo Renzi. Io non mi sono mai dimenticato di come Arfaras <em>predisse<\/em> l&#8217;attivit\u00e0 futura\u00a0del Parlamento italiano.<\/p>\n<p>Ecco l&#8217;articolo riprodotto dal sito de <em>La Stampa<\/em>, che non ha bisogno di commenti (le evidenziazioni sono mie).<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/04\/04\/cultura\/opinioni\/perch-litalia-fa-gola-agli-stranieri-rCLacPGgEV7Tx9K4JW3rVJ\/pagina.html\"><strong>Perch\u00e9 l\u2019Italia fa gola agli stranieri<\/strong> <\/a><br \/>\ndi Giorgio Arfaras<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">L\u2019Italia \u00e8 un piccolo, ma non trascurabile, produttore di materie prime energetiche. Le stime sul potenziale produttivo variano \u2013 si hanno, infatti, le riserve certe e quelle probabili \u2013 ma queste sono comunque sufficientemente elevate per attrarre le grandi compagnie nazionali ed estere. Si ha cos\u00ec la produzione, la distribuzione, e lo stoccaggio di materie prime, promosso dalle grandi imprese, proprio come avviene con gli altri paesi produttori. Lo Stato italiano incassa le royalties, l\u2019industria lavora, si costruiscono infrastrutture, mentre cresce l\u2019occupazione in aree poco sviluppate. Il grosso delle riserve \u00e8, infatti, stipato in Basilicata. <ins datetime=\"2016-04-12T09:30:35+00:00\">Le stime sulla consistenza delle riserve attuali e potenziali (lo stock) messe a confronto con il consumo corrente (il flusso) indicano un\u2019autonomia dell\u2019Italia delle importazioni per circa un decennio, ossia le nostre riserve sono ben dieci volte i consumi annuali.<\/ins> Tutto bene quindi, se tutti sono avvantaggiati, mentre si riduce la dipendenza energetica.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Eppure, nonostante l\u2019evidenza del \u201cbene comune\u201d, si hanno molti contenziosi. Contenziosi che stanno spingendo le major a frenare i loro progetti: Shell ha annunciato il ritiro dalla Basilicata ed \u00e8 a rischio anche l\u2019investimento di Total a Taranto, mentre, secondo alcune stime, negli ultimi sei mesi, il potenziale investimento estero nel settore \u00e8 sceso da 16 a 6 miliardi di euro. I contenziosi che vedono protagonisti grandi investitori esteri non si hanno solo in campo petrolifero, ma anche in altri settori &#8211; la grande distribuzione, l\u2019immobiliare, eccetera. Contenziosi legati al negoziato con gli attivisti ambientali, con i magistrati, con i sindacati, ma, soprattutto, con i poteri locali. Tutto ci\u00f2 frena gli investimenti.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Torniamo all\u2019oggi. Si ha \u201cil ciclo industriale integrato\u201d delle materie prime non rinnovabili, dall\u2019estrazione dai pozzi ai tubi e i depositi. Sono processi che coinvolgono pi\u00f9 entit\u00e0 territoriali. Per esempio, dal pozzo in Basilicata fino al porto di Taranto. Se ogni autorit\u00e0 territoriale fosse libera di negoziare le proprie richieste per consentire il passaggio, si avrebbe una rincorsa da parte di tutti per ottenere dei vantaggi a favore di ogni comunit\u00e0 locale. Se cos\u00ec fosse, il ciclo industriale integrato &#8211; per procedere &#8211; si spezzerebbe in una miriade di mini trattative. Il tempo per costruire si dilaterebbe, cos\u00ec come crescerebbero i costi. <ins datetime=\"2016-04-12T09:30:35+00:00\">Ogni autorit\u00e0 locale promuove il bene della propria comunit\u00e0, ma l\u2019insieme delle azioni indipendenti di ciascuna comunit\u00e0 non \u00e8 detto che promuoverebbe il \u201cbene comune\u201d. Il permesso per procedere col ciclo integrato delle materie prime va perci\u00f2 deciso a livello statale e non locale: il provvedimento \u201csblocca Italia\u201d. In questo modo si pu\u00f2 procedere speditamente<\/ins>, ed \u00e8 proprio quello che \u00e8 contestato dalle autorit\u00e0 locali, e dalle varie associazioni ambientaliste, che non accettano che si eluda la loro \u201csovranit\u00e0\u201d.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2016-04-12T09:30:35+00:00\">Una compagnia petrolifera che \u00e8 impegnata in pesanti investimenti pluriennali \u00e8 perci\u00f2 pi\u00f9 che incentivata a \u201cpremere\u201d sull\u2019Autorit\u00e0 centrale affinch\u00e9 \u201csblocchi\u201d i contenziosi con i poteri locali e con le associazioni ambientaliste. Il punto non \u00e8 solo la pressione per se, ma la \u201cforza\u201d della pressione.<\/ins> Perch\u00e9 \u2013 da quel che si intravvede \u2013 si \u00e8 avuta da parte di Total una pressione cos\u00ec alta, che \u2013 se diventa pubblica \u2013 \u00e8 politicamente rischiosa? Un\u2019ipotesi. <ins datetime=\"2016-04-12T09:30:35+00:00\">La caduta del prezzo del petrolio spinge a rinunciare alla ricerca di pozzi nelle zone impervie \u2013 come quelle nei mari profondi e nell\u2019Artico. Ricerca che costa moltissimo, e quindi si giustifica solo se il prezzo (atteso in un futuro non troppo remoto) del petrolio si attesta sui 100 dollari al barile.<\/ins> L\u2019incertezza \u2013 il prezzo corrente del barile \u00e8 meno della met\u00e0, e l\u2019orizzonte temporale su cui scommettere \u00e8 troppo lungo \u2013 \u00e8 perci\u00f2 estrema, e, di conseguenza, anche il rischio che si corre. Intanto il Medio Oriente \u00e8 sempre pi\u00f9 pervaso da tensioni, i rischi politici dell\u2019operare in Russia sotto sanzioni restano alti (il presidente della Total \u00e8 morto in un incidente aereo a Mosca dove era andato per negoziare con il Cremlino). La scoperta \u2013 grazie anche alle nuove tecnologie \u2013 di nuovi giacimenti di petrolio e gas nel mondo che possiamo definire \u201coccidentale\u201d (dall\u2019Adriatico, a Cipro, allo shale statunitense) apre per le major europee e americane, da anni sotto pressione da parte dei colossi statali degli arabi e del Sudamerica, una nuova prospettiva. <ins datetime=\"2016-04-12T09:30:35+00:00\">Concentrarsi sui non minuscoli pozzi \u201ccontinentali\u201c, che sono molto meno costosi \u2013 sia in termini di ricerca sia di spese di trasporto \u2013 ha quindi senso. Da qui la forte pressione<\/ins>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Di fronte a questa opportunit\u00e0 riemerge il confronto tra le due visioni dell\u2019Italia: potenza industriale aperta a tecnologie e investimenti, oppure il \u201cPaese della Bellezza\u201d che scommette su ristoranti, spiagge e monumenti, non rovinati da ciminiere, pozzi petroliferi e Internet a banda larga. Le polemiche \u201cgiudiziarie\u201d e non nascondono con il fumo l\u2019arrosto, mentre le major, se non trovano un ambiente favorevole, possono preferire dei luoghi con rischi maggiori (come il Golfo), ma con tempi decisionali pi\u00f9 rapidi.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">(<em>La Stampa<\/em>, 4 aprile 2016)<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A ridosso del referendum col quale\u00a0noi vogliamo\u00a0&#8220;fermare le trivelle&#8221;, bisogna avere un&#8217;idea chiara di cosa stiamo effettivamente parlando, qual \u00e8 l&#8217;oggetto vero del contenzioso elettorale. 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