{"id":10863,"date":"2015-06-15T13:10:52","date_gmt":"2015-06-15T13:10:52","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=10863"},"modified":"2015-06-15T12:29:10","modified_gmt":"2015-06-15T12:29:10","slug":"ostaggi-del-benessere-e-paurosi-dei-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2015\/06\/15\/ostaggi-del-benessere-e-paurosi-dei-migranti\/","title":{"rendered":"Ostaggi del benessere e paurosi dei migranti"},"content":{"rendered":"<p>Riproduco l&#8217;intervista a Zygmunt Bauman pubblicata oggi\u00a0su <em>la Repubblica<\/em> (p. 13) e ripresa dal sito di <a href=\"http:\/\/www.dirittiglobali.it\/2015\/06\/bauman-siamo-ostaggi-del-nostro-benessere-per-questo-i-migranti-ci-fanno-paura\/\">Diritti globali<\/a>. (Le evidenziazioni sono mie.)<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>&#8220;Siamo ostaggi del nostro benessere per questo i migranti ci fanno paura&#8221;<br \/>\n<\/strong>di Wlodek Glodkorn<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">Zygmunt Bauman, oggi uno dei pensatori pi\u00f9 influenti del mondo, \u00e8 stato pi\u00f9 volte esule. La prima volta, quando nel 1939, giovane ebreo, scapp\u00f2 dalla Polonia verso la Russia, in condizioni simili a quelle dei profughi che, scampati alle guerre e alla traversata del Mediterraneo, sono in questo momento oggetto pi\u00f9 delle nostre paure che di nostra solidariet\u00e0. E la dialettica dell\u2019integrazione ed espulsione dei gruppi sociali ai tempi della modernit\u00e0 \u00e8 uno dei temi che pi\u00f9 ha approfondito nelle sue opere. Con Bauman abbiamo parlato di quello che intorno alla questione profughi succede in questi giorni in Italia; tra una destra razzista e una sinistra che stenta ad affrontare le paure di una parte della popolazione.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Sembra che non siamo in grado di far fronte alla questione immigrati.<\/strong><br \/>\n<ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\">\u00abIl volume e la velocit\u00e0 dell\u2019attuale ondata migratoria \u00e8 una novit\u00e0 e un fenomeno senza precedenti. Non c\u2019\u00e8 motivo di stupirsi che abbia trovato i politici e i cittadini impreparati:<\/ins> materialmente e spiritualmente. La vista migliaia di persone sradicate accampate alle stazioni provoca uno shock morale e una sensazione di allarme e angoscia, come sempre accade nelle situazioni in cui abbiamo l\u2019impressione che \u201cle cose sfuggono al nostro controllo\u201d. Ma a guardare bene i modelli sociali e politici con cui si risponde abitualmente alle situazioni di \u201ccrisi\u201d, nell\u2019attuale \u201cemergenza immigrati\u201d, ci sono poche novit\u00e0. Fin dall\u2019inizio della modernit\u00e0 fuggiaschi dalla brutalit\u00e0 delle guerre e dei dispotismi, dalla vita senza speranza, hanno bussato alle nostre porte. Per la gente da qua della porta, queste persone sono sempre state \u201cestranei\u201d, \u201caltri\u201d\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Quindi ne abbiamo paura. Per quale motivo?<\/strong><br \/>\n\u00abPerch\u00e9 sembrano spaventosamente imprevedibili nei loro comportamenti, a differenza delle persone con cui abbiamo a che fare nella nostra quotidianit\u00e0 e da cui sappiamo cosa aspettarci. <ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\">Gli stranieri potrebbero distruggere le cose che ci piacciono e mettere a repentaglio i nostri modi di vita.<\/ins> Degli stranieri sappiamo troppo poco per essere in grado di leggere i loro modi di comportarsi, di indovinare quali sono le loro intenzioni e cosa faranno domani. <ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\">La nostra ignoranza su che cosa fare in una situazione che non controlliamo \u00e8 il maggior motivo della nostra paura\u00bb.<\/ins><\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\"><\/ins><strong>La paura porta a creare capri espiatori? E per questo che si parla degli immigrati come portatori di malattie? E le malattie sono metafore del nostro disagio sociale?<\/strong><br \/>\n\u00abIn tempi di accentuata mancanza di certezze esistenziali, della crescente precarizzazione, in un mondo in preda alla deregulation, <ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\">i nuovi immigrati sono percepiti come messaggeri di cattive notizie. Ci ricordano quanto avremmo preferito rimuovere<\/ins>: ci rendono presente quanto forze potenti, globali, distanti di cui abbiamo sentito parlare, ma che rimangono per noi ineffabili, quanto queste forze misteriose, siano in grado di determinare le nostre vite, senza curarsi e anzi e ignorando le nostre autonome scelte. Ora, i nuovi nomadi, gli immigrati, vittime collaterali di queste forze, per una sorta di logica perversa finiscono per essere percepiti invece come le avanguardie di un esercito ostile, truppe al servizio delle forze misteriose appunto, che sta piantando le tende in mezzo a noi. <ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\">Gli immigrati ci ricordano in un modo irritante, quanto sia fragile il nostro benessere, guadagnato, ci sembra, con un duro lavoro.<\/ins> E per rispondere alla questione del capro espiatorio: \u00e8 un\u2019abitudine, un uso umano, troppo umano, accusare e punire il messaggero per il duro e odioso messaggio di cui \u00e8 il portatore. Deviamo la nostra rabbia nei confronti delle elusive e distanti forze di globalizzazione verso soggetti, per cos\u00ec dire \u201cvicari\u201d, verso gli immigrati, appunto\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Sta parlando del meccanismo grazie a cui crescono i consensi delle forze politiche razziste e xenofobe?<\/strong><br \/>\n\u00abCi sono partiti abituati a trarre il loro capitale di voti opponendosi alla \u201credistribuzione delle difficolt\u00e0\u201d (o dei vantaggi), e cio\u00e8 rifiutandosi di condividere il benessere dei loro elettori con la parte meno fortunata della nazionale, del paese, del continente (per esempio Lega Nord). Si tratta di una tendenza intravvista o meglio, preannunciata molto tempo fa nel film Napoletani a Milano , del 1953, di Eduardo De Filippo, e manifestata negli ultimi anni con il rifiuto di condividere il benessere dei lombardi con le parti meno fortunate del paese. Alla luce di questa tradizione era del tutto prevedibile l\u2019appello di Matteo Salvini e di Roberto Maroni ai sindaci della Lega di seguire le indicazioni del loro partito e non accettare gli immigrati nelle loro citt\u00e0, come era prevedibile la richiesta di Luca Zaia di espellere i nuovi arrivati dalla regione Veneto\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Una volta, in Europa, era la sinistra a integrare gli immigrati, attraverso le organizzazioni sul territorio, sindacati, lavoro politico\u2026<\/strong><br \/>\n\u00abIntanto non ci sono pi\u00f9 quartieri degli operai, mancano le istituzioni e le forme di aggregazione dei lavoratori. <ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\">Ma soprattutto, la sinistra, o l\u2019erede ufficiale di quella che era la sinistra, nel suo programma, ammicca alla destra con una promessa: faremo quello che fate voi, ma meglio.<\/ins> Tutte queste reazioni sono lontane dalle cause vere della tragedia cui siamo testimoni. Sto parlando infatti di una retorica che non ci aiuta a evitare di inabissarci sempre pi\u00f9 profondamente nelle torbide acque dell\u2019indifferenza e della mancanza dell\u2019umanit\u00e0. Tutto questo \u00e8 il contrario all\u2019imperativo kantiano di non fare ad altro ci\u00f2 che non vogliamo sia fatto a noi\u00bb.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>E allora che fare?<\/strong><br \/>\n\u00abSiamo chiamati a unire e non dividere. Qualunque sia il prezzo della solidariet\u00e0 con le vittime collaterali e dirette della forze della globalizzazione che regnano secondo il principio Divide et Impera, <ins datetime=\"2015-06-15T12:19:57+00:00\">qualunque sia il prezzo dei sacrifici che dovremo pagare nell\u2019immediato, a lungo termine, la solidariet\u00e0 rimane l\u2019unica via possibile per dare una forma realistica alla speranza di arginare futuri disastri e di non peggiorare la catastrofe in corso\u00bb.<\/ins><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riproduco l&#8217;intervista a Zygmunt Bauman pubblicata oggi\u00a0su la Repubblica (p. 13) e ripresa dal sito di Diritti globali. 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