{"id":10542,"date":"2015-03-11T06:10:51","date_gmt":"2015-03-11T06:10:51","guid":{"rendered":"http:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/?p=10542"},"modified":"2015-03-10T15:18:44","modified_gmt":"2015-03-10T15:18:44","slug":"il-danno-e-fatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lacittafutura.net\/adrianozanon\/2015\/03\/11\/il-danno-e-fatto\/","title":{"rendered":"Oltre la forma repubblicana"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sulla revisione costituzionale votata ieri, riproduco anche l&#8217;intervista a Stefano Rodot\u00e0<\/strong> pubblicata da <em>Il Fatto Quotidiano<\/em>.<\/p>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Stefano Rodot\u00e0: &#8220;Cos\u00ec stravolgono anche la forma repubblicana&#8221;<\/strong><br \/>\ndi Silvia Truzzi<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\">E dunque, nonostante i Nazareni tramontati e i mal di pancia dei dissidenti Pd, si va verso la riforma del Senato. \u201cQuesta riforma \u00e8 un cambiamento radicale del sistema politico-istituzionale: cambia la forma di governo e viene toccata la forma di Stato\u201d, spiega Stefano Rodot\u00e0, emerito di diritto civile alla Sapienza. \u201cE dire che si sarebbe dovuto procedere con la massima cautela: questo Parlamento \u00e8 politicamente delegittimato dalla sentenza della Consulta. Invece si \u00e8 scelto di andare avanti imponendo un punto di vista non rivolto al Parlamento, ma a un patto privato, il Nazareno\u201d.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Lei \u2013 come altri \u201cprofessoroni\u201d \u2013 \u00e8 stato da subito molto critico.<\/strong><br \/>\nLa riforma \u00e8 un\u2019occasione perduta: la discussione che all\u2019inizio era stata generata dalle proposte del governo, aveva determinato una serie di indicazioni che non erano tese all\u2019immobilismo, ma partivano da due premesse. Il Titolo V \u00e8 stato un disastro e il bicameralismo perfetto non pu\u00f2 essere mantenuto: si poteva inventare \u2013 era possibile \u2013 una forma di organizzazione che concentrasse il voto di fiducia nella Camera superando il sistema attuale, creando nuovi equilibri e controlli e non scardinando la Repubblica parlamentare voluta dalla Costituzione. Ora si comincia ad avere la consapevolezza di ci\u00f2 che sta accadendo: molti tra quelli che avevano detto \u201cnon esageriamo, non si dica svolta autoritaria \u201d stanno cambiando idea. Si parla di un\u2019Italia a rischio \u201cdemocratura\u201d, di tendenze plebiscitarie, di deperimento del sistema dei controlli. Se ne sono accorti un po\u2019 tardi.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong><ins datetime=\"2015-03-10T14:51:41+00:00\">L\u2019Italia non sar\u00e0 pi\u00f9 una Repubblica parlamentare<\/ins>?<\/strong><br \/>\n<ins datetime=\"2015-03-10T14:51:41+00:00\">Formalmente rester\u00e0 tale, ma ci sar\u00e0 un accentramento dei poteri nelle mani dell\u2019esecutivo e della Presidenza del Consiglio e insieme una depressione di ogni forma di controllo. Non dimentichiamo mai che questa riforma \u00e8 accompagnata da una proposta di legge elettorale che costruisce una maggioranza artificiale nell\u2019altra Camera: Montecitorio diventer\u00e0 un luogo di ratifica delle decisioni del governo<\/ins>.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Lei dice: \u201cSi tocca anche la forma di Stato\u201d: cambier\u00e0 l\u2019equilibrio tra governanti e governati?<\/strong><br \/>\nL\u2019ultimo articolo della Carta dice che la forma repubblicana non \u00e8 modificabile. Non vuol dire solo che non si pu\u00f2 tornare alla monarchia: si vuol dire che la forma di Stato delineata dalla Costituzione \u2013 una delle nuove costituzioni del Dopoguerra, segnata dal passaggio da Stato di diritto a Stato costituzionale dei diritti \u2013 \u00e8 una combinazione tra repubblica parlamentare e repubblica dei diritti. Se si abbandona questa strada, si rischia di uscire dall\u2019art. 139 modificando la forma repubblicana, ritenuta invece un limite invalicabile.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>I richiami sulla gravit\u00e0 di questo passaggio sono stati trascurati?<\/strong><br \/>\nAssolutamente s\u00ec, tanto che oggi siamo alla fine di un iter molto preoccupante perch\u00e9 nasce dalla cultura della decisione. In questi anni decidere \u00e8 stato considerato l\u2019unico imperativo.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Di fatto, si sono gi\u00e0 modificati i rapporti tra governo, parlamento e partiti. Basta vedere quante leggi per decreto, o le indiscrezioni sulla riforma della Rai.<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 gi\u00e0 una trasformazione del sistema. L\u2019abuso della decretazione ha una lunga storia in Italia, ma il decreto legge \u00e8 stato impugnato come un\u2019arma, dicendo \u201c\u00e8 l\u2019unico modo che consente di decidere\u201d. Sulla Rai c\u2019\u00e8 un punto fermo rappresentato da una sentenza della Consulta che ha esplicitamente detto che la Rai \u00e8 affare di parlamento e non di governo. Comunque se il controllo parlamentare avr\u00e0 le caratteristiche derivate dal combinato disposto di riforme e Italicum, quel Parlamento non sar\u00e0 altro che la prosecuzione dell\u2019esecutivo: la designazione da parte del governo di un amministratore delegato, non trover\u00e0 nel Parlamento nessuna forma di controllo.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Anche sul Jobs Act, il governo non ha tenuto in considerazione il parere delle commissioni Lavoro contrarie a inserire nel testo i licenziamenti collettivi.<\/strong><br \/>\nLa crescente delegittimazione del Parlamento \u00e8 evidente. Il tema del licenziamento collettivo non \u00e8 un fatto marginale, cambia la qualit\u00e0 della disciplina del licenziamento. Il parere delle commissioni non era vincolante certo, ma la domanda \u00e8: il governo tiene conto del parere del Parlamento? La risposta \u00e8: no.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>La questione centrale della riforma come dell\u2019Italicum \u2013 sottolineata anche dai giudici della Consulta sul Porcellum \u2013 \u00e8 la rappresentanza dei cittadini.<\/strong><br \/>\nCi sono molti dubbi anche sull\u2019Italicum: la Corte dice chiaramente che l\u2019obiettivo e ricostituire le condizioni della rappresentanza. Aggiungo: sei mesi prima della sentenza sul Porcellum, la Corte si era espressa a favore della Fiom contro la Fiat sulla rappresentanza dei lavoratori nelle commissioni. Voglio dire: la Consulta afferma a diversi livelli che una delle caratteristiche del nostro sistema \u00e8 la garanzia della rappresentanza.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><strong>Renzi ha detto che con il referendum decideranno i cittadini.<\/strong><br \/>\nVorrei far notare che questo \u00e8 un potere dei cittadini, previsto dalla Carta, non una concessione del governo. Ora viene adoperato per dire alla minoranza del Pd: non vi prendiamo in considerazione, decideranno i cittadini. Cio\u00e8 di nuovo l\u2019insignificanza del Parlamento.<\/h5>\n<h5 style=\"padding-left: 30px;\"><em>Il Fatto Quotidiano<\/em>, 10 marzo 2015 (p. 3)<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla revisione costituzionale votata ieri, riproduco anche l&#8217;intervista a Stefano Rodot\u00e0 pubblicata da Il Fatto Quotidiano. 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