La Città Futura

il progetto rossoverde per Portogruaro
 

TAV/TAC: ricadute ambientali e sociali

30 novembre 2010
Pubblicato da Ivo Simonella

(Pubblichiamo l’intervento dell’Assessore alle Politiche Ambientali e alla Mobilità al Consiglio Comunale di lunedì 29 novembre 2010)


Per sgomberare ogni dubbio, dico subito che per quanto non siano disponibili ancora progetti precisi sul tratto di nuova linea ferroviaria di cui parliamo, il suo impatto ambientale sarà in ogni caso elevatissimo, così come elevatissimo sarà l’impatto sociale sulle comunità che verranno attraversate.

Se immaginiamo infatti che sul nostro territorio siano realizzate le stesse opere dei tracciati già eseguiti in altre parti d’Italia possiamo descrivere l’alta velocità come una serie di strutture di tipo viadottistico o su terrapieno che possono essere alte fino all’equivalente di una casa a 4 piani, con il treno che ci passerà sopra, quindi grande impatto paesaggistico, ma anche elevato consumo di suolo e rischio idrogeologico.

Quindi, se la terza corsia in qualche modo dal punto di vista paesaggistico, almeno per lunghi tratti può anche essere in qualche modo mitigata, come visuale, se lo si vorrà, questo sarà certo impossibile per l’alta velocità.

D’altro canto il principale problema ambientale che oggi interessa la pianura padana è quello delle polveri sottili: è noto che abitiamo in una area, che proprio dal punto di vista delle polveri sottili e ultrasottili, è tra le cinque più inquinate al mondo, con una ormai comprovata rilevante ricaduta sulla salute soprattutto di giovani ed anziani. Polveri sottili che sono per la grande parte prodotte proprio dal traffico a motore.

Ecco allora che se si vuole fare un discorso prettamente di qualità ambientale e di tutela della salute, esiste a nostro avviso un solo modo per compensare il danno che sarà arrecato da questa nuova struttura, che come abbiamo detto è mitigabile solo in maniera estremamente marginale. Quando un’opera s’ha da fare a tutti i costi, e la si vuole rendere ambientalmente compatibile, bisogna trovare delle compensazioni di tipo ambientale congrue e che possano bilanciare il danno arrecato.

Nel caso specifico l’unica compensazione ambientale accettabile è che su ferrovia vengano realmente trasferite le merci che attraversano la pianura padana in direzione est-ovest, riducendo così il traffico su gomma con il conseguente abbattimento delle emissioni di polveri sottili. Se questo non avverrà, Portogruaro si ridurrà ad essere solo una sorta di camera con vista sul Corridoio 5.

Siccome è poco credibile che i camion vadano volontariamente su treno o che ci vadano le merci, perché sia realistica l’ipotesi di trasferimento di merci da gomma a rotaia, aspetto che è sempre richiamato nei documenti di RFI che accompagnano la questione TAV/TAC, sarà indispensabile affiancare al progetto azioni di tipo normativo che disincentivino il traffico dei camion lungo le strade, come già avviene in Austria e Svizzera, territori che i camionisti provenienti e diretti all’est evitano accuratamente, anche se ci sarebbero percorsi più corti, preferendo inquinare la nostra pianura.

Noi speriamo che sia veramente così, però ad oggi i segnali non sono in alcun modo incoraggianti se si pensa che nei tratti italiani di AV/AC finora realizzati non è ancora transitato un solo treno merci. Che la TAV/TAC sia realmente strumento di trasporto di merci è elemento fondamentale, condizione sine qua non affinché l’opera abbia un senso.

Resta però alla base di tutto il discorso, una questione di metodo che soprattutto dal punto di vista ambientale è assolutamente inaccettabile.

Per esperienza professionale conosco bene le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), ebbene, a discapito di tutti gli indirizzi della comunità europea che obbligano gli stati al massimo della trasparenza e del coinvolgimento della cittadinanza nelle procedure che hanno ricadute sulla qualità del nostro vivere, questo è l’ennesimo caso di maltrattamento del cittadino attraverso procedure che lo escludono quasi del tutto. E poi qualcuno si lamenta che nascano i comitati, credo bene, il cittadino che non viene informato fa benissimo a riunirsi per esserlo.

Credo che lo slogan ‘paroni a casa nostra’ e lo stesso principio del federalismo stia vacillando sotto il peso di procedure speciali, poco democratiche, che sottraggono ai territori ogni potere decisionale.

Per le centrali a biomasse praticamente c’è una legge speciale che tutela l’interesse del privato ad investire, piuttosto che preoccuparsi della salute dei cittadini, dichiarando le centrali stesse di pubblico interesse senza che ci sia alcuna pianificazione da parte degli enti pubblici sovra comunali competenti. Per la terza corsia si è adottato il criterio del commissariamento, per la TAV/TAC la legge obiettivo che tra l’altro col meccanismo degli affidamenti diretti (ai cosiddetti general contractor) ha comportato un lievitamento considerevole dei costi rispetto alle tratte, coma la Padova-Mestre dove invece si è andati a gara.

Questo non lo dico io ma la Corte dei Conti, sentenza n. 23 del 2008. D’altronde, è stato rilevato che i costi unitari per Km delle tratte AV/AC affidate ai contraenti generali, costruite o in corso di costruzione o soltanto progettate sono elevatissimi, superando i 50 milioni di euro, a fronte di costi unitari inferiori ai 20 milioni riscontrati per analoghe costruzioni in ambito europeo e per quella in Italia della tratta Padova-Mestre, affidata con gara pubblica.

A tal fine, occorrerebbe favorire nella misura massima possibile l’affidamento dei lavori mediante procedure concorsuali nel rispetto della normativa comunitaria.

E’ chiaro che il discorso dei costi non è per nulla secondario in un’opera come questa che costa 4mila milioni di euro, l’equivalente di 8mila miliardi di vecchie lire, per la sola tratta Mestre-Ronchi.

Tornando al discorso della procedura, come dicevo invece una seria, normale negli altri paesi, procedura di VIA, preceduta da una Valutazione Ambientale Strategica, avrebbe messo tutti nelle condizioni di valutare intanto l’opportunità dell’opera potendo confrontare dei dati reali, delle proiezioni sui traffici, delle analisi dei costi sociali e ambientali. Invece senza dati tutti ci sentiamo di poter dire che la TAV porterà sviluppo.

Francamente io ho qualche dubbio che un grande progetto europeo pensato e proposto a inizi anni ’90 sia da ritenere ancora valido tout court oggi a vent’anni di distanza, con la crisi che si sta attraversando e con il concetto stesso di globalizzazione che è in fase di revisione. Ma questi sono discorsi da fare ad altri livelli, a livello per lo meno europeo.

In sostanza una progettazione seria deve contenere più progetti a confronto a partire dall’opzione zero, dalla sistemazione del tracciato esistente, per arrivare poi ai vari tracciati di una eventuale nuova linea. Solo dall’analisi di più proposte si può capire quale è la scelta migliore.

Invece la Legge Obiettivo prevede una procedura di VIA semplificata e accelerata, riservata solo al progetto preliminare, che non garantisce l’informazione e la partecipazione dei cittadini, in quanto prevede di fatto un’adesione puramente formale delle Regioni e riserva agli enti locali un ruolo solo consultivo.

In effetti i progetti delle tratte di TAV fino ad ora sottoposte alla procedura di Via semplificata hanno rivelato parecchie carenze sul calcolo di massima della spesa per la realizzazione dell’opera; sulle stime sul rapporto costi-benefici dal punto di vista economico, tecnico e ambientale; sulla valutazione degli effetti diretti e indiretti delle opere e delle alternative sino all’opzione zero; su credibili scenari programmatici ed elaborati progettuali leggibili; studi sull’incidenza ambientale e del quadro completo dei vincoli ambientali nazionali regionali ed europei, e di quelli paesaggisti e urbanistici.

Ora ci vengono a dire che se non presentiamo un progetto entro fine anno perdiamo il contributo europeo. Se quello che ho letto sui giornali è vero, cioè che perderemmo 4 milioni di euro destinati alla progettazione, quando l’opera costerà, per il solo tratto Mestre-Ronchi, più di 4mila milioni di euro (8mila miliardi di lire), possiamo benissimo pretendere dalla Regione che si trovi il tempo per coinvolgere tutte le categorie, le associazioni e le amministrazioni coinvolte, al di là delle scadenze indicate.

Intanto invito tutti a farsi una propria opinione su tutta la questione, leggendo documenti di camere di commercio e industriali, non di ambientalisti. C’è forte preoccupazione sui tempi di realizzazione, nel senso che si rischia che nel tempo che passerà fino alla realizzazione TAV/TAC qualcun altro realizzerà infrastrutture ferroviarie meno costose, sistemando le ferrovie esistenti (questo avverrà sia in Slovenia che in Ungheria) che valorizzeranno porti come quello di Capodistria, collegandoli direttamente via ferrovia con il nord Europa.

Pertanto nell’ottica del trasferimento di traffico da gomma a rotaia bisogna dare delle risposte immediate, altrimenti quando la TAV sarà pronta i traffici portuali saranno già rivolti altrove: fino ad ora si sono fatti solo timidi tentativi in questo senso, benché lodevoli.

Il tracciato basso logicamente è molto più distruttivo dal punto di vista ambientale di un maggior affiancamento alla A4, ma il problema della terza corsia rimane tutto. Poiché la TAV in ogni caso correrà per un lungo tratto a sud della terza corsia: si farà ancora finta di niente? Io credo invece che questa la si dovrà riprogettare a meno che non si facciano viadotti e sottopassi due volte. Come si vede ed in ogni caso, anche qui spreco di risorse pubbliche.

C’è poi il problema delle popolazioni interessate dagli attraversamenti, con i costi sociali che questo comporterà. Interessante è il metodo utilizzato dai francesi per gli espropri. In Francia, su proposta della società realizzatrice del TGV, è previsto che ogni proprietario situato a meno di 150 metri da una parte e dall’altra dell’asse dell’opera, sia libero di domandare in qualsiasi momento alla SNCF di acquistargli la sua proprietà o di compensare un minor valore in caso di transazione immobiliare.

I problemi particolari (massicciate di grande altezza, case (rese) isolate o dominanti la nuova infrastruttura) possono essere oggetto di una estensione di questa disposizione, da negoziare caso per caso. L’offerta di acquisto è valevole dalla dichiarazione di pubblica utilità e sino a tre anni dopo la messa in servizio del TGV. Questo permette a ciascuno di valutare la situazione. Quelli che vorranno potranno decidere rapidamente, gli altri avranno un lasso di tempo ragionevole per verificare le conseguenze dell’uso della linea e decidere di scegliere o meno di restare. Mi parrebbe un metodo molto più serio nei confronti dei residenti, un esempio di civiltà.

In conclusione

  • l’impatto ambientale, per quanto lo si possa mitigare, sarà rilevantissimo
  • l’unica compensazione ambientale accettabile in cambio è il reale trasferimento di traffico da gomma rotaia con riduzione significativa delle emissioni di polveri sottili e conseguente miglioramento della nostra salute
  • in ogni caso non si può aspettare la TAV/TAC per trasferire traffico da gomma a rotaia
  • è gravissimo che opere come queste vengano progettate senza un adeguato coinvolgimento degli attori presenti sul territorio
  • è necessario che tutti possano avere gli strumenti per valutare l’opera nel suo complesso
  • anche le conseguenze sulle popolazioni sono da valutare attentamente
  • in ogni caso il comune farà la sua parte per aiutare i cittadini
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La Tav tra stregoni e polipi

2 novembre 2010
Pubblicato da Ermes Drigo

Mercoledì 20 ottobre passo, come sempre, davanti all’edicola di Teglio e leggo a caratteri cubitali: “Alta velocità. Il governatore Zaia annuncia per il 16 dicembre a Trieste la ‘scopertura’ delle carte”. Il termine ‘scopertura’ mi lascia interdetto: mi ricorda l’azione di scoprire gli altarini, ciò che qualcuno vuole tenere nascosto, ma quanto annunciato dal nostro Governatore è ancora più stupefacente. Il 16 dicembre, a quattordici giorni dalla scadenza imposta dall’Europa per presentare un progetto, a Trieste, Zaia scoprirà le carte.

Nel 1990 il G20 definì un ambizioso progetto denominato “corridoi paneuropei”: infrastrutture per permettere all’Est Europa di transitare più facilmente verso l’Ovest, verso di noi. Nel 1997, ad Helsinki, il progetto venne definito e così fu approvato il “Corridoio 5”, ossia alta velocità per le persone ed alta capacità per le merci, da Kiev (Ucraina) a Lisbona (Portogallo) passando nella direttrice Trieste-Venezia per proseguire verso Milano, Torino, ecc.. Insomma, per farla breve, tutti (compresi i nostri amministratori) sanno da 13 anni che il nostro territorio sarà attraversato da questa infrastruttura voluta dall’Europa e deviata a sud delle Alpi dai nostri governi.

Come si sta affrontando, oggi, questo problema? Con una magia a prova di stregone: il 16 dicembre le carte saranno scoperte e la soluzione trovata.

Grandioso. Peccato che proprio il giorno dopo, giovedì 21 ottobre, il sempre presente assessore Chisso, in compagnia dei comuni fedelissimi, abbia scoperto le sue carte indicando il suo tragitto, il suo percorso ottimale.

In qualsiasi paese normale, europeo e non solo, il tracciato di una strada o di una ferrovia, soprattutto di grande portata, viene definito non dal mondo politico, ma dal mondo scientifico, usando studi approfonditi, partendo dallo Studio di Impatto Ambientale (SIA) e dalla relativa Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Nel parere per la costruzione della terza corsia del 2005, per esempio, la commissione VIA, giustamente, chiedeva di raccordare il progetto della nuova corsia con il tracciato dell’alta velocità. Bazzecole, quisquilie, stupidaggini: il progetto della terza corsia è pronto, presto inizieranno i lavori; della TAV chi se ne frega, noi dobbiamo fare.

Come è possibile, dunque, discutere del tracciato di un treno super veloce per passeggeri (dell’alta capacità per le merci si è persa la traccia) senza avere le indicazioni di progetto (dove si ferma, per esempio), di impatto ambientale, di prescrizioni, di mitigazioni sufficienti per stabilire il percorso meno impattante per chi ci abita? Cosa facciamo di un treno super veloce che però non si ferma?

Ovviamente i tempi non permetteranno alcun confronto né con i Sindaci, sicuramente quelli di centrosinistra, né soprattutto con i cittadini, che ancora una volta dovranno sopportare un’opera ad alto impatto per il nostro territorio.

Oggi tutti sanno dove bisognerebbe far passare l’alta velocità, fuorché il mondo scientifico, al quale è stato domandato in meno di due settimane di analizzare, studiare, progettare e disegnare quelle carte che saranno scoperte a Trieste il 16 dicembre.

Che popolo di geni!

Pensandoci bene, per una volta potremmo ricorrere alla cabala: facciamo scegliere il tracciato della TAV a Paul, il polipo tedesco (ma di origine italiana) che indovinava tutte le partite del campionato mondiale, così siamo sicuri di sbagliare meno e soprattutto di dare la colpa alla sfortuna nel caso in cui qualcosa andasse male.

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Le vignette di Lorenzo Bussi: TAV – BOOM

27 gennaio 2010
Pubblicato da Lorenzo Bussi

TAV

BOOM

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